Approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la nuova normativa per le zone montane rappresenta un passaggio decisivo nella disciplina di questi territori. La legge prevede interventi specifici dedicati a contrastare lo spopolamento, rilanciare l’economia locale e garantire tutele ambientali, riaffermando così il valore di queste aree nell’ambito della strategia nazionale. Si tratta di una legge delega, che indica indirizzi generali e priorità al Governo per la stesura dei relativi decreti attuativi, ai quali sarà affidato il compito di tradurre in misure concrete ogni principio enunciato nel testo.
Finalità della nuova normativa e principi ispiratori
L’obiettivo centrale della normativa è valorizzare ed arrestare il declino demografico e socio-economico di centinaia di località montane, con un approccio organico e integrato.
- Promozione delle zone montane: La legge riconosce questi territori come aree di interesse nazionale, sottolineando l’importanza strategica in chiave ambientale, sociale e produttiva.
- Lotta allo spopolamento e desertificazione produttiva: Viene affrontata la progressiva perdita di popolazione e il declino delle attività produttive locali, puntando su politiche strutturate di ripopolamento e sostegno.
- Tutela dell’ambiente e della biodiversità: Si mira sia a preservare risorse naturali ed ecosistemi tipici, sia a valorizzare la ricchezza paesaggistica e culturale che caratterizza queste aree.
- Uguaglianza nell’accesso ai servizi: Una delle ispirazioni di fondo è colmare le disuguaglianze nell’accesso ai servizi pubblici (sanità, scuola, connessioni digitali) rispetto al resto del Paese.
- Responsabilità istituzionale: La normativa prevede una collaborazione multilivello tra Stato, regioni ed enti locali nella definizione delle misure e nella loro attuazione.
A questo quadro si aggiunge la volontà di
rafforzare il tessuto economico attraverso incentivi selettivi all’impresa, alla natalità e alla permanenza delle giovani generazioni, garantendo strumenti di supporto mirati e duraturi.
Criteri di classificazione e definizione dei Comuni montani
La definizione di "comune montano" riceve una nuova impostazione: criteri oggettivi fissati da ISTAT e Governo consentono una classificazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Tali criteri si basano su:
- Parametri altimetrici: Particolare attenzione viene riservata all’altitudine dei centri abitati e delle aree comunali, elemento fondamentale per identificare le reali esigenze del territorio.
- Pendenza geomorfologica: Si tiene conto anche del grado di pendenza del suolo, poiché influisce sulle condizioni di vivibilità, trasporti e servizi.
Questi criteri sono la base per costituire elenchi ufficiali aggiornati annualmente, inducendo una distribuzione mirata delle risorse. Solo i comuni in possesso di questi requisiti potranno accedere ai sostegni legislativi e finanziari previsti dalla nuova normativa.
Viene inoltre conferita delega al Governo per riordinare tutte le agevolazioni e misure già esistenti in materia di fiscalità, sviluppo locale e servizi, uniformando i benefici alle nuove regole e garantendo trasparenza nell’assegnazione dei finanziamenti.
La realizzazione di una relazione annuale al Parlamento integra il sistema di monitoraggio, assicurando un controllo costante sull’efficacia degli interventi e sulla situazione delle singole località montane.
Gli strumenti di sviluppo e le principali misure previste
La strategia delineata dalla legge si traduce in un’ampia gamma di strumenti e interventi:
- Pianificazione triennale (“Strategia Nazionale per la Montagna Italiana”): Documento di indirizzo che stabilisce le priorità di sviluppo sociale, economico e ambientale delle aree montane, con aggiornamento ogni tre anni.
- Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane: Riserva finanziaria dedicata e incrementata rispetto al passato, con dotazione di almeno 200 milioni di euro annui, da ripartire tra Regioni e enti locali.
- Agevolazioni fiscali e contributi: Incentivi per l’imprenditoria locale, soprattutto giovanile, e sgravi per chi si trasferisce o investe nei comuni definiti montani.
- Accesso migliorato ai servizi pubblici: Potenziamento dell’offerta sanitaria, ampliamento di nidi e scuole, e promozione della digitalizzazione.
- Promozione della natalità e servizi famiglia: Misure specifiche, comprese erogazioni per nuove nascite e sostegno ai servizi educativi per la prima infanzia.
- Facilitazioni per il lavoro agile (“smart working”): Sgravi per aziende che assumono giovani e residenti in piccoli comuni di montagna, con incentivi alla permanenza.
L’attuazione e monitoraggio costante restano affidati a decreti attuativi e a continue verifiche, affinché le misure risultino realmente efficaci e adattate alle necessità singole delle diverse località interessate.
Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane e finanziamenti
Dal 2025 il “Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane” costituisce la principale leva per promuovere gli interventi strutturali:
- Dotazione aggiuntiva rispetto ai trasferimenti precedenti, vincolata alla realizzazione degli obiettivi definiti dalla Strategia triennale.
- Assegnazioni mirate sia a livello nazionale che regionale, per massimizzare l’impatto sui territori con effettive criticità o potenzialità di sviluppo.
Incentivi fiscali e sostegno a imprese, giovani e famiglie
Ampio pacchetto di agevolazioni fiscali e contributive accompagna la nuova disciplina:
- Credito d’imposta per giovani imprenditori: per micro e piccole imprese fondate da under 41 e per cooperative a maggioranza giovanile, con aliquota ridotta e plafond elevato in presenza di minoranze linguistiche.
- Bonus "prima casa" nei centri montani: incentivo per l’acquisto o la ristrutturazione dell’abitazione principale attraverso credito d’imposta collegato agli interessi sul mutuo.
- Sgravi per chi si trasferisce e lavora in montagna: Credito d’imposta fino a 2.500 euro per spese di affitto o mutuo per sanitari e insegnanti che scelgono di lavorare nei comuni montani (aumentato a 3.500 euro in determinate aree).
- Esonero contributivo per lavoro agile: Aziende che promuovono smart working in piccoli comuni ricevono importanti sgravi contributivi per i lavoratori under 41.
Servizi essenziali: scuola, sanità e digitalizzazione
Significativo rafforzamento dei servizi pubblici essenziali:
- Sanità: Incentivi specifici per attrarre personale sanitario, compresi emolumenti aggiuntivi e bonus per la residenzialità.
- Istruzione: Sostegno alle scuole per la permanenza degli insegnanti, con crediti d’imposta e possibilità di formazione superiore in loco.
- Digitalizzazione: Investimenti per colmare il divario digitale, aumentando la copertura della banda ultralarga e i servizi di comunicazione, specialmente nelle zone a rischio spopolamento.
Promozione della natalità e servizi per l’infanzia
Sostegno alla natalità e ai servizi per l’infanzia:
- Incentivi economici per ogni nuovo nato o adottato in comuni con meno di 5.000 abitanti, attraverso l’erogazione di contributi annuali dedicati.
- Potenzialmento dell’offerta educativa 0-3 anni con attivazione di nidi, micronidi anche aziendali e poli d’infanzia, adattando le soluzioni alle esigenze delle singole realtà montane.
- Riparto finalizzato delle risorse: Fino al 20% del Fondo va a progetti innovativi per l’infanzia, finanziati su base locale ma coordinati con le linee guida nationali.
Tutela ambientale e valorizzazione della biodiversità nelle aree montane
La normativa rafforza difesa degli ecosistemi, valorizzazione delle risorse naturali e protezione ambientale, attribuendo alle aree montane un nuovo protagonismo in chiave di sostenibilità:
- Monitoraggio continuo su ghiacciai, bacini idrici e territori ad elevato rischio idrogeologico.
- Valorizzazione dei boschi, dei pascoli e tutela degli alberi monumentali, tramite interventi di manutenzione, recupero di aree in stato di abbandono e promozione di attività agro-silvo-pastorali sostenibili.
- Registro nazionale dei terreni silenti: Strumento per la prevenzione degli incendi e la gestione dei terreni abbandonati.
- Specifiche limitazioni all’attività venatoria nei valichi montani oltre i 1.000 metri, a difesa di avifauna e habitat migratori delicati.
- Promozione di studi scientifici nei parchi e nelle aree protette, con particolare attenzione alle interazioni uomo-fauna e alle pratiche di valorizzazione intelligente della biodiversità.
L’approccio integrato coinvolge sia la protezione ambientale, sia lo sviluppo turistico sostenibile, puntando su una fruizione responsabile del territorio.
Conseguenze negative e criticità per i Comuni montani e per la popolazione
Nonostante i principi ispiratori e le intenzioni di rilancio dettate dalla nuova normativa, sono emerse alcune potenziali criticità e conseguenze negative:
- Rigidità dei criteri di classificazione: L’adozione di parametri unicamente altimetrici e di pendenza rischia di escludere comuni con reali bisogni ma che non soddisfano appieno gli standard previsti, limitando la platea dei beneficiari.
- Frammentazione eccessiva degli interventi: La molteplicità delle misure individuate può generare disparità nell’erogazione delle risorse e di fatto, determinare una sperequazione tra territori disomogenei, aumentando possibili iniquità tra comuni di confine o a bassa densità.
- Gestione burocratica complessa: Il ricorso a numerosi decreti attuativi e a molteplici livelli amministrativi espone a rischi di rallentamenti nella realizzazione concreta dei progetti e delle misure agevolative previste.
- Dipendenza dalla capacità gestionale degli enti locali: Le possibilità di effettivo sviluppo e accesso agli incentivi dipenderanno dalla qualità della progettazione da parte dei comuni e regioni, lasciando indietro realtà meno attrezzate o con esperienze amministrative limitate.
- Insufficienza delle risorse stanziate in relazione ai fabbisogni: Pur prevedendo incrementi rispetto alle disposizioni passate, la dotazione finanziaria rischia di essere inadeguata rispetto alle molteplici aree e progettualità da sostenere.
- Persistenza del rischio spopolamento nonostante il sistema di incentivi: le politiche individuate potranno mitigare ma non eliminare del tutto il fenomeno, soprattutto in assenza di infrastrutture forti e servizi accessibili in modo capillare.
Queste criticità sono oggetto di riflessione e di confronto istituzionale, con la promessa di adeguamenti progressivi degli strumenti e dell’allocazione dei fondi in base alle esigenze che emergeranno in corso di attuazione.
Conclusioni e prospettive future della Legge 131/2025
L’impianto legislativo dell’ultima normativa per i comuni montani rappresenta uno snodo significativo nelle politiche di valorizzazione e tutela delle aree interne. L’approccio multilivello e la previsione di una programmazione triennale costantemente aggiornata possono costituire un efficace antidoto allo spopolamento e alla marginalizzazione di queste aree, se accompagnati da una reale volontà di semplificare i meccanismi attuativi e valorizzare le autonomie locali.
Molto dipenderà dalla capacità delle amministrazioni di sfruttare gli strumenti messi a disposizione, dall’efficienza nel trasferimento delle risorse e dall’integrazione con altre politiche pubbliche di coesione territoriale e sviluppo sostenibile. Restano sotto osservazione la sufficienza delle risorse stanziate e la reale efficacia degli incentivi anti-emigrazione, oggetto di possibili revisioni nelle future fasi di monitoraggio e aggiornamento.
La legge si pone come base su cui costruire nuove politiche e modelli di crescita adattati alle specificità delle zone montane italiane, con l’impegno dichiarato di favorire un riequilibrio nazionale, sociale, demografico e produttivo.