La situazione dei licenziamenti in Bayer Pharma a Milano solleva interrogativi sulle motivazioni aziendali, l段mpatto sociale sui lavoratori, le risposte sindacali e le ricadute per l段ntero settore farmaceutico.
Una trasformazione inattesa colpisce un pilastro della farmaceutica milanese: la divisione Pharma di Bayer, presente in Italia da oltre un secolo, affronta il momento più difficile della sua storia italiana. Nel dicembre scorso, una procedura di licenziamento collettivo è stata avviata interessando 49 dipendenti della sede di viale Certosa, tra cui 45 informatori scientifici e 4 impiegati amministrativi. Si tratta di una svolta senza precedenti per il gruppo, che fino ad ora aveva scelto esclusivamente uscite volontarie e incentivate nel processo di riorganizzazione dell’organico.
Questa drastica decisione ha destato allarme non solo tra i lavoratori coinvolti, ma anche nell’intero comparto chimico-farmaceutico e nel tessuto sociale e istituzionale milanese. Bandiere e cartelli hanno colorato il presidio organizzato davanti ad Assolombarda, evidenziando la forte preoccupazione di 49 famiglie e sollevando interrogativi sulla sostenibilità futura del lavoro qualificato in un mercato profondamente mutato. Le motivazioni aziendali sono state giudicate insufficienti sia dai sindacati sia dagli osservatori del settore, mentre la realtà dei tagli si fa sentire in tutte le sue implicazioni umane e produttive.
I vertici della multinazionale hanno spiegato l’adozione della misura come esito inevitabile di una perdita di sostenibilità economica di specifiche aree terapeutiche, in particolare della linea cardiovascolare. Il ridimensionamento del fatturato legato al prodotto Xarelto, penalizzato dall’ingresso anticipato dei farmaci generici, è stato indicato come fattore principale di squilibrio economico. Secondo dati aziendali, nel solo 2025 la perdita su questo fronte ha superato i 100 milioni di euro, con ulteriori contrazioni attese negli anni successivi.
La tabella sotto riepiloga alcuni dati salienti relativi al contesto aziendale:
L’informazione più preoccupante emersa nel corso della vertenza riguarda l’età media dei dipendenti coinvolti dagli esuberi: circa 55 anni. Lontani dalla pensione, questi professionisti hanno competenze specialistiche sviluppate in decenni, ma scontano la difficoltà di reinserimento in un mercato occupazionale sempre più selettivo per i profili senior.
Le storie individuali dei lavoratori, raccolte dalle rappresentanze sindacali, dipingono un quadro di forte fragilità sociale:
La proclamazione dello sciopero e la manifestazione di protesta davanti alla sede di Assolombarda rappresentano la più acuta reazione sindacale degli ultimi anni nel comparto farmaceutico italiano. Le sigle della Filctem-Cgil Milano, la RSU e i lavoratori della divisione Pharma hanno giudicato inaccettabile la scelta dell’azienda, sottolineando l’absence di motivazioni convincenti per giustificare l’operazione.
Sono stati organizzati presidi e otto ore consecutive di astensione dal lavoro in concomitanza con gli incontri previsti tra sindacati e azienda. Ulteriori mobilitazioni sono state calendarizzate il 14 e il 21 gennaio, con ancora 16 possibili ore di sciopero. In questa fase, le richieste principali avanzate dal fronte sindacale si concentrano su:
Nel corso degli incontri tra azienda e parti sociali, sono emerse alcune possibili aperture sulla ricerca di soluzioni condivise, ma le proposte avanzate fino a questo momento sono state giudicate "non accettabili" dalle organizzazioni dei lavoratori.
Le principali proposte in discussione sono:
Questo episodio va ben oltre la dimensione aziendale, coinvolgendo in pieno anche il ruolo delle imprese farmaceutiche nell’equilibrio tra efficienza economica, stabilità occupazionale e contributo alla salute pubblica. La perdita di decine di professionisti altamente qualificati indebolisce il rapporto tra industria, mondo medico e cittadini, minacciando la qualità dell’informazione scientifica trasmessa ai sanitari.
All’interno della comunità produttiva milanese e lombarda, la rigidità con cui è stata affrontata la riduzione organica apre interrogativi sulla responsabilità sociale delle multinazionali e sulla reale efficacia delle politiche di accompagnamento e ricambio generazionale. Anche il ricorso a nuove assunzioni con contratti atipici, mentre contemporaneamente si assiste al licenziamento di lavoratori esperti, alimenta il senso di precarietà e la dispersione di know-how strategico per la crescita futura.