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Investire nei fondi che sono andati meglio l'anno scorso? Gli studi dicono che è un errore quasi sempre

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Investire nei fondi che hanno primeggiato lo scorso anno può sembrare una scelta sensata, ma le analisi dimostrano che spesso si tratta di un'illusione. Comprendere i limiti delle performance.

Molte scelte di investimento sono guidate dall'idea che l'acquisto dei fondi che hanno performato meglio nell'anno precedente sia la strada più veloce verso il successo finanziario. In realtà, i dati, gli studi come quelli di Morningstar e SPIVA Europe o anche Sharpe Ratio o Sortino Ratio e l'esperienza storica mostrano che cercare di replicare risultati eccezionali del passato comporta spesso delusioni e rischi per il patrimonio personale. Questo approccio rischia di ignorare alcune delle leggi di base dei mercati finanziari, come la ciclicità dei rendimenti e la presenza di fattori esterni che possono cambiare rapidamente le prospettive di un settore o di una strategia di gestione. Costruire un portafoglio solido non è mai frutto di una semplice rincorsa alle ultime classifiche, ma richiede consapevolezza, metodo e attenzione alle vere determinanti della creazione di valore nel tempo.

Performance passate e futuro: cosa dicono gli studi

La tendenza a farsi guidare dalle classifiche dei fondi è ampiamente diffusa, eppure la letteratura finanziaria e le analisi indipendenti concordano che il passato è raramente garanzia per il futuro. Studi come quelli di Morningstar e SPIVA Europe sottolineano che solo una percentuale minoritaria dei fondi con performance elevate riesce a mantenersi nei vertici delle classifiche negli anni successivi. Sul mercato statunitense, ad esempio, meno del 20% dei fondi attivi è riuscito a superare i propri equivalenti passivi su un orizzonte decennale. La cosiddetta persistenza dei rendimenti è di gran lunga l'eccezione più che la regola. Le ragioni di questa instabilità sono molteplici:

  • L'elevata correlazione tra i risultati dei fondi e le fasi specifiche dei mercati, spesso irripetibili nel breve periodo
  • Il ruolo dei costi, che penalizza costantemente la gestione attiva rispetto a quella passiva e agli ETF
  • Le rotazioni settoriali e le variazioni congiunturali, che rendono difficile replicare strategie vincenti passate
Le classifiche costruite su orizzonti temporali di 25-30 anni riducono l'esperienza fortuita, ma anche in questi casi non significano invito all'acquisto immediato dei fondi in testa alla lista. Il valore reale si trova invece nell'individuare i trend strutturali e la qualità della gestione, non nel rincorrere il top performer.

Perché i fondi che hanno reso non sono la scelta migliore

È comprensibile voler puntare sulle eccellenze del passato, eppure i fondi con i migliori risultati in un dato periodo spesso riflettono circostanze particolari, difficilmente ripetibili. L'analisi della storia dei mercati mostra che la leadership nei rendimenti cambia continuamente: la bolla Internet, la crisi dei mutui subprime e l'ascesa dell'intelligenza artificiale hanno premiato di volta in volta settori diversi, penalizzando chi aveva scommesso sugli stessi vincenti dell'anno precedente.

Affidandosi solo alle performance annuali quando si investe, si compie una doppia forzatura: si ignora che alcuni fondi sono stati avvantaggiati da contingenze favorevoli, come trend settoriali passeggeri o movimenti speculativi; inoltre, si sottovaluta la possibilità che una strategia di successo sia diventata improvvisamente sovraesposta ai rischi o non più attuale rispetto ai cicli economici.

Nel lungo periodo, ciò che distingue i prodotti stabili e remunerativi è la capacità della gestione di attraversare più fasi di mercato, adattarsi ai cambiamenti strutturali e mantenere regolarità nei risultati senza assunzioni di rischio eccessive. È questo approccio, e non l'inseguimento delle classifiche, a premiare davvero l'investitore. Dal lato dei comportamenti, la rincorsa ai numeri uno genera spesso:

  • Frequente rotazione tra strumenti, con commissioni e costi di switch
  • Overconfidence e sottovalutazione del rischio reale degli investimenti
  • Bassa aderenza a una strategia coerente e redditizia nel tempo
Gli studi empirici confermano che la maggior parte degli investitori che puntano sistematicamente su chi ha appena performato meglio ottiene risultati inferiori alla media, soprattutto al netto dei costi. Una buona gestione patrimoniale non si fonda sull'inseguire l'ultimo vincitore, ma su un approccio razionale e coerente, orientato al medio-lungo termine.

Come valutare un fondo: criteri oggettivi oltre il rendimento

Analizzare la sola performance annuale di un fondo rischia di fornire una fotografia errata. Occorre invece integrare criteri oggettivi e multipli, adottando una metodologia strutturata. I principali criteri da considerare includono:

  • Performance corretta per il rischio: rapporti come Sharpe Ratio o Sortino Ratio indicano quanto il rendimento sia ottenuto rispetto alla volatilità realmente sopportata.
  • Coerenza con il benchmark: confrontare l'andamento del fondo con l'indice di riferimento aiuta a capire se il gestore abbia effettivamente generato valore attraverso la selezione attiva, e non solo replicato il mercato.
  • Costi totali (TER): spese di gestione e altre commissioni incidono sul rendimento; fondi a basso costo tendono nel tempo a mostrare risultati superiori a parità di rischio.
  • Persistenza dei risultati: se un fondo si è distinto solo in un singolo anno, la probabilità che replichi quella prestazione è minima.
  • Struttura e approccio gestionale: comprendere chi sono i gestori, la loro esperienza e la loro coerenza strategica aiuta a valutare la sostenibilità delle performance.
L'introduzione di strumenti evoluti di valutazione come rating indipendenti (es. il SoldiExpert Fund Rating o il Morningstar Rating), che bilanciano rischio, rendimento e coerenza gestionale, permette di andare oltre le semplici cifre annuali. La verifica documentale attraverso il KID (Key Investor Document) e le schede informative ufficiali fornisce ulteriore garanzia di trasparenza ed efficacia nello scegliere un fondo davvero adatto alle proprie esigenze.

L'importanza della diversificazione nel portafoglio

Una delle maggiori insidie nel costruire un portafoglio è seguire le mode estrapolando da singole performance passate. La diversificazione rappresenta invece un pilastro imprescindibile per attutire la volatilità e stabilizzare i rendimenti nel tempo. Investire in fondi che coprono più settori, aree geografiche e classi di attivo riduce il rischio che un solo evento negativo comprometta l'intero capitale.

Stando agli studi di lungo periodo, le strategie ben diversificate e orientate al mix tra azioni, obbligazioni ed eventualmente materie prime sono risultate le più resilienti alle crisi passate, rispetto a chi puntava esclusivamente su comparti del momento. Considerare la funzione di ogni fondo nell'economia complessiva del portafoglio permette di non cadere nella trappola della raccolta di stelle, favorendo l'accumulo coerente e sistematico di valore.

Gestione attiva vs passiva: la sfida ai benchmark e i costi

Il dibattito tra fondi a gestione attiva e gestione passiva è sempre più centrale nel valutare scelte di investimento. I dati più attuali (Morningstar, SPIVA 2025) mostrano che la maggioranza dei fondi attivi, nel medio-lungo periodo, non riesce a superare il proprio benchmark di mercato. Le differenze tra i due approcci si riassumono così:

Gestione Attiva

Gestione Passiva (ETF/Fondi indicizzati)

Selezione discrezionale dei titoli

Replica fedele di un indice

Costi di gestione più elevati (anche >1% annuo)

Costi molto contenuti (0,1%-0,3%)

Obiettivo di battere il mercato

Rendimento allineato all'indice

Risultati molto variabili tra prodotti

Stabilità e trasparenza nei risultati

La principale criticità dei fondi attivi, secondo gli studi, è la difficoltà a giustificare costi aggiuntivi con risultati superiori al netto delle commissioni. Gli ETF e i fondi passivi, invece, offrono maggiore prevedibilità e molti casi sono preferiti dagli investitori più attenti all'efficienza. Tuttavia, vi sono nicchie di mercato dove la gestione attiva, se ben selezionata, può ancora fornire valore aggiunto (ad esempio in aree poco coperte dagli indici).

Errori degli investitori nel selezionare i fondi e come evitarli

L'esperienza mostra che diversi comportamenti ricorrenti portano gli investitori a scelte penalizzanti. Gli sbagli più tipici sono:

  • Valutare solo la performance a 1 anno, senza guardare la storia pluriennale
  • Ignorare l'incidenza delle commissioni (gestione, ingresso, performance)
  • Confondere la diversificazione con la semplice moltiplicazione di prodotti simili
  • Non confrontare il fondo con il benchmark corretto
  • Sottovalutare il rischio reale assunto per ottenere certi rendimenti
Per migliorare il processo di selezione, è utile impostare una checklist personale che preveda la verifica dei costi, del rischio, della trasparenza del gestore e la coerenza tra il fondo e gli obiettivi finanziari. Infine, un controllo oggettivo tramite piattaforme indipendenti e un confronto con le informazioni regolamentari riduce il rischio di scelte emotive o influenzate dalle mode.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...