Secondo un recente Rapporto Aran, tra il 2015 e il 2025, a fronte di un’inflazione cumulata del 23%, le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono aumentate: cosa è cambiato e le differenze con i dipendenti privati
Nel 2025 il tema delle retribuzioni nella Pubblica amministrazione italiana è stato al centro di analisi e dibattiti istituzionali e sindacali. Il nuovo Rapporto semestrale dell'Aran sulle retribuzioni ha offerto uno spaccato aggiornato e sistematico sull’evoluzione dei salari dei lavoratori pubblici, rappresentando uno strumento prezioso sia per i decisori politici che per chi desidera comprendere l’impatto delle novità contrattuali, delle indennità e dei rinnovi in atto.
Nei documenti si riflette una fase di transizione importante, caratterizzata da contratti nazionali spesso in ritardo e dalla programmazione di risorse oltre il triennio corrente. Il quadro che emerge mostra non solo quanto il tema salariale sia ancora molto dibattuto, ma anche come la stabilità normativa e la continuità contrattuale incidano sulle aspettative di milioni di dipendenti e sulle differenze fra pubblico e privato.
Secondo i dati INPS pubblicati a novembre 2025, il comparto pubblico italiano impiega oltre 3,7 milioni di lavoratori, un’organizzazione composita e stratificata sia per età che per genus. Il 61% del personale è composto da donne, con il gruppo più consistente nella fascia d’età tra i 55 e i 59 anni, pari al 17,7% del totale. I rapporti di lavoro sono prevalentemente a tempo indeterminato (oltre 3,1 milioni, pari all’83,1%). Il contratto a tempo determinato riguarda il 16,9%, ma pesa meno sulle giornate effettive retribuite.
Il part-time è una prerogativa femminile: nel 2024 oltre 200mila lavoratrici risultavano con rapporti a tempo parziale, contro appena 52mila uomini. Al di là del genere, l’età media complessiva è avanzata e tra dieci anni circa un terzo del personale sarà entrato in pensione, segnale di una struttura anagrafica mediamente adulta. La distribuzione geografica vede un 24% dei dipendenti pubblici impiegato nel Centro Italia, con una presenza significativa e omogenea anche nelle altre aree.
Stando a quanto emerso dal Rapporto Aran, il 2025 è stato un anno di crescita salariale moderata ma diffusa. I dati INPS per il 2024 (ultimi disponibili) segnalano una retribuzione media annua di 35.350 euro, valore che sale a 39.087 euro nei contratti a tempo indeterminato (con 302 giornate lavorate) e scende a 13.635 euro nei rapporti a tempo determinato (171 giornate). La maggior parte dei lavoratori pubblici (oltre il 60%) rientra nella fascia inferiore a 35.000 euro annui, mentre il 27% circa è compreso tra 35.000 e 50.000 euro; solo il 12,6% supera i 50.000 euro.
| Comparto | Retribuz. Annua Media | Giornate Retribuite |
| Università ed Enti ricerca (indet.) | 55.289 € | 282 |
| Università ed Enti ricerca (det.) | 41.390 € | 248 |
| Scuola (indeterminato) | 30.767 € | 304 |
| Scuola (determinato) | 13.635 € | 171 |
| Sanità (infermieri) | 36.000 € | - |
| Sanità (assistenti amministrativi) | 29.500 € | - |
| Sanità (operatori sociosanitari) | 28.000 € | - |
Il gap di genere resta evidente: gli uomini percepiscono in media 41.117 euro annui contro i 31.679 delle donne. L’aumento delle retribuzioni contrattuali nel settore pubblico a giugno 2025 è stato del 2,9% rispetto all'anno precedente: una crescita superiore a quella media privata (+2,6%).
I comparti che hanno beneficiato maggiormente sono Ministeri (+6,9%), Difesa (+6,7%) e Forze dell’ordine (+5,8%), grazie ai nuovi rinnovi e alle indennità aggiornate. Nel medio periodo 2015-2025, gli aumenti cumulati sono pari al +14,8% per il personale non dirigente e +15,6% per la dirigenza.
I dati ufficiali evidenziano come, nel comparto privato, la dinamica degli stipendi sia stata lievemente superiore a quella del pubblico su un orizzonte decennale. Nel settore privato, infatti, tra il 2014 e il 2024, si è registrata una crescita salariale del 16,3%, mentre nel pubblico si è fermata al 12,2% (fonte Aran, marzo 2025). L’aumento medio annuo 2025, tuttavia, ha premiato la Pubblica amministrazione con un +2,9% rispetto al +2,6% del privato.
La fotografia è quindi articolata: gli stipendi pubblici restano tendenzialmente più stabili, in quanto vincolati a contratti nazionali e a interventi normativi. Nell’industria privata si sono osservati segnali di rallentamento, soprattutto dopo un periodo di forte crescita trainato dai rinnovi contrattuali pregressi. I servizi privati, invece, hanno mantenuto un andamento costante ma privo di scatti significativi.
In termini di valore assoluto, i livelli medi nel pubblico restano in molti casi superiori nelle fasce d'ingresso e in comparti specifici (Università, Enti di ricerca), ma il settore privato si distingue per la maggiore crescita di lungo periodo.
Sono diversi i fattori che hanno influenzato l’aumento salariale nel 2025 per i dipendenti pubblici:
Lo scenario salariale nel pubblico impiego resta contraddistinto da problematiche ricorrenti. Alla fine del 2025 erano ancora aperti 31 contratti collettivi, coinvolgendo circa 5,7 milioni di dipendenti. I ritardi sono spesso dovuti alla mancanza di risorse disponibili nei primi anni di ciascun triennio, portando a una dilatazione dei tempi medi di rinnovo oltre i 40 mesi secondo Aran.
Si registrano anche diseguaglianze tra comparti: alcuni segmenti, come le Funzioni centrali e la Sanità, hanno visto aumenti rilevanti tramite risorse aggiuntive normativamente stanziate; altri, come gli Enti locali, restano penalizzati dall’assenza di fondi integrativi, con un divario di 170 euro mensili rispetto alle amministrazioni centrali. Il risultato è una spinta alla mobilità interna da parte dei professionisti più qualificati, alimentando squilibri interni e differenze di trattamento.