Il money muling recluta soprattutto giovani tra i 18 e i 35 anni su WhatsApp e social con la promessa di soldi facili, rendendoli complici inconsapevoli di riciclaggio: ecco i segnali da riconoscere.
Un messaggio apparentemente innocuo su WhatsApp, Instagram o Telegram: "Ciao, cerchi lavoro?" oppure "Vuoi guadagnare soldi facili da casa?". È così che comincia, nella maggior parte dei casi, una delle truffe finanziarie più insidiose e in più rapida crescita degli ultimi anni: il money muling. Non ruba direttamente i soldi dal conto della vittima, ma fa qualcosa di ancora più subdolo: la trasforma, spesso a sua insaputa, in un complice di riciclaggio, un reato penale vero e proprio.
Il meccanismo del money muling, letteralmente "mulo di denaro", è tanto semplice quanto efficace. I criminali reclutano le loro potenziali vittime attraverso annunci di lavoro falsi, messaggi diretti sui social network o sulle app di messaggistica, oppure email generiche. Le proposte parlano genericamente di posizioni come "agente per il trasferimento di denaro" o "intermediario finanziario", raramente specificano mansioni precise o titoli di studio richiesti, e spesso presentano errori grammaticali o vengono inviate da indirizzi email gratuiti come Gmail o Yahoo, senza alcun legame reale con l'azienda dichiarata.
Chi accetta questa proposta riceve sul proprio conto corrente delle somme di denaro, con l'incarico di prelevarle in contanti e consegnarle a una persona indicata successivamente, oppure di trasferirle su altri conti, spesso situati all'estero o legati a portafogli di criptovalute. In cambio di questa operazione, la vittima trattiene una piccola percentuale come commissione. In alcune varianti della truffa, non è nemmeno necessario compiere materialmente il trasferimento: basta fornire i dati del proprio conto corrente, e sono direttamente i truffatori ad agire in autonomia, sfruttando le credenziali ottenute.
Il denaro che transita attraverso questi conti proviene quasi sempre da attività illecite, come frodi informatiche, campagne di phishing o truffe romantiche perpetrate ai danni di altre persone. Utilizzare il proprio conto per farlo circolare, anche in totale buona fede, costituisce a tutti gli effetti il reato di riciclaggio di denaro, e la scusante di non essere a conoscenza dell'origine illecita delle somme raramente è sufficiente a evitare conseguenze legali, oltre al blocco quasi certo del conto corrente da parte della banca.
I dati raccolti dagli istituti bancari e dalle forze dell'ordine tracciano un profilo abbastanza preciso di chi cade più facilmente in questa trappola. Secondo quanto riportato da Intesa Sanpaolo, il tipico money mule è un uomo tra i 18 e i 34 anni, spesso disoccupato, studente, con difficoltà economiche o da poco arrivato in Italia. Non è un caso: la promessa di un guadagno rapido e senza sforzo fa particolarmente presa su chi ha un bisogno immediato di liquidità, e proprio i giovani risultano oggi la fascia più esposta anche ad altre forme di frode digitale legate al conto corrente, complice un utilizzo più intenso di smartphone, app di home banking e social network.
Il fenomeno, del resto, non è affatto marginale. Numeri raccolti da diverse operazioni delle forze dell'ordine europee lo dimostrano chiaramente: dal 2016, la European Money Mule Action ha già portato all'arresto di oltre 400 persone a livello internazionale, mentre in Italia, nell'ambito dell'operazione "Emma 9" del 2023, la polizia postale ha individuato 2.729 transazioni fraudolente e identificato 879 "muli", riuscendo a prevenire frodi per oltre 6 milioni di euro. Numeri che raccontano un fenomeno strutturato, organizzato e in crescita esponenziale, amplificato in particolare dalla diffusione di servizi di messaggistica come Telegram e WhatsApp, che permettono ai criminali di contattare rapidamente un numero enorme di potenziali vittime.
Riconoscere per tempo un tentativo di reclutamento nel money muling è la prima e più efficace forma di difesa. Esistono infatti alcuni campanelli d'allarme ricorrenti che, se individuati con attenzione, permettono di identificare la truffa prima ancora di caderci dentro. Il primo riguarda la natura stessa della proposta di lavoro: un guadagno elevato e rapido, senza che vengano richieste esperienza pregressa, titoli di studio o competenze specifiche, dovrebbe sempre insospettire chi la riceve.
Un secondo segnale evidente è la richiesta esplicita di ricevere o trasferire denaro attraverso il proprio conto corrente personale o un portafoglio di criptovalute, un'operazione che nessuna azienda seria chiederebbe mai a un normale collaboratore o dipendente. Anche la forma della comunicazione ricevuta merita attenzione: un italiano scorretto o pieno di errori grammaticali, indirizzi email generici legati a servizi gratuiti, oppure il contatto iniziale avvenuto tramite social network o app di messaggistica invece che su canali ufficiali e verificabili, sono tutti elementi che dovrebbero far scattare un campanello d'allarme immediato. Anche l'insistenza a offrire lavori da aziende straniere poco identificabili, con nomi generici o copiati da realtà esistenti, rappresenta un ulteriore indizio da non sottovalutare.
Chi si accorge di aver già fornito i propri dati bancari o di aver effettivamente ricevuto e trasferito denaro nell'ambito di uno schema di questo tipo dovrebbe agire con tempestività. Il primo passo consiste nel contattare immediatamente la propria banca, segnalando quanto accaduto e chiedendo di bloccare eventuali operazioni sospette ancora in corso sul proprio conto. È inoltre fondamentale sporgere denuncia presso le forze dell'ordine, in particolare la Polizia Postale, specializzata proprio nella gestione di questo tipo di reati informatici e finanziari.
Va ricordato che, per quanto la vittima possa aver agito in totale buona fede, la partecipazione anche involontaria a un'operazione di riciclaggio comporta comunque delle conseguenze legali concrete, motivo per cui la prevenzione resta l'arma più efficace. Diffidare sistematicamente da qualunque proposta di guadagno facile ricevuta tramite social o messaggistica istantanea, non fornire mai i propri dati bancari a sconosciuti e verificare sempre con attenzione l'affidabilità di chi propone un'offerta di lavoro, sono le regole di base che possono fare la differenza tra restare al sicuro e ritrovarsi, senza volerlo, protagonisti di un'indagine per riciclaggio di denaro.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...