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Remigrazione e conquista: cosa prevede la nuova legge sull'immigrazione che arriva in Parlamento grazie a raccolta firme

di Marcello Tansini pubblicato il
Remigrazione e conquista nuova legge

La nuova legge sull'immigrazione, sostenuta da una raccolta firme, ridisegna regole su permessi, lavoro e rimpatri, introduce modelli europei come l'Albania e accende il dibattito politico tra governo, opposizione e UE.

Negli ultimi mesi il panorama politico italiano ed europeo è stato segnato da un acceso dibattito sull’immigrazione. Le continue emergenze legate ai flussi migratori, accanto alle spinte populiste e securitarie, hanno portato all’elaborazione di nuove strategie normative per regolare l’accesso e la permanenza degli stranieri. In tale contesto, la discussione intorno a una proposta legislativa che unisce il tema della remigrazione e della riconquista acquista un valore simbolico e concreto, rappresentando un punto di svolta sia sul piano interno sia nelle relazioni con i partner europei. L’iniziativa, agevolata dalla raccolta firme, ha visto l’approdo in Parlamento di una proposta che mira a ridefinire le politiche migratorie italiane in un quadro europeo in profondo cambiamento.

Le principali novità della proposta di legge su remigrazione e conquista

Il progetto avanzato nei mesi scorsi, composto da 24 articoli e promosso da gruppi riconducibili all’area della destra radicale, introduce una serie di modifiche sostanziali al sistema d’ingresso, permanenza e rimpatrio per i cittadini stranieri. Secondo le linee presentate dai promotori — tra cui CasaPound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e altre sigle —, i punti salienti sono:

  • Revisione dei criteri per il ricongiungimento familiare, ridisegnando i requisiti e limitando le categorie di parenti ammessi.
  • Abolizione del decreto flussi, tradizionale strumento di programmazione degli ingressi stagionali e lavorativi, con l’intento di sostituirlo con meccanismi più selettivi.
  • Incentivazione della cittadinanza per i discendenti di cittadini italiani, incentivando il "ritorno" di persone con origini italiane attraverso meccanismi di attrazione e vantaggi dedicati.
  • Remigrazione, sia volontaria che coatta, attraverso previsioni di trasferimento verso Paesi considerati sicuri o con accordi bilaterali con l’Italia, con lo stop alle attività delle Ong impegnate nei salvataggi in mare.
  • Fondo per la Natalità Italiana, destinato a sostenere esclusivamente cittadini definiti “veri italiani”.
  • Priorità nel welfare, alloggi popolari e servizi pubblici agli italiani rispetto agli stranieri.
  • Taglio della spesa pubblica per l’immigrazione e reindirizzamento delle risorse verso misure a beneficio della popolazione nazionale.
Il testo sistematizza altre indicazioni già presentate in passato nella dialettica politica di centrodestra, spesso bocciate ma ora riemerse con maggiore coerenza e organicità. Particolare enfasi è posta sull’interdizione temporanea delle acque territoriali in caso di "pressione migratoria eccezionale" e sull’istituzione di centri di rimpatrio (sia in Italia che all’estero), con parametri più restrittivi rispetto alle normative precedenti.

La legge inoltre prevede l’istituzione di una lista aggiornata di Paesi sicuri ai fini del trasferimento dei richiedenti asilo, la definizione prioritaria delle procedure accelerate, la compressione delle possibilità di ricorso giuridico e la volontà, dichiarata dai promotori, di "normalizzare la detenzione amministrativa" delle persone considerate irregolari sul territorio nazionale.

Il dibattito parlamentare e il ruolo della raccolta firme nella proposta di legge

L’approdo della proposta di remigrazione in Parlamento ha seguito un percorso atipico, caratterizzato da una rapida mobilitazione e dalla raccolta di oltre 50.000 firme in meno di 24 ore, come previsto per le iniziative legislative di tipo popolare. Il quorum, raggiunto senza precedenti difficoltà, ha messo in evidenza:

  • la crescente influenza dei movimenti della destra estrema anche sui meccanismi democratici formali,
  • la capacità di aggregazione intorno a temi di marcato impatto emotivo e simbolico come la sicurezza e la "sovranità".
Dal punto di vista procedurale, la raccolta firme ha accelerato l’inserimento del testo nei lavori delle Commissioni, alimentando uno scontro serrato tra maggioranza parlamentare e opposizione. Il centrodestra ha sfruttato la proposta popolare per rafforzare la propria agenda, mentre l’opposizione e parte della società civile hanno contestato la legittimità e l’opportunità di discutere una legge percepita come discriminatoria e potenzialmente in conflitto con i principi costituzionali e sovranazionali.

Timori sono stati sollevati anche in merito alle modalità con cui il sistema di raccolta firme online statale non prevede filtri di costituzionalità preliminare, permettendo l’accesso al dibattito parlamentare a proposte fortemente divisive.

Impatti sulle procedure di ingresso, permesso di soggiorno, e lavoro dei cittadini stranieri

Le normative discusse negli ultimi mesi modificano profondamente le regole per l’ingresso e la permanenza degli stranieri. Il decreto legge n. 146/2025 e la successiva legge di conversione (n. 179/2025) hanno introdotto:

  • Precompilazione digitale delle richieste di nulla osta al lavoro, riducendo burocrazia e innalzando a tre il numero massimo di richieste presentabili da ogni datore di lavoro privato.
  • La data di decorrenza per il rilascio del nulla osta al lavoro subordinato viene calcolata dalla quota di ingresso effettiva, non più dalla presentazione della domanda.
  • Controlli estesi anche alle dichiarazioni di volontariato, ricerca e casi particolari.
  • Per i titolari di ricevuta di richiesta di rilascio, rinnovo o conversione del permesso di soggiorno, è consentito lavorare in attesa della definizione della pratica.
  • Durata dei permessi per vittime di tratta, violenza domestica o sfruttamento estesa a 12 mesi, con inclusione nell’assegno di inclusione.
  • Il nulla osta per il ricongiungimento familiare ha visto un’estensione dei tempi da 90 a 150 giorni, in linea con la normativa europea.
  • Vengono confermati contingenti di ingresso fuori dalle quote dei flussi, in particolare per l’assistenza a persone con disabilità o anziani.
Questi provvedimenti puntano a una maggiore razionalizzazione delle procedure, sebbene in un contesto più selettivo e controllato. Le novità introdotte possono essere così riassunte in una tabella:
Procedura Modifica
Nulla osta al lavoro Precompilazione digitale, quota massima datore di lavoro
Permanenza durante procedura Attività lavorativa consentita con ricevuta
Ricongiungimento familiare Innalzamento termine rilascio nulla osta
Permessi per vittime Durata estesa, diritto ad assegno di inclusione

Il clima normativo attuale mira ad arginare l’irregolarità amministrativa, senza trascurare l’esigenza di allinearsi a una governance europea sempre più restrittiva sugli arrivi e sulle permanenze.

Il concetto di Paesi terzi sicuri e il modello Albania: contesto europeo e sentenze recenti

L’Unione europea ha accelerato l’introduzione di una lista comune di Paesi di origine sicuri, aprendo scenari nuovi per la gestione delle richieste di asilo. Il riferimento al modello Italia-Albania viene considerato centrale:

  • Istituzione di centri di trattenimento in Paesi extra-UE con accordi specifici, come Albania, basandosi sul principio della sicurezza dei Paesi di destinazione.
  • Procedure di rimpatrio e asilo semplificate grazie ad accordi e designazioni legislative.
La Corte di Giustizia Europea, nella sentenza dell’1 agosto 2025, ha confermato che la designazione di uno Stato come "Paese sicuro" può avvenire per legge, purché sia garantito un controllo giurisdizionale effettivo sulla legittimità della scelta e sia possibile una verifica caso per caso sui rischi che corre il richiedente.

I criteri di applicazione sono stati ampliati dalla Commissione LIBE e dal Consiglio UE: non serve più dimostrare uno stretto legame tra il migrante e il Paese terzo, ma basta anche un semplice transito o un accordo bilaterale. Tra i Paesi ritenuti sicuri oltre l’Albania figurano anche Bangladesh, Egitto, India e Marocco.

Sul modello Italia-Albania, la giurisprudenza europea ha imposto limiti: ogni trasferimento deve garantire la tutela giurisdizionale e la possibilità di opporsi a casi di violazione dei diritti fondamentali, nella prospettiva di non automatizzare le espulsioni verso Paesi teoricamente "sicuri". Il quadro europeo stabilisce inoltre che eventuali accordi e rimpatri non possono essere validi se non vi sono garanzie effettive di protezione anche per le categorie più vulnerabili.

La stretta su rimpatri, ricongiungimenti familiari e protezione internazionale

Le ultime misure legislative affiancano una linea restrittiva su rimpatri e riduzioni delle garanzie sui ricongiungimenti familiari::

  • Aumento delle procedure accelerate di rimpatrio per chi non collabora o non soddisfa i nuovi obblighi introdotti dalle norme UE e italiane.
  • Compressa la platea dei familiari che possono essere ricongiunti, tranne per alcune categorie altamente qualificate.
  • Possibilità, per i migranti trattenuti nei CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio), di essere trasferiti nei centri all’estero, con una durata massima della detenzione amministrativa fino a 18 mesi.
Recenti modifiche hanno poi previsto la limitazione del gratuito patrocinio nelle cause di espulsione, imponendo la verifica delle condizioni reddituali anche ai richiedenti asilo provenienti da Paesi terzi.

Sul versante della protezione internazionale, il nuovo sistema accelera l’esame delle domande provenienti da cittadini dei Paesi definiti sicuri e riduce le possibilità di presentare ricorso in caso di diniego. Tuttavia, il sindacato giurisdizionale rimane una garanzia imprescindibile, come stabilito dalla Corte Ue e dalla Cassazione italiana, in presenza di elementi concreti di rischio per il richiedente.

Critiche, sostegno e clima politico: le posizioni di governo, opposizione e UE

La discussione in Aula segnala un quadro politico estremamente polarizzato. Il governo e la maggioranza hanno salutato le proposte come la realizzazione di un approccio più selettivo e "di controllo", in linea con le richieste della parte conservatrice e sovranista della politica italiana ed europea.

  • Per i sostenitori, questa svolta rappresenta un rafforzamento dei confini, procedure più rapide su asilo e rimpatri e l’introduzione della logica del Paese terzo sicuro come paradigma europeo.
  • L’opposizione parlamentare e la società civile vedono nella proposta una minaccia allo Stato di diritto, con misure giudicate discriminatorie e in parte contrarie alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
  • Anche all’interno del Parlamento europeo, la nuova definizione dei Paesi sicuri e la velocizzazione dei rimpatri hanno spaccato la maggioranza, con forti contestazioni sulle garanzie effettive riconosciute a chi è oggetto di espulsione o richiede protezione.
  • L’UNHCR e altre agenzie internazionali continuano a segnalare la necessità di "garanzie elevate" nei trasferimenti verso Paesi terzi, insistendo sul rispetto delle convenzioni vigenti e sull’effettività dei controlli giurisdizionali previsti dal diritto comunitario.
La tensione tra sicurezza e diritti è riemersa come conflitto centrale, a testimonianza di un clima sempre più orientato alla visibilità politica, più che alla ricerca di soluzioni condivise e di lungo periodo.