Tra carenze strutturali, emergenza influenzale, personale in sofferenza e nuove misure straordinarie, la sanità calabrese vive una crisi senza precedenti che investe ospedali, pronto soccorso e cittadini.
La sanità pubblica calabrese sta attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi decenni, segnata dall’aumento esponenziale degli accessi ai reparti di emergenza e da una pressione che coinvolge tutto il sistema ospedaliero. L’ondata influenzale invernale ha messo in luce con forza le criticità già note, aggravate da anni di sottofinanziamento e disorganizzazione. Ospedali e servizi territoriali si trovano impegnati quotidianamente nella gestione di numeri fuori scala, con sofferenze crescenti per personale sanitario e assistiti. Il difficile equilibrio, già precario in condizioni ordinarie, è stato ulteriormente scompaginato da fenomeni straordinari, come il recente picco di contagi di influenza stagionale e le difficoltà di assorbimento degli utenti nei principali presìdi regionali. In questo quadro, la tenuta del sistema è rimessa alla capacità di risposta del personale e delle istituzioni, che si confrontano con carenze di risorse e necessità di soluzioni tempestive.
La regione si trova nel pieno di una delle stagioni influenzali più intense degli ultimi anni. I ceppi A/H1N1 e la variante H3 circolano con particolare aggressività, colpendo soprattutto le fasce più fragili della popolazione. Negli ospedali di Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro sono stati rilevati picchi di affluenza straordinari: presso l’Annunziata di Cosenza quasi 600 accessi in 48 ore, con cinquanta ricoveri; a Reggio Calabria oltre 400 pazienti gestiti nello stesso intervallo. La situazione si ripete a Catanzaro, dove l’aumento degli ingressi ha assunto proporzioni rilevanti soprattutto negli ultimi giorni.
Uno degli elementi chiave che contribuisce a questo fenomeno è una adesione ancora insufficiente alle campagne vaccinali: nella popolazione over 65, solo il 55% delle dosi disponibili risultava somministrato entro il 7 gennaio, lasciando scoperta un’ampia parte di anziani e fragili. Medici e responsabili ospedalieri segnalano come le complicanze influenzali non solo siano aumentate numericamente, ma si presentino con maggiore gravità, portando a casi di polmonite e insufficienza respiratoria che richiedono frequentemente il ricovero in terapia intensiva.
L’impatto sulle strutture è stato pressoché immediato: file prolungate ai triage, reparti trasformati in aree di sosta per barelle e lettini, tempi di attesa che superano ampiamente gli standard desiderabili. Il sistema appare saturo e ogni reparto è costretto ad adattarsi a emergenze che ribaltano la programmazione ordinaria. Le previsioni degli esperti indicano un picco che, solitamente atteso tra la metà e la fine di gennaio, arriva quest’anno anticipato e con effetti moltiplicatori dovuti anche al maggior numero di contatti sociali nel periodo natalizio.
In sintesi, la pressione sulle strutture sanitarie calabresi è al massimo storico, mettendo a dura prova la resistenza di tutto il comparto salute pubblico.
I pronto soccorso regionali soffrono da tempo per una fragilità strutturale che, nelle settimane segnate dal boom influenzale, è divenuta ancora più evidente. L’alta densità di accessi, spesso incontrollabile, si scontra con la cronica mancanza di spazi adeguati e risorse logistiche. Le aree di emergenza si trasformano in luoghi di attesa di massa, con pazienti che stazionano per ore—e talvolta giorni—prima di essere ricoverati. Le scene descritte dagli operatori riportano barelle lungo i corridoi e pazienti in attesa di intervento urgente, generando stati di tensione e pressione costante sul personale.
L’affluenza ai pronto soccorso non dipende solo dall’aumento dei casi di influenza, ma si intreccia a carenze croniche come il limitato numero di posti letto e la scarsa ricettività delle strutture. Reparti che, in tempi ordinari, risultavano già insufficenti a coprire la domanda sanitaria su base regionale, ora vivono una gestione al limite delle possibilità. Le problematiche si aggravano ulteriormente quando si tratta di stabilire priorità tra pazienti con gravi insufficienze respiratorie, richiedendo spesso anche il ricorso a terapie intensive già sature.
Le situazioni di sovraffollamento generano rallentamenti nella presa in carico e tempi di attesa che trasformano la normale operatività in una sorta di "emergenza prolungata". L’adattamento, per gli addetti, consiste nell’attivazione di protocolli straordinari e nella divisione dei percorsi in relazione alla gravità clinica, ma spesso si tratta di soluzioni che permettono solo di tamponare falle profonde nel sistema. Le criticità nella gestione si traducono in disagi tangibili per l’utenza, in particolare per chi si trova in condizioni di vulnerabilità clinica.
L’impatto della crisi sugli assistiti si manifesta soprattutto per anziani e soggetti portatori di pluripatologie, coloro che meno possono attendere. In questo contesto, l’aumento dei contagi ha comportato una crescita dei casi complessi, con forme di polmonite e difficoltà respiratorie che spesso sfociano nella necessità di ricoveri in aree ad alta intensità di cura.
Le principali criticità si concentrano sulla disponibilità dei posti letto: la capacità ricettiva degli ospedali calabresi, storicamente ridotta rispetto alle altre realtà italiane, è stata rapidamente saturata dall’incremento dei ricoveri collegati all’influenza. In risposta, alcune strutture hanno dovuto convertire aree ordinarie in reparti temporanei di emergenza, senza però riuscire ad azzerare le liste d’attesa o evitare l’inattività forzata di pazienti che necessitano di cure immediate. Sovraffollamento e tempi record di attesa rischiano di penalizzare soprattutto coloro che necessitano di un intervento tempestivo.
La carenza di spazi non è solamente un ostacolo logistico, ma rappresenta un fattore di rischio per la sicurezza stessa degli assistiti. L’impossibilità di garantire un ricovero rapido aumenta il rischio clinico, acuisce il disagio dei pazienti e dei loro familiari, e contribuisce alla percezione diffusa di inadeguatezza dell’offerta pubblica. Particolari criticità emergono nella gestione dei pazienti estremamente vulnerabili, per i quali la prolungata esposizione in ambienti ad alta densità espone a ulteriori complicanze, non solo di tipo infettivo.
L’attuale scenario mette in evidenza l’urgenza di misure concrete per restituire accessibilità e dignità al ricovero ospedaliero in Calabria, a partire da una ridefinizione della politica dei posti letto e da un aumento della capacità di risposta nell’emergenza.
Di fronte al sovraccarico delle strutture d’emergenza sono state attivate risposte straordinarie da parte delle autorità sanitarie regionali. Tra le iniziative di rilievo figura l’attivazione dei "Flu Point": ambulatori dedicati alla gestione dei casi meno critici di influenza, operativi presso l’Annunziata di Cosenza e, progressivamente, estesi anche in altre aree del territorio. Il loro obiettivo è decongestionare il percorso emergenziale, riducendo il numero di accessi impropri agli ospedali.
Contestualmente, è stato avviato il progetto “Caring Nurse”, una figura infermieristica pensata per curare la relazione e la comunicazione tra ospedale, paziente e familiari. Il servizio, implementato in via sperimentale presso i principali presìdi di Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza, mira a garantire una maggiore trasparenza informativa e un accompagnamento costante nei tempi di attesa, riducendo frustrazione e tensioni in ospedale.
Le altre misure messe in campo includono:
Un elemento decisivo della crisi riguarda la disponibilità e la motivazione del personale sanitario. Da anni la regione si scontra con difficoltà nel trattenere professionisti nei pronto soccorso e nei reparti d’urgenza, aggravate dalla mancata corresponsione di specifiche indennità e premi previsti da leggi nazionali come la L. 234/2021 e la L. 145/2018. Sindacati come CISL Medici lamentano fondi destinati a incentivare medici e infermieri che rimangono bloccati nei bilanci regionali o non vengono effettivamente ripartiti alle aziende sanitarie, con effetti negativi sulla motivazione e la permanenza degli operatori.
In questa situazione:
Senza una soluzione stabile e immediata al problema del reclutamento e della valorizzazione delle professionalità, la capacità del sistema di sostenere l’emergenza e offrire servizi di qualità rischia un progressivo deterioramento.
La crisi che emerge nei nosocomi calabresi è legata anche alla debolezza della rete sanitaria territoriale. Gli ambulatori dei medici di famiglia, spesso anch’essi affollati, rappresentano il primo presidio di difesa per il cittadino, soprattutto per la valutazione dei quadri clinici meno severi. Le autorità sanitarie e le associazioni di categoria invitano la popolazione a ricorrere ai servizi ospedalieri solo in presenza di manifestazioni gravi, quali persistente febbre elevata, insufficienza respiratoria o peggioramento improvviso dello stato generale.
Le principali raccomandazioni per supportare il sistema emergenziale prevedono: