La recente scoperta di latte in polvere contaminato in Europa, legata a una pericolosa tossina proveniente dalla catena produttiva cinese, solleva allarme su salute, responsabilit delle aziende e sicurezza per neonati e famiglie.
L’intero settore alimentare europeo è stato recentemente scosso dal più esteso allarme sanitario degli ultimi anni legato al latte per neonati. Nelle scorse settimane, numerose aziende leader della nutrizione infantile hanno avviato richiami di prodotti distribuiti in decine di Paesi europei, interessando migliaia di famiglie e strutture sanitarie. La problematica, insorta a dicembre e rapidamente diffusa attraverso i canali ufficiali delle autorità sanitarie, riguarda una tossina batterica rilevata in un ingrediente utilizzato da vari produttori. Nel cuore della vicenda si trova una catena di eventi che ha coinvolto laboratori esteri, rischi per la salute pubblica e interrogativi sulla sicurezza delle filiere globali.
L’analisi degli organismi di vigilanza europei ha ricondotto la fonte primaria della contaminazione a un laboratorio specializzato nella produzione di oli vegetali arricchiti situato a Wuhan, in Cina. L’ingrediente coinvolto, un olio ricco di acido arachidonico (ARA), è utilizzato nelle formule per imitare alcune caratteristiche nutrizionali del latte materno. Secondo il Financial Times e diverse notifiche del sistema di allerta rapido RASFF, tale olio sarebbe stato prodotto dalla società biotecnologica Cabio Biotech tramite processi di fermentazione di microrganismi.
Durante i controlli interni effettuati da Nestlé nei suoi impianti europei a dicembre dello scorso anno, è stato rilevato un fenomeno anomalo in alcuni lotti di latte in polvere: la presenza di cereulide, una tossina termoresistente prodotta dal Bacillus cereus. Successive analisi hanno evidenziato come la contaminazione avesse origine nell’olio ARA fornito da Cabio Biotech e distribuito a diversi gruppi alimentari internazionali.
La complessa filiera produttiva delle formule per neonati coinvolge numerosi fornitori e impianti industriali.
Nel caso specifico, l’olio contaminato è stato integrato in centinaia di lotti di prodotti commercializzati con marchi diversi in oltre 65 Paesi. L’allerta è emersa inizialmente come deviazione microbiologica durante audit di routine, ma solo dopo accurate verifiche microbiologiche è stata individuata la correlazione diretta tra l’ingrediente di origine cinese e la tossina. Come sottolineano fonti normative, la direttiva UE 2006/141 impone obblighi stringenti di tracciabilità sugli ingredienti utilizzati nella prima infanzia: in questa situazione, tali processi hanno permesso l'identificazione rapida e su larga scala dei lotti a rischio.
Va evidenziato inoltre come la presenza di ARA nelle formule, seppur non obbligatoria ai sensi della normativa europea (che richiede solo il DHA), sia diventata una prassi industriale diffusa per il posizionamento dei prodotti premium. Questo ha accresciuto il volume delle produzioni potenzialmente coinvolte nella contaminazione.
La cereulide è una sostanza termoresistente prodotta dal batterio Bacillus cereus, spesso associata a intossicazioni alimentari. In presenza di questa tossina, i neonati risultano particolarmente vulnerabili poiché le loro difese immunitarie e l’apparato digerente sono ancora in fase di sviluppo.
I sintomi più frequenti legati all’assunzione accidentale di cereulide comprendono:
L’evento in questione ha visto coinvolti diversi gruppi multinazionali specializzati nei prodotti per neonati. Nestlé è stata la prima a rilevare l’anomalia nei propri controlli e, già dal 10 dicembre scorso, ha avviato ritiri volontari di formule in tutta Europa e in altri continenti. Sono state diffuse rapidamente liste di oltre 800 codici prodotto solo per il mercato europeo. Tra i marchi interessati figurano Nidina, Nan, Beba, Guigoz e Alfamino. In Germania, Italia, Svizzera e Austria le notifiche ufficiali hanno coinvolto principalmente questi nomi.
Poco dopo, altre importanti realtà come Danone e Lactalis hanno dovuto effettuare richiami di lotti individuati come a rischio, dopo aver verificato la presenza dell’olio ARA proveniente dallo stesso fornitore cinese. Per Danone sono stati coinvolti, tra gli altri, Aptamil e Dumex, mentre Lactalis ha richiamato il marchio Picot commercializzato in 18 Paesi. In Italia, anche Granarolo si è unita ai richiami precauzionali.
| Azienda | Marchi coinvolti | Paesi interessati |
| Nestlé | Beba, Guigoz, Nan | Europa, Sud America, Asia |
| Danone | Aptamil, Aptamil ProFutura | Europa, Regno Unito, Asia |
| Lactalis | Picot | Francia, 17 altri Paesi |
| Vitagermine | Babybio Optima | Francia |
Il tempismo degli interventi è stato oggetto di dibattito tra associazioni di consumatori e autorità, in quanto le segnalazioni di anomalia sono iniziate nei primi giorni di dicembre ma i richiami su vasta scala sono partiti solo all’inizio di gennaio. Alcune aziende, quali Lactalis e Danone, hanno comunicato i richiami in modo progressivo, con aggiornamenti continui man mano che l’estensione del problema veniva chiarita.
In Francia le autorità hanno avviato controlli articolati e hanno diffuso comunicati ufficiali aggiornando famiglie e operatori sanitari. In Italia sono stati subito attivati canali di assistenza e pubblicati elenchi dettagliati dei lotti. In altre nazioni si sono registrati ritardi nella comunicazione, che hanno generato apprensione tra i consumatori. Il sistema RASFF ha emesso nove notifiche tra il 5 e il 23 gennaio relative a questa allerta, coprendo anche mercati extra-europei come Brasile, Sudafrica e Vietnam.
Il diffondersi dell’allerta ha portato autorità sanitarie e giudiziarie in vari Paesi ad avviare indagini approfondite. In Francia sono state aperte due inchieste giudiziarie sui decessi avvenuti in concomitanza con il consumo di formule risultate contaminate. Pur non essendo ancora provato un nesso diretto, questo ha accresciuto il livello di attenzione mediatica e istituzionale.
Alcune organizzazioni non governative attive nel settore alimentare hanno sollevato dubbi sulla rapidità delle reazioni aziendali. Il gruppo svizzero è stato accusato dalla Ong Foodwatch di aver attuato ritiri in modo parziale e poco trasparente, comunicando per gradi e, secondo le accuse, senza la chiarezza richiesta dalle normative europee sulla tracciabilità e la protezione dell’infanzia dal 2002.
“Già dal primo dicembre c’erano segnali forti della presenza di cereulide in alcune confezioni” ha dichiarato la direttrice dell’informazione di Foodwatch. Nestlé dal canto suo ha sottolineato la piena collaborazione con le autorità e la massima attenzione nei confronti dei consumatori e della qualità del prodotto. Tutte le aziende hanno dichiarato di avere attivato canali diretti di assistenza, offrendo rimborso e supporto alle famiglie coinvolte.
L’attuale crisi ha messo in evidenza alcune sfide strutturali dell’intero comparto della nutrizione infantile. In primo luogo, la eccessiva dipendenza da ingredienti di origine esterna, spesso forniti da pochi, grandi produttori globali, aumenta la vulnerabilità in caso di incidenti di contaminazione. La contaminazione di una singola partita ha provocato ritiri e danni economici su scala internazionale.
Inoltre, la crescente complessità delle formulazioni per neonati, con continui arricchimenti di ingredienti (acidi grassi, vitamine, nutrienti), se da un lato cerca di emulare il latte materno, espone il settore a difficoltà nell’assicurare standard uniformi di sicurezza lungo tutte le fasi produttive.
Gli analisti sottolineano inoltre come questa situazione abbia generato ripercussioni negative sui mercati finanziari: il crollo delle azioni Danone e le ripercussioni su Nestlé e Lactalis ne sono una prova. Ciò si riflette direttamente nella responsabilità sociale delle imprese, chiamate a rafforzare le verifiche e la trasparenza lungo la catena di fornitura.
Dopo un simile allarme, le istituzioni comunitarie stanno lavorando a nuove linee guida vincolanti. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha annunciato che, nei prossimi mesi, stabilirà parametri quantitativi precisi per la presenza di cereulide nei prodotti infantili. Queste soglie avranno valore vincolante per l’intera industria e dovranno essere accompagnate da meccanismi di tracciabilità rafforzata in ogni fase.
Tra le soluzioni discusse si segnalano: