Dalla Russia alle strade globali, la contraffazione di auto e ricambi è un fenomeno in crescita: rischi per sicurezza, economia e ambiente, strategie dei falsari e il ruolo delle istituzioni.
La falsificazione di automobili e relativi componenti rappresenta oggi una delle problematiche più complesse e insidiose della mobilità globale. L'aumento del commercio di parti di ricambio non certificate è alimentato da interessi economici, lacune regolamentari e facilità di accesso alle tecnologie di riproduzione industriale. Marchi storici e modelli di prestigio sono particolarmente vulnerabili a questa deriva, che coinvolge tanto i veicoli di alto valore quanto le utilitarie più diffuse. Consumatori e operatori affrontano rischi crescenti non solo dal punto di vista economico, ma anche in termini di sicurezza e rispetto delle normative ambientali, evidenziando l'urgenza di un approccio efficace e condiviso alla lotta contro questo fenomeno.
A Kaliningrad, nel 2026, una produzione non autorizzata di BMW X5, X6 e X7 si sta sviluppando a partire da kit di montaggio non più aggiornati e in parte obsoleti. Queste auto sono assemblate per essere destinate soprattutto a una clientela facoltosa, attratta dal prezzo sensibilmente più basso rispetto alle stesse vetture importate attraverso canali non ufficiali. I kit originali, ormai insufficienti, sono integrati da parti prodotte ex novo, spesso di dubbia provenienza. Questa pratica genera veicoli ibridi nei quali solo alcuni elementi corrispondono ai criteri e agli standard di fabbrica della casa madre.
Le implicazioni sono molteplici. Dal punto di vista legale, ci si trova di fronte a una violazione dei diritti di proprietà intellettuale del marchio BMW, aggravata dal rischio che i componenti non certificati compromettano la sicurezza del veicolo. La non tracciabilità delle parti installate genera un grave problema di responsabilità nei confronti del consumatore e, più in generale, sulla fiducia nell'intero mercato automobilistico. Le attività in corso in Russia non rappresentano un caso isolato, ma si inseriscono in una lunga tradizione di contraffazioni che interessa da anni modelli iconici e nuove produzioni.
Anche le reti di distribuzione locali risultano coinvolte, con la vendita di tali veicoli presso canali semiufficiali o nella completa opacità delle offerte online, aggravando una situazione in cui il confine tra legale e illegale diventa sempre più sottile. La reazione delle autorità appare spesso rallentata dalla complessità degli intrecci internazionali che caratterizzano la diffusione di queste auto fantasma.
I volumi del mercato della falsificazione sono impressionanti. Secondo l'Ocse, il giro d'affari mondiale dei ricambi auto contraffatti si aggira attorno ai 16 miliardi di dollari ogni anno. All'interno dell'Unione Europea, il traffico illecito di batterie, pneumatici e altri elementi di sicurezza produce danni economici stimati in circa 2 miliardi di euro annuali, di cui l'80% arriva da Cina e Far East.
In Italia, le stime indicano una quota del 15% dell'intero mercato dei componenti automobilistici venduti senza omologazione o marchio CE, pari a 120 milioni di euro. Germania e Italia condividono il primato europeo di maggior impatto in tema di contraffazione, coinvolgendo officine, rivenditori e piattaforme online.
La varietà geografica del fenomeno appare ampia: si passa dai laboratori digitalizzati del Piemonte ai capannoni in Sicilia, dove pezzi Made in China perdono la propria etichetta di origine per essere rivenduti come italiani, fino al sequestro di decine di migliaia di parti imitazione nei porti dell'Estremo Oriente. Le attività criminali sono oggi capaci di sfruttare strumenti di produzione avanzata e logistica internazionale, diffondendo i prodotti contraffatti in tutti i principali mercati del mondo.
Le aree critiche includono ricambi strutturali, accessori elettronici, sistemi di sicurezza, batterie per veicoli elettrici, ma anche semplici dettagli come loghi o sensori. Rilevante è inoltre la falsificazione delle certificazioni, che spesso accompagnano prodotti di bassa qualità per conferire apparente legittimità agli occhi del consumatore:
|
Area |
Principali rischi |
|
Europa |
Impatto economico e traffico transfrontaliero |
|
Asia |
Produzione su larga scala di componentistica non conforme |
|
America Latina |
Mercati paralleli e scarsa regolamentazione |
L'organizzazione della falsificazione automobilistica sfrutta una catena complessa e articolata. Fase uno: la produzione, spesso attivata in paesi dove la legislazione sui brevetti è poco stringente o facilmente aggirabile. In questi luoghi, operatori specializzati utilizzano macchinari digitali di ultima generazione per riprodurre fedelmente anche i più complessi componenti meccanici ed elettronici.
Fase due: la logistica e il trasporto. Prodotti contraffatti vengono trasferiti sia su gomma che via mare, spesso nascosti tra carichi misti o attraverso container destinati a porti europei, sudamericani o statunitensi. I controlli doganali, nonostante i progressi, riescono a intercettare solo una frazione del traffico.
Fase tre: la distribuzione. I canali principali sono rappresentati da marketplace online, officine compiacenti, rivenditori paralleli e reti clandestine che smerciamo ricambi e auto complete raggiungendo persino privati cittadini:
La diffusione di auto e ricambi privi di omologazione comporta rischi elevati per la sicurezza. Numerosi incidenti sono riconducibili a malfunzionamenti provocati da componenti non certificati, in particolare per quanto riguarda sistemi di frenata, sospensioni e airbag. Le conseguenze economiche sono altrettanto rilevanti: le attività illecite sottraggono risorse alle case produttrici, generano evasione fiscale e producono un effetto distorsivo sui prezzi.
Per l'ambiente, l'introduzione di ricambi contraffatti significa maggiore inquinamento e gestione inadeguata dei rifiuti pericolosi, frequentemente smaltiti senza il rispetto delle norme in materia. Le istituzioni, dalla Polizia Stradale all'EUIPO, sottolineano il peso crescente di queste problematiche globali, che collocano il traffico illecito di ricambi subito dopo quello di armi, droga ed esseri umani in termini di profitti illeciti. Alcuni esempi:
La differenziazione tra autentico e falso è spesso resa ardua dall'abilità dei contraffattori. Tuttavia, ci sono strategie e buone pratiche che possono aiutare:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...