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Mossa del canguro per evitare la multa dell'autovelox: perché non serve e mette solo a rischio

di Alberto Pelletti pubblicato il

La “mossa del canguro” per sfuggire agli autovelox non evita le sanzioni: frenate tardive, Tutor, segnaletica e controlli coordinati rendono il trucco inutile e rischioso, anche per la sicurezza.

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Gli automobilisti che vedono un autovelox possono frenare all’improvviso, rientrare nel limite proprio mentre attraversano il punto di rilevazione e poi accelerare di nuovo. È la cosiddetta “mossa del canguro”. L’obiettivo è evitare una multa, ma il risultato può essere una sequenza pericolosa, concentrata in pochi secondi, che non mette davvero al riparo dall’accertamento. Il limite di velocità, del resto, non si applica soltanto davanti alla telecamera: resta valido per tutto il tratto indicato dalla segnaletica.

La condotta viene descritta come sempre più visibile nel traffico quotidiano, soprattutto sulle strade percorse abitualmente. Qui la posizione degli apparecchi fissi tende a essere memorizzata da chi passa ogni giorno. Nei materiali considerati, però, non compare una statistica nazionale della Polizia stradale né un conteggio degli enti locali capace di misurare l’aumento del fenomeno. Il dato verificabile è il meccanismo: frenata a ridosso della postazione, passaggio davanti al rilevatore e nuova accelerazione.

Che cos’è la mossa del canguro

Il nome descrive bene l’andatura a scatti. Il conducente procede oltre il limite, riconosce il cartello che annuncia il controllo oppure individua l’apparecchio, lascia l’acceleratore e, in alcuni casi, preme con decisione il freno. Una volta superato l’autovelox, torna alla velocità di prima. Il rispetto della soglia resta così confinato ai pochi metri nei quali si presume che avvenga la misurazione.

La sequenza può diventare quasi automatica. Il cartello di preavviso viene collegato alla necessità di rallentare e il controllo del tachimetro arriva quando la postazione è già vicina. Se il veicolo viaggia molto rapidamente, il tempo disponibile per correggere l’andatura è breve. Chi segue può trovarsi davanti a una riduzione improvvisa della velocità; subito dopo, una ripartenza energica crea un’altra differenza rispetto agli altri mezzi.

La segnalazione dell’autovelox dovrebbe indurre a guidare con prudenza prima del punto controllato. Usarla come un segnale che autorizza a frenare soltanto all’ultimo istante produce l’effetto contrario. L’attenzione si sposta sull’apparecchio e sulla possibilità di evitare la multa, mentre strada, traffico e condizioni dell’asfalto passano in secondo piano.

Perché una frenata non mette al riparo

Un autovelox puntuale rileva la velocità del veicolo in un momento e in una posizione previsti dal sistema. Rientrare sotto la soglia proprio allora può evitare, in alcuni casi, l’attivazione collegata a quel passaggio. Non cancella, però, eventuali altre violazioni e non rende lecita la velocità mantenuta prima dell’apparecchio.

Il conducente, poi, non conosce necessariamente il punto esatto nel quale avviene la misurazione. Rallentare davanti alla postazione visibile non significa aver escluso ogni possibile area di rilevazione. La telecamera può acquisire gli elementi necessari a identificare il mezzo, compresa la targa, e collegare così l’eventuale accertamento al veicolo.

La presenza di un dispositivo non giustifica una guida concentrata soltanto sulla multa. Una manovra improvvisa può provocare un tamponamento o una perdita di controllo, con conseguenze più gravi di una sanzione amministrativa.

La dinamica si capisce facilmente con un esempio. Un’auto arriva a velocità sostenuta, vede il preavviso, frena in pochi secondi e passa davanti al rilevatore rispettando il limite. Il veicolo che la segue deve reagire alla brusca diminuzione dell’andatura. Se la distanza di sicurezza è ridotta, il margine per frenare si assottiglia ancora.

Superata la postazione, la prima auto accelera. Il traffico deve quindi assorbire una seconda variazione proprio quando l’attenzione del conducente può essere ancora rivolta allo specchietto o al tachimetro. Basta poco perché la situazione diventi difficile da gestire.

Il pericolo aumenta con la pioggia, il fondo scivoloso e la visibilità scarsa. Curve, motocicli e mezzi pesanti rendono la manovra ancora meno prevedibile. Non è necessario che si verifichi un incidente perché la condotta sia rischiosa: una frenata non necessaria aumenta già la probabilità che chi viaggia dietro reagisca in ritardo. Anche consumi e usura possono crescere, perché freni e acceleratore vengono usati più del necessario.

Autovelox puntuale e Tutor: che cosa cambia

Autovelox puntuale e Tutor controllano la velocità con modalità diverse. Il primo è legato a un passaggio determinato; il secondo confronta i transiti tra due punti e calcola la velocità media su una tratta. Una frenata di pochi secondi davanti alla telecamera, quindi, non risolve il problema se il veicolo ha percorso troppo rapidamente il resto del segmento controllato.

Nel caso della velocità media, l’andatura deve restare entro il limite per l’intera tratta. Rallentare soltanto vicino al primo punto o a quello finale modifica la velocità per una porzione ridotta del percorso e può non abbassare abbastanza il risultato complessivo. Anche tornare ad accelerare dopo il rallentamento può incidere negativamente sulla media.

Questi sistemi riducono il vantaggio che qualcuno cerca di ottenere memorizzando la posizione delle postazioni. Il rilevamento riguarda un tratto, non un singolo istante, e la strategia di adeguare la velocità solo in prossimità dell’apparecchio diventa meno efficace.

Non tutti gli apparecchi, però, svolgono la funzione del Tutor. La modalità di accertamento dipende dal dispositivo installato, dalla segnaletica e dalle condizioni previste per il controllo. La regola pratica non cambia: il limite va rispettato lungo la strada interessata, sia che la rilevazione riguardi un punto preciso, sia che riguardi la velocità media.

Frenare bruscamente può creare un altro illecito

Una frenata improvvisa non è una tecnica neutra. Chi guida deve mantenere il controllo del veicolo e comportarsi in modo da non mettere in pericolo gli altri utenti della strada. Se la manovra provoca un sinistro, entrano in gioco le responsabilità legate alla dinamica dell’incidente, ai danni e alle lesioni, oltre alla sanzione relativa all’eventuale eccesso di velocità.

Nei testi di partenza non è disponibile un dato nazionale che separi i tamponamenti riconducibili in modo specifico alla “mossa del canguro” dagli altri incidenti stradali. La distinzione non è secondaria: attribuire ogni frenata vicino a un autovelox a un sinistro sarebbe un’affermazione priva di una rilevazione dedicata. Il rischio fisico della variazione improvvisa resta comunque evidente, soprattutto quando la distanza tra i veicoli è già ridotta.

Chi accelera appena oltrepassato il controllo può tornare sopra il limite pochi metri più avanti. In questo caso la manovra non ha cambiato lo stile di guida: ha soltanto spostato il momento della violazione. Il possibile risparmio sulla multa viene inseguito aumentando il margine di errore nel traffico.

Segnaletica e controlli coordinati

Gli autovelox sono normalmente annunciati da cartelli o da segnalazioni previste per rendere riconoscibile il controllo. Preavviso e visibilità della postazione non trasformano il limite in una soglia da rispettare per pochi metri. Servono a informare chi guida e a favorire un comportamento prudente, non a indicare quando frenare esattamente e quando ricominciare ad accelerare.

Le amministrazioni possono scegliere sistemi capaci di controllare tratti più ampi, come il Tutor. Il motivo è anche pratico: un semplice rallentamento presso un apparecchio puntuale può incidere poco sul comportamento complessivo del conducente. L’accertamento può dipendere dal coordinamento tra rilevatori, dalla lettura delle targhe e dal confronto dei passaggi. La tecnica del “salto”, dunque, non costituisce una soluzione affidabile.

La segnaletica va letta insieme al limite vigente, al meteo e al flusso del traffico. La soglia prevista dalla legge non coincide sempre con la velocità più prudente. In presenza di ostacoli, lavori, visibilità ridotta o carreggiata bagnata può essere necessario rallentare ulteriormente, senza aspettare il cartello dell’autovelox.

Perché è inutile: verso la sostituzione dei vecchi dispositivi

Proprio la crescente diffusione della mossa del canguro sta spingendo diversi Comuni e gestori stradali a rivedere la propria strategia di controllo, sostituendo progressivamente gli apparecchi puntuali con sistemi capaci di monitorare tratti più estesi. Questa evoluzione tecnologica non nasce soltanto dall'esigenza di scoraggiare comportamenti elusivi, ma risponde anche all'obiettivo originario dei controlli di velocità, ovvero garantire una guida sicura lungo l'intero percorso e non soltanto nei pressi di un singolo rilevatore. Con il Tutor, la logica del controllo cambia radicalmente: non conta più superare indenni un punto preciso della strada, ma mantenere un comportamento coerente lungo tutto il tratto monitorato.

Rispettare il limite per tutto il tratto elimina alla radice la necessità di una frenata dell’ultimo momento. Un’andatura regolare lascia più spazio per reagire e riduce le differenze di velocità tra i veicoli. Anche il passaggio davanti al controllo diventa più semplice, senza spostamenti improvvisi del piede tra freno e acceleratore.

Il quadro complessivo che emerge racconta quindi una tecnica in fase di rapido superamento. Se fino a qualche tempo fa la mossa del canguro poteva effettivamente garantire di evitare la sanzione nei punti controllati da autovelox tradizionali, la diffusione dei sistemi di controllo della velocità media sta progressivamente riducendo i contesti in cui questa manovra risulta davvero efficace.

l paradosso è che, proprio mentre il trucco diventa sempre più popolare e riconoscibile tra gli automobilisti, la tecnologia installata sulle strade italiane lo sta rendendo sempre più inutile, lasciando a chi continua a praticarlo soprattutto i rischi di un comportamento di guida irregolare, senza il beneficio che si pensava di ottenere.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...