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L'effetto libretto di risparmio: perché un oggetto scomparso 20 anni fa spiega tutto sul patrimonio degli over 60

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Ripercorrendo la storia del libretto di risparmio esploriamo il suo significato per gli over 60, i vantaggi e i limiti, le nuove forme di risparmio e il valore psicologico e culturale di un simbolo che resiste al tempo

C'era un oggetto, in quasi ogni casa italiana, che stava nel cassetto del comodino o dentro una busta di carta nella credenza del salotto. Un libretto verde o bordeaux, con la copertina rigida e le colonne stampate dentro: data, operazione, saldo. Si portava allo sportello, l'impiegato lo timbrava, e si tornava a casa con i numeri aggiornati scritti a penna. Era il libretto di risparmio, che ancora esiste, ma non più in formato fisico e non è più la prima forma di investimento scelta come una volta.
E nel suo formato cartaceo che tanto ha dato la spinta ai risparmi degli italiani non esiste più da almeno 20 anni. Non era uno strumento finanziario sofisticato. Era qualcosa di più: era la rappresentazione fisica del denaro che cresceva nel tempo. E quella fisicità, oggi quasi scomparsa, spiega in modo sorprendentemente preciso perché gli over 60 italiani detengono oggi quasi la metà del patrimonio privato del Paese,  mentre i più giovani faticano ad accumulare qualcosa di significativo.

Un oggetto, una filosofia

Il libretto di risparmio non era solo un conto su cui parcheggiare i soldi. Era un rituale. Si andava in banca o alle Poste con una cadenza regolare e si versava una somma. Piccola o grande, non importava: ciò che contava era la continuità. Il saldo che cresceva di riga in riga, lentamente ma visibilmente, dava una soddisfazione concreta che nessuna app bancaria moderna riesce davvero a replicare.

Quella generazione ha imparato a risparmiare guardando un numero che aumentava su carta. Non un grafico, non una percentuale di rendimento annualizzato: un numero. Il proprio numero. E quella semplicità aveva un potere comportamentale enorme: rendeva il risparmio un'abitudine consolidata, quasi automatica, slegata dalla volatilità dei mercati e dall'ansia dei rendimenti.

I numeri di oggi: il patrimonio è nelle mani degli anziani

I dati attuali fotografano una concentrazione di ricchezza generazionale senza precedenti nella storia economica italiana. Secondo le analisi più recenti, gli over 60 detengono quasi la metà del patrimonio complessivamente investito nel Paese, alcune stime parlano del 47%, altre arrivano al 57% se si include la ricchezza immobiliare. La quota di ricchezza detenuta dalle famiglie più anziane ha quasi raddoppiato la propria incidenza nel giro di un paio di decenni, arrivando a rappresentare circa il 32% del patrimonio totale delle famiglie italiane secondo la Banca d'Italia.

Al contrario, la quota dei più giovani si è ridotta drasticamente: dal 13% di qualche anno fa al 4% attuale. Un ventenne o un trentenne oggi parte con una base patrimoniale praticamente nulla e deve costruirsi tutto in un contesto di lavoro precario, affitti elevati e costo della vita crescente. Chi ha sessant'anni, invece, ha alle spalle decenni di accumulo silenzioso e costante.

Perché quella generazione ha accumulato così tanto

Sarebbe troppo semplice e inesatto ridurre tutto al merito individuale o alla disciplina personale. Il contesto economico in cui hanno vissuto e lavorato gli over 60 italiani era strutturalmente favorevole all'accumulo di patrimonio, su più fronti:

  • Il mercato del lavoro era stabile: i contratti a tempo indeterminato erano la norma, non l'eccezione. La certezza del reddito futuro permetteva di pianificare e risparmiare senza l'ansia della precarietà.
  • Il mattone era accessibile: negli anni Settanta e Ottanta, comprare casa era una possibilità concreta anche per i redditi medi. Le case comprate allora valgono oggi cifre molto superiori, generando una ricchezza immobiliare che le generazioni successive non riuscirono più a costruire altrettanto facilmente.
  • L'inflazione alta premiava i debitori: chi aveva acceso un mutuo in periodi di alta inflazione lo ha visto erodersi nel tempo in termini reali, alleggerendo il peso del debito.
  • Il sistema pensionistico retributivo garantiva rendite generose: chi è andato in pensione con il vecchio sistema ha spesso mantenuto un reddito vicino all'ultimo stipendio, continuando a risparmiare anche da pensionato.
  • I rendimenti dei prodotti postali e bancari erano reali: negli anni Ottanta e Novanta, un libretto di risparmio o un BOT rendevano percentuali significative. Accantonare denaro in modo conservativo produceva comunque un guadagno reale.

L'effetto libretto: la psicologia dietro l'accumulo

C'è una ragione precisa per cui questo strumento banale e demodé ha contribuito a costruire il patrimonio di una generazione intera, e non è la questione dei tassi di interesse. È la questione della percezione.

Tenere i risparmi su un libretto cartaceo, con le cifre scritte a penna, attivava meccanismi psicologici che gli strumenti digitali moderni faticano a replicare. Il denaro era visibile e tangibile nella sua crescita. Ogni versamento era un gesto deliberato. Prelevare era scomodo, richiedeva di andare fisicamente allo sportello e quindi si prelevava meno, e solo per ragioni serie. L'attrito fisico del sistema era, paradossalmente, uno strumento di disciplina finanziaria.

Oggi fare un bonifico, spostare denaro, spendere con un tap dello smartphone richiede zero attrito. Il denaro è diventato astratto, fluido, quasi invisibile. E questa fluidità, che sembra un vantaggio tecnologico, ha un costo comportamentale reale: rende molto più difficile tenere traccia di dove vanno i soldi e costruire un risparmio stabile nel tempo.

Il grande trasferimento che sta per arrivare

Tutta questa ricchezza accumulata dagli over 60 italiani non resterà ferma per sempre. Nei prossimi vent'anni si stima che avverrà il più grande trasferimento intergenerazionale di patrimonio privato della storia italiana. Eredità, donazioni, passaggi di immobili: migliaia di miliardi di euro passeranno dalle mani dei nati negli anni Cinquanta e Sessanta a quelle dei loro figli e nipoti.

Secondo alcune proiezioni, la quota di ricchezza derivante da successioni ereditarie potrebbe arrivare a rappresentare circa il 40% del patrimonio totale degli eredi, rispetto al 30% registrato nelle generazioni precedenti. Una percentuale che dice molto su come cambierà il modo di "fare patrimonio": non più costruendolo nel tempo, ma ricevuto in blocco. Con tutto ciò che questo implica in termini di gestione, responsabilità e rischio.

Sarebbe ingenuo suggerire di tornare allo sportello con il libretto cartaceo sotto il braccio. Ma le lezioni comportamentali che quell'oggetto incarnava restano valide e possono essere tradotte in abitudini moderne:

  • Rendere visibile il risparmio: non limitarsi al saldo totale del conto, ma tenere traccia attiva di quanto si mette da parte ogni mese, anche su un foglio di calcolo o un'app dedicata
  • Creare attrito volontario: collegare i risparmi a un conto separato, difficile da raggiungere con un semplice tap, riduce la tentazione di prelevarli per spese impulsive
  • Automatizzare i versamenti: impostare un bonifico automatico il giorno dello stipendio replica il meccanismo del "prima risparmia, poi spendi" che era implicito nell'abitudine del libretto
  • Dare concretezza agli obiettivi: il libretto funzionava anche perché il saldo era collegato a qualcosa di reale, la casa, i figli all'università, la pensione. Dare un nome e un numero agli obiettivi di risparmio cambia la motivazione con cui si accantona denaro



Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...