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L'avvocato Riccardo Veli spiega il tetto Eni sui carburanti: la risposta della multinazionale e la controrisposta del legale

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Tetto a 2,19 euro per il gasolio, sconto del 30% su luce e gas e tre video di un avvocato contestati da Eni con una diffida per diffamazione. Lui non li cancella a afferma 'Contestazione Lunare'

Tutto parte da un'iniziativa di Eni che ha fatto molto discutere. Dal 28 settembre 2026, nelle stazioni Enilive, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha fissato un price cap, cioè un prezzo massimo, di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro per la benzina, circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi di quei giorni. La misura è stata presentata come un "contributo di solidarietà" al Paese, ha una durata iniziale di 30 giorni con possibile estensione fino a fine anno, ed è correlata all'agevolazione fiscale sulle accise in vigore. A pochi giorni di distanza, il 1° ottobre, è arrivata anche la promozione di Plenitude: sconto del 30% su luce e gas, prezzo bloccato per due anni e un risparmio stimato da Eni in circa 200 euro l'anno, per chi aderisce entro il 24 ottobre.

Su queste iniziative è intervenuto l'avvocato romano Riccardo Veli, che in tre video su Instagram ha cercato di spiegare le ragioni economiche che, a suo avviso, stanno dietro le scelte dell'azienda. Il suo intento, ha detto, era rendere comprensibili al pubblico alcune dinamiche economiche che non emergono dalla comunicazione aziendale. Quei video hanno portato a una diffida di Eni, e la vicenda, riportata dal Fatto Quotidiano, è diventata un caso: da una parte c'è l'azienda, che lo accusa di diffamazione, dall'altra il legale, che parla di critica legittima.

Cosa dice l'avvocato Veli nei tre video

Il primo filmato è stato pubblicato il 26 settembre. L'avvocato parte dal tetto ai prezzi dei carburanti per parlare di scorte petrolifere e dei meccanismi che influenzano i prezzi alla pompa. "A fine 2025 Eni aveva in magazzino 3,8 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi", afferma, ricordando che in Italia devono essere garantite scorte equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni nette. La sua tesi è che il prezzo del carburante non dipenda soltanto dalle quotazioni del petrolio del momento, ma anche da contratti e approvvigionamenti già programmati. In un passaggio, che Eni contesta, dice: "E qui arriva il trucco: se alzano troppo il prezzo a un certo punto la gente consuma meno".

Gli altri due video riguardano lo sconto del 30% sulle bollette. Veli sostiene che dietro l'iniziativa possano esserci anche il timore di perdere clienti e quello di un'imposta sugli extraprofitti. Sono ipotesi sue, formulate come lettura economica: non è un dato verificato né una dichiarazione di Eni, e vanno lette come tali. Per capire il tema delle scorte conviene ricordare che cosa sono. Le scorte obbligatorie sono quantità di prodotti petroliferi che le imprese devono mantenere in magazzino per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti: la regola citata nel video è di scorte pari ad almeno 90 giorni di importazioni nette. Eni sostiene che questa riserva non possa essere venduta, e la tesi di Veli, secondo la sua difesa, non attribuirebbe alla società un uso illecito di quella riserva ma riguarderebbe, in generale, la formazione dei prezzi. Su questo punto le due versioni si distinguono per una sfumatura, ed è la sfumatura che il giurista dovrà valutare. Va ricordato, per dare un'idea del contesto, che altre testate hanno stimato in circa 100 milioni di euro il costo di mantenere il tetto ai prezzi per un mese, calcolato sui circa 600 milioni di litri venduti ogni mese nella rete retail: una stima giornalistica, non un dato dell'azienda.

La risposta di Eni: la diffida

La risposta di Eni è arrivata con una diffida inviata attraverso uno studio legale di Milano. La società accusa l'avvocato di diffamazione a mezzo stampa e gli intima di cancellare i filmati, di pubblicare una rettifica da concordare preventivamente con la società e di non proseguire con analoghe dichiarazioni. Per Eni i video contengono "affermazioni false", diffuse "con il solo scopo di screditare l'operato della società". Sul passaggio dedicato alle scorte, la società sostiene che l'argomentazione sarebbe diffamatoria perché "la riserva obbligatoria non può essere venduta".

C'è però un punto che il Fatto Quotidiano sottolinea: per i due video sullo sconto in bolletta, la diffida non precisa quali siano le affermazioni false. Secondo Eni gli effetti negativi dei filmati, in particolare di quello sul price cap, si sarebbero già manifestati, e a dimostrarlo ci sarebbe anche un cartello con la scritta "Eni! Non generosità ma farsa", comparso all'esterno di una stazione Enilive a Massa e poi fatto rimuovere dai carabinieri. L'articolo non indica un collegamento diretto tra quel cartello e i video. Sul piano dell'iniziativa, Eni ha spiegato che il tetto nasce in un contesto di crisi geopolitiche, di contrazione dell'offerta di prodotti raffinati e di carenza di capacità di raffinazione in Europa, dove quasi trenta raffinerie sarebbero state chiuse negli ultimi quindici anni. Una fonte segnala inoltre che il prezzo consigliato del gasolio è sceso a 2,19 euro mentre il tetto ufficiale resterebbe a 2,25 euro: dettagli da verificare nel listino aggiornato. Interpellata dal giornale, l'azienda ha negato di monitorare sistematicamente i social network alla ricerca di contenuti diffamatori: il primo video sarebbe arrivato a un rappresentante della comunicazione, probabilmente attraverso l'algoritmo di Instagram.

La controrisposta dell'avvocato e cosa resta aperto

Veli ha respinto le contestazioni e non intende cancellare i video. "È una contestazione lunare", ha dichiarato al Fatto. Ha spiegato di non aver formulato accuse personali né intrapreso campagne contro l'azienda, e attraverso il suo legale ha chiarito di non aver mai attribuito a Eni un utilizzo illecito delle scorte obbligatorie: la lettura della società sarebbe "estensiva e non corrisponde al tenore letterale del contenuto". Le affermazioni dei video, sostiene la difesa, sono "espressione di opinione, commento e critica", tutelate dalla libertà di manifestazione del pensiero.

Il conflitto, dunque, ruota attorno a una distinzione che i giuristi conoscono bene: quella tra critica, cioè un'opinione o un commento su fatti, e diffamazione, cioè l'attribuzione di fatti lesivi della reputazione. Non spetta a un articolo stabilire da che parte stia la ragione: la diffida è una richiesta di una parte e non una decisione di un giudice, e le sue conseguenze, per ora, non sono note. Non si sa se Eni darà seguito con altre iniziative, né se Veli modificherà la sua posizione. Il tema, del resto, è sensibile perché cade in un periodo di forti rincari. L'inflazione è arrivata al 4,2% in Italia a settembre, spinta dall'energia, e il governo aveva appena dimezzato lo sconto sulle accise del gasolio, facendo scattare un aumento immediato per gli automobilisti. In un clima di questo tipo, ogni iniziativa dei grandi gruppi energetici viene letta, commentata e discussa, e non sorprende che anche una persona senza ruoli istituzionali provi a spiegarla sui social. Per il lettore, la lezione più utile è la solita: tenere separati i fatti, come il tetto di 2,19 euro e di 1,99 euro o lo sconto del 30% per un periodo limitato, le tesi di chi li commenta e le accuse di chi le contesta. In una vicenda in cui ciascuna parte offre la propria lettura, la prudenza è d'obbligo, e le valutazioni definitive, se arriveranno, spetteranno alle sedi competenti.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...