La creazione di 3-I Spa da parte di INPS, ISTAT e INAIL ha sollevato polemiche: 45 milioni investiti per una software house pubblica dalle nomine controverse, risultati assenti e futuro incerto nel panorama IT della Pubblica Amministrazione.
Ben 45 milioni di euro investiti, ma risultati e trasparenza che ancora oggi sollevano domande: questa è la fotografia di quanto accaduto con la società 3-I Spa, creata da Inps, Istat e Inail per digitalizzare la Pubblica Amministrazione. Dai primi giorni di vita fino ad arrivare a oggi, la storia è segnata da scelte strategiche poco chiare, criticità gestionali e attenzione dei media, spesso per motivi poco lusinghieri. L’urgenza del tema nasce dalla distanza tra il potenziale dichiarato del progetto e la realtà documentata dagli ultimi dati: pochi dipendenti, bilanci in perdita, produzione quasi ferma.
La tensione è palpabile tra le aspettative create dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la disillusione alimentata dall’analisi dei numeri e delle nomine. E il valore, per chi vuole comprendere le dinamiche complesse della digitalizzazione della PA italiana, sta proprio nell’indagare i punti deboli e le contraddizioni di una società che avrebbe dovuto essere una svolta strategica, diventando di fatto simbolo di immobilismo e spreco.
Il nome 3-I Spa nasce dalle iniziali dei tre grandi enti pubblici promotori: INPS, INAIL e ISTAT. Definita come la "software house pubblica", la società ha visto la luce con un obiettivo chiaro: sviluppare, manutenere e gestire sistemi software e servizi informatici strategici per i principali enti previdenziali e statistici italiani, compresa la Presidenza del Consiglio dei Ministri e altri attori centrali nell’apparato pubblico.
La genesi di 3-I Spa si inserisce nelle riforme avviate col Governo Draghi, che col Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR – ha spinto per accelerare la digitalizzazione della PA. Tuttavia, la costituzione ufficiale è avvenuta nel dicembre 2022, sotto una nuova guida politica, cristallizzando la società come uno dei progetti-bandiera, ma anche come terreno di scontro tra interessi, aspettative e risultati.
Il principio guida, a detta delle fonti normative e della legge che ha istituito la società (D.L. n.36/22), era ridurre la dipendenza da fornitori IT esterni per favorire una piena "sovranità digitale". La promessa era di consolidare know-how e risorse interne, efficientare la spesa e garantire sicurezza informatica delle infrastrutture pubbliche, in particolare rispetto ai dati sensibili gestiti da INPS, INAIL e ISTAT.
La 3-I era stata perciò presentata come uno strumento innovativo, capace di liberare la spesa pubblica da costi impropri e creare valore aggiunto, rispondendo alle attese di un’amministrazione moderna, rapida e trasparente.
La questione dell’internalizzazione dello sviluppo IT per enti di grandissima scala come quelli coinvolti nella 3-I Spa non era solo una scelta tecnica ma anche una precisa strategia politica ed economica. In passato, la Pubblica Amministrazione si era affidata in modo quasi esclusivo a fornitori esterni, spesso con costi elevati e poca flessibilità. L’iniziativa di una software house pubblica avrebbe dovuto:
| Istituto Azionista | Quota (%) | Importo nominale (euro) |
| INPS | 49% | 22.050.000 |
| INAIL | 30% | 13.500.000 |
| ISTAT | 21% | 9.450.000 |
Il versamento è avvenuto tramite rate annuali, consentendo agli enti fondatori di diluire l’impatto sull’erario e sul bilancio. La realtà dei numeri, però, evidenzia la distanza fra l’impegno finanziario e i risultati effettivi ottenuti:
Fra i nodi che hanno inciso maggiormente sulla percezione esterna della 3-I Spa, e contribuendo alle difficoltà operative, c’è stata da subito una notoria instabilità della governance. Il consiglio di amministrazione è composto da cinque membri, espressione di INPS, INAIL, ISTAT, Ministero del Lavoro e Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il presidente viene scelto direttamente da Palazzo Chigi, ma le nomine viste in questi primi anni hanno evidenziato forti criticità:
L’opinione pubblica e la stampa hanno spesso ironizzato su questo valzer delle nomine, accusando la società di essere un contenitore di "poltrone" assegnate per ragioni politiche più che per visione industriale, una critica che resta al centro del dibattito sulla gestione della società.
Le attese per la 3-I Spa erano alte anche sul fronte delle risorse umane: le previsioni iniziali parlavano di mille assunzioni in pochi anni, tramite concorsi pubblici, includendo figure nei settori IT, amministrativi, legali e contabili. Tuttavia, i dati ufficiali aggiornati al 31 marzo 2026 mostrano una realtà ben diversa:
Il piano originale di rafforzamento interno si è così scontrato con una realtà fatta di organico ridotto e scarsa attrattività come datore di lavoro pubblico, con evidenti limiti nella capacità di generare valore e operazioni concrete in autonomia.
Il paradosso più evidente della società 3-I Spa creata da INPS ISTAT e INAIL emerge dall’analisi informativa dei bilanci annuali:
Nel ciclo dei primi quattro anni, la società non ha ancora raggiunto una sostenibilità economica e non ha dimostrato di poter generare valore per i propri azionisti oltre le mere pieghe amministrative.
Una delle dinamiche più discusse riguarda l’affidamento sistematico di commesse e progetti a grandi provider informatici privati, anziché sviluppare le attività in house. Fra il 2025 e il 2026 si sono susseguiti numerosi contratti rilevanti:
Un esempio rilevante: un contratto di supporto specialistico per il Ministero del Lavoro (2026-2028), valore 2,2 milioni di euro, stesso periodo in cui sono attivati altri servizi per Inail, Inps e Istat. Al netto dei proclami, l’attività "core" della società è stata per lo più la gestione di procedure di outsourcing.
Alla luce dei dati raccolti e delle dichiarazioni ufficiali degli enti di vigilanza, il destino della 3-I Spa appare molto incerto. I tentativi di rilancio, secondo fonti informate, sarebbero stati respinti dagli azionisti, timorosi di perdere competenze critiche e pezzi delle infrastrutture IT proprie.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...