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Una bottiglietta d'acqua deve avere un prezzo politico ovunque altrimenti si è incivili: la richiesta di Bassetti che fa discutere

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

In Italia l'acqua del rubinetto è gratis, quella in bottiglia costa quasi tre euro in aeroporto. Bassetti chiede una legge e fa discutere tutti.

Uscire dall'aeroporto di Malpensa con la rabbia in corpo per una bottiglietta d'acqua. Non è una storia che capita solo a Matteo Bassetti, ma lui è quello che l'ha raccontata ad alta voce, trasformando un episodio quotidiano in un caso nazionale. L'infettivologo e divulgatore scientifico, primario della Clinica Malattie Infettive dell'IRCSS Ospedale Policlinico San Martino di Genova e professore ordinario all'Università di Genova, ha denunciato che negli aeroporti e sulle autostrade mezzo litro d'acqua costa 2,90 euro. Una cifra che ha scatenato un dibattito che va ben oltre il prezzo di una bottiglietta. 

Le parole di Bassetti e la richiesta di una legge

Bassetti è stato netto: quando l'acqua costa di più dell'aranciata e della coca-cola vuol dire che siamo all'inizio dell'inciviltà di un paese. E ha avanzato una proposta concreta: l'acqua deve avere un prezzo politico, non può costare più di un euro per mezzo litro ovunque si sia. Bisognerebbe fare una legge perché è l'unico modo per difendersi dagli zuccheri e tutelare la salute di tutti.

Il paragone che ha usato è efficace e brutale allo stesso tempo. L'infettivologo ha paragonato la situazione italiana all'America di trent'anni fa, quando comprare una coca costava un dollaro e una bottiglia d'acqua costava un dollaro e mezzo. I prezzi negli aeroporti e nelle autostrade, ha concluso, sono indecenti e indegni di un paese civile. 

Le sue parole hanno trovato terreno fertile. Molti commentatori condividono la posizione dell'infettivologo e ritengono che l'acqua, soprattutto d'estate, debba essere considerata un presidio sanitario e distribuita gratuitamente a bordo di treni, aerei, stazioni e aeroporti tramite fontanelle. C'è però anche chi sottolinea che la catena di approvvigionamento e distribuzione, incluse le attrezzature refrigeranti, hanno dei costi reali che qualcuno deve coprire. 

Perché l'acqua costa così tanto nei luoghi di transito

La domanda che nessuno risponde mai con chiarezza è: perché nei luoghi di transito i prezzi sono strutturalmente più alti? La risposta è nei meccanismi di mercato che caratterizzano questi spazi. Aeroporti e autostrade sono ambienti cosiddetti captive: il passeggero che ha già passato i controlli di sicurezza non può uscire a comprare una bottiglietta di acqua al supermercato. È prigioniero di quel perimetro, e i gestori dei negozi lo sanno perfettamente.

I prezzi di acqua e cibo negli aeroporti sono fuori controllo e mettono in difficoltà i viaggiatori. Non è una specificità italiana: il fenomeno riguarda gli aeroporti di tutta Europa, ma in Italia si somma a un contesto in cui i rincari generalizzati hanno già eroso il potere d'acquisto delle famiglie. Pedaggi autostradali in aumento, carburanti alti, e ora anche l'acqua a prezzi da ristorante stellato nelle aree di servizio.

La legge che già esiste ma non viene applicata

La cosa più paradossale di questa vicenda è che la normativa in materia esiste già. Il decreto legislativo prevede che le regioni e le province autonome debbano predisporre punti di fruizione delle acque potabili in modo che ogni cittadino possa bere liberamente quantomeno negli aeroporti, nelle stazioni e negli stabilimenti balneari. La norma prevede anche l'installazione di dispositivi e punti di erogazione dell'acqua all'esterno e all'interno degli spazi pubblici, nelle pubbliche amministrazioni e negli edifici pubblici, e favorisce la fruibilità incentivando la messa a disposizione di acqua potabile gratuita ai clienti di ristoranti e nelle mense. 

Sulla carta quindi l'acqua gratuita negli aeroporti è già un diritto. Nella pratica l'attuazione è lenta, disomogenea e spesso affidata alla buona volontà dei gestori più che a controlli sistematici. Una rivoluzione silenziosa sta però trasformando alcuni aeroporti italiani: tra quelli che si sono già adeguati con fontanelle gratuite ci sono Milano Malpensa, Milano Linate, Bergamo, Torino, Venezia, Bologna, Pisa, Firenze, Napoli, Palermo, Catania, Cagliari, Olbia e Alghero. Il problema è che queste fontanelle spesso non sono visibili, non sono segnalate e molti passeggeri non sanno nemmeno che esistono. Il risultato è che la bottiglietta a 2,90 euro continua a vendere benissimo. 

Il paradosso italiano sull'acqua

La polemica di Bassetti si inserisce in un quadro più ampio e piuttosto contraddittorio. L'Italia è il primo paese in Europa per consumo di acqua minerale con 249 litri pro capite contro una media europea di 91, ed è il terzo in Europa per consumo domestico di acqua potabile. Un paese che beve più acqua minerale di tutti ma che ha reti idriche colabrodo: nella rete di distribuzione si perde circa il 38% dell'acqua immessa, e oltre un milione di cittadini nel 2024 ha subito razionamenti idrici. 

In questo contesto, vendere acqua in bottiglia a prezzi speculativi nei luoghi di transito non è solo una questione di mercato: è anche una questione di salute pubblica. D'estate, con le temperature che salgono oltre i 35 gradi, non potersi permettere una bottiglietta d'acqua perché costa quasi tre euro non è un fastidio: è un rischio concreto per le persone più vulnerabili, anziani, bambini, chi viaggia con budget limitato.

La proposta concreta: prezzo massimo per legge

La richiesta di Bassetti di un prezzo politico per legge non è nuova nel panorama delle politiche dei beni essenziali. In Italia esistono già meccanismi di calmieramento per alcune categorie di prodotti e servizi. Il farmaco generico ha un prezzo calmierato. Il pane in alcune regioni ha avuto storicamente prezzi controllati. Il gas e l'elettricità vengono regolamentati dall'ARERA. Perché l'acqua nei luoghi di transito non può avere un tetto massimo di prezzo?

Le obiezioni dei gestori sono prevedibili: i costi di logistica, refrigerazione, affitto degli spazi sono reali e devono essere coperti. Un tetto di un euro per mezzo litro renderebbe non sostenibile la vendita in certi contesti. La risposta a questa obiezione è però semplice: se la vendita in bottiglia non è sostenibile a prezzi civili, allora la soluzione è quella già prevista dalla legge: fontanelle gratuite, borracce vuote portate dai passeggeri, acqua di rubinetto garantita ovunque.

Il nodo della salute pubblica

Bassetti, da medico, pone la questione su un piano che va oltre il semplice fastidio del consumatore. L'acqua non è una bibita. È un elemento essenziale per la vita, soprattutto in condizioni di caldo estremo che stanno diventando la norma nelle estati italiane. Trasformarla in un prodotto di lusso nei luoghi dove le persone non hanno alternative è una scelta che ha conseguenze sanitarie concrete.

Il dibattito aperto dalla sua denuncia ha il merito di portare all'attenzione pubblica un problema strutturale che riguarda tutti: non solo i viaggiatori di aeroporti e autostrade, ma chiunque si trovi in un luogo dove l'accesso all'acqua dipende dalla capacità di pagare un prezzo gonfiato. La legge esiste, le fontanelle in alcuni aeroporti ci sono, ma la realtà quotidiana di chi si trova ad affrontare prezzi da 2,90 euro per mezzo litro d'acqua dice che il sistema non funziona abbastanza. E che forse Bassetti, almeno su questo, ha ragione.






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...