Tesla porta la sua guida autonoma sulle strade italiane: tra innovazione, limiti tecnologici, gestione del traffico e responsabilità del conducente, potenzialità e prospettive del Full Self-Driving.
Nelle ultime settimane abbiamo avuto l'opportunità di effettuare una prova diretta a bordo di una delle ultime berline elettriche di Tesla, sperimentando la guida autonoma in contesti reali sulle strade italiane. L'obiettivo della nostra prova non è stato solo quello di valutare la tecnologia alla base del sistema denominato Full Self-Driving (FSD) Supervised, ma capire come si comporti tra le complessità e le peculiarità del traffico nazionale: regolamentazione spesso variabile, segnaletica sfumata, vie strette e imprevedibilità costante.
L'esperienza - condivisa a fianco di un driver qualificato, pronto a intervenire secondo quanto indicato dall'attuale normativa - ci ha permesso di osservare i punti di forza, eventuali carenze e le prospettive concrete di questa tecnologia in Italia. Ci siamo mossi tra città, statali e tratti autostradali, focalizzandoci sull'efficacia nel cogliere il contesto locale e sulla sensazione di sicurezza offerta sia per i passeggeri che per gli altri utenti della strada. Le nostre impressioni e i riscontri oggettivi derivano da situazioni eterogenee - dal traffico congestionato di una metropoli fino alla viabilità più rilassata della provincia - con il preciso intento di fornire un resoconto trasparente e approfondito sulla reale esperienza di mobilità autonoma Tesla in Italia.
Il sistema FSD rappresenta uno dei più discussi e avanzati sviluppi nell'assistenza alla guida, poggiando interamente su un'architettura di telecamere perimetrali e algoritmi di intelligenza artificiale. La versione testabile nel nostro paese, supervisionata in modo continuo dall'essere umano al volante, consente all'auto di gestire autonomamente sterzo, accelerazione, frenata, rotonde, incroci e cambi di corsia. L'attivazione avviene semplicemente impostando la destinazione a bordo: da quel momento la vettura lavora in modo autonomo, pur chiedendo sempre al conducente di restare attento e pronto all'intervento. L'approccio Tesla differisce radicalmente da altre case automobilistiche poiché non utilizza né sensori LIDAR né radar, affidandosi alla sola visione tramite videocamere e a una rete neurale costantemente aggiornata con dati raccolti da milioni di chilometri percorsi in tutto il mondo.
Nel corso delle nostre sessioni - che hanno attraversato tanto le arterie urbane quanto le statali - abbiamo riscontrato come il sistema sia in grado di interpretare segnaletica irregolare, curve strette e situazioni trafficate, mostrando un comportamento complessivamente fluido. Va detto che, allo stato attuale, la tecnologia è formalmente di livello 2 SAE, dunque l'autonomia è ancora limitata e la responsabilità ricade interamente sul conducente. Tuttavia, la raccolta e l'elaborazione dati da parte della piattaforma centrale Tesla rende ogni veicolo parte attiva nel continuo miglioramento della guida autonoma.
Un aspetto che abbiamo notato fin da subito è la naturalezza con cui il sistema affronta la viabilità nazionale. Su strade cittadine, il software Tesla ha dimostrato una notevole capacità di valutare gli ingorghi improvvisi e di modulare velocità e distanze di sicurezza anche tra pedoni, ciclisti e veicoli a due ruote, spesso imprevedibili nel contesto urbano italiano.
Quando ci si sposta in ambiti extraurbani, il comportamento si mantiene coerente con il flusso del traffico, evitando sia lentezze eccessive che manovre brusche. Le rotonde, vero banco di prova per qualsiasi assistenza avanzata, vengono affrontate con decisione ma senza aggressività: la vettura riesce a “cogliere l'attimo” necessario per inserirsi rispettando gli altri utenti.
Gestire la segnaletica, a volte poco visibile o irregolare, è uno dei punti su cui il sistema Tesla eccelle: durante il nostro periodo di valutazione non abbiamo rilevato difficoltà neppure in presenza di asfalto logorato o limiti mal segnalati, grazie all'apprendimento continuo della rete neurale aziendale. In situazioni di traffico intenso, la guida assistita si rivela particolarmente utile nell'attenuare lo stress e l'affaticamento di cui molti automobilisti italiani si lamentano, specialmente nelle ore di punta o nei viaggi lunghi. La vettura mantiene la corsia, modula accelerazione e frenata con una precisione che raramente si riscontra anche con conducenti esperti.
Nelle zone più congestionate, emerge un atteggiamento prudente - a volte persino conservativo - che favorisce la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti su strada, anche a fronte di comportamenti imprevedibili da parte di altri utenti.
Uno degli aspetti chiave della diffusione della guida autonoma riguarda la necessità di una costante supervisione manuale. La normativa vigente infatti impone che, anche durante l'utilizzo avanzato dell'assistenza Tesla, il conducente rimanga legalmente responsabile in ogni fase del tragitto. Il sistema oggi richiede le mani pronte sul volante, prontezza visiva e attenzione alla strada.
Seppur la tecnologia possa ridurre notevolmente il carico di lavoro nei lunghi spostamenti o nel traffico ripetitivo, restano situazioni in cui un intervento umano può essere richiesto all'improvviso: segnalazioni di condizioni incerte, ostacoli improvvisi, scelte contestuali non prevedibili (ad esempio in caso di lavori stradali senza segnaletica chiara).
Secondo i dati forniti da Tesla stessa, un utilizzo appropriato del sistema permette di abbassare il rischio di collisioni gravi fino a sette volte rispetto alla sola guida manuale, ma è imprescindibile che l'utente resti sempre vigile. L'esperienza di chi utilizza quotidianamente anche il più semplice Autopilot testimonia una sensazione di minor affaticamento a fine viaggio, pur sottolineando il paradosso che supervisionare la guida automatica, per alcuni, può risultare più stressante che guidare in autonomia. Questo rappresenta il principale limite operativo, insieme al divieto legislativo attuale di affidare il pieno controllo al software.
L'architettura del sistema FSD Tesla rinuncia completamente a lidar e radar - strumenti adottati storicamente da altri protagonisti del settore - puntando tutto sull'analisi tramite sole telecamere e intelligenza artificiale. Questa strategia non è frutto di una riduzione dei costi, ma di una scelta mirata: la combinazione visuale permette, secondo gli sviluppatori, di emulare più fedelmente il comportamento umano alla guida.
I dati raccolti dalle milioni di Tesla circolanti - inclusi quelli provenienti dalle strade italiane - alimentano costantemente la rete neurale centrale, che impara a riconoscere pattern, anomalie della segnaletica e comportamenti tipici della nostra viabilità. Basti pensare che ogni minuto il sistema aggiorna le proprie mappe e algoritmi con centinaia di migliaia di chilometri aggiuntivi provenienti da veicoli reali a livello globale.
Un elemento caratterizzante della soluzione Tesla è l'adattamento progressivo alle condizioni locali: l'auto comprende, ad esempio, quando accelerare per inserirsi correttamente in una corsia anche a fronte di segnaletica ambigua, imita le “buone pratiche” osservate dagli utenti italiani nei diversi contesti e si adatta alle specificità del territorio, dalle buche fino alle vie strette del centro città.
Non sono mancate alcune critiche sulla mancanza di sensori lidar, giudicati da alcuni necessari in condizioni di bassa visibilità, ma l'esperienza diretta conferma risultati di lettura ambiente più che soddisfacenti anche in questi contesti. La scelta di affidarsi totalmente alle videocamere riduce sia le dimensioni sia la complessità dei modelli elaborati dall'onboard computer, migliorando tempi di risposta e affidabilità in tempo reale.
Utilizzare l'assistenza avanzata Tesla, specie durante test strutturati su percorsi italiani, evidenzia vantaggi tangibili e criticità rispetto alla guida manuale. Tra i punti di forza si segnala la forte riduzione dello stress nei contesti ripetitivi, la capacità di gestire con precisione manovre noiose o potenzialmente pericolose e una bassa incidenza di errori tipici dovuti a distrazioni umane o affaticamento. Le situazioni di traffico intenso, i lunghi viaggi autostradali e i tragitti cittadini risultano meno gravosi, mentre la vettura si dimostra allineata alle regole non scritte che imperano sulle nostre strade.
Tuttavia, tra le principali criticità permane la dipendenza dalla supervisione umana, che limita la reale autonomia e può, in alcuni casi, risultare causa di ansia piuttosto che conforto. Alcuni utenti hanno espresso perplessità sulla affidabilità soggettiva del sistema, ritenendo più rassicurante il controllo diretto, soprattutto in condizioni di traffico caotico o meteo sfavorevole.
Rispetto alla guida tradizionale, la differenza maggiore si avverte nella transizione dal controllo manuale all'assistenza: la responsabilità resta comunque sulle spalle dell'utente, il quale percepirà benefici proporzionati al proprio grado di fiducia nella tecnologia e nella qualità dell'infrastruttura stradale locale.
L'effettiva introduzione della guida autonoma a pieno titolo sulle strade italiane ed europee dipende da autorizzazioni normative ancora in fase di valutazione da parte degli organi competenti. Nel continente europeo, le sessioni di test e dimostrazione - come quelle tenutesi nei principali centri italiani da dicembre - sono finalizzate a mostrare la maturità del sistema alle autorità e ottenere i necessari consensi regolamentari. Le indiscrezioni, basate anche su recenti dichiarazioni delle autorità olandesi, parlano di un avvio della sperimentazione tecnica aperta agli utenti nei Paesi Bassi a partire dal 2026, anche se manca ancora una data ufficiale.
Ad oggi, Full Self-Driving in modalità Supervised è disponibile solo previa supervisione diretta e non autorizza il rilascio totale del controllo da parte dell'essere umano al volante. Le linee guida europee sulla sicurezza prevedono che ogni funzionalità di guida assistita rispetti i più alti standard richiesti dal mercato continentale, sia a proposito della gestione degli imprevisti su strada che della responsabilità assicurativa e legale.
La prospettiva, sostenuta dalla crescente attenzione ai dati di efficienza e sicurezza registrati nei test in Italia e in altri paesi europei, indica che una apertura della funzione completa potrebbe arrivare solo dopo un'ulteriore fase di validazione normativa. Il percorso, dunque, resta aperto ma con progressi tangibili sia a livello tecnologico sia in termini di fiducia delle istituzioni e degli utenti.