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Infortunio sul lavoro e smart working: una nuova sentenza indica quando e come deve essere riconosciuto

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di Marcello Tansini pubblicato il

L'infortunio sul lavoro in smart working solleva nuovi interrogativi tra normative e sentenze innovative. Il caso di Padova ridefinisce parametri, obblighi e le difficoltà nel riconoscimento.

Tutelare chi lavora da casa oggi non è mai stato così urgente: i rischi legati all'attività lavorativa in ambienti domestici sono in costante crescita e il vuoto normativo rischia di lasciare senza coperture migliaia di lavoratori. Il rapido ricorso al lavoro da remoto, esploso durante l'emergenza sanitaria, ha messo in evidenza criticità mai affrontate prima dal sistema giuslavoristico italiano. Nel giro di pochi anni, nuove sentenze hanno ridefinito i confini della tutela e posto al centro l'esigenza di riconoscere diritti e risarcimenti anche fuori dalle mura aziendali, soprattutto in caso di eventi lesivi.

Società, aziende e lavoratori sono oggi chiamati a un nuovo patto che richiede conoscenza tecnica, consapevolezza normativa e strategie di prevenzione aggiornate. Sapere come funziona il riconoscimento di un danno, quali passaggi tecnici e documentali sono necessari, ma anche evitare gli errori più comuni può fare la differenza tra ricevere una tutela reale o restare senza copertura.

Il caso di Padova: sentenza storica che cambia il paradigma

A Padova è stata scritta una pagina importante per chi svolge le proprie mansioni fuori sede. Una dipendente dell'Università cittadina, impegnata nell'area amministrativa e rappresentata dal sindacato FGU Gilda Unipd, ha riportato una doppia frattura alla caviglia durante una riunione online, mentre si trovava a casa. Il contesto storico era quello dell'emergenza sanitaria: aprile 2022, settimane segnate da restrizioni, aziende chiuse e un massiccio ricorso al lavoro agile. Il sinistro è avvenuto nell'atto di recuperare documenti caduti, con una dinamica inequivocabilmente associata all'attività lavorativa.

Inizialmente, l'ente assicurativo aveva riconosciuto il diritto all'indennizzo, salvo poi classificare l'incidente come infortunio domestico. Questo ha escluso l'accesso al rimborso spese e ai risarcimenti tipici degli infortuni professionali, obbligando la lavoratrice a ricorrere alle tutele INPS per malattia. Malgrado tentativi di ricorso interni, la situazione non è cambiata finché il sindacato ha incaricato un team legale specializzato: è nato così un approfondito confronto giudiziario con l'INAIL.

L'8 maggio 2025 il Tribunale del Lavoro patavino ha emesso quella che molti hanno definito una sentenza storica, riconoscendo la natura professionale dell'incidente. Risultato: rimborso delle spese sostenute, indennità mensile per inabilità, invalidità riconosciuta al 9%. Il commento del segretario sindacale Andrea Berto mette in luce la portata della decisione: «Regolare la tutela della salute anche al di fuori del classico luogo di lavoro significa garantire diritti reali in un panorama cambiato».

Smart working e rischi: cosa prevede la normativa italiana

L'espansione del lavoro agile ha portato a un aggiornamento dei riferimenti normativi. In Italia, la Legge n. 81 del 2017 (articolo 23) è centrale: estende la copertura assicurativa INAIL anche agli eventi lesivi occorsi durante l'attività fuori sede, purché sussista un nesso diretto con le mansioni svolte. Le principali previsioni comprendono:

  • L'infortunio fuori dai locali aziendali è coperto se correlato a cause lavorative effettive, anche nel luogo prescelto dal dipendente.
  • La Circolare INAIL n.48/2017 precisa che il danno deve essere legato a un rischio attinente alla prestazione lavorativa, escludendo fatti avvenuti per ragioni personali o disattenzioni non collegabili al servizio.
  • La tutela in itinere è estesa: copre il tragitto tra la casa e il luogo dove viene svolta l'attività, ma solo in presenza di necessità comprovate e non in caso di comportamenti non pertinenti al lavoro.
Secondo quanto previsto dal legislatore, anche la formazione preventiva e l'informazione mirata sui rischi specifici devono essere garantite, al pari della tradizionale tutela offerta nei contesti aziendali. Le imprese devono consegnare informative precise sia ai dipendenti sia ai rappresentanti della sicurezza, specificando le misure di prevenzione da adottare nel lavoro agile.

Questi obblighi si traducono in una necessità crescente di aggiornare i processi di valutazione dei rischi e delle procedure documentali interne, anche con soluzioni digitali che traccino orari, movimenti e utilizzo degli strumenti forniti dall'azienda.

Le difficoltà di riconoscimento degli infortuni in remoto

L'evoluzione del lavoro agile ha accentuato la complessità del riconoscimento degli infortuni. Una delle principali criticità riguarda la precisa delimitazione tra tempo dedicato alle mansioni lavorative e vita privata, soprattutto quando gli ambienti si sovrappongono. Gli errori frequenti includono:

  • Mancata documentazione dell'avvenimento: assenza di prove (messaggi, e-mail, log di accesso) che attestino l'attività lavorativa in corso al momento dell'incidente.
  • Descrizione superficiale o imprecisa dell'accaduto: una narrazione vaga rende difficile dimostrare il collegamento diretto fra infortunio e compiti svolti.
  • Tempi non rispettati nella denuncia: ritardare nella comunicazione dell'evento all'azienda può compromettere i diritti al riconoscimento e al risarcimento.
L'iter si compone di passaggi tecnici importanti, dall'immediata segnalazione all'apertura della pratica INAIL, accompagnati da referti medici dettagliati. Alcuni casi, come quello riportato a Padova, mostrano che spesso è necessario un supporto specialistico per ricostruire la dinamica e difendere i propri diritti, soprattutto quando l'istituto assicurativo tende a qualificare l'evento come infortunio domestico.

Nesso causale, comportamento e prova dell'attività lavorativa

Gli esperti in diritto del lavoro evidenziano l'importanza di tre elementi cardine per ottenere un giusto riconoscimento:

  • Nesso causale: l'evento deve essere conseguenza di una causa violenta in occasione di lavoro. Questo significa che la situazione che ha provocato il danno deve essere direttamente collegata alle mansioni eseguite.
  • Comportamento del lavoratore: la legge esclude la copertura in caso di atti volontari o incidenti svincolati dalle esigenze lavorative. Gli eventi causati da comportamenti imprudenti ma strettamente funzionali all'attività rimangono coperti.
  • Prova dell'attività lavorativa: in assenza di controlli aziendali diretti, è essenziale poter dimostrare con strumenti digitali, registri o testimonianze, la continuità e la natura dell'attività nel momento del sinistro.
La giurisprudenza ha chiarito che anche le conseguenze derivate da postazioni inadeguate, posture scorrette o stress correlato possono essere riconosciute come eventi tutelabili, purché ne sia dimostrata la stretta connessione lavorativa.

Obblighi delle parti e prevenzione: cosa devono fare

A carico del datore di lavoro si pongono precisi obblighi previsti dalla normativa e confermati dalla prassi INAIL:

  • fornire un'informativa dettagliata sui rischi generali e specifici dello smart working
  • indicare le misure di prevenzione che il lavoratore deve osservare
  • garantire la possibilità di accesso tempestivo a consulenza tecnica e supporto operativo
Anche il lavoratore è chiamato alla massima collaborazione: deve attenersi alle istruzioni ricevute, rendere sicura la postazione (ad esempio adottando sedie ergonomiche, buone pratiche di illuminazione e disposizione dei materiali), e segnalare tempestivamente ogni anomalia o infortunio.

Le imprese più attente promuovono corsi di aggiornamento, check-list per auto-valutazione del rischio e campagne informative rivolte sia a chi lavora da remoto sia in ufficio. Solo così si può ridurre il rischio di incidenti e trasmettere a dipendenti e management un quadro di responsabilità e diritti aggiornato ai tempi.

Cosa fare in caso di infortunio: dalla denuncia all'assistenza

Quando si verifica un incidente durante il lavoro da remoto, la tempestività e la precisione sono determinanti. Ecco le fasi principali da seguire:

  • documentare subito con foto e referti medici la natura e le conseguenze dell'infortunio
  • avvisare il datore di lavoro e descrivere in modo dettagliato la dinamica, indicando orari, strumenti e contesto operativo
  • avviare la denuncia INAIL come previsto per gli infortuni avvenuti nei locali aziendali
  • raccogliere ogni evidenza utile (log informatici, registrazioni di riunioni, comunicazioni email)
Quando la questione non si risolve in via amministrativa, ricorrere a un'assistenza legale specializzata si rivela spesso decisivo. L'esperienza giudiziaria insegna che avere una documentazione solida, nonché la consulenza di esperti del diritto del lavoro e sindacali, aumenta esponenzialmente le probabilità di successo, come mostra il caso della dipendente padovana che, dopo il rigetto iniziale INAIL, ha ottenuto un pieno riconoscimento in giudizio.


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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