Le rimesse degli stranieri che lavorano in Italia rappresentano un fenomeno significativo per l'economia nazionale e per i Paesi d'origine. Dati, geografie, metodi e impatti sociali rivelano dimensioni e cambiamenti di un flusso spesso poco noto.
Dietro ogni trasferimento di denaro oltre confine c’è una storia di connessioni familiari e sociali: le rimesse spedite dai cittadini stranieri che lavorano nel nostro Paese rappresentano un flusso economico significativo, capace di collegare l’Italia a centinaia di Paesi in tutto il mondo. Queste transazioni, nate dall’esigenza di sostenere chi è rimasto in patria, hanno visto una forte crescita nell’ultimo ventennio e sono diventate una componente stabile nei rapporti finanziari internazionali. Comprendere l’evoluzione delle rimesse, il loro impatto sull’economia e le ricadute sulle aree di origine è essenziale per analizzare il fenomeno migratorio nel contesto attuale.
L’arco temporale dal 2005 al 2025 offre uno sguardo esaustivo sulle evoluzioni nei flussi di denaro. Dati della Banca d’Italia attestano che, dai 3,9 miliardi di euro del 2005, il volume delle somme inviate all’estero da lavoratori e famiglie straniere è cresciuto senza interruzioni sostanziali, attestandosi intorno a 8,3 miliardi nel 2024. Il 2025, con un tasso di crescita medio del 6,4% nei primi sei mesi, potrebbe chiudersi con un valore vicino ai 9 miliardi di euro. Questo raddoppio del flusso, a valori correnti, corrisponde a una variazione in termini reali (al netto dell’inflazione) di poco superiore al 40%: un dato che evidenzia la resilienza e la crescente centralità delle rimesse nel sistema delle relazioni economiche generate dalle migrazioni internazionali.
Nel corso di due decenni, il numero di stranieri residenti in Italia è più che raddoppiato, passando da 2,27 a 5,25 milioni. Tuttavia, l’aumento delle somme inviate all’estero non ha seguito la stessa rapidità: l’importo medio per persona è calato da 1.719 a 1.577 euro annui, suggerendo una pluralità di fattori influenti, tra cui l’incremento dei ricongiungimenti familiari, che portano a impiegare una più ampia quota di reddito all’interno dei confini italiani.
Le statistiche diffuse su base trimestrale dagli istituti di ricerca raccontano inoltre di cambiamenti nelle aree di destinazione. I flussi verso l’Asia hanno segnato un incremento rilevante (+17,8%), mentre quelli verso l’Europa orientale e il Nord Africa mostrano tendenze più stabili o in lieve calo. La variegata geografia delle rimesse dipende sia dalla crescita delle singole comunità sia dall’accessibilità ai canali di trasferimento, tra digitalizzazione e strumenti tradizionali.
Le somme inviate verso l’estero da lavoratori immigrati costituiscono una quota circoscritta rispetto al prodotto interno lordo nazionale: nel 2024, le rimesse ufficiali incidevano per meno dello 0,38% del PIL, un valore contenuto a fronte dell’8,8% rappresentato dalla quota di ricchezza generata dal lavoro straniero. Tuttavia, considerando anche le transazioni meno tracciabili (i cosiddetti “flussi invisibili”), che possono incrementare il dato ufficiale di circa il 30%, si arriva a un’incidenza prossima al mezzo punto percentuale del PIL.
L’incidenza reale delle rimesse sull’economia italiana risulta quindi modesta, ma rivela importanza sotto il profilo sociale e redistributivo. Questo flusso contribuisce a equilibrare le dinamiche di reddito e consumo fra territori di origine e quelli di destinazione. Va sottolineato che tali cifre possono assumere rilievo maggiore in determinati contesti regionali e provinciali, caratterizzati da una più elevata densità di popolazione straniera e dalla presenza di comunità coese nella pratica dell’invio del denaro.
La composizione dei Paesi beneficiari evidenzia una marcata polarizzazione: nel 2024, oltre il 65% delle somme complessive si è concentrato in dieci Stati, tra cui spiccano Bangladesh, Pakistan, Marocco, Filippine, Georgia, India, Romania, Perù, Sri Lanka e Senegal. Approfondendo i dati, il Bangladesh emerge come destinatario privilegiato, con 1,4 miliardi di euro transitati solo nel 2024, pari a circa il 17% del totale italiano, seguito da Pakistan e Marocco (rispettivamente con circa 600 e 575 milioni di euro).
La crescita delle rimesse indirizzate verso l’Asia si riflette negli ultimi dati: nel primo semestre del 2025, i flussi verso questa macroarea hanno registrato incrementi a doppia cifra. In particolare, filippini e cittadini originari della Georgia inviano somme pro-capite molto elevate; quest’ultimo caso è degno di nota essendo passati, nell’arco di un decennio, da 91 a oltre 500 milioni di euro di trasferimenti.
La situazione dei Paesi vicini all’Italia come quelli del Nord Africa, mostra una relativa tenuta dei flussi, sebbene sotto la media nazionale per quanto riguarda il valore medio pro-capite. Ciò suggerisce un probabile ricorso a metodi di invio meno ufficiali. Da segnalare, inoltre, il progressivo azzeramento del volume destinato alla Cina, che, dalle prime posizioni nel decennio scorso, è scesa fuori dalla graduatoria dei principali beneficiari.
La seguente tabella offre una sintesi delle principali destinazioni delle rimesse dal territorio italiano nel 2024:
| Paese di destinazione | Importo inviato (€ milioni) | % sul totale |
| Bangladesh | 1.400 | ~17% |
| Pakistan | 600 | ~7% |
| Marocco | 575 | ~7% |
| Filippine | 570 | ~7% |
| Georgia | 501 | ~6% |
La mappa delle rimesse in Italia segnala una forte concentrazione sia per regione sia per provincia: più del 47% del volume complessivo proviene da dieci province principali. In particolare, Roma e Milano si distinguono come epicentri dell’attività di trasferimento, rispettivamente con oltre un miliardo e 900 milioni di euro inviati nel 2024.
Segue una panoramica delle province più attive:
Sul piano regionale, la Lombardia si conferma leader con circa 1,8 miliardi di euro, seguita dal Lazio (1,3 miliardi), Emilia-Romagna (826 milioni) e Veneto (694 milioni). Se si rapportano i flussi alla popolazione residente di origine straniera, spiccano territori come Aosta, Napoli e La Spezia per somme pro-capite superiori alla media italiana. Le motivazioni dietro questa ripartizione coinvolgono fattori socio-economici e la presenza di reti parentali e associative che favoriscono il sostegno finanziario verso l’estero.
Accanto ai canali tracciabili (banche, Poste, operatori autorizzati di money transfer), persiste una quota significativa di flussi informali, detti anche “invisibili”, rappresentata sia dal trasferimento mediante contante che da intermediari non ufficiali. Secondo elaborazioni della Fondazione Leone Moressa, per il 2024, la consistenza delle rimesse informali ammonta tra 1,2 e 3,7 miliardi di euro, che si aggiungono ai valori contabilizzati dagli enti ufficiali.
L’incremento delle rimesse non tracciate è favorito dalla vicinanza geografica dei Paesi destinatari, dalla presenza di viaggi frequenti e dal radicamento di tradizioni di invio fiduciario: chi si reca nel proprio Stato di origine durante l’anno può trasportare somme senza ricorrere a servizi finanziari. L’innovazione tecnologica, inoltre, ha introdotto nuovi strumenti digitali per l’invio di denaro, aumentando le opzioni disponibili ma anche la necessità di regolamentazione.
I costi delle diverse soluzioni restano al centro della discussione tra legislatori e organismi internazionali (Nazioni Unite, Agenda 2030), che puntano a ridurre le commissioni medie di trasferimento sotto il 3%.
Le risorse economiche inviate dall’Italia agli Stati di origine rappresentano una leva di sostegno sociale e una fonte di valuta pregiata per molte economie fragili. Secondo stime ONU, negli ultimi dieci anni i flussi mondiali dei migranti hanno superato 5.000 miliardi di dollari destinati ai Paesi a basso e medio reddito: un valore superiore a quello dell’aiuto pubblico allo sviluppo e degli investimenti diretti esteri combinati.
Il contributo delle rimesse si traduce essenzialmente in: