I consultori familiari pubblici italiani affrontano una crisi profonda: chiusure, tagli ai servizi, carenze di personale e disparità sul territorio mettono a rischio il loro ruolo nel sistema sanitario nazionale
Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo ridimensionamento dei consultori pubblici, servizi che per decenni hanno rappresentato la risposta territoriale ai bisogni di salute della popolazione, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dell’assistenza alla maternità, della tutela della salute riproduttiva e relazionale. L’attuale situazione, segnata da chiusura o drastica riduzione dei servizi in molte province italiane, ha riacceso il dibattito sulla tenuta del modello di sanità territoriale proposto dalla legge istitutiva n. 405 del 1975 e sul senso stesso della rete consultoriale all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
I consultori hanno svolto per cinquanta anni un ruolo determinante nell’assistenza sociosanitaria di prossimità, offrendo consulenza psicologica, tutela della salute della donna, prevenzione della violenza di genere, supporto alla contraccezione e accompagnamento nei processi educativi e familiari. Oggi, tuttavia, la crisi della loro presenza e delle loro competenze rischia di tradursi in un indebolimento della sanità pubblica e in una perdita di equità di accesso a servizi essenziali per fasce vulnerabili della società.
La legge n. 405/75, frutto di fermenti sociali e delle mobilitazioni dei movimenti femministi, introdusse per la prima volta uno spazio pubblico dedicato alla salute della donna, della coppia e della famiglia. Tali presidi nacquero con l’obiettivo di fornire gratuitamente informazioni, consulenze e assistenza su sessualità, maternità consapevole e procreazione responsabile, ispirandosi a un modello avanzato di welfare di prossimità che valorizzava l’interdisciplinarità tra figure sanitarie e sociali.
Negli anni, la rete consultoriale ha ampliato le proprie competenze:
Tuttavia, nonostante i successi raggiunti, le criticità sono emerse progressivamente a causa di sottofinanziamento cronico, carenza di personale sia sanitario che sociale, e l’erosione della presa in carico integrata. In molte realtà si è progressivamente persa la collaborazione tra team multidisciplinari, con la conseguenza di una riduzione dell’efficacia dei servizi e un aumento del ricorso alle strutture private da parte degli utenti più abbienti.
I dati più aggiornati mostrano una situazione allarmante per i consultori pubblici. Nel 2021 risultavano attivi soltanto 1.871 consultori su tutto il territorio nazionale, con un decremento di oltre mille unità rispetto allo standard previsto (2.949, uno ogni 20.000 abitanti, secondo la legge). Solo Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Umbria soddisfano i parametri minimi legislativi, mentre in altre regioni si arriva anche a un solo consultorio per 66.000 abitanti, come in Lombardia.
Le ragioni di questo arretramento sono molteplici:
La conseguenza più evidente è il rischio di perdita di fiducia nell’efficacia del servizio pubblico e l’ulteriore allargamento della forbice tra chi può accedere a servizi privati e chi non è in grado di sostenere costi aggiuntivi.
Mentre una parte d’Italia vive una marcata crisi dei servizi consultoriali, alcune regioni e città si distinguono per efficienza e innovazione. In Emilia-Romagna, la diffusione capillare dei consultori e la loro presenza in tutti i distretti sanitari garantiscono percorsi personalizzati, integrazione tra professionisti e continuo monitoraggio dei bisogni emergenti. L’approccio multidisciplinare resta un pilastro operativo, con l’attivazione di spazi mirati per adolescenti e immigrate.
La Toscana rappresenta un esempio positivo collegato anche a scelte normative regionali. La gratuità dei metodi contraccettivi, introdotta nel 2018 per giovani e fasce fragili, ha consentito un abbattimento delle barriere di accesso e con essa una riduzione del 17% del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza dal 2019 al 2024. In questa regione l’incidenza di obiezione di coscienza è inferiore rispetto alla media nazionale, e la quota di IVG farmacologiche supera costantemente il 66%, con percentuali ancora più alte in alcuni presidi.
Milano si segnala per la crescita delle prestazioni e per la capacità di risposta personalizzata ai bisogni familiari e relazionali. Si contano oltre 51.000 prestazioni nei sette consultori ASST Fatebenefratelli Sacco, con risultati concreti in termini di prevenzione, supporto alle neomamme (tramite home visiting post-partum), percorsi nascita e attività nelle scuole. Le attività psicosociali e di tutela minorile sono anch’esse in espansione, a testimonianza di un modello consultoriale dinamico e reattivo alle sfide sociali contemporanee.
Di fronte alla situazione attuale, professionisti sanitari, sindacati e associazioni di settore avanzano proposte precise per il rilancio della rete consultoriale:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...