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La vecchia Citroen ritrovata dell'ingegnere che rese possibile il record di velocità di un'auto a 1.000 km/h

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di Dott. Stefano Gallo pubblicato il

Ritrovata dopo 38 anni in un fienile del Lincolnshire, una Citroën BX 16RS appartenuta a un ingegnere legato a un record di velocità racconta una storia insolita: dall’acquisto per la famiglia alla tecnologia di bordo, fino al mancato avviamento e al futuro incerto.

Nel Lincolnshire, una Citroën BX 16RS acquistata nuova nel 1983 è riemersa dopo essere rimasta ferma in un fienile dal 1988. Il contachilometri si era fermato a 47.450 miglia, circa 76 mila chilometri percorsi in cinque anni. Il proprietario, ingegnere della Royal Air Force, l’aveva parcheggiata pensando di conservarla per una delle figlie. Nello stesso 1983 aveva lavorato al progetto Thrust 2, l’auto a reazione che portò la velocità su terra oltre i 1.000 km/h.

Il ritrovamento è stato documentato dal giornalista e conduttore Jonny Smith per il programma automobilistico The Late Brake Show. Nel filmato, una berlina familiare francese coperta di polvere e segnata dal tempo si trova accanto alla storia di un prototipo progettato per inseguire il record mondiale. La BX è rimasta legata alla vita di una famiglia e al lavoro di un tecnico coinvolto in una delle imprese più note della velocità terrestre.

Il ritrovamento nel fienile del Lincolnshire

Quando si è aperta la porta del fienile, la Citroën era ancora nel punto in cui il proprietario l’aveva lasciata nel 1988. Per quasi 38 anni non aveva circolato. La lunga permanenza al chiuso aveva lasciato tracce: la carrozzeria mostrava corrosione, nell’abitacolo e su alcune parti meccaniche si notavano danni attribuiti ai roditori e una ruota mancava.

Sul lunotto era rimasto l’adesivo pubblicitario con lo slogan “BX loves driving, hates garages”, cioè “la BX ama guidare e odia le officine”. Dopo decenni senza muoversi, la frase suonava involontariamente ironica. Anche il contachilometri raccontava una parte della storia: 47.450 miglia, accumulate prima che l’auto venisse parcheggiata.

Per far uscire la vettura dal fienile, chi è intervenuto ha montato la ruota di scorta e gonfiato gli pneumatici. Poi la BX è stata trascinata all’aperto per la prima volta dopo tanti anni. Alla luce del giorno sono emerse meglio le sue condizioni: alcuni dettagli erano ancora presenti, ma l’auto aveva bisogno di un lavoro importante prima di poter tornare su strada.

Una BX comprata per la famiglia

Il proprietario aveva comprato la Citroën nuova nel 1983 e l’aveva guidata per circa cinque anni. La BX 16RS era una berlina familiare a cinque porte, pensata per gli spostamenti quotidiani. Il motore a benzina da 1,6 litri sviluppava 92 CV nella configurazione di quell’anno.

L’idea era di tenerla per una figlia, che avrebbe potuto usarla una volta presa la patente. Per questo il padre la conservò invece di venderla o sostituirla. Il progetto, però, non si concretizzò e la BX rimase nel fienile. L’ingegnere non la rimise più in circolazione; per la famiglia, l’acquisto e il successivo parcheggio sono rimasti momenti ben impressi. Col tempo, l’auto è diventata una capsula del tempo domestica.

La figlia è cresciuta ricordando la BX come l’auto di casa, anche se non era particolarmente entusiasta dei viaggi a bordo. La sospensione morbida e il movimento caratteristico potevano sembrare insoliti a chi sedeva dietro. Un ricordo familiare, legato ai tragitti di tutti i giorni, accanto alla storia più spettacolare del lavoro del padre sul record di velocità.

Dal motore a reazione alla berlina Citroën

L’ingegnere della Royal Air Force aveva partecipato al progetto Thrust 2, un’automobile a propulsione a reazione costruita per tentare il record mondiale di velocità su terra. Il 4 ottobre 1983, nel deserto di Black Rock, in Nevada, il pilota britannico Richard Noble guidò il veicolo nel tentativo di stabilire il primato. Durante una delle percorrenze Thrust 2 raggiunse una punta di 1.047,49 km/h.

Il record ufficiale fu di 1.019,47 km/h, calcolato come media delle due percorrenze di andata e ritorno sul tratto misurato. La punta di 1.047,49 km/h riguarda invece una singola corsa. Sono due valori diversi: il primo è il primato riconosciuto, il secondo la velocità massima raggiunta nel corso di una percorrenza.

La Citroën fu acquistata proprio nell’anno in cui Thrust 2 entrò nella storia della velocità. La BX era destinata alla vita quotidiana della famiglia e, in prospettiva, a una figlia che avrebbe imparato a guidare. Il progetto del padre puntava invece a spingere un veicolo a reazione oltre i mille chilometri orari. Due vicende molto diverse, unite dalla stessa persona e dallo stesso anno.

La BX era dotata di sospensioni idropneumatiche, una soluzione caratteristica delle Citroën. Il sistema utilizzava un circuito idraulico e sfere contenenti gas per sostenere la vettura e regolarne l’altezza. La funzione autolivellante manteneva la carrozzeria a un’altezza costante anche quando cambiava il carico.

Alla guida, questa tecnologia offriva un comportamento diverso da quello di molte berline coeve, con una marcia orientata al comfort. Oggi, dopo tanti anni di fermo, richiede controlli mirati: vanno esaminati il circuito idraulico, le tubazioni, gli elementi delle sospensioni e le guarnizioni. Per riportare la BX su strada occorre valutare l’auto nel suo insieme.

Il motore da 1,6 litri e 92 CV definiva la versione acquistata nel 1983. Le sue condizioni attuali dipendono però dallo stato dei singoli componenti. Il fienile l’ha tenuta lontana dal traffico e dagli incidenti stradali; umidità, ruggine e animali hanno comunque lasciato il segno.

Il tentativo di avviamento non riesce, il futuro della vettura e il suo valore

Durante il sopralluogo, Jonny Smith ha chiesto a uno specialista Citroën di esaminare il motore e provare a rimetterlo in funzione. Il tentativo è fallito: il propulsore non è ripartito. Dopo quasi quattro decenni di inattività, l’auto richiede quindi un intervento che coinvolge più della sola manutenzione ordinaria.

Prima di un eventuale ritorno su strada servono controlli approfonditi al motore e agli impianti, oltre a una valutazione della corrosione e dei danni provocati dai roditori. Anche la sospensione idropneumatica richiede competenze specifiche e un esame accurato. Il lavoro dipenderà dall’estensione dei danni e dalla disponibilità dei ricambi: l’uscita dal fienile è stata il primo passo, non la conclusione del recupero.

La prova ha mostrato le condizioni effettive della BX e la difficoltà di rimettere in moto una vettura ferma dal 1988. Il motore è rimasto spento, ma l’auto è tornata alla luce ed è stata esaminata da vicino. Da qui può cominciare un progetto di recupero, sulla base di ciò che sarà necessario riparare.

Il proprietario è morto alla fine del 2024 e la famiglia ha iniziato a decidere cosa fare della vettura rimasta nel fienile. La figlia spera che la BX trovi qualcuno disposto a occuparsene e a darle una seconda vita. Un’eventuale vendita o un restauro dovranno fare i conti con le condizioni dell’auto e con il lavoro richiesto.

La BX 16RS era un modello di produzione destinato all’uso comune, con un motore da 92 CV e soluzioni orientate al comfort. Il suo interesse oggi nasce anche dalla storia familiare che porta con sé. Le 47.450 miglia segnano il periodo in cui fu guidata; il parcheggio del 1988 ricorda il piano di conservarla per una figlia che avrebbe dovuto imparare a guidare proprio su quella vettura.

Il lavoro del padre su Thrust 2 aggiunge un legame con la storia della velocità terrestre. Il record del 1983 appartiene alla vicenda del veicolo a reazione, mentre la Citroën racconta la vita privata di uno degli uomini che contribuirono all’impresa. La BX arrugginita conserva così una traccia concreta: è rimasta nella stessa famiglia e nello stesso fienile, mentre il primato di Thrust 2 continuava a essere ricordato.

Il destino della vettura dipenderà dalle condizioni della meccanica e dalla possibilità di affrontare un recupero adeguato. Il suo ritrovamento ha riportato vicine due storie: quella di una familiare francese comprata nel 1983 e quella di un’impresa che portò un’auto a reazione oltre i 1.000 km/h. Nel mezzo c’è la vita quotidiana di un ingegnere, tra un’auto conservata per la famiglia e il lavoro su un record entrato nella storia.




Dott. Stefano Gallo

Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.

Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...