Nella Basilica di San Lorenzo in Lucina un restauro fa discutere: i volti degli angeli assumono le sembianze di Meloni e di un altro importante politico Tra arte, polemiche politiche e dibattito pubblico, il caso sta fadendo molto discutere
Un recente intervento di restauro presso la Basilica di San Lorenzo in Lucina, nel cuore di Roma, ha generato un acceso dibattito pubblico e politico. All’origine della discussione c’è la raffigurazione di un angelo che, a seguito delle operazioni di restauro, presenta tratti che molti considerano riconducibili a a Giorgia Meloni.
Il caso non nasce da un restauro ordinario, ma da una particolare modifica riscontrata in uno degli affreschi, osservata e segnalata da visitatori e successivamente diffusa dai mezzi di comunicazione.
Ma la vicenda, non sembra fermarsi qui, in quanto risulterebbe anche un secondo angelo, con la faccia di un altro noto politico
L’interesse mediatico si è acceso quando alcune testate hanno evidenziato che uno dei cherubini accanto al monumento funebre di Umberto II appariva con lineamenti sorprendentemente simili a quelli della presidente del Consiglio. Prima dell’intervento, l’affresco riportava tratti generici, ma oggi è visibile una figura femminile alata che sorregge un cartiglio, dettaglio che ha alimentato ipotesi e interpretazioni.
La segnalazione ha coinvolto tanto la stampa nazionale quanto le istituzioni religiose e civili. Il rettore della Basilica, monsignor Micheletti, ha sottolineato che “una certa somiglianza c’è”, ma ha anche dichiarato che l’intento era quello di ripristinare la cappella come era originariamente. Sulla questione, la premier coinvolta ha scelto l’ironia, commentando pubblicamente: «No, decisamente non somiglio a un angelo».
Stupore e imbarazzo sono state le prime reazioni all’interno della diocesi di Roma, dove la mancata consuetudine di raffigurare figure contemporanee in contesti sacri viene sottolineata come elemento di particolare eccezionalità. L’evento non trova infatti precedenti ben documentati in altre chiese cittadine.
Oltre ai commenti di carattere personale e alla curiosità suscitata tra i fedeli, la questione ha rapidamente acquisito rilevanza politica. Diversi parlamentari e rappresentanti di partiti hanno espresso preoccupazione per una possibile “personalizzazione” del patrimonio culturale, che dovrebbe essere tutelato e rispettato in quanto memoria collettiva, ponendo interrogativi sulla legittimità e trasparenza delle operazioni di ripristino degli affreschi nella chiesa romana.
Nell’ondata mediatica seguita al caso, è emerso anche il richiamo a una seconda figura angelica, la cui fisionomia sarebbe stata avvicinata da alcuni osservatori e frequentatori della Basilica a Giuseppe Conte, già presidente del Consiglio. Riportata inizialmente da testate online come OpPen.online, fondata da Enrico Mentana, questa notizia ha contribuito ad amplificare le discussioni attorno agli affreschi.
Il restauratore Valentinetti, interpellato in merito, ha parzialmente confermato, spiegando che l’ispirazione per l’altro angelo sarebbe stata una sua conoscenza personale, smentendo un intento politico. Tuttavia, nella percezione collettiva, la somiglianza con personaggi pubblici italiani rimane un elemento di curiosità e speculazione.
Questa componente aggiuntiva accresce la complessità dell’evento, sottolineando come la lettura delle opere d’arte sia spesso filtrata dal contesto sociale e mediatico e soggetta alle proiezioni del pubblico. Non si tratta di un episodio isolato, ma di uno spaccato delle dinamiche con cui l’arte sacra può essere investita di significati politici o di costume.