Oltre 70 tavoli di crisi sono aperti presso il Mimit, coinvolgendo migliaia di lavoratori e interi settori industriali. Dati aggiornati, casi emblematici, rischi occupazionali e strategie.
Dalla manifattura ai servizi, interi comparti hanno richiesto attenzione istituzionale per evitare la dispersione di competenze, posti di lavoro e produzione. Sono oltre settanta le trattative attualmente gestite dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), tra tavoli di crisi formali e monitoraggi, coinvolgendo aziende come Natuzzi o Sulcis, fino all'Acc e Yoox. Nelle varie regioni, decine di migliaia di lavoratori sono sospesi tra speranza e incertezza.
Questo scenario dimostra come il rischio di una perdita strutturale del patrimonio industriale sia concreto e l'esigenza di individuare soluzioni efficaci e sostenibili non sia mai stata tanto impellente. Il quadro generale fotografa una fragilità trasversale, con imprese di dimensioni diverse, dal simbolico mondo della moda a quello delle grandi produzioni strategiche. Quello che ne emerge è una rete industriale in affanno, ma ancora capace di attrarre investimenti e proposte di rilancio, in un contesto dove il confronto tra le parti sta ridisegnando i percorsi di soluzione e la tutela occupazionale.
L'attività del Mimit nel 2025 certifica una fase di intenso lavoro istituzionale nella mediazione e gestione dei conflitti produttivi. Attualmente sono 41 i tavoli di crisi aziendale formalmente attivi, cui si affiancano 30 situazioni poste sotto monitoraggio costante: ciò porta a una copertura di quasi settanta trattative in corso, con una portata complessiva di circa 60.000 lavoratori direttamente a rischio tra crisi conclamate e potenziali.
I dati del ministero convergono su una riduzione dei tavoli rispetto al triennio precedente - dai 55 del 2022 si è scesi agli attuali 41, mentre i lavoratori coinvolti sono diminuiti dagli oltre 80.000 del passato ai poco meno di 35.000 censiti ai tavoli formali. Se si aggiungono i casi in monitoraggio, controllati quotidianamente dalle strutture di Palazzo Piacentini, la platea sale attorno ai 60.000 lavoratori. Il sindacato Cgil segnala invece oltre 120.000 addetti a rischio, tenendo conto anche delle filiere dell'indotto e delle realtà che non giungono alla mediazione ministeriale:
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Tavoli attivi |
Tavoli monitorati |
Lavoratori coinvolti |
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41 |
30 |
~60.000 |
Il fenomeno si distribuisce in modo disomogeneo: circa metà delle crisi formalmente aperte riguardano il settore metalmeccanico, seguito da comparti strategici come energia, chimica, distribuzione e sistema moda. La gestione coordinata dal Mimit si fonda su un costante dialogo tra istituzioni, aziende, sindacati e territori, con oltre 200 tavoli plenari convocati durante il 2025 e innumerevoli incontri tecnici di approfondimento.
Aziende di differenti dimensioni e settori compongono il mosaico delle trattative aperte e dei monitoraggi intrapresi dal Mimit. Tra i principali protagonisti, si segnalano i dossier degli storici stabilimenti della siderurgia, come l'ex Ilva, alle prese con profonde riconversioni, e quelli della componentistica per l'automotive - come la Jsw di Piombino e Magneti Marelli, recentemente interessata da procedure concorsuali internazionali.
L'elenco delle crisi più note comprende anche:
Dal punto di vista settoriale, oltre il 50% delle crisi riguarda la metalmeccanica; seguono chimica, energia, moda e distribuzione, con una recente estensione delle problematiche alle catene della grande distribuzione organizzata e ai servizi.
L'azione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha permesso di ottenere risultati concreti nel corso dell'ultimo anno: sono ben 27 le intese siglate nel 2025, tradotte in altrettanti accordi di reindustrializzazione e rilancio produttivo. Grazie a questi interventi, oltre 14.260 lavoratori hanno visto tutelato il proprio posto o hanno ricevuto misure di stabilizzazione occupazionale - una media di un accordo ogni circa due settimane:
Alcune vertenze, come quelle di Berco o Yoox, sono divenute casi di studio per la metodologia adottata: strutturazione di tavoli condivisi, confronto continuo, tutela della prospettiva industriale accanto a quella occupazionale. Nel Bilancio 2025 spiccano inoltre le azioni mirate nelle regioni del Sud, divenute motore di sperimentazione per il coinvolgimento di realtà imprenditoriali fortemente radicate sul territorio.
La situazione dei tavoli aperti e dei monitoraggi rivela un rischio costante per la platea dei lavoratori coinvolti. Secondo la CGIL, ai lavoratori direttamente censiti si aggiunge un effetto moltiplicatore sulle filiere e sull'indotto, che porta a stime di oltre 120.000 posti potenzialmente a rischio.
L'erosione della capacità produttiva nazionale è aggravata da una marcata crescita delle ore di cassa integrazione autorizzate: nei primi nove mesi del 2025 ammontano a quasi 419 milioni, un valore che supera sensibilmente gli anni precedenti e testimonia una situazione ancora lontana dall'essere considerata strutturalmente risolta.
Le criticità individuate dagli analisti e dalle parti sociali sono:
Il percorso verso la stabilità del sistema produttivo nazionale attraversa una pluralità di strategie adottate dalle istituzioni e concertate con imprese e sindacati. L'azione coordinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha puntato su una gestione sistemica dei tavoli di crisi, avviando processi di reindustrializzazione, piani di rilancio produttivo e promuovendo acquisizioni che mantengano l'occupazione in Italia.
Le misure più significative messe in campo sono: