L'Istat certifica +246mila occupati e tasso record al 63,4%, ma dietro i numeri emergono due paradossi: over 50 più occupati ma precari e poveri, giovani 20-30enni ancora esclusi dal mercato.
L'Istat ha diffuso l'11 settembre 2026 i dati sul mercato del lavoro relativi al secondo trimestre 2026, restituendo un quadro che a prima vista appare decisamente positivo Gli occupati crescono, la disoccupazione scende, l'occupazione tocca livelli record Ma dietro questi numeri incoraggianti si nascondono due paradossi che meritano di essere analizzati con attenzione, entrambi legati all'età di chi lavora e a come cambia la qualità dell'occupazione italiana
Partendo dal quadro generale, gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni 447mila, con un incremento di 246mila unità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari a una crescita dell'1% Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è salito al 63,4%, guadagnando 0,7 punti percentuali in un solo anno
Parallelamente, le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 167mila unità, portando il tasso di disoccupazione al 5,9%, in calo di 0,7 punti Anche il tasso di inattività scende, attestandosi al 32,5%, con una riduzione di 0,3 punti Guardando invece al confronto con il trimestre precedente, al netto degli effetti stagionali, gli occupati salgono a 24 milioni 363mila, con un aumento congiunturale di 155mila unità
Un dato interessante riguarda la composizione di questa crescita La crescita ha riguardato sia i dipendenti a tempo indeterminato, aumentati di 120mila unità, sia quelli a termine, saliti di 18mila unità, sia i lavoratori indipendenti, cresciuti di 17mila unità Nel confronto su base annua, la crescita degli indipendenti risulta particolarmente marcata, con un incremento del 2,4%, mentre i contratti a termine mostrano invece un calo dell'1,2%
È qui che emerge il primo elemento di riflessione più approfondita Se si guarda a quale fascia d'età stia trainando davvero questa crescita occupazionale, emerge con chiarezza come siano soprattutto gli over 50 a beneficiare dell'aumento dei posti di lavoro, insieme agli uomini e ai lavoratori tra i 25 e i 34 anni
Il paradosso, tuttavia, è che questa crescita numerica per gli over 50 non si traduce automaticamente in una maggiore qualità del lavoro svolto Diverse analisi condotte parallelamente ai dati Istat evidenziano infatti come il lavoro per questa fascia d'età stia diventando progressivamente più povero, caratterizzato da condizioni contrattuali meno solide e da retribuzioni che faticano a tenere il passo con il costo della vita
Un elemento che aiuta a comprendere questo fenomeno riguarda la composizione stessa della crescita occupazionale complessiva Se da un lato aumentano i contratti a tempo indeterminato, dall'altro cresce in modo ancora più marcato la componente degli autonomi, categoria che spesso, soprattutto per i lavoratori più maturi rientrati nel mercato dopo periodi di disoccupazione o inattività, può nascondere situazioni di lavoro parasubordinato con tutele più limitate rispetto al lavoro dipendente tradizionale
Il risultato è quindi un mercato del lavoro che, per la fascia degli over 50, mostra sì più occupazione, ma spesso a condizioni economiche e contrattuali meno favorevoli rispetto al passato, un fenomeno che rischia di tradursi in un progressivo impoverimento reale, anche a fronte di un dato occupazionale in apparenza confortante
Il secondo paradosso riguarda invece l'altro estremo anagrafico della forza lavoro, quello dei più giovani, in particolare la fascia tra i 20 e i 30 anni Mentre gli over 50 continuano ad accumulare occupazione, seppur di qualità discutibile, i giovani mostrano invece un ritardo strutturale nell'ingresso nel mercato del lavoro
I dati destagionalizzati confermano questa tendenza, mostrando un calo occupazionale proprio nelle fasce più giovani, in particolare tra i 15 e i 24 anni, categoria che nei mesi precedenti aveva già mostrato segnali di fragilità, con un tasso di disoccupazione giovanile che in alcune rilevazioni mensili del 2026 ha toccato punte del 18,4%
Questo ritardo strutturale non riguarda soltanto la difficoltà di trovare un primo impiego, ma investe anche la qualità dei contratti offerti a chi riesce comunque a entrare nel mondo del lavoro Diverse analisi sottolineano come, nonostante la crescita complessiva dei contratti a tempo indeterminato nel mercato italiano, la Generazione Z resti in larga parte esclusa da questo tipo di stabilizzazione contrattuale, continuando a essere sovrarappresentata tra i contratti a termine o tra le forme di lavoro più precarie
I due fenomeni, apparentemente distinti, risultano in realtà strettamente collegati tra loro Un mercato del lavoro in cui gli over 50 restano più a lungo occupati, anche a fronte di condizioni contrattuali più fragili rispetto al passato, lascia oggettivamente meno spazio al ricambio generazionale naturale che tradizionalmente accompagnava il turnover occupazionale
Questo meccanismo contribuisce a spiegare perché, nonostante il tasso di occupazione complessivo raggiunga livelli record, la percezione diffusa tra le nuove generazioni resti quella di un mercato del lavoro poco accogliente, in cui risulta sempre più difficile trovare non solo un primo impiego, ma soprattutto un impiego stabile e dignitoso, capace di garantire una reale autonomia economica e progettualità di vita
Accanto ai due paradossi generazionali, i dati Istat continuano a evidenziare anche un persistente divario territoriale tra Nord e Mezzogiorno Se da un lato si registrano segnali incoraggianti sul fronte dell'export nelle regioni meridionali, dall'altro il divario occupazionale tra le due macroaree del Paese resta ancora ampio, confermando come la crescita occupazionale complessiva non riesca a colmare in modo omogeneo le disparità territoriali storiche del mercato del lavoro italiano
Va detto che il Governo non è rimasto inerte di fronte a queste dinamiche Nel corso del 2026 sono state introdotte diverse misure pensate per sostenere occupazione e salari, tra cui agevolazioni fiscali per i rinnovi contrattuali, una tassazione ridotta per i premi di produttività, aliquote agevolate per alcune maggiorazioni retributive legate a turni notturni e festivi, oltre a un innalzamento della soglia di esenzione fiscale sui buoni pasto elettronici
Sul fronte specifico delle assunzioni, sono stati inoltre prorogati strumenti come il Bonus donne, valido fino al 31 dicembre, e i bonus dedicati a giovani e alle Zone economiche speciali, entrambi legati al principio dell'incremento occupazionale netto
Resta però un nodo di fondo che molti osservatori continuano a sottolineare, gli incentivi economici aiutano certamente a muovere il mercato del lavoro nel breve periodo, ma da soli non risolvono la questione più profonda legata alla qualità complessiva dell'occupazione generata, né riescono a invertire in modo strutturale la tendenza al ritardo nell'ingresso lavorativo delle nuove generazioni
In conclusione, se si guarda al dato aggregato diffuso dall'Istat, il quadro complessivo del mercato del lavoro italiano nel secondo trimestre 2026 appare senza dubbio positivo, con occupazione in crescita e disoccupazione in calo su tutti i principali indicatori Tuttavia, scomponendo questo dato per fasce d'età, emergono con chiarezza due paradossi distinti ma collegati, da un lato gli over 50, sempre più numerosi tra gli occupati ma spesso alle prese con condizioni lavorative più fragili e retribuzioni insufficienti, dall'altro i giovani tra i 20 e i 30 anni, che continuano a scontare un ritardo strutturale nell'accesso al mercato del lavoro, sia in termini quantitativi sia, quando riescono a entrarvi, in termini di qualità e stabilità contrattuale
Un Paese che rischia quindi di ritrovarsi, come sottolineato da diverse analisi condotte parallelamente ai dati ufficiali, con più occupazione apparente ma con una minore mobilità sociale reale, un equilibrio che, se non affrontato con politiche più strutturali rispetto ai soli incentivi temporanei, potrebbe consolidarsi ulteriormente nei prossimi trimestri, proprio mentre il peso demografico della popolazione italiana continua a spostarsi sempre più verso le età più avanzate
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...