Aumenta l'inflazione a Dicembre secondi i dati forniti dall'JNPS. I motivi, gli efetti e le prospettive
L’anno appena concluso ha visto un’evoluzione complessa dell’inflazione in Italia, all’interno di un quadro europeo segnato da dinamiche simili. Dopo aver toccato livelli molto elevati a fine 2022, il dato dei prezzi al consumo ha avviato una caduta graduale raggiungendo valori più contenuti nel 2025. L’Italia ha registrato tassi d’incremento annuo dell’1,2% a dicembre e dell’1,1% a novembre, secondo dati ISTAT, segnando una sostanziale stabilizzazione in linea con la media europea. In questo scenario, la differenza tra l’Italia e paesi come Germania e Spagna consiste in una minore crescita dei prezzi, grazie anche a una maggiore moderazione dei beni energetici consumati dalle famiglie. Tuttavia, l’attenzione di analisti ed esperti resta alta per via della volatilità dei mercati energetici e delle incertezze geopolitiche, che continuano a incidere sulle prospettive dell’eurozona.
Nell’analisi pubblicata a fine dicembre, l’ISTAT ha segnalato una lieve ripresa del tasso di inflazione su base annua, che è tornato all’1,2% rispetto all’1,1% di novembre. La risalita è attribuibile soprattutto all’aumento dei prezzi nei comparti trasporto e alimentare. In particolare, i Servizi relativi ai trasporti sono passati dallo 0,9% al 2,6%, mentre i prezzi degli alimentari, sia freschi che lavorati, hanno registrato incrementi dal 2,1% al 2,6% e dall’1,1% al 2,3%. Questa dinamica è stata solo parzialmente compensata da una maggiore deflazione dell’energia regolamentata, che ha visto una flessione dal -3,2% a -5,3%.
Secondo gli esperti dell’Ente nazionale di statistica, la ripresa dell’inflazione si lega all’attenuazione delle pressioni deflazionistiche osservate nei mesi precedenti. L’aumento del prezzo degli alimenti rappresenta un fenomeno diffuso nelle principali economie europee, anche se nel nostro Paese resta superiore alla media europea. Sul fronte dei beni energetici, la discesa delle quotazioni mondiali di gas e petrolio nell’ultima parte dell’anno ha favorito un maggior contenimento dei prezzi, ma permane alta la volatilità sulle prospettive. Inoltre, l’indicatore di inflazione di fondo – che esclude energetici e alimentari freschi – ha continuato a salire, passando dall’1,7% all’1,8%, segnalando un consolidamento della crescita dei prezzi nei settori non direttamente esposti alle fluttuazioni esterne.
La prosecuzione del cosiddetto “fiscal drag” (drenaggio fiscale dovuto alla mancata indicizzazione delle aliquote Irpef) ha contribuito a comprimere il reddito disponibile reale delle famiglie, alimentando indirettamente alcune tensioni sui prezzi. In aggiunta, le dinamiche recenti sul fronte internazionale, come le incertezze sui dazi statunitensi e il dibattito europeo sulle nuove regole per la riduzione delle emissioni (ETS2), creano potenziali fattori di volatilità per i prossimi mesi, sia sui mercati energetici sia sul costo dei beni importati.
L’accelerazione dei prezzi riscontrata a dicembre 2025 ha effetti differenziati all’interno della società italiana. In primo piano si evidenzia il rischio di un ulteriore impoverimento del potere d’acquisto, soprattutto per le fasce di reddito più basse, che destinano una quota rilevante delle loro risorse ad alimentari e trasporti, proprio i settori oggetto dei maggiori rincari. I dati dell’ISTAT confermano come le famiglie con figli abbiano subito un aggravio di spesa annua fino a 532 euro rispetto ai dodici mesi precedenti, con un peso maggiore proprio sugli acquisti di beni essenziali.
Sul fronte dei consumi, nonostante un miglioramento della fiducia delle imprese e l’attesa per una accelerazione degli investimenti (anche grazie ai fondi PNRR), la domanda interna è rimasta debole. Il rallentamento dei prezzi dei beni energetici ha consentito solo in parte di contenere la crescita della spesa delle famiglie, mentre il mercato del lavoro ha offerto segnali positivi, ma i salari reali sono ancora distanti dai livelli pre-2022. La decisione di prorogare il blocco all’adeguamento automatico delle sanzioni per le multe stradali rappresenta un esempio di misura governativa orientata a non gravare ulteriormente sulle famiglie, pur accumulando effetti futuri che potrebbero rafforzare la pressione inflattiva se il meccanismo restasse congelato ancora a lungo.
Le attese per i mesi a venire indicano un possibile rallentamento della tendenza rialzista grazie al moderarsi dei costi energetici e all’impatto delle politiche monetarie europee, che hanno già prodotto tagli al costo del denaro nel 2025. Tuttavia, le proiezioni di Bankitalia e delle istituzioni economiche segnalano un orizzonte di inflazione contenuta, ma non priva di rischi legati a shock internazionali e tensioni geopolitiche. Il tema della perdita di potere d’acquisto rimane centrale, con appelli alla necessità di interventi strutturali di riforma fiscale per restituire alle famiglie la capacità di consumo persa negli ultimi anni.