I computer quantistici rappresentano una svolta tecnologica, offrendo principi mai visti prima come qubit, sovrapposizione e entanglement. Quali sono le differenze con i sistemi classici, applicazioni, limiti attuali e possibili scenari futuri.
Le tecnologie quantistiche sono da tempo oggetto di forte interesse per la loro capacità di cambiare il paradigma dell’elaborazione delle informazioni. A differenza dei sistemi tradizionali, che basano il calcolo su unità binarie (bit), la computazione quantistica utilizza i principi della meccanica quantistica, offrendo una potenza fino a ieri inimmaginabile. Il concetto ha preso forma negli anni ’80 grazie a pionieri come Paul Benioff e Richard Feynman, i quali immaginarono dispositivi in grado di simulare complesse dinamiche fisiche non gestibili dai computer classici. Questi sistemi, sfruttando qubit capaci di sovrapporsi in più stati, promettono di risolvere rapidamente problemi oggi irrisolvibili, dalla simulazione molecolare alla sicurezza informatica, innescando una rivoluzione digitale e scientifica senza precedenti.
Il cuore dell’informatica quantistica risiede nella nozione di qubit, abbreviativo per quantum bit. Mentre il bit classico rappresenta o "0" o "1", un qubit può trovarsi in una sovrapposizione di entrambi questi stati contemporaneamente, secondo le leggi della meccanica quantistica. La sovrapposizione non è solo un effetto teorico: permette, in termini pratici, ai sistemi di “processare più possibilità in parallelo”, incrementando esponenzialmente la varietà di operazioni eseguibili a ogni ciclo di calcolo.
Accanto alla sovrapposizione troviamo il fenomeno dell’entanglement, letteralmente “intreccio”. Quando due o più qubit diventano entangled, il loro stato quantistico è correlato in modo tale che la modifica dell’uno influenza istantaneamente l’altro, a prescindere dalla distanza fisica. È proprio questa interconnessione a fornire alle macchine quantistiche la capacità di collaborare fra numerose unità, superando la linearità dei sistemi classici.
L’elaborazione quantistica avviene attraverso l’applicazione di porte logiche quantistiche che modificano lo stato dei qubit secondo regole matematiche probabilistiche. La manipolazione e la lettura degli stati sono soggette a interferenze esterne, motivo per cui ambienti operativi come il vuoto spinto o temperature prossime allo zero assoluto sono spesso necessari per mantenere la coerenza delle informazioni (coerenza quantistica).
Alla base delle operazioni troviamo quindi:
Nel campo informatico, le distinzioni tra sistemi standard e quantistici sono marcate e profonde. Il computer classico utilizza bit come unità di base dell’informazione, ciascuno dei quali può essere 0 oppure 1. Le informazioni vengono trasmesse e elaborate attraverso segnali elettrici che fluttuano tra due tensioni definite, e ogni operazione segue regole deterministiche, restituendo sempre lo stesso risultato a parità di input.
I sistemi quantistici, guidati dal comportamento dei qubit, si fondano invece su:
Il percorso che ha portato dalla teoria alla sperimentazione attuale dei computer quantistici è costellato di tappe chiave sia scientifiche che industriali. Dagli anni ’80 in avanti, vari modelli di hardware sono stati realizzati: inizialmente piccoli sistemi a qubit isolati, poi architetture multi-qubit basate su ioni intrappolati, atomi neutri, e superconduttori.
Negli ultimi anni si sono avuti progressi significativi verso processori quantistici scalabili e stabili: Majorana 1, il primo processore basato su qubit topologici sviluppato da Microsoft, sfrutta particelle di Majorana, resistenti al rumore e in grado di mantenere la coerenza per tempi prolungati. In parallelo, Willow di Google rappresenta una nuova generazione di processori che adottano tecniche di correzione degli errori quantum-native, raddoppiando la stabilità a ogni incremento della griglia di qubit e superando le limitazioni dei precedenti chip, come i superconduttori classici.
Il 2025 ha visto il debutto di dispositivi da centinaia e migliaia di qubit, e il lancio di architetture ibride quantistico-classiche nei principali centri HPC mondiali, integrando nodi di calcolo quantistico in supercomputer di ultima generazione e accelerando i tempi per la maturità dell’intero settore.
Le applicazioni della computazione quantistica stanno già mostrando il loro potenziale in diversi ambiti:
L’intersezione fra AI e quantum computing prefigura la nascita di nuovi algoritmi in grado di analizzare e apprendere da insiemi dati estremamente vasti e complessi. I qubit consentono di valutare simultaneamente alternative e combinazioni, potenziando l’addestramento delle reti neurali e accelerando la ricerca di modelli predittivi—una frontiera oggi oggetto di ricerca tanto in ambito accademico che industriale.
Le macchine quantistiche permettono di affrontare in parallelo numerose soluzioni a problemi di ottimizzazione complessa: logistica, supply chain, pianificazione energetica. Nel settore dei nuovi materiali e della ricerca chimica, la simulazione quantistica riduce drasticamente i tempi di scoperta di polimeri, batterie, catalizzatori e farmaci, rendendo possibili sperimentazioni virtuali irrealizzabili in laboratorio tradizionale.
L’avvento della computazione quantistica impone una revisione profonda della sicurezza digitale. Algoritmi classici come RSA e ECC diventano attaccabili con i nuovi modelli di calcolo, mentre crescono le opportunità per sistemi di cifratura post-quantistica e blockchain resilienti. Gli standard PQC (Post-Quantum Cryptography) già validati dal NIST stanno guidando una transizione a soluzioni resistenti agli attacchi quantistici sia per società finanziarie che infrastrutture pubbliche.
Nonostante il boom nella ricerca e negli investimenti, numerose sfide limitano ancora l’adozione diffusa di queste architetture:
L'adozione diffusa della tecnologia quantistica è una prospettiva affascinante ma complessa. Negli ultimi anni, si sono avuti passi avanti nella scalabilità dei sistemi e nella loro accessibilità via cloud, ma le principali piattaforme sono tuttora limitate a centri di ricerca, aziende leader e università.
I settori pubblico e privato stanno investendo cifre crescenti nella ricerca per accrescere la sicurezza (quantum-safe), migliorare la correzione degli errori e portare a maturità architetture integrate. In Europa, il Quantum Act e massicci finanziamenti cercano di colmare il divario con Stati Uniti e Cina. Nel frattempo, la fase NISQ (Noisy Intermediate-Scale Quantum) evidenzia sistemi potenti ma “rumorosi”, ideali per prototipi e sperimentazioni, non ancora per l'uso consumer o business generalizzato.
Gli analisti prevedono che la svolta piena verso l’utilità pratica su vasta scala richiederà ancora diversi anni, seguita da una graduale integrazione in processi aziendali, scientifici e pubblici. L’ibridazione tra classico e quantistico diventerà il modello dominante, mentre le infrastrutture cloud permetteranno a team di ricerca, sviluppatori e aziende di avvicinarsi a questa nuova frontiera anche senza possedere hardware dedicato.
L’orizzonte futuro prevede una trasformazione dell’economia, della scienza e della società, dando vita a una “Quantum Society” in cui i limiti attuali della computazione saranno radicalmente ridefiniti grazie al connubio tra esperienza, competenza e un costante spirito di innovazione.