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In cosa spendono e come gli italiani? Dal cibo ai servizi fino ai viaggi ma con diversi cambiamenti

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Le abitudini di spesa degli italiani stanno subendo profondi cambiamenti: dal peso della crisi tra energia e inflazione, alla trasformazione di consumi tra cibo, tecnologia, viaggi, servizi.

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Il panorama delle abitudini di consumo in Italia ha attraversato trasformazioni marcate nell'arco degli ultimi decenni. Le famiglie dedicano risorse in modo più attento, ridefinendo priorità tra beni e servizi per adattarsi a scenari economici spesso incerti e mutevoli. Secondo i dati Confcommercio, nel 2025 la spesa pro capite ha raggiunto i 22.114 euro, in crescita rispetto all'anno precedente ma ancora lieve rispetto ai massimi storici del 2007.

L'esperienza diretta delle famiglie mostra una maggiore cautela, frutto non solo di vincoli oggettivi ma anche di nuove sensibilità nei confronti della tecnologia, del tempo libero e della sostenibilità. Anche i più giovani tendono a privilegiare servizi, viaggi e prodotti innovativi, mentre le generazioni mature mantengono un'attenzione particolare ai consumi tradizionali. In questo nuovo scenario, la dinamica delle spese si plasma sulle prospettive offerte dal mercato del lavoro e dalla stabilità dei redditi, con una verifica costante tra esigenze primarie, desideri e capacità d'investimento su beni durevoli e servizi evoluti.

L'impatto delle crisi internazionali e i timori degli italiani

Eventi geopolitici come il conflitto in Medio Oriente, le tensioni sull'approvvigionamento energetico e l'inflazione corrente hanno inciso sulle scelte di consumo e sul sentiment delle famiglie. L'ultimo Osservatorio Findomestic ha evidenziato che solo il 20% degli italiani considera questo un buon momento per acquisti rilevanti, mentre ben il 64% è più incline a valutare offerte e contratti legati all'energia per proteggersi da possibili rincari. L'insicurezza finanziaria e la paura di futuri aumenti nei prezzi continuano a guidare la prudenza nelle spese, con un ritorno del timore inflattivo ai livelli più elevati dal dicembre 2023.

Le analisi di Confcommercio confermano che, pur in presenza di redditi disponibili più alti rispetto ai tempi della pandemia e di alta occupazione, il clima di sfiducia persiste: molte famiglie sottostimano il proprio potere d'acquisto e tendono, di conseguenza, a risparmiare anziché espandere il consumo. Questa tendenza, accentuata dalla volatilità dei prezzi energetici e dall'incertezza sugli scenari globali, porta il 44% dei soggetti intervistati a definirsi in situazione economica problematica e quattro italiani su dieci dichiarano di non essere riusciti a risparmiare nell'ultimo anno.

In questo contesto, diverse famiglie riorientano le proprie abitudini: circa il 46% afferma di aver cambiato il proprio modo di consumare carburante o di acquistare prodotti alimentari, con tagli alle spese non indispensabili. Nonostante ciò, il comparto viaggi e vacanze mostra una resilienza notevole nelle intenzioni di acquisto, segnando una crescita di oltre quattro punti percentuali rispetto al periodo precedente, segno che il desiderio di muoversi e vivere nuove esperienze rimane forte anche in tempi di incertezza.

Dal cibo alla tecnologia: evoluzione delle voci di spesa

Negli ultimi trent'anni, il quadro degli acquisti degli italiani si è modificato in modo strutturale. Se un tempo la quota di spesa per i beni alimentari rappresentava la voce più rilevante nel budget familiare, oggi questa si è ridotta passando dal 17,6% al 15,4%. Nonostante un leggero aumento dell'esborso per pasti consumati fuori casa, che hanno visto un incremento dal 6,1% al 7,7% del totale, la spesa media per alimentari e bevande rimane in calo rispetto ai livelli di fine anni Duemila. Nel 2025, ogni italiano ha destinato in media 5.097 euro al mangiare, di cui 3.395 per consumi domestici, dato che evidenzia una preferenza crescente per la convivialità fuori dalle mura domestiche soprattutto nei mesi estivi, come certificato dalle rilevazioni Fipe Confcommercio.

Un'autentica rivoluzione si è verificata nel comparto tecnologico, con una crescita della spesa pro capite per dispositivi informatici e telefonia di quasi il 3.000% rispetto agli anni Novanta. L'evoluzione del mercato ha permesso la diffusione rapida di smartphone, tablet e computer di nuova generazione, tanto che oggi gli italiani riservano una quota del budget sempre più significativa a questi strumenti. Nel 2025, la spesa media in soluzioni digitali ha superato i 240 euro annui, partendo da valori molto più contenuti a inizio secolo.

Se da un lato si riducono le risorse dedicate a capi d'abbigliamento, dal 7,4% del 1995 al 5% attuale, e ai mobili, che beneficiano anche di una diminuzione nei prezzi, dall'altro aumenta la spesa per la cura della persona, resa ancor più rilevante da una maggiore attenzione individuale al benessere. La quota della spesa domestica destinata all'abitazione (affitti, utenze, gestione) ha raggiunto quasi un terzo del bilancio complessivo, a fronte di un costante aumento sia della domanda di servizi connessi alla casa che dei prezzi relativi all'energia.

Riguardo all'energia domestica, si nota una netta contrazione nei consumi reali (-35,1%), dovuta a una maggiore sensibilità al risparmio e all'efficienza, nonostante il costo unitario si sia alzato. L'attenzione alla sostenibilità e alle innovazioni nel campo dell'efficienza energetica ha, infatti, portato molte famiglie ad adottare soluzioni per contenere sia costi che impatto ambientale.

Crescita dei servizi, tempo libero e turismo nelle scelte

Il settore dei servizi culturali, ricreativi e turistici continua a essere una delle aree di maggiore espansione nelle preferenze di consumo. Negli ultimi trent'anni, la spesa pro capite destinata al tempo libero è cresciuta oltre il 120%, con segnali che indicano una progressiva centralità della qualità della vita e delle esperienze rispetto al semplice possesso di beni materiali. Nel 2025 le famiglie italiane hanno speso in media 1.348 euro a testa per la fruizione di attività culturali e ricreative, cifra che testimonia quanto la socialità, lo svago e la ricerca di arricchimento personale siano elementi valoriali consolidati.

L'importanza di bar, ristoranti e attività all'aperto si accentua soprattutto durante i mesi estivi: solo ad agosto, la spesa fuori casa ha superato i 9,3 miliardi di euro tra pranzi, cene, aperitivi e street food; sagre e fiere hanno attirato mezzo miliardo di euro. L'attrattività dei servizi legati al turismo risulta intatta nonostante i periodi di incertezza: le voci relative a viaggi, vacanze e servizi di trasporto sono in lieve ripresa rispetto agli anni precedenti, trovando sostegno nella rinnovata voglia di esperienze autentiche e diversificate:

  • Le principali destinazioni sono l'Italia e i paesi dell'Europa Occidentale e settentrionale, a testimonianza di una forte propensione alla valorizzazione del territorio e di una maggiore attenzione alla sicurezza.
  • Un'ampia percentuale della popolazione, infatti, cerca rassicurazioni su costi e condizioni di viaggio, pur senza rinunciare al piacere della scoperta.
Accanto a servizi ricreativi e turistici, cresce anche l'attenzione agli investimenti per attrezzi per il fai-da-te, piccoli e grandi elettrodomestici, dispositivi per la mobilità sostenibile, benché questi ultimi mostrino una leggera flessione nelle intenzioni di acquisto.

Le differenze di spesa tra Nord, Centro e Sud Italia

Le territorio italiane presentano notevoli disomogeneità nella capacità di spesa, nella distribuzione dei consumi e nell'impatto del reddito disponibile. Analizzando i dati Confcommercio, emerge come la media della spesa pro capite sia più elevata al Nord (24.888 euro), seguita dal Centro (23.221 euro) e quindi dal Sud Italia (17.532 euro). Nel Meridione alcune regioni, come la Campania, si attestano su livelli poco superiori ai 16.000 euro annui, mentre località come la Valle d'Aosta sfiorano i 31.000 euro.

Nell'arco degli ultimi trent'anni, la crescita dei consumi è stata significativamente diversa: +17,9% al Nord contro il solo +6,1% delle regioni meridionali. Questo gap riflette dinamiche ancora irrisolte in termini di occupazione, sviluppo economico locale e accesso ai servizi. L'intensità della spesa nei servizi culturali e ricreativi è superiore nelle grandi città e nei distretti del Centro-Nord, dove si concentra l'offerta e la domanda per soluzioni innovative e attività di svago.

Nei territori con risorse più limitate, la tendenza a concentrare i consumi su beni primari è ancora più accentuata. La minore capacità di spesa, tuttavia, non azzera le aspirazioni legate al tempo libero e ai viaggi: entrambi restano desideri fortemente sentiti, benché spesso realizzati con modalità più contenute rispetto alle aree a maggior benessere diffuso.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...