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Investire la liquidità nei Fondi di investimenti monetari conviene ancora? Le nuove soluzioni di banche e gestori

di Marcello Tansini pubblicato il
Fondi di investimenti monetari

Tra tassi d'interesse in evoluzione e nuove politiche della BCE, la gestione della liquidità tramite fondi monetari, ETF e conti deposito si rinnova, tra valutazioni di rischi, rendimenti, fiscalità.

La fase dei tassi di interesse alti in Europa è ormai alle spalle. A seguito degli ultimi interventi della Banca Centrale Europea sull'allentamento monetario, il panorama per chi gestiva la liquidità ha subìto trasformazioni sia dal punto di vista delle opportunità che dei rischi. Se il biennio 2022-2024 aveva abituato operatori e risparmiatori a una remunerazione interessante anche su scadenze molto brevi, oggi l'evoluzione dei tassi cambia la gestione di soste di capitale temporanee.

L'ipotesi di riscoprire un contesto a liquidità quasi gratuita pre-2022 sembra, secondo la maggior parte degli analisti, alquanto remota. Ci troviamo quindi in una fase di transizione, in cui anche le scelte per investire temporaneamente la liquidità richiedono maggiore attenzione rispetto al passato. Da questa situazione trova origine il dubbio pressante tra gli investitori: ha senso continuare a utilizzare gli strumenti cosiddetti monetari per impiegare la propria liquidità, oppure conviene abbracciare altre soluzioni?

Fondi monetari e ETF: il nuovo contesto dopo i tagli BCE

La normalizzazione della curva dei tassi nell'Eurozona, dovuta alle recenti decisioni della BCE, ha modificato le logiche di rendimento e rischio dei fondi monetari ed ETF a brevissimo termine. Questi strumenti, pensati per la gestione efficiente della liquidità, sono caratterizzati da un'esposizione molto bassa alle oscillazioni di mercato, investendo principalmente in obbligazioni di emittenti solidi con scadenze inferiori ai 12 mesi.

I rendimenti attuali dei principali ETF monetari risultano ormai allineati o leggermente superiori al tasso Ester, che nelle ultime rilevazioni viaggia intorno all'1,93%. Solo i comparti più efficienti - come evidenziato dai dati FIDA - riescono a raggiungere valori prossimi al 2,7% su base annua (e anche performance più alte su orizzonti triennali), mantenendo costi di gestione molto contenuti (generalmente sotto lo 0,3% all'anno):

  • Bnp Paribas - Sustainable Enhanced Bond 12M U3: +2,66% (commissioni 0,12%)
  • Amundi Enhanced Ultra Short Term Bond Select: +2,5% nel 2025
  • Xtrackers II Eur Overnight Rate Swap: tasso lordo intorno al 2%
Il livello attuale dei tassi, frutto della normalizzazione della curva, rende ancora ottimistica la visione sulla performance degli strumenti monetari per il prossimo anno (C. Martinello, BNP Paribas AM). Secondo molti gestori, i fondi monetari svolgono ancora un ruolo tattico nella gestione della liquidità breve, soprattutto a fronte della facilità di disinvestimento rispetto a soluzioni più rigide come i conti vincolati. Inoltre, nella selezione attiva dei prodotti, emerge una crescente preferenza per i bond corporate e le emissioni finanziarie e sovranazionali dell'Unione Europea, considerate in grado di offrire premi di credito migliori rispetto ai titoli governativi tradizionali.

Confronto tra fondi monetari, conti deposito e alternative di breve termine

Valutando come impiegare la liquidità, la scelta ricade spesso tra fondi monetari, conti deposito e prodotti come buoni fruttiferi postali o titoli di Stato a breve termine:

Strumento

Rendimento Lordo (%)

Tassazione (%)

Flessibilità Disinvestimento

Fondi monetari in euro

1,8 - 2,7

12/05/26

Elevata

Conti deposito vincolati

2,5 - 3,5

26

Bassa (penalità su ritiro anticipato)

Buoni Fruttiferi Postali

3 (su 4 anni)

12,5

Media (perdita interesse su svincolo)

Titoli di Stato (BOT/BTP breve)

2 - 2,8

12,5

Media

La tassazione applicata ai fondi monetari varia in base alla composizione dei sottostanti (titoli di Stato o corporate), ma spesso risulta più favorevole rispetto ai conti deposito, soprattutto quando la maggioranza del portafoglio è investita in titoli di Stato white list.

La vera discriminante nella scelta tra le varie soluzioni risiede nella flessibilità del disinvestimento: i fondi monetari ed ETF garantiscono liquidità giornaliera senza penalità, mentre i conti deposito vincolati impongono rigidità operative importanti. I buoni postali offrono l'attrattiva della tassazione agevolata ma richiedono immobilizzazione del capitale fino alla scadenza.

Occorre poi considerare il ruolo delle challenger bank e delle piattaforme fintech, che sul deposito svincolato arrivano anche oltre il 2,9%, ma senza la garanzia di rendimenti costanti nel tempo.

Rendimenti, fiscalità e rischi: valutare la convenienza

La valutazione sulla convenienza dei vari strumenti per la gestione della liquidità deve tener conto di due elementi chiave: il rapporto netto tra rendimento e rischio, e la disciplina fiscale:

  • Rendimenti netti dopo tassazione: Un conto deposito al 3% lordo, al netto dell'imposta del 26% e dell'imposta di bollo, scende a circa il 2,2% reale. Un fondo monetario con sottostanti prevalentemente titoli di Stato può garantire rendimenti simili (o poco superiori) grazie all'aliquota fiscale ridotta al 12,5%.
  • Costi e commissioni: Gli ETF monetari presentano commissioni annue trasparenti e contenute (0,1-0,3%), a fronte di una gestione professionale e di una flessibilità superiore rispetto ai vincoli bancari.
  • I rischi sono:
    • Rischio di credito (per conti deposito sopra 100.000 euro e strumenti non garantiti),
    • rischio regolamentare e rischio di reinvestimento (il tasso offerto oggi potrebbe non essere disponibile tra 12 mesi),
    • rischi di mercato su ETF e fondi (seppure minimi, trattandosi di scadenze brevissime e rating elevati).
Infine, la scelta deve tener conto del rapporto tra inflazione e tasso reale di rendimento: se il tasso di inflazione accelera e supera il rendimento netto, il potere d'acquisto della liquidità parcheggiata diminuisce invece che crescere. Un rischio spesso sottovalutato nella gestione tattica della cassa.

Le strategie di banche e gestori: nuove soluzioni e approcci

Le case di gestione e le banche hanno rivisto le proprie offerte in risposta al nuovo scenario dei tassi. Mentre in passato l'accento era solo sulla sicurezza, oggi la proposta punta su soluzioni più sofisticate per la gestione efficiente della liquidità. Le principali strategie seguite includono:

  • Gestione attiva all'interno dei fondi monetari: focus sulla selezione dei migliori bond corporate, obbligazioni finanziarie, emissioni sovranazionali dell'UE e titoli governativi italiani di breve durata, per sfruttare premialità di credito e opportunità di spread.
  • Sviluppo di soluzioni miste e liquidity plus: pacchetti che uniscono fondi monetari con obbligazionari ultra short term, o che integrano strumenti di pronta liquidabilità con asset leggermente più redditizi ma comunque prudenziali.
  • Offerte fintech e challenger bank: piattaforme digitali che offrono remunerazione sulla liquidità, abbinate a servizi di investimento automatizzati, spesso in partnership con gestori specializzati.
Inoltre, molte soluzioni di risparmio gestito (come Moneyfarm Liquidità+), permettono ora agli investitori di modulare in ogni momento la componente liquida del proprio portafoglio, scegliendo tra diversi livelli di rischio e flessibilità in relazione ai propri obiettivi. Un'evoluzione che risponde alle necessità di un mercato sempre più fluido e attento sia all'efficienza che alla tempestività delle scelte d'investimento.

Quando scegliere i fondi monetari: profili di investitore e orizzonti temporali

I fondi monetari si confermano la scelta privilegiata per chi ricerca un parcheggio temporaneo della liquidità, massima liquidabilità e un rischio contenuto. Gli scenari più ricorrenti nei quali questi strumenti risultano efficaci sono:

  • Gestione della cassa in attesa di opportunità di investimento a medio o lungo termine;
  • Parcheggio di risorse destinate a spese note e programmate entro pochi mesi/anni (caparra acquisto casa, trasferimenti, tasse future);
  • Gestione del fondo di emergenza personale o aziendale, dove velocità di accesso e sicurezza sono prioritarie;
  • Profili di investitore con bassa propensione al rischio, che desiderano evitare obbligazioni più volatili o prodotti strutturati;
  • Strategie di diversificazione tra strumenti liquidi e altre asset class (azionari, obbligazionari di media lunga durata, alternative).
Per orizzonti temporali oltre i 18-24 mesi, tuttavia, è opportuno valutare se strumenti a breve ma non esclusivamente monetari (come obbligazionari short duration o buoni postali) possano offrire una migliore combinazione di rendimento e costo opportunità.