Nel 2026 cambia il quadro dei diritti per i lavoratori fragili: nuove definizioni, congedi straordinari fino a 24 mesi, permessi retribuiti, smart working prioritario e semplificazioni che coinvolgono anche autonomi e caregiver.
Una svolta attesa per tanti dipendenti e famiglie coinvolte in patologie gravi o condizioni di salute complesse si concretizza con l’applicazione delle ultime novità normative. Dal 2026, le norme ispirate alla Legge 106/2025 portano un rafforzamento delle garanzie per chi vive realtà di vulnerabilità all’interno del mercato del lavoro, con nuovi strumenti pensati per prevenire la perdita del posto in caso di lunghe assenze, permettere il accesso a modalità di lavoro più flessibili e garantire supporto per chi è impegnato in terapie ricorrenti. Queste innovazioni sono volte a rendere la conciliazione tra salute e carriera non solo possibile, ma pienamente tutelata, grazie a congedi prolungati, permessi ulteriori e un diritto di precedenza per lavorare da remoto.
Nell’ambito della riforma il legislatore ha individuato con precisione la platea degli aventi diritto. Le tutele si rivolgono ai dipendenti del pubblico e del privato che, in forza di una diagnosi specialistica, presentano:
La riforma introduce un diritto innovativo: il congedo non retribuito fino a 24 mesi, fruibile nell’intero arco della vita lavorativa. Possono richiederlo i dipendenti pubblici o privati colpiti dalle condizioni sanitarie indicate, dopo aver esaurito altri periodi di assenza previsti da contratto o legge (come il "periodo di comporto"). Durante il periodo di congedo, il posto di lavoro è garantito, ma non viene corrisposta retribuzione e non è consentito svolgere altre attività lavorative. Il periodo stesso:
A partire dal 2026, i lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla legge potranno usufruire di 10 ore annuali di permessi retribuiti aggiuntivi. Questi permessi sono utilizzabili esclusivamente per:
Un aspetto centrale della Legge 106/2025 riguarda il diritto di precedenza nell’accesso allo smart working per chi rientra nei parametri di salute stabiliti. Dopo il periodo di congedo o anche senza avervi fatto ricorso, il lavoratore fragile può chiedere di svolgere le proprie mansioni da remoto, purché le attività siano compatibili con il lavoro a distanza. In presenza di più richieste, il datore di lavoro è obbligato a valutare prioritariamente quella del dipendente con lo specifico profilo sanitario tutelato. La misura si applica sia nel pubblico sia nel privato, nell’ottica di favorire un rientro graduale e sicuro all’attività professionale, alleggerendo movimenti e carichi fisici non compatibili con terapie o stati di salute delicati. Il diritto di precedenza, previsto a norma dell’articolo 1 della legge citata, rappresenta una risposta concreta per garantire permanenza e dignità lavorativa anche in situazioni complesse.
Una delle novità più rilevanti è la semplificazione delle procedure di accesso alle tutele. Per ottenere permessi e congedi sarà sufficiente:
Le nuove tutele non sono riservate solo ai lavoratori subordinati. La riforma estende la tutela anche ai professionisti autonomi, purché prestino attività continuativa per un unico committente. Per questi soggetti è riconosciuta la possibilità di sospendere la prestazione lavorativa fino a 300 giorni per anno solare senza che ciò comporti l'estinzione del rapporto, mantenendo attiva la posizione contributiva e prevedendo il pagamento dilazionato dei contributi relativi alla sospensione. Tuttavia, permangono esclusioni per partite IVA pluricommittenti. I caregiver familiari, ovvero chi assiste soggetti fragili in maniera continuativa, vedono rafforzata la possibilità di accedere ai congedi e ai permessi sopra descritti, con riconoscimento del sacrificio e del carico emotivo impliciti nel loro ruolo.
L’impatto delle nuove regole si evidenzia soprattutto sul piano delle garanzie economiche e previdenziali. Le ore di permesso aggiuntive sono retribuite secondo la disciplina della malattia, garantendo che la frequenza di visite non determini penalizzazioni sulla busta paga. Il congedo straordinario, pur essendo non retribuito, consente al lavoratore di mantenere il posto e, in caso di riscatto, permette di non interrompere la continuità degli anni ai fini pensionistici. Per i lavoratori autonomi la sospensione dell’attività non comporta perdita del rapporto, ma la contribuzione relativa al periodo di sospensione va saldata successivamente in modo rateizzato. La misura offre un approccio sostenibile che tiene conto delle fragilità senza escludere dal circuito produttivo chi affronta lunghe cure o periodi di assistenza impegnativa.