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Le 70 trattative aperte al Mimit: quali sono le aziende in crisi, situazione aggiornata e rischi e possibili soluzioni

di Marianna Quatraro pubblicato il
Aziende in crisi

Oltre 70 tavoli di crisi sono aperti presso il Mimit, coinvolgendo migliaia di lavoratori e interi settori industriali. Dati aggiornati, casi emblematici, rischi occupazionali e strategie.

Dalla manifattura ai servizi, interi comparti hanno richiesto attenzione istituzionale per evitare la dispersione di competenze, posti di lavoro e produzione. Sono oltre settanta le trattative attualmente gestite dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), tra tavoli di crisi formali e monitoraggi, coinvolgendo aziende come Natuzzi o Sulcis, fino all'Acc e Yoox. Nelle varie regioni, decine di migliaia di lavoratori sono sospesi tra speranza e incertezza.

Questo scenario dimostra come il rischio di una perdita strutturale del patrimonio industriale sia concreto e l'esigenza di individuare soluzioni efficaci e sostenibili non sia mai stata tanto impellente. Il quadro generale fotografa una fragilità trasversale, con imprese di dimensioni diverse, dal simbolico mondo della moda a quello delle grandi produzioni strategiche. Quello che ne emerge è una rete industriale in affanno, ma ancora capace di attrarre investimenti e proposte di rilancio, in un contesto dove il confronto tra le parti sta ridisegnando i percorsi di soluzione e la tutela occupazionale.

Tavoli aperti, monitoraggi e lavoratori coinvolti

L'attività del Mimit nel 2025 certifica una fase di intenso lavoro istituzionale nella mediazione e gestione dei conflitti produttivi. Attualmente sono 41 i tavoli di crisi aziendale formalmente attivi, cui si affiancano 30 situazioni poste sotto monitoraggio costante: ciò porta a una copertura di quasi settanta trattative in corso, con una portata complessiva di circa 60.000 lavoratori direttamente a rischio tra crisi conclamate e potenziali.

I dati del ministero convergono su una riduzione dei tavoli rispetto al triennio precedente - dai 55 del 2022 si è scesi agli attuali 41, mentre i lavoratori coinvolti sono diminuiti dagli oltre 80.000 del passato ai poco meno di 35.000 censiti ai tavoli formali. Se si aggiungono i casi in monitoraggio, controllati quotidianamente dalle strutture di Palazzo Piacentini, la platea sale attorno ai 60.000 lavoratori. Il sindacato Cgil segnala invece oltre 120.000 addetti a rischio, tenendo conto anche delle filiere dell'indotto e delle realtà che non giungono alla mediazione ministeriale:

Tavoli attivi

Tavoli monitorati

Lavoratori coinvolti

41

30

~60.000

Il fenomeno si distribuisce in modo disomogeneo: circa metà delle crisi formalmente aperte riguardano il settore metalmeccanico, seguito da comparti strategici come energia, chimica, distribuzione e sistema moda. La gestione coordinata dal Mimit si fonda su un costante dialogo tra istituzioni, aziende, sindacati e territori, con oltre 200 tavoli plenari convocati durante il 2025 e innumerevoli incontri tecnici di approfondimento.

Casi emblematici e settori in maggiore sofferenza

Aziende di differenti dimensioni e settori compongono il mosaico delle trattative aperte e dei monitoraggi intrapresi dal Mimit. Tra i principali protagonisti, si segnalano i dossier degli storici stabilimenti della siderurgia, come l'ex Ilva, alle prese con profonde riconversioni, e quelli della componentistica per l'automotive - come la Jsw di Piombino e Magneti Marelli, recentemente interessata da procedure concorsuali internazionali.

L'elenco delle crisi più note comprende anche:

  • Il marchio La Perla di Bologna, simbolo del sistema moda, coinvolto in un lungo iter giudiziario e produttivo, con procedure concorsuali internazionali.
  • Beko, realtà operante negli elettrodomestici, con oltre 4.500 lavoratori coinvolti in varie regioni.
  • Gruppo Dema, attivo nell'aerospazio, e la Cooper Standard Automotive di Battipaglia, colpita dai processi di delocalizzazione legati alle strategie di mercato automobilistico europeo.
  • Diageo, proprietaria dello storico stabilimento Cinzano, oggetto di rimpatrio nell'ambito di accordi industriali.
  • Jabil di Marcianise, con i suoi 411 dipendenti tutelati tramite la creazione di una NewCo anche con la partecipazione pubblica di Invitalia.
  • Coin e Riello, impegnate rispettivamente in operazioni di rilancio tra retail e riscaldamento industriale.
La sofferenza interessa inoltre imprese della logistica (come Trasnova), energia, e l'indotto tessile. La crisi coinvolge non solo grandi nomi ma anche PMI strategiche: si pensi alla vicenda Amom di Civitella, dove 70 lavoratori sono rimasti coinvolti in una procedura di licenziamento collettivo improvviso.

Dal punto di vista settoriale, oltre il 50% delle crisi riguarda la metalmeccanica; seguono chimica, energia, moda e distribuzione, con una recente estensione delle problematiche alle catene della grande distribuzione organizzata e ai servizi.

Vertenze chiuse, accordi di reindustrializzazione e stabilizzazione occupazionale

L'azione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha permesso di ottenere risultati concreti nel corso dell'ultimo anno: sono ben 27 le intese siglate nel 2025, tradotte in altrettanti accordi di reindustrializzazione e rilancio produttivo. Grazie a questi interventi, oltre 14.260 lavoratori hanno visto tutelato il proprio posto o hanno ricevuto misure di stabilizzazione occupazionale - una media di un accordo ogni circa due settimane:

  • I casi risolti comprendono aziende note come La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator, Adriatronics.
  • Nel Mezzogiorno, 11 intese hanno riguardato stabilimenti con oltre 6.600 addetti: esempi di trattative complesse ma risolte includono la Jabil e la Cooper Standard Automotive, quest'ultima riuscita a individuare nuovi percorsi di produzione nonostante le difficoltà dettate dalla delocalizzazione.
Nella gestione delle crisi, è stata posta attenzione sia al rientro di asset industriali storici nel territorio nazionale, come avvenuto con Diageo, sia alla protezione di realtà strategiche quali Riello, ora parte del gruppo Ariston. In numerosi casi, l'intervento coordinato ha anche permesso il ritiro di centinaia di licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione condivisa degli esuberi e percorsi strutturali di riorganizzazione.

Alcune vertenze, come quelle di Berco o Yoox, sono divenute casi di studio per la metodologia adottata: strutturazione di tavoli condivisi, confronto continuo, tutela della prospettiva industriale accanto a quella occupazionale. Nel Bilancio 2025 spiccano inoltre le azioni mirate nelle regioni del Sud, divenute motore di sperimentazione per il coinvolgimento di realtà imprenditoriali fortemente radicate sul territorio.

Allarme occupazionale, cassa integrazione e criticità

La situazione dei tavoli aperti e dei monitoraggi rivela un rischio costante per la platea dei lavoratori coinvolti. Secondo la CGIL, ai lavoratori direttamente censiti si aggiunge un effetto moltiplicatore sulle filiere e sull'indotto, che porta a stime di oltre 120.000 posti potenzialmente a rischio.

L'erosione della capacità produttiva nazionale è aggravata da una marcata crescita delle ore di cassa integrazione autorizzate: nei primi nove mesi del 2025 ammontano a quasi 419 milioni, un valore che supera sensibilmente gli anni precedenti e testimonia una situazione ancora lontana dall'essere considerata strutturalmente risolta.

Le criticità individuate dagli analisti e dalle parti sociali sono:

  • Persistente calo della produzione industriale, influenzato sia da andamenti internazionali che da scelte strategiche delle multinazionali presenti in Italia.
  • Forte impatto sulle aree industriali del Sud e nei distretti storici del Centro-Nord.
  • Rischio di desertificazione produttiva, se non si interviene con misure di sostegno all'innovazione e all'occupazione stabile.
  • Scarsa attenzione all'indotto, che spesso non viene incluso nelle medesime misure di tutela riservate ai lavoratori diretti.
Come sottolineato in più occasioni dalle organizzazioni sindacali, la soluzione reale alle crisi non può limitarsi ai soli ammortizzatori sociali ma deve puntare alla ripartenza produttiva e alla creazione di nuove opportunità di investimento.

Strategie adottate dal Mimit e ruolo di istituzioni, imprese e sindacati

Il percorso verso la stabilità del sistema produttivo nazionale attraversa una pluralità di strategie adottate dalle istituzioni e concertate con imprese e sindacati. L'azione coordinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha puntato su una gestione sistemica dei tavoli di crisi, avviando processi di reindustrializzazione, piani di rilancio produttivo e promuovendo acquisizioni che mantengano l'occupazione in Italia.

Le misure più significative messe in campo sono:

  • Attivazione di tavoli plenari e incontri tecnici di approfondimento - 208 nel solo 2025 - volti a favorire il dialogo costante tra tutte le parti;
  • Coinvolgimento della partecipazione pubblica attraverso soggetti come Invitalia, come visto nel caso Jabil, assicurando risorse e funzioni di regia nella gestione delle crisi;
  • Sostegno ai processi di reindustrializzazione, mediante incentivi e assistenza nel trasferimento di rami d'azienda, conversioni tecnologiche e ricerca di nuovi buyer;
  • Gestione concertata degli esuberi, limitando i licenziamenti e tutelando i lavoratori tramite la riorganizzazione e la riconversione delle produzioni;
  • Focalizzazione su asset strategici e sulla tutela degli stabilimenti di valore storico e simbolico, sia per la produzione nazionale sia per la difesa del Made in Italy.
Le parti sociali rivendicano comunque un rafforzamento delle politiche industriali di medio-lungo termine, la progettazione di un piano di investimenti pubblici, e una più ampia protezione delle filiere produttive e dell'indotto regionale, in coerenza anche con le direttive europee e la normativa nazionale (tra cui il Decreto Legislativo 14/2019 sulle crisi d'impresa).


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