Capelli di celebrità, unghie di artisti e denti di star: il desiderio di possedere resti umani di personaggi famosi intreccia storia, feticismo, motivazioni psicologiche ed etiche in un fenomeno unico.
Nell'immaginario collettivo, la fama non si limita ai successi o alle opere dei celebri, ma include ogni aspetto della loro esistenza, anche le tracce più concrete del loro passaggio tra le persone comuni. In passato si cercavano autografi, oggetti personali, indumenti: oggi, la tendenza si spinge più in là, trasformando persino elementi corporei come capelli, denti e unghie di celebrità in esclusive reliquie da conservare. Dietro questo fenomeno si cela una complessità che coinvolge aspetti culturali, storici, psicologici ed etici, ridefinendo i confini tra ammirazione e ossessione.
La raccolta di simili "reliquie" solleva domande su identità, immagine pubblica e desiderio di possesso diretto. C'è chi interpreta tali gesti come una forma di perpetuazione della notorietà, altri lo leggono come estremo tentativo di avvicinarsi a un'icona. Esplorare il collezionismo di resti corporei significa interrogarsi su nuovi linguaggi del feticismo moderno e sulle ragioni che spingono alcuni ad attribuire a questi oggetti un valore quasi magico.
La raccolta di resti umani appartenuti a personaggi noti attraversa la storia e si presenta oggi in forme sempre più eccentriche. Capelli, unghie e denti appartenuti a celebrità sono ricercati da collezionisti di tutto il mondo, in un mercato nascosto e, spesso, dai contorni eticamente controversi,come succede con vecchie schede telefoniche, monete dimenticate, banconote e giocattoli e anche le sorprese Kinder e i vecchi walkman. Questi "oggetti-simbolo" si caricano di significati diversi: cimeli che raccontano il rapporto tra desiderio di vicinanza verso l'idolo e una fascinazione per il proibito.
Esempi significativi confermano questa tendenza: dalla ciocca di capelli di Ludwig van Beethoven messa all'asta ai denti di personaggi storici come Napoleone. Ogni frammento biologico diventa una reliquia contemporanea, spesso protetta con certificati di autenticità e talvolta esposta in musei dedicati ai memorabilia più insoliti. La loro acquisizione non risponde solo al desiderio di "possesso tangibile" ma si configura come una forma di rituale, capace di trasformare la presenza fisica del celebre in simbolo eterno.
Il valore di questi resti risiede anche nell'aura d'intimità che trasmettono. Diversamente da un autografo o un oggetto personale, i capelli o i denti portano con sé una carica emotiva e biologica intensa. È come se chi possiede quell'oggetto stringesse un filo diretto con la vita del personaggio. I canali di scambio sono molteplici: case d'asta internazionali, vendite online, circoli privati e persino traffici clandestini alimentano un interesse che non conosce età né geografie.
Oltre al mero senso di possesso, questo tipo di collezionismo riflette il desiderio di detenere un pezzo di storia, di potere o persino di immortalità. Il fenomeno mette in evidenza i meccanismi di venerazione tipici delle società contemporanee, in cui l'identità di una star si fa tassello da acquisire e custodire, spesso oltre ogni ragionevole limite.
Uno dei casi più famosi riguarda proprio John Lennon. La storia risale agli anni Sessanta. Lennon avrebbe consegnato un proprio molare estratto alla governante Dorothy Jarlett inizialmente perché se ne liberasse. Sapendo però che la figlia della donna era una grande fan dei Beatles, le suggerì di conservarlo per lei. La famiglia mantenne il dente per decenni prima di metterlo all'asta nel 2011.
La vendita fu organizzata da Omega Auctions in Inghilterra. Il prezzo finale raggiunse 19.500 sterline, oltre 31 mila dollari secondo il cambio dell'epoca. Ad aggiudicarselo fu Michael Zuk, dentista canadese e collezionista interessato proprio ai denti delle celebrità. A quel punto il valore economico del molare aveva ormai perso qualsiasi rapporto con la funzione originaria dell'oggetto. Un dente estratto normalmente viene buttato. Quello attribuito a Lennon era diventato una reliquia pop da decine di migliaia di euro.
Nel mercato dei resti delle celebrità, però, i capelli sono di gran lunga la categoria più consolidata. E il caso di Elvis Presley è probabilmente il più spettacolare. Una grande quantità di capelli del cantante, conservata dal suo parrucchiere personale Homer “Gill” Gilleland, venne acquistata nel 2002 per 115.120 dollari inclusi i diritti dell'acquirente. Guinness World Records ha ricostruito nuovamente la vicenda nel gennaio 2026, confermando il primato.
Non si trattava di pochi fili. Il gruppo di capelli misurava circa otto centimetri di diametro ed era accompagnato da una documentazione sulla provenienza, comprese lettere di autenticità firmate da persone ed esperti collegati alla storia del cantante e del reperto. È proprio qui che emerge la prima legge del mercato dei memorabilia corporei: non si comprano soltanto capelli. Si compra la storia che permette di dimostrare da quale testa provengano. Senza quella storia, un capello di Elvis e quello di qualsiasi altra persona appaiono sostanzialmente uguali.
Il Beatle non è diventato oggetto da collezione soltanto attraverso il proprio dente. Nel 2016 Heritage Auctions vendette una ciocca di circa quattro pollici di capelli di Lennon, tagliata nel 1966 da un parrucchiere tedesco durante la lavorazione del film How I Won the War. Il prezzo raggiunse 35.000 dollari. Anche qui la circostanza del taglio contava quasi quanto i capelli.
Il reperto poteva essere collegato a un momento specifico della vita di Lennon, attraverso una catena di provenienza ricostruibile. È una caratteristica fondamentale per questo mercato. Un capello generico attribuito a Lennon può essere quasi impossibile da valutare. Un capello accompagnato da fotografie, lettere, testimonianze e una storia documentata diventa invece un oggetto collezionistico.
Una storia simile riguarda David Bowie. Nel 1983 una dipendente di Madame Tussauds prelevò alcuni capelli del cantante per ottenere il colore esatto necessario alla realizzazione della parrucca della sua statua di cera. La donna conservò una ciocca.
Dopo la morte dell'artista, quel piccolo reperto venne messo all'asta nel 2016 e raggiunse 18.750 dollari, molto oltre la valutazione iniziale. Ancora una volta il valore nasce dalla combinazione tra fama, contatto diretto e provenienza. Quei capelli non erano semplicemente “di Bowie”. Erano stati tagliati in un'occasione precisa, da una persona identificabile, per un motivo documentabile. Nel collezionismo questa differenza può valere migliaia di dollari.
Pochi personaggi conservano un potere commerciale paragonabile a quello di Marilyn Monroe. Nel 2016 Julien's Auctions incluse in una grande vendita dedicata all'attrice anche una ciocca dei suoi celebri capelli biondi proveniente dalla collezione di uno dei suoi parrucchieri. La stima preasta arrivava a circa 8.000 dollari. Un'altra ciocca, proveniente dal parrucchiere Kenneth Battelle, che lavorò con Monroe tra il 1958 e il 1962, è stata venduta nello stesso periodo da un'altra casa d'aste per oltre 10.000 dollari. Per Marilyn il meccanismo della reliquia fisica è particolarmente potente. I suoi vestiti possono raggiungere milioni di dollari, ma rimangono oggetti che la star ha indossato. Il capello elimina un'altra distanza. Non è appartenuto al corpo: era il corpo. Ed è esattamente questa differenza psicologica che una parte dei collezionisti cerca.
Il caso dell'unghia rende il fenomeno quasi paradossale. Durante un concerto a Dublino nel 2012, Lady Gaga perse una delle lunghe unghie artificiali utilizzate per lo spettacolo. Un membro dello staff la trovò sul palco e la conservò.
Nel maggio 2013 il pezzo venne messo all'asta insieme alla documentazione che ne ricostruiva la provenienza, comprese immagini nelle quali la cantante indossava la manicure. Risultato: 10.200 sterline, equivalenti allora a circa 15.500 dollari. C'è però una precisazione sostanziale. Quella di Gaga non era una vera unghia umana, ma un'unghia acrilica applicata per il concerto.
Eppure il mercato la trattò quasi come una reliquia corporea. Questo dimostra che la distinzione tra “parte della persona” e “oggetto intimamente legato alla persona” può diventare molto sottile. Il collezionista non stava comprando materiale biologico di Lady Gaga. Stava acquistando qualcosa che era stato fisicamente fissato al suo corpo mentre si esibiva davanti a migliaia di spettatori.
Dietro questa spinta all'accumulazione di oggetti associati a personaggi di richiamo si intersecano motivazioni personali e culturali. Il desiderio di collezionare può nascere da una ricerca di status, dal bisogno di sentirsi vicini a chi ha incarnato un'epoca, o dalla volontà di possedere qualcosa di unico.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...