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Le grandi aziende italiane del vending che nessuno conosce ma fatturano milioni: chi controlla davvero il mercato delle macchinette

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Dietro le macchinette che incontriamo ogni giorno si cela un mercato milionario dominato da pochi colossi italiani: numeri, modelli di business, innovazioni, segmenti chiave e criticità di un settore.

Nel cuore della quotidianità urbana è facile imbattersi in una macchinetta automatica, sempre puntuale nel soddisfare una pausa caffè, uno snack, o una bottiglia d'acqua fresca. Eppure, dietro questa apparente semplicità si cela una filiera strutturata e sofisticata, dominata da imprese che, pur sfiorando fatturati da capogiro, rimangono spesso anonime al grande pubblico. Figure silenziose, ma determinanti nel plasmare mercati, abitudini e perfino le scelte alimentari di milioni di italiani. In questo scenario, aziende poco note al consumatore comune gestiscono reti capillari di distributori, implementano tecnologie all'avanguardia e presidiano location strategiche, garantendo servizi essenziali ventiquattro ore su ventiquattro. 

Chi sono i colossi italiani del vending: leader, quote e fatturato

Il comparto della distribuzione automatica registra in Italia una delle presenze più capillari d'Europa. Nel 2025, il paese vanta centinaia di migliaia di distributori sparsi tra aziende, enti pubblici, scuole, ospedali e spazi di transito, generando un giro d'affari valutato in diversi miliardi di euro complessivi. Nonostante le fluttuazioni legate a fattori macroeconomici internazionali e una ripresa solo parziale dei consumi dopo la pandemia, il settore mostra segnali di resilienza grazie alla capacità di innovare e differenziare l'offerta.

Nonostante la popolarità delle macchinette automatiche, solo una ristretta élite di gruppi industriali tricolori gestisce la gran parte del giro d'affari. Tra le aziende italiane del vending che controllano il mercato, spiccano nomi come IVS Group, Bianchi Vending Group, N&W Global Vending (ora parte di Evoca Group), insieme a player verticali su segmenti specifici come caffè (Gruppo Lavazza, Gimoka) e snack (Elah Dufour Novi, GR Generale Ristorazione).

IVS Group rappresenta il punto di riferimento assoluto in Italia per volumi, capillarità e innovazione. Nel primo semestre 2025, il gruppo ha fatto registrare ricavi consolidati superiori a 390 milioni di euro (+5,2% rispetto al periodo precedente), con un numero di erogazioni totale che si attesta attorno ai 500 milioni. Nonostante una flessione nei consumi interni, l'azienda ha mantenuto margini soddisfacenti, anche grazie a politiche di acquisizione e sviluppo di nuovi mercati all'estero:

  • Bianchi Vending Group e N&W Global Vending (Evoca) si posizionano come leader a livello di produzione e innovazione nella manifattura di macchine vending. Le loro soluzioni supportano sia operatori multi-nazionale che indipendenti, con gamma che spazia da modelli table-top per piccoli uffici a sistemi evoluti full-line per grandi complessi industriali.
  • GR Generale Ristorazione, spesso coinvolta in partnership tematiche con brand d'eccellenza nell'alimentare, rappresenta la strada del vending gourmet, abbinando proposte locali d'autore a servizi premium in location culturali e di prestigio.

IVS è il gigante che molti consumatori non conoscono

Il nome più importante del vending italiano è IVS Group. La società si definisce leader nazionale della gestione di distributori automatici e stimava, negli ultimi dati pubblici disponibili sulla propria posizione competitiva, una quota di circa il 21% del mercato italiano a valore e il 17% a volume. È anche l'unico grande operatore con una presenza dichiarata realmente nazionale.

Le dimensioni sono molto superiori a quelle che il nome, relativamente poco noto al consumatore, potrebbe suggerire. Nel 2024 IVS Group ha registrato 732,8 milioni di euro di ricavi consolidati, con oltre 980 milioni di erogazioni e circa 279 mila apparecchi tra distributori automatici e macchine per l'Office Coffee Service installati nei Paesi nei quali opera. Il gruppo aveva più di 4.600 dipendenti e 133 filiali tra Italia, Spagna, Francia, Germania, Polonia e Svizzera.

Il solo business vending aveva prodotto nel 2024 vendite per circa 538 milioni di euro. Nel primo semestre 2025, le attività vending hanno generato altri 301,2 milioni di euro, con l'Italia che continuava a costituire il mercato principale del gruppo. Numeri da grande impresa industriale, anche se gran parte dei consumatori non saprebbe probabilmente riconoscere il nome IVS.

Dietro IVS ci sono anche Liomatic e GeSA

La dimensione raggiunta dal gruppo non nasce soltanto dalla crescita organica. Uno dei processi che sta trasformando il vending italiano è infatti la concentrazione attraverso acquisizioni e aggregazioni. IVS ha costruito negli anni una parte importante della propria posizione acquistando operatori locali e nazionali. Nel proprio report 2024 dichiarava di avere integrato oltre 235 acquisizioni dal 2007.

L'operazione che ha modificato maggiormente gli equilibri del mercato è stata l'integrazione con Liomatic e GeSA, due nomi storici del settore. Liomatic, nata a Perugia nel 1973, era già uno dei maggiori gruppi italiani della distribuzione automatica, con una forte presenza nell'Italia centrale e attività anche all'estero. Prima della business combination aveva registrato 144 milioni di euro di fatturato consolidato nel 2019 e 109 milioni nel 2020, anno fortemente condizionato dalla pandemia.

GeSA costituiva a sua volta uno dei grandi operatori del mercato. La combinazione di queste realtà ha contribuito a creare un gruppo molto più grande rispetto ai tradizionali gestori regionali, tanto che Vending Magazine identifica proprio il completamento dell'aggregazione tra IVS, GeSA e Liomatic come uno dei fattori che hanno spinto oltre il miliardo di euro il giro d'affari complessivo dei grandi gruppi italiani del vending nel 2023.

E Lavazza sta entrando sempre di più nel controllo del leader

Qui il mercato delle macchinette si intreccia con quello del caffè. Nel 2024 Lavazza ha aumentato drasticamente la propria partecipazione in IVS, nell'ambito dell'operazione che ha portato al delisting del gruppo da Piazza Affari.

A fine 2024 la struttura indicata da IVS vedeva il 49% del capitale nelle mani del Gruppo Lavazza e il 51% controllato dagli azionisti fondatori e manager attraverso IVS Partecipazioni.

L'accordo va però oltre. Lavazza ha negoziato un percorso che le consente di arrivare al controllo completo di IVS a partire dal 2027, dopo l'approvazione dei risultati 2026 e l'esercizio delle opzioni previste dagli accordi. L'operazione che ha portato al delisting valorizzava IVS intorno a 647 milioni di euro.

Se il percorso previsto verrà completato, uno dei maggiori produttori italiani di caffè finirà quindi per controllare direttamente anche il principale gestore italiano delle macchinette. È un passaggio strategico enorme. Lavazza non sarebbe soltanto il marchio del prodotto dentro il distributore: avrebbe il controllo della rete che decide dove installare le macchine, quali prodotti offrire e come gestire il rapporto con migliaia di aziende clienti.

Il secondo polo italiano è Buonristoro Vending Group

Alle spalle di IVS, Vending Magazine indica Buonristoro Vending Group come secondo grande operatore nazionale. Anche in questo caso la crescita è avvenuta attraverso aggregazioni.

Alla fine del 2023 Buonristoro ha unito le forze con Sellmat e Break Point, costruendo un gruppo che al momento dell'operazione dichiarava più di 180 milioni di euro di fatturato consolidato, oltre 40 mila clienti e più di 100 mila distributori installati.

Le dimensioni operative erano già impressionanti: oltre 400 milioni di erogazioni l'anno e più di 1.200 tra dipendenti e collaboratori. Nel 2024 il gruppo puntava a superare la soglia dei 200 milioni di ricavi. Vending Magazine indicava proprio l'aggregazione con Sellmat come l'operazione che aveva consentito a Buonristoro di imporsi come secondo grande polo italiano.

In pratica, dietro due macchinette apparentemente identiche installate in due aziende confinanti possono trovarsi organizzazioni completamente diverse, con fatturati che in alcuni casi raggiungono le centinaia di milioni.

Selecta Italia: l'ex Gruppo Argenta è ancora uno dei nomi pesanti

Un altro protagonista è Selecta Italia, società che molti addetti ai lavori ricordano ancora attraverso il nome Gruppo Argenta. Argenta era infatti uno dei grandi campioni italiani del vending prima di essere acquisita nel 2018 dal gruppo europeo Selecta.

La società italiana ha registrato nel 2025 circa 119,9 milioni di euro di fatturato, secondo i dati camerali riportati dalle banche dati aziendali, con oltre 800 dipendenti indicati nel 2026. È quindi uno dei casi che mostrano bene come non tutte le aziende che operano nel grande vending italiano siano ancora controllate da capitale italiano.

L'ex Gruppo Argenta è oggi parte di Selecta, gruppo internazionale specializzato nei servizi di food-tech e self-service presenti negli ambienti di lavoro e nei luoghi pubblici europei. Quando si parla di “aziende italiane del vending” bisogna dunque distinguere fra società nate e operative in Italia e gruppi che sono ancora di proprietà italiana.

Non sempre le due cose coincidono.

Gruppo Illiria: 76 milioni partendo dal Friuli

Un caso molto diverso è Gruppo Illiria, nato a Udine e cresciuto fino a costruire una rete che oggi opera su scala nazionale. Nel 2025 il gruppo ha superato 76 milioni di euro di fatturato e punta alla soglia degli 80 milioni.

Anche qui la vera dimensione dell'attività non è immediatamente percepibile dal consumatore. Illiria gestisce migliaia di apparecchi installati in strutture pubbliche e private e ha costruito a Udine una sala operativa dalla quale le macchine possono essere controllate da remoto. I sistemi digitali consentono di monitorare funzionamento, disponibilità dei prodotti e necessità di intervento.

È un esempio della trasformazione del mestiere. Il gestore delle macchinette non è più semplicemente la società che manda un furgone a riempire il distributore quando manca il caffè. Sta diventando un operatore logistico e tecnologico che gestisce migliaia di piccoli punti vendita collegati in rete.

General Vending supera 31 milioni, ma svolge un ruolo differente

Nel comparto compaiono poi società come General Vending, che nel 2025 ha registrato circa 31,5 milioni di euro di fatturato. In questo caso bisogna però fare una distinzione. General Vending opera soprattutto come fornitore specializzato del settore, distribuendo macchine, prodotti e soluzioni agli operatori, e non va quindi confrontata direttamente con IVS come se svolgesse esattamente la stessa attività. È uno degli elementi che rende il vending più articolato di quanto appaia. La filiera comprende almeno:

  • i produttori delle macchine;
  • i gestori che le installano e le riforniscono;
  • i produttori di caffè, bevande e alimenti;
  • i distributori all'ingrosso;
  • le società che producono sistemi di pagamento e software;
  • i fornitori di bicchieri, palette e altri accessori.
Il fatturato della singola società dice quindi molto solo dopo aver capito in quale punto della catena opera.




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Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...