Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

INPS, ISTAT e INAIL hanno creato la società 3-i Spa insieme spendendo 45 milioni: poltrone subito assegnate ma non si sa cosa faccia

WhatsApp X Telegram
di Dott. Marco Castagna pubblicato il
INPS, ISTAT INAIL hanno creato societa 3 iSpa insieme

La creazione di 3-I Spa da parte di INPS, ISTAT e INAIL ha sollevato polemiche: 45 milioni investiti per una software house pubblica dalle nomine controverse, risultati assenti e futuro incerto nel panorama IT della Pubblica Amministrazione.

Ben 45 milioni di euro investiti, ma risultati e trasparenza che ancora oggi sollevano domande: questa è la fotografia di quanto accaduto con la società 3-I Spa, creata da Inps, Istat e Inail per digitalizzare la Pubblica Amministrazione. Dai primi giorni di vita fino ad arrivare a oggi, la storia è segnata da scelte strategiche poco chiare, criticità gestionali e attenzione dei media, spesso per motivi poco lusinghieri. L’urgenza del tema nasce dalla distanza tra il potenziale dichiarato del progetto e la realtà documentata dagli ultimi dati: pochi dipendenti, bilanci in perdita, produzione quasi ferma.

La tensione è palpabile tra le aspettative create dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la disillusione alimentata dall’analisi dei numeri e delle nomine. E il valore, per chi vuole comprendere le dinamiche complesse della digitalizzazione della PA italiana, sta proprio nell’indagare i punti deboli e le contraddizioni di una società che avrebbe dovuto essere una svolta strategica, diventando di fatto simbolo di immobilismo e spreco.

Cos’è la 3-I Spa: obiettivi, contesto e ragioni della sua creazione

Il nome 3-I Spa nasce dalle iniziali dei tre grandi enti pubblici promotori: INPS, INAIL e ISTAT. Definita come la "software house pubblica", la società ha visto la luce con un obiettivo chiaro: sviluppare, manutenere e gestire sistemi software e servizi informatici strategici per i principali enti previdenziali e statistici italiani, compresa la Presidenza del Consiglio dei Ministri e altri attori centrali nell’apparato pubblico.

La genesi di 3-I Spa si inserisce nelle riforme avviate col Governo Draghi, che col Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR – ha spinto per accelerare la digitalizzazione della PA. Tuttavia, la costituzione ufficiale è avvenuta nel dicembre 2022, sotto una nuova guida politica, cristallizzando la società come uno dei progetti-bandiera, ma anche come terreno di scontro tra interessi, aspettative e risultati.

Il principio guida, a detta delle fonti normative e della legge che ha istituito la società (D.L. n.36/22), era ridurre la dipendenza da fornitori IT esterni per favorire una piena "sovranità digitale". La promessa era di consolidare know-how e risorse interne, efficientare la spesa e garantire sicurezza informatica delle infrastrutture pubbliche, in particolare rispetto ai dati sensibili gestiti da INPS, INAIL e ISTAT.

La 3-I era stata perciò presentata come uno strumento innovativo, capace di liberare la spesa pubblica da costi impropri e creare valore aggiunto, rispondendo alle attese di un’amministrazione moderna, rapida e trasparente.

Perché serviva una software house pubblica per INPS, ISTAT e INAIL?

La questione dell’internalizzazione dello sviluppo IT per enti di grandissima scala come quelli coinvolti nella 3-I Spa non era solo una scelta tecnica ma anche una precisa strategia politica ed economica. In passato, la Pubblica Amministrazione si era affidata in modo quasi esclusivo a fornitori esterni, spesso con costi elevati e poca flessibilità. L’iniziativa di una software house pubblica avrebbe dovuto:

  • Centralizzare le competenze tecnologiche dei tre istituti fondatori, estendendo il know-how anche ad altri enti centrali;
  • Razionalizzare e ottimizzare la spesa, recuperando risorse in favore di investimenti strutturali e innovativi;
  • Aumentare la sicurezza informatica, sviluppando soluzioni sotto controllo pubblico diretto e riducendo il rischio legato all’esternalizzazione della gestione dei dati sensibili di milioni di cittadini;
  • Favorire la trasparenza dei processi, evitando opacità e conflitti d’interesse ricorrenti negli appalti IT.

Il capitale sociale: i 45 milioni investiti e come sono stati suddivisi

Il cuore finanziario della 3-I Spa è rappresentato da un capitale sociale di 45 milioni di euro, interamente pubblico e suddiviso come segue:
Istituto Azionista Quota (%) Importo nominale (euro)
INPS 49% 22.050.000
INAIL 30% 13.500.000
ISTAT 21% 9.450.000

Il versamento è avvenuto tramite rate annuali, consentendo agli enti fondatori di diluire l’impatto sull’erario e sul bilancio. La realtà dei numeri, però, evidenzia la distanza fra l’impegno finanziario e i risultati effettivi ottenuti:

  • Zero ricavi reali nel ciclo operativo iniziale (2022-2024);
  • Produzione interna sostanzialmente assente fino a metà 2026;
  • Bilanci costantemente in perdita, nonostante la robusta dotazione finanziaria.
Il rischio, sempre più concreto nei commenti degli organi di vigilanza, è quello di una scatola vuota: forti investimenti senza ritorno misurabile, se non per lo scarso volume di attività e la spesa dedicata soprattutto ad affidamenti esterni. Si è così realizzata una delle contraddizioni più evidenti nella storia delle società pubbliche italiane: grandi fondi impiegati, con ritorni di fatto assenti sul piano produttivo.

Governance instabile e il valzer delle nomine: tre presidenti in due anni

Fra i nodi che hanno inciso maggiormente sulla percezione esterna della 3-I Spa, e contribuendo alle difficoltà operative, c’è stata da subito una notoria instabilità della governance. Il consiglio di amministrazione è composto da cinque membri, espressione di INPS, INAIL, ISTAT, Ministero del Lavoro e Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il presidente viene scelto direttamente da Palazzo Chigi, ma le nomine viste in questi primi anni hanno evidenziato forti criticità:

  • Primo presidente: Claudio Anastasio, noto per l’email al consiglio d’amministrazione che richiamava – in tono controverso – un discorso storico di Mussolini. La sua permanenza durò appena quattro mesi, seguita da dimissioni considerate “doverose”.
  • Subentrò Gennaro Terracciano, chiamato per rilanciare una società già percepita come inattiva e oggetto di critiche crescenti. La sua presidenza si concluse però nell’aprile 2024.
  • Terzo presidente: Domenico Mastrolitto, nominato nel 2025, oggi affiancato da un cda con esponenti designati dai tre enti principali. Compensi moderati, ma risultato amministrativo ancora insoddisfacente.
Nel frattempo, la direzione è stata affidata a Stefano Acanfora (già dirigente della Regione Lazio), figura la cui nomina è stata oggetto di attenzione per rapporti di collaborazione pregressi con membri del governo. Accanto a lui Stefano Tomasini come direttore operativo e un organico dirigenziale ampliato, ma senza evidenti effetti sul piano produttivo.

L’opinione pubblica e la stampa hanno spesso ironizzato su questo valzer delle nomine, accusando la società di essere un contenitore di "poltrone" assegnate per ragioni politiche più che per visione industriale, una critica che resta al centro del dibattito sulla gestione della società.

Dipendenti, numeri reali e la distanza dalle aspettative iniziali

Le attese per la 3-I Spa erano alte anche sul fronte delle risorse umane: le previsioni iniziali parlavano di mille assunzioni in pochi anni, tramite concorsi pubblici, includendo figure nei settori IT, amministrativi, legali e contabili. Tuttavia, i dati ufficiali aggiornati al 31 marzo 2026 mostrano una realtà ben diversa:

  • Solo 22 dipendenti al massimo raggiunto nel 2026
  • Nel 2024 erano appena 4 unità, salite a 20 a fine 2025
  • Il costo complessivo annuo del personale nel 2025 è stato di circa 469.637 euro.
Per integrare il personale, nelle fasi iniziali sono stati attivati istituti di mobilità volontaria dai tre enti fondatori, anziché assumere ex novo. Solo nel 2026 è stato pubblicato un avviso per l’assunzione di altri 9 profili, principalmente amministrativi e tecnici, con compensi annui tra 29mila e 37mila euro.

Il piano originale di rafforzamento interno si è così scontrato con una realtà fatta di organico ridotto e scarsa attrattività come datore di lavoro pubblico, con evidenti limiti nella capacità di generare valore e operazioni concrete in autonomia.

Bilanci, produzione a zero e spese in rosso: un paradosso tutto pubblico

Il paradosso più evidente della società 3-I Spa creata da INPS ISTAT e INAIL emerge dall’analisi informativa dei bilanci annuali:

  • Il 2022 si è chiuso con una perdita di 6.107 euro (anno di costituzione);
  • Nel 2023 la perdita sale a 162.287 euro, senza alcun ricavo operativo e con costi per servizi superiori a 207mila euro;
  • Il 2024 mostra un valore della produzione pari a soli 3 euro e una perdita di 93.119 euro;
  • Il 2025 è ancora in attesa di pubblicazione, ma le prospettive non sembrano diverse.
Da qui nasce una delle contraddizioni più eclatanti: mentre le attività interne restano quasi nulle, le uscite finanziarie – tra spese correnti e investimenti – sono consistenti, soprattutto sul fronte degli affidamenti a soggetti esterni, in netta contrapposizione agli obiettivi della mission originaria.

Nel ciclo dei primi quattro anni, la società non ha ancora raggiunto una sostenibilità economica e non ha dimostrato di poter generare valore per i propri azionisti oltre le mere pieghe amministrative.

Gli appalti milionari ai privati: contraddizioni e dati sugli affidamenti esterni

Una delle dinamiche più discusse riguarda l’affidamento sistematico di commesse e progetti a grandi provider informatici privati, anziché sviluppare le attività in house. Fra il 2025 e il 2026 si sono susseguiti numerosi contratti rilevanti:

  • Un appalto del valore di circa 18,79 milioni di euro (giugno 2026), di cui 14,7 destinati a digitalizzazione di archivi di Inps, Inail, Ministero del Lavoro e Istat, e 4 milioni all’evoluzione cloud interna;
  • Altri affidamenti tra luglio 2025 e maggio 2026 per oltre 15 milioni di euro, suddivisi tra IBM Italia (5,5 mln), Telecom (oltre 8 mln) e un raggruppamento Engineering-D.Hub (1,2 mln circa);
I dati attestano che la 3-I Spa, disegnata come strumento anti-esternalizzazione, ha invece riversato ingenti risorse su soggetti privati del settore IT, generando una tensione fra teoria e prassi gestionale che ha alimentato dure critiche di metodo e merito.

Un esempio rilevante: un contratto di supporto specialistico per il Ministero del Lavoro (2026-2028), valore 2,2 milioni di euro, stesso periodo in cui sono attivati altri servizi per Inail, Inps e Istat. Al netto dei proclami, l’attività "core" della società è stata per lo più la gestione di procedure di outsourcing.

Il futuro incerto di 3-I Spa: scenari e ipotesi di rilancio o chiusura

Alla luce dei dati raccolti e delle dichiarazioni ufficiali degli enti di vigilanza, il destino della 3-I Spa appare molto incerto. I tentativi di rilancio, secondo fonti informate, sarebbero stati respinti dagli azionisti, timorosi di perdere competenze critiche e pezzi delle infrastrutture IT proprie.

  • Ipotesi di assorbimento in Sogei, la società informatica in house del MEF – una fusione che segnerebbe la chiusura dell’esperienza 3-I come entità autonoma;
  • Sospensione degli investimenti e delle nuove assunzioni, in attesa di definire una strategia di uscita o riorganizzazione profonda;
  • Mantenimento minimo delle attività, limitato ai solo contratti pre-esistenti e alle funzioni di supporto amministrativo essenziale.
Tutto ciò alimentando incertezza tra dipendenti, stakeholder e osservatori, in assenza di una chiara comunicazione istituzionale sugli obiettivi aggiornati e sulle strade percorribili nel breve-medio periodo.

 






Leggi anche

Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...