Il settore moda italiano attraversa ancora una fase di crisi tra sfide legate alla distribuzione, sostenibilit, export e mercato interno. Analisi su dati, evoluzioni, lusso e previsioni per il 2026.
Il panorama della moda italiana si presenta profondamente trasformato dopo un ciclo prolungato di difficoltà, segnato da congiunture economiche avverse, cambi di paradigma nei consumi e una pressione internazionale crescente. Gli ultimi dati evidenziano una lieve inversione di tendenza durante l’estate passata, ma il settore resta in una fase di fragilità. Le aziende iconiche e i distretti produttivi, noti per l’artigianalità e la cura dei dettagli, affrontano ora cruciali nodi legati a competizione esterna, domanda interna fiacca e volatilità internazionale. Secondo le principali associazioni di categoria (CNMI - Camera Nazionale della Moda Italiana, Confindustria Moda, Federazione Moda Italia, Sita Ricerca), il periodo fra 2024 e 2025 è stato teatro di calo del fatturato, riduzione delle imprese attive e difficoltà a mantenere l’occupazione. Tuttavia, le prospettive a medio termine offrono spunti di moderato ottimismo: aumentano le occasioni di rilancio per le aziende che investiranno in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, pur restando attenti alle tendenze emergenti nei consumi.
Il triennio 2024-2026 rappresenta un passaggio delicato per il settore. Secondo i Fashion Economic Trends di CNMI e le elaborazioni di Sita Ricerca e Pambianco, il tessuto moda italiano ha chiuso il 2024 con una diminuzione del fatturato, confermata anche nei primi nove mesi del 2025, con un totale di 92,9 miliardi di euro (-3% rispetto all’anno precedente). Tuttavia, il dato viene definito "meno negativo delle attese iniziali" grazie a una ripresa nei mesi estivi: luglio ha segnato +1,4% e settembre +5,7% nei settori core (tessile, abbigliamento, pelle e calzature), riducendo la contrazione annua a -2,7%. Le attività accessorie (gioielli, bigiotteria, cosmesi, occhialeria) permangono però in territorio negativo (-3,7% per il terzo trimestre consecutivo).
Il mercato interno ha offerto un sostegno chiave, con aumenti moderati nei prezzi: calo nella filiera tessile (-1,6%), ma tenuta su abbigliamento e calzature. Per altri segmenti come la gioielleria, si notano invece aumenti a doppia cifra nei prezzi (+9,1%). Il saldo positivo è stato parzialmente oscurato dalla contrazione delle esportazioni e dall’incremento delle importazioni, soprattutto dalla Cina. La ripresa oltre il 2025 viene collegata a strategie di consolidamento e agli stimoli previsti per le esportazioni. Bloomberg sottolinea come, nonostante il contesto globale instabile, il settore sia pronto a superare il periodo più difficile e si appresti ad affrontare il 2026 con aspettative di progressiva crescita, trainata anche da mercati internazionali in recupero e dall’innovazione nella proposta di prodotto e canali di vendita.
Le scelte degli acquirenti italiani nel 2025 riflettono un mercato “a due velocità”. Secondo Sita Ricerca, abbigliamento e scarpe restano centrali nei carrelli degli italiani, con calzature sportive e accessori che guadagnano spazio, mentre calano le vendite di prodotti classici e di accessori in pelle. La spesa per accessori è scesa del 5% rispetto al 2024 e del 13,3% sul 2019, con una flessione nelle scarpe classiche a fronte di una crescita delle sneakers e un orientamento verso capi pratici e durevoli.
Prezzo e promozioni risultano i principali fattori decisionali. L’attenzione per la qualità e per il Made in Italy resiste, ma la fascia giovane, in particolare la Generazione Z, valorizza la quantità piuttosto che la qualità, privilegiando acquisti frequenti a basso costo. Nel dettaglio:
Il sistema retail italiano conferma la sua importanza per tutta la filiera della moda, nonostante i numeri appaiano in diminuzione. I dati diffusi da Dimark e riportati da Confcommercio e Federazione Moda Italia evidenziano che le chiusure di punti vendita superano le aperture, riflettendo le difficoltà del settore, soprattutto nel segmento uomo e infanzia. Una situazione bilanciata da opportunità nei centri urbani e nel Sud Italia, che resta attrattivo per la stagionalità turistica e il minore peso dei negozi monomarca.
Nell’ultimo anno, sono stati chiusi circa 6.500 negozi di moda, con conseguente contrazione dei posti di lavoro e delle opportunità sul territorio. I principali elementi che emergono per il rilancio sono:
L’anno appena concluso ha visto senso opposto per esportazioni e importazioni nel comparto moda. Sulla base delle analisi fornite da CNMI e Confindustria Moda, le esportazioni sono diminuite del 4,4% rispetto al 2024, con la Cina in forte calo (-19,8%) e significative riduzioni anche verso altri paesi extra-Ue (-9%). Questa tendenza viene attribuita, in parte, all’instabilità geopolitica, ai dazi crescenti e al ridisegno delle supply chain globali. Al contrario, le importazioni sono aumentate, in particolare dalla Cina (+11,8%), sollevando preoccupazioni relative alla concorrenza e ai regimi doganali agevolati su prodotti a basso valore.
Nonostante tutto, il saldo commerciale rimane positivo (26,7 miliardi), ma in forte calo rispetto all’anno precedente. Numerosi operatori, tra cui la Camera della Moda e diverse associazioni di rappresentanza, sottolineano l’urgenza di politiche a sostegno dell’export e maggiore tutela della filiera nazionale attraverso regolamentazioni stringenti sulle importazioni e una maggiore vigilanza contro la concorrenza sleale.
La centralità dell’artigianalità contraddistingue ancora la produzione italiana, ma la carente attrattività delle professioni tradizionali rappresenta una criticità crescente. Diversi atelier storici del settore, dal Piemonte alla Campania, riportano la difficoltà a reperire giovani apprendisti disposti a investire anni nella formazione necessaria per garantire l’eccellenza artigianale. Inoltre, la spinta alla digitalizzazione sta cambiando radicalmente i processi produttivi e commerciali, con piattaforme intelligenti che integrano design, produzione e vendita.
Durante il Venice Sustainable Fashion Forum, Confindustria Moda e Camera Nazionale della Moda Italiana hanno indicato come sostenibilità e tracciabilità debbano costituire la cifra distintiva del nuovo Made in Italy. Iniziative come la piattaforma digitale open source per la verifica delle aziende e le proposte di legge sulla certificazione sostenibile, delineano un futuro dove innovazione e tradizione convergono. Come evidenziato dagli esperti: la sostenibilità non è un costo, ma la nostra identità industriale e motore della competitività internazionale.
Il mercato del lusso, dopo un periodo di incertezza alimentato dalla debolezza della domanda cinese e dall’arrivo di nuovi dazi, si avvia a un 2026 di recupero. Secondo Bloomberg e UBS, la crescita prevista per le vendite si aggira intorno al 5%, trainata dalla riacquisita dinamicità del mercato cinese e dallo slancio creativo portato da nuovi direttori artistici nelle principali maison. Aziende leader a livello globale, come LVMH, Richemont, Hermès, Prada, Moncler e Cucinelli vengono identificate come protagoniste del nuovo ciclo di espansione.
Anche la fascia media del mercato sta cambiando strategia: il valore viene elevato attraverso collezioni più curate, storytelling e materiali di alta qualità, per attrarre clienti in cerca di alternative all’ultra fast fashion e recuperare parte degli ex-clienti del lusso. Infine, secondo BoF (Business of Fashion), i trend vincenti per il medio periodo saranno articolati su tre assi: personalizzazione, efficienza predittiva grazie a sistemi digitali e nuova valorizzazione del second-hand, che coinvolge anche i luxury brands.
L’anno che si è aperto viene percepito dai principali osservatori come un momento di transizione per la filiera moda italiana. Secondo le stime CNMI, Sita-Pambianco e Business of Fashion, la crescita a valore dello 0,9% dovrebbe concretizzarsi nel 2026 per il mercato interno, con rafforzamenti nel 2027. Prospettive di crescita più sostenuta interesseranno il lusso (+5%) e il comparto accessori smart, come suggerisce BoF.
Le principali opportunità si concentrano su: