Sebbene il 70% degli italiani si dichiari ligio al Codice della strada, i dati rivelano una realtà ben diversa fatta di infrazioni, comportamenti a rischio e scarsa consapevolezza delle regole.
Gli italiani rispettano davvero il Codice della strada oppure sono molto più indulgenti quando giudicano se stessi? La risposta più corretta parte da una precisazione: non c'è una sola indagine che dica, con questa formulazione esatta, che il 70% degli italiani sia convinto di osservare tutte le regole. Quel 70%, spesso ripreso nei titoli, nasce anche da una lettura rovesciata di un sondaggio Ipsos del 2021: in quella ricerca il 70% dei conducenti italiani riconosceva di non rispettare sempre le norme.
Sentirsi esperti, attenti o prudenti non equivale a rispettare ogni limite, usare sempre le frecce, tenere la distanza, allacciare le cinture posteriori e lasciare lo smartphone fuori dalla guida. Ed è proprio tra l'identità che il conducente si attribuisce e i suoi gesti abituali che si apre la distanza dal Codice della Strada raccontata dai dati.
La quinta ricerca ANAS sugli stili di guida, affidata a Global Research, ha combinato oltre 4.000 interviste con 5.000 osservazioni dirette su dodici strade della rete ANAS. Il valore del lavoro sta proprio nel doppio sguardo: ciò che le persone dicono e ciò che si vede sulla strada:
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Indicatore |
Dato |
Che cosa suggerisce |
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Conducenti che si considerano esperti |
62,3% |
L'autovalutazione resta alta |
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Voto medio dato alla propria guida |
7,8 su 10 |
Pochi si collocano tra i guidatori deboli |
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Italiani che nel 2025 si definivano attenti |
80% |
L'immagine personale è positiva |
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Uso corretto del telefono tramite assistente vocale o Bluetooth |
41,9% |
Meno della metà adotta la modalità indicata dalla ricerca |
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Conducenti che non usano mai il telefono mentre guidano |
34,5% |
Quasi due su tre ammettono almeno qualche uso |
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Italiani che usano smartphone o impostano il navigatore alla guida |
78% |
La distrazione digitale è ordinaria |
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Italiani che telefonano mentre guidano |
71% |
La chiamata è percepita come più innocua di quanto sia |
La discrepanza appare ancora più netta quando gli intervistati danno un voto a se stessi e agli altri. Nella ricerca ANAS, per l'uso degli indicatori di direzione il voto personale è 8,5, quello assegnato agli altri 5,4. Sul rispetto dei limiti si passa da 7,8 per sé a 4,9 per gli altri; sul mancato uso del cellulare da 7,8 a 4,8; sulle cinture da 7,9 a 5,4.
Tutti vedono l'automobilista che taglia la corsia senza freccia, corre o guarda lo schermo. Molti faticano a riconoscere la stessa infrazione quando sono loro a compierla solo per un attimo, su una strada vuota o perché conoscono bene il percorso. È il meccanismo con cui un comportamento vietato viene riclassificato come eccezione ragionevole.
Il precedente Ipsos aiuta a capire l'equivoco. Nel 2021, su 12.400 intervistati in undici Paesi europei, il 70% dei conducenti italiani dichiarava di non rispettare sempre le regole. L'86% ammetteva di superare il limite di alcuni chilometri orari, il 50% di passare con il semaforo arancione o appena diventato rosso, il 48% di dimenticare la freccia, il 40% di non fermarsi allo stop e il 31% di sostare in doppia fila.
La stessa ricerca mostrava un paradosso quasi perfetto: il 97% si attribuiva almeno una qualità positiva alla guida, mentre solo il 16% riconosceva almeno un proprio difetto. Dunque il conducente può ammettere singole trasgressioni e continuare a considerarsi rispettoso nel complesso. Non mente per forza: usa una definizione personale di rispettare, nella quale le piccole deroghe non modificano il giudizio finale.
Il telefono è il banco di prova più chiaro. Il Barometro Ipsos-Fondazione VINCI Autoroutes del 2025 rilevava che il 78% degli italiani usa lo smartphone o imposta il navigatore mentre guida; il 71% telefona al volante e metà di questi lo fa con regolarità. Un quarto scrive messaggi, contenuti social o e-mail; l'8% ammette perfino di guardare video o film.
Non tutte queste azioni hanno lo stesso profilo giuridico: usare un sistema vivavoce senza impiegare le mani può rientrare nei comportamenti consentiti, mentre tenere o maneggiare il dispositivo durante la marcia ricade nel divieto dell'articolo 173 del Codice. Sul piano dell'attenzione, però, anche una conversazione o l'impostazione del navigatore può sottrarre risorse mentali alla guida.
L'indagine ANAS 2026 aggiunge un collegamento che merita attenzione. Il 7,9% degli intervistati dichiarava di avere avuto un incidente nei due anni precedenti; nel gruppo coinvolto in un sinistro, il 90,8% ammetteva di usare il telefono alla guida, contro il 65% del campione totale.
È un'associazione, non la prova che il cellulare abbia causato ogni incidente. Sarebbe scorretto trasformarla in un nesso automatico. Indica però che l'uso del dispositivo è molto più diffuso tra chi ha già sperimentato un sinistro.
Il telefono riceve molta attenzione pubblica, ma non è l'unico problema. Nel Barometro 2025 l'80% degli automobilisti italiani ammetteva di superare il limite di qualche chilometro orario e il 53% di non mantenere la distanza di sicurezza. Passare con l'arancione o il rosso appena scattato, attraversare una linea continua e parcheggiare in doppia fila restano condotte diffuse nelle diverse edizioni della ricerca.
La frase solo pochi chilometri in più nasconde un errore di prospettiva. Il limite non misura l'abilità individuale: tiene conto dello spazio di arresto, della visibilità, degli utenti vulnerabili e del margine per reagire a un imprevisto. Allo stesso modo, la distanza non serve quando tutto procede bene; serve quando il veicolo davanti frena e il conducente dietro ha bisogno di tempo per percepire, decidere e agire.
I dati Istat-ACI sugli incidenti del 2025 danno peso concreto a questi comportamenti. Distrazione, mancato rispetto della precedenza, velocità troppo elevata e manovre irregolari costituiscono insieme il 43,1% delle cause registrate.
Non significa che il restante 56,9% dipenda solo dalle strade o dai veicoli: le categorie statistiche sono numerose e uno stesso sinistro può avere una dinamica complessa. Significa che quattro errori quotidiani occupano la parte più ampia della graduatoria.
Nel 2025 l'Italia ha contato 177.207 incidenti stradali con lesioni, 237.822 feriti e 2.868 vittime. I morti sono scesi del 5,3% rispetto al 2024 e, per la prima volta dal 2020, sono tornati sotto quota 3.000. È un miglioramento reale, che non va sminuito. Nello stesso anno, però, gli incidenti sono cresciuti del 2,2% e i feriti dell'1,7%.
Anche il confronto europeo invita alla prudenza. Il tasso italiano è sceso a 48,7 morti per milione di abitanti, ma la media dell'Unione europea è 43. L'Italia si colloca al ventesimo posto nell'Ue per mortalità stradale.
Il costo sociale dei sinistri con lesioni supera i 18 miliardi di euro; includendo quelli con soli danni alle cose, la stima arriva a circa 22,6 miliardi.
Questi numeri non autorizzano a dire che ogni italiano guidi male. Mostrano che il calo delle vittime convive con una frequenza ancora altissima di incidenti e lesioni. Veicoli più sicuri, soccorsi, infrastrutture e protezioni possono ridurre le conseguenze di un urto; non cancellano la condotta che lo precede.
Nel bilancio 2025 la Polizia Stradale ha comunicato 423.328 pattuglie, oltre 2 milioni di persone controllate e 1.602.794 violazioni accertate. Le contestazioni per eccesso di velocità sono state 462.312; sono state ritirate 63.537 patenti e 41.788 carte di circolazione.
Sono cifre molto alte, ma non misurano la quota di italiani che viola il Codice. Dipendono dal numero di controlli, dai luoghi, dagli orari, dagli strumenti e dalle competenze dei vari corpi. Non comprendono ogni infrazione commessa nel Paese e non vanno sommate ai sondaggi. Servono a mostrare che le violazioni non appartengono soltanto alla percezione degli intervistati: una parte consistente arriva all'accertamento formale.
I dati Istat sulle sanzioni nei capoluoghi indicano poi che, dopo la sosta vietata, la velocità troppo elevata pesa per il 37% delle violazioni rilevate. Crescono le contestazioni per mancato uso delle cinture e dei sistemi di ritenuta dei bambini; restano alte quelle legate ai dispositivi usati in modo improprio durante la guida.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...