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L'ente sportivo più ricco di Italia è l'Aci e non a caso tutti i politici ne vogliono la gestione: l'inchiesta di Report

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

L'ACI, cuore dell'automobilismo italiano, guida sport e formazione con potere economico e governance strategica. Il suo ruolo influisce su politica, crescita sociale e valori.

La vera arena politica in Italia si gioca all'Automobile Club Italiano. L'ente, noto come Aci, va ben oltre il ruolo di promotore dello sport automobilistico: è, a conti fatti, la cassaforte dello sport nazionale, una struttura in grado di muovere cifre a nove zeri e, di conseguenza, terreno particolarmente appetito dalla politica. Nel panorama degli enti sportivi nazionali, nessun altro ha accesso a risorse così ingenti. Basta confrontare il bilancio di Aci, superiore ai 3 miliardi di euro di giro d'affari e quasi mezzo miliardo di fatturato diretto, con quello della Federazione Italiana Giuoco Calcio o del Coni, rispettivamente inferiori a 200 e a 100 milioni di euro annui. Aci raccoglie fondi non solo dalla sua attività sportiva, ma sopratutto dalla gestione del PRA, dalla riscossione del bollo auto e, soprattutto, dalla proprietà di Sara Assicurazioni, un colosso assicurativo che garantisce all'ente una liquidità invidiabile.

Il suo ruolo centrale spiega perché da anni sia al centro di mire e trame politiche. L'ambizione di dirigere questa cassaforte ha generato una vera e propria guerra intestina tra figure di spicco dello scenario politico italiano e dirigenti d'alto profilo, scegliendo come campo di battaglia proprio il cuore dell'Aci.

Aci: numeri da record e il segreto della sua ricchezza

Per cogliere la portata di questa organizzazione, basta scorrere i dati economici che la caratterizzano. L'Automobile Club Italiano, a differenza di moltissime altre federazioni sportive, non si limita a gestire campionati e promuovere eventi: rappresenta un vero e proprio conglomerato finanziario. Tra le voci più significative emerge quella della gestione pubblica del PRA, ossatura del sistema di immatricolazione e proprietà delle automobili in Italia. Questo registro, obbligatorio per legge, assicura all'Aci entrate costanti e considerevoli. A ciò va aggiunta la riscossione del bollo auto, altro canale attraverso il quale il club incassa somme elevate ogni anno, in forza di convenzioni e deleghe pubbliche. L'intreccio fra funzioni istituzionali e potere economico rende l'ente unico nel suo genere.

Ma il vero segreto di tanto benessere risiede nella proprietà di Sara Assicurazioni: una compagnia assicurativa che, pur operando nel libero mercato, di fatto è controllata direttamente da Aci. Ne derivano liquidità, investimenti e la possibilità di garantire ai propri vertici stipendi e benefit impensabili per altri enti sportivi:

  • Fatturato annuo Aci: circa 500 milioni di euro
  • Giro d'affari complessivo: oltre 3 miliardi di euro
  • Liquidità di cassa grazie a Sara Assicurazioni
  • Gestione PRA e riscossione bollo auto come fonti garantite
I dati confermano quindi come nessun altro soggetto nell'ambito sportivo, non la FIGC, non il CONI, sia in grado di rivaleggiare in termini di risorse. Questo fa di Aci una realtà atipica, ma soprattutto una preda ambita all'interno degli equilibri politici e istituzionali.

La gestione Aci: politica, potere e lotte tra fazioni

Il potere concentrato nelle mani dell'Aci non poteva che attrarre le attenzioni trasversali della politica, alimentando una lotta costante fra diverse fazioni e gruppi di interesse. Se altri enti possono permettersi una guida relativamente serena, qui la posta in gioco è semplicemente troppo alta. Per oltre un decennio, la gestione dell'Aci non ha conosciuto incertezze: Angelo Sticchi Damiani, figura di riferimento della Democrazia Cristiana pugliese, ha diretto il club con decisione, mantenendo alleanze solide e un controllo molto stretto sull'ente e sulle sue diramazioni. Il suo è stato definito, non a caso, un regno senza rivali nel panorama delle istituzioni sportive italiane.

Nel frattempo, la famiglia La Russa (presieduta da Ignazio La Russa e con il figlio Geronimo molto attivo nella realtà milanese dell'ente) ha progressivamente rafforzato la propria influenza. L'ingresso di Geronimo ai vertici milanesi del club ha dato il via a una contrapposizione sempre più aspra, segnata da accordi segreti, trattative e patti taciti fra i diversi capi-bastone politici:

  • Mantenimento al vertice garantito da resi accordi politici
  • Vertenze interne mascherate da apparente coesione
  • Rivalità tra la vecchia guardia (Sticchi Damiani) e i nuovi aspiranti (La Russa)
La somma di questi elementi ha trasformato l'Automobile Club in una vera zona franca della politica nazionale, dove gli equilibri fra potere economico, sportivo e influenza parlamentare si intrecciano senza soluzione di continuità.

Lo scontro Sticchi Damiani-La Russa: strategie e retroscena

L'escalation che ha portato allo scontro più acceso nella storia recente di Aci ha preso avvio dopo la vittoria elettorale della destra. Il presidente in carica, consapevole del nuovo equilibrio politico, ha deciso di trattare direttamente con Ignazio La Russa, tessendo un accordo win-win che avrebbe dovuto garantire una transizione morbida: a Geronimo La Russa la vicepresidenza nazionale e Sara Assicurazioni, mentre Sticchi Damiani avrebbe avuto un quarto mandato a capo dell'Auto Club, con la prospettiva di passare il testimone solo nel 2028.

Quello che il vecchio presidente non aveva previsto era la rapidità con cui il fronte avversario avrebbe cambiato le regole. In questo scenario, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha recuperato una legge del 1978 che limita i mandati negli enti pubblici, cercando di forzare l'uscita di Sticchi Damiani ricorrendo a una norma mai applicata prima in ambito sportivo.

La strategia si è fatta sempre più sfaccettata: fronti trasversali si sono aggregati intorno alla necessità istituzionale di un cambiamento, sostenuti dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e assecondati (ma solo in apparenza) dallo stesso Geronimo La Russa. Mentre Matteo Salvini offriva vaghe rassicurazioni a Sticchi Damiani, Giorgetti e La Russa lavoravano per convincere il Governo della necessità di una svolta definitiva all'interno dell'ente:

  • Accordo di transizione mai rispettato nei tempi previsti
  • Forzatura normativa col limite dei due mandati retroattivo
  • Commissariamento come soluzione per ripulire il vertice
Il risultato di queste strategie ha determinato la neutralizzazione della rielezione plebiscitaria di Sticchi Damiani, annullando il suo quarto mandato e spingendo per un cambiamento immediato ai vertici. La guerra per Aci si è così tinta di una logica spietata da gioco del trono, tutta interna però alla politica romana.

Il ruolo del Governo e il commissariamento dell'Aci

Quando ogni altra soluzione sembrava impossibile, l'esecutivo è intervenuto attraverso il commissariamento. La mossa è arrivata in concomitanza con un emendamento al decreto emergenze che ha imposto retroattivamente il limite dei due mandati anche alle realtà come l'Automobile Club.

Dopo l'annullamento della rielezione di Sticchi Damiani, la transizione non si è consumata serenamente. In qualità di presidente-uscente, quest'ultimo ha tentato di suggerire un proprio successore, sperando di mantenere un barlume di influenza; i poteri pubblici sono però intervenuti direttamente, affidando l'ente nelle mani del generale Tullio Del Sette, già capo dell'ufficio legislativo proprio di Ignazio La Russa. Il passo successivo è stato il radicale rinnovamento dei vertici: l'ingresso di Del Sette alla presidenza di Sara Assicurazioni e la successiva elezione congressuale, favorevole a Geronimo La Russa nel luglio 2025, hanno rimodellato da cima a fondo l'organigramma dell'organizzazione. La sequenza dei fatti e delle decisioni riassume come:

  • l'intervento normativo
  • il commissariamento
  • l'azione concertata di esponenti politici chiave
abbiano permesso un ribaltamento repentino della governance, garantendo che le nuove leve politically backed riuscissero ad affermarsi, anche a costo di stracciare le regole non scritte della transizione tra fazioni.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...