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La maggior parte dei giocattoli venduti in Italia viene dalla Cina, anche i grandi marchi: i controlli che mancano e i rischi

di Chiara Compagnucci pubblicato il

La presenza di giocattoli importati dalla Cina domina il mercato italiano, coinvolgendo anche i brand più famosi. Il controllo sulle importazioni è carente.

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Oltre l'80% dei giocattoli circolanti nel mercato europeo ha origine cinese: un dato che fotografa l'attuale scenario della filiera dei prodotti ludici destinati all'infanzia e agli adulti. Si tratta di un fenomeno trasversale che coinvolge non solo acquisti a basso costo su marketplace, ma anche le forniture dei principali marchi internazionali e locali. Le dinamiche dell'approvvigionamento globale e l'elevato livello di specializzazione delle fabbriche asiatiche hanno reso la Cina il punto di riferimento non solo per produttori generici, ma anche per brand storici. Questa realtà introduce aspetti di controllo, sicurezza e responsabilità che investono tutta la catena dell'importazione giocattoli cinesi in Italia, dalle dogane fino alle strategie di tutela dei consumatori.

Anche Lego, Mattel e Hasbro producono in Cina

Meno conosciuto dal grande pubblico è il fatto che marchi come Lego, Mattel e Hasbro, pur riconoscibili per la loro storia e reputazione, affidano parte importante della produzione alla Cina. Lego gestisce sei stabilimenti mondiali, di cui uno situato in territorio cinese, tappa chiave per i mattoncini destinati all'Europa e non solo. La stessa Mattel, che controlla brand iconici come Barbie o Hot Wheels, produce in Asia tramite un ampio sistema di fornitori e subappaltatori. Anche Hasbro, titolare di licenze globali come Nerf, Monopoly e Fisher-Price (con il celebre trenino Thomas), si affida a impianti produttivi cinesi, spesso in partenariato con società locali.

In questa catena, l'organizzazione della subfornitura cinese raggiunge livelli di enorme complessità:

  • Imprese con migliaia di dipendenti e filiere integrate
  • Appaltatori per la plastica, l'assemblaggio elettronico o il confezionamento
  • Controlli qualità centralizzati solo parzialmente dal brand occidentale
I marchi storici cercano di imporre standard di sicurezza e conformità elevati, ma un controllo costante su ogni livello della filiera risulta spesso impossibile, specie per prodotti che coinvolgono centinaia di componenti o fornitori secondari. Questo genera nuovi rischi: un singolo anello debole può compromettere la sicurezza dell'intero lotto destinato ai mercati UE e Italia. La scelta della produzione in Estremo Oriente resta quindi una sfida sulla tenuta delle certificazioni e sulla gestione dei rischi legati all'approvvigionamento internazionale.

Giochi Preziosi: il marchio italiano ora in mani cinesi

Il caso Giochi Preziosi rappresenta un'ulteriore evoluzione dell'intreccio italo-cinese nei giochi. Il marchio, nato in Italia negli anni ‘80 e celebre per prodotti come Gormiti, Cicciobello e Winx, ha registrato negli ultimi anni l'ingresso di investitori cinesi nel capitale, segnando il superamento della tradizionale etichetta made in Italy anche in una delle realtà più rappresentative del settore nazionale.

Pur mantenendo la creatività e lo sviluppo prodotto sul territorio italiano, la proprietà cinese consente un accesso facilitato a fornitori, know-how e reti distributive in Asia, ridefinendo le regole del mercato. Questo nuovo assetto evidenzia come la filiera della produzione ludica italiana sia ormai intrinsecamente legata al sistema industriale asiatico e alle sue logiche di scala.

Il risultato è che, anche per marchi percepiti ancora come domestici dal pubblico, una parte consistente della produzione e della logistica si svolge in Cina, confermando il trend già visto per i grandi player multinazionali. L'effetto si traduce in una difficile tracciabilità totale delle lavorazioni e dei materiali, un tema centrale nelle attuali attenzioni di regolatori, associazioni dei consumatori e operatori di filiera.

I controlli doganali non reggono il volume delle importazioni

La costante crescita del flusso di giocattoli provenienti dalla Cina mette a dura prova la capacità effettiva dei controlli doganali italiani ed europei. Negli ultimi anni si è assistito a una aumento esponenziale delle micro-spedizioni, complice la diffusione dell'e-commerce e la politica di invii di piccoli lotti sotto soglia doganale. L'autorità doganale si trova spesso a dover monitorare:

  • Container con migliaia di articoli misti
  • Ordini frazionati spediti da diversi esportatori agli acquirenti finali
  • Partite destinate a marketplace o negozi fisici, che sfuggono ai controlli a campione
I controlli di conformità CE dovrebbero assicurare che ogni giocattolo rispetti normative quali la Direttiva 2009/48/CE e le norme EN 71, articolate su decine di parametri tra cui sicurezza meccanica, chimica ed elettrica. Tuttavia, la quantità di prodotti in transito supera di gran lunga la capacità di ispezione fisica dei lotti. Ciò comporta che:
  • Le autorità si affidano prevalentemente a controlli documentali e campionamenti
  • La responsabilità sulla regolarità del prodotto ricade sull'importatore o sul distributore
  • Il rischio di ingresso di articoli non conformi o addirittura pericolosi resta elevato
Le organizzazioni di categoria e le associazioni dei consumatori sottolineano che la presenza di prodotti contraffatti o illegali si aggira attorno al 12% del mercato. Operazioni come Natale sicuro, condotte annualmente dalla Guardia di Finanza, documentano il sequestro di milioni di articoli fuori norma. In parallelo, il problema delle spedizioni multiple e della varietà delle tipologie di giocattolo complica ulteriormente l'attività di verifica e fa emergere nuove zone grigie dove la tracciabilità dei fornitori e delle certificazioni risulta debole.

Le sostanze chimiche restano il rischio principale

Negli ultimi report di Safety Gate (2025), l'allerta sui rischi chimici nei giocattoli è tornata centrale. I dati evidenziano che questa categoria rappresenta la seconda tipologia più segnalata in Europa, con il 53% delle notifiche riguardanti la presenza di sostanze vietate o pericolose.

I principali rischi coinvolgono:

  • Ftalati: usati per rendere flessibili le plastiche, possono causare danni al fegato, ai reni e al sistema riproduttivo se presenti sopra la soglia legale (0,1%).
  • Piombo e cadmio: metalli pesanti individuati spesso in vernici o componenti elettrici, tossici per bambini se ingeriti o inalati.
  • Antimonio e cromo VI: impiegati in vernici o leghe, tossici e potenzialmente cancerogeni secondo le direttive UE.
La casistica delle notifiche riguarda sia prodotti economici distribuiti nei mercati e online, sia giocattoli di brand globali prodotti in filiere troppo estese. Spesso la presenza di sostanze fuori norma viene scoperta solo dopo verifiche su campioni specifici, post-importazione.

Per i consumatori, riconoscere la regolarità di un prodotto resta difficile: non tutti i giocattoli con il marchio CE, infatti, sono realmente conformi, soprattutto quando provengono da fornitori che simulano l'etichettatura europea con China Export, graficamente simile. Questo elemento rappresenta una delle maggiori insidie per la salute dei bambini in Italia e nell'UE.

I rischi associati alle sostanze chimiche evidenziano l'importanza di controlli laboratoristici indipendenti e il consolidamento della cultura della sicurezza su tutta la catena, anche per operatori e genitori che acquistano nei periodi di massima vendita.

Il nuovo regolamento UE: verso il passaporto digitale

Per migliorare la sicurezza e la tracciabilità degli articoli ludici importati, la risposta normativa europea si sta rinnovando con strumenti come il passaporto digitale del prodotto. La riforma mira a rafforzare la trasparenza sui materiali, sull'origine reale e sulle certificazioni di sicurezza effettivamente applicate a ogni singolo articolo. Il nuovo quadro regolatorio introduce:

  • Obbligo di etichettatura digitale per tracciarne provenienza e caratteristiche chimiche
  • Controlli doganali più mirati e informatizzati sulla base dei dati inseriti nel passaporto
  • Sistemi di allerta rapida e interoperabilità tra le autorità degli Stati membri UE
L'obiettivo è rendere impossibile la commercializzazione di prodotti privi di documentazione certificata, facilitando allo stesso tempo le azioni di richiamo o blocco in caso di allerta. Le nuove soluzioni digitali permetteranno lo scambio immediato delle informazioni tra dogane, importatori e retailer, proteggendo maggiormente i consumatori finali.

Questa evoluzione normativa intende colmare i vuoti di controllo emersi negli anni precedenti e valorizzare un modello di filiera trasparente dalla produzione all'acquisto, anche in ottica di rispetto della concorrenza tra operatori e della responsabilità sociale delle imprese.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...