Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Licenziamenti Bayer Pharma a Milano: la situazione, i rischi licenziamenti e possibili soluzioni

di Marcello Tansini pubblicato il
Bayer Pharma licenziamenti

La situazione dei licenziamenti in Bayer Pharma a Milano solleva interrogativi sulle motivazioni aziendali, l段mpatto sociale sui lavoratori, le risposte sindacali e le ricadute per l段ntero settore farmaceutico.

Una trasformazione inattesa colpisce un pilastro della farmaceutica milanese: la divisione Pharma di Bayer, presente in Italia da oltre un secolo, affronta il momento più difficile della sua storia italiana. Nel dicembre scorso, una procedura di licenziamento collettivo è stata avviata interessando 49 dipendenti della sede di viale Certosa, tra cui 45 informatori scientifici e 4 impiegati amministrativi. Si tratta di una svolta senza precedenti per il gruppo, che fino ad ora aveva scelto esclusivamente uscite volontarie e incentivate nel processo di riorganizzazione dell’organico.
Questa drastica decisione ha destato allarme non solo tra i lavoratori coinvolti, ma anche nell’intero comparto chimico-farmaceutico e nel tessuto sociale e istituzionale milanese. Bandiere e cartelli hanno colorato il presidio organizzato davanti ad Assolombarda, evidenziando la forte preoccupazione di 49 famiglie e sollevando interrogativi sulla sostenibilità futura del lavoro qualificato in un mercato profondamente mutato. Le motivazioni aziendali sono state giudicate insufficienti sia dai sindacati sia dagli osservatori del settore, mentre la realtà dei tagli si fa sentire in tutte le sue implicazioni umane e produttive.

Le cause degli esuberi e le motivazioni aziendali

I vertici della multinazionale hanno spiegato l’adozione della misura come esito inevitabile di una perdita di sostenibilità economica di specifiche aree terapeutiche, in particolare della linea cardiovascolare. Il ridimensionamento del fatturato legato al prodotto Xarelto, penalizzato dall’ingresso anticipato dei farmaci generici, è stato indicato come fattore principale di squilibrio economico. Secondo dati aziendali, nel solo 2025 la perdita su questo fronte ha superato i 100 milioni di euro, con ulteriori contrazioni attese negli anni successivi.
La tabella sotto riepiloga alcuni dati salienti relativi al contesto aziendale:

  • Fatturato Bayer Italia (2024): circa 1 miliardo di euro
  • Personale in Italia (2025): 615 unità
  • Divisione Pharma coinvolta: 49 esuberi (45 informatori scientifici, 4 impiegati)
  • Linea chiusa: cardiovascolare
  • Causa principale: contrazione vendite Xarelto per concorrenza dei generici
Il contesto industriale presenta quindi una contraddizione apparente: da un lato nuovi progetti e investimenti, celebrazioni dei 125 anni di presenza in Italia; dall’altro una procedura di riduzione dell’organico che interrompe una lunga storia di gestione graduale delle eccedenze.
Nei comunicati che hanno accompagnato la comunicazione degli esuberi, la direzione ha escluso il ricorso ad ammortizzatori sociali e a strumenti di solidarietà, sostenendo il carattere "strutturale e irreversibile" della riorganizzazione. I rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato come, dopo aver accompagnato negli anni precedenti più di 200 persone all'esodo con incentivi, questa ondata di licenziamenti sia stata percepita come una misura estremamente traumatica, legata più a scelte strategiche che a una crisi improvvisa e non gestibile in altro modo.

L’impatto sui lavoratori: età, ricollocazione e fragilità sociale

L’informazione più preoccupante emersa nel corso della vertenza riguarda l’età media dei dipendenti coinvolti dagli esuberi: circa 55 anni. Lontani dalla pensione, questi professionisti hanno competenze specialistiche sviluppate in decenni, ma scontano la difficoltà di reinserimento in un mercato occupazionale sempre più selettivo per i profili senior.
Le storie individuali dei lavoratori, raccolte dalle rappresentanze sindacali, dipingono un quadro di forte fragilità sociale:

  • Presenza di numerosi lavoratori monoreddito e con carichi familiari
  • Difficoltà oggettive di riconversione immediata, specie per chi ha svolto ruoli altamente specializzati
  • Impatto psicologico dell'esclusione da un contesto lavorativo storico e consolidato
Un aspetto frequentemente segnalato riguarda la perdita del capitale umano e delle competenze scientifiche maturate grazie al continuo dialogo tra gli informatori scientifici del farmaco e il mondo medico. La prospettiva di una ricollocazione esterna appare per molti limitata, alimentando apprensione non solo tra gli addetti direttamente interessati ma anche tra i colleghi rimasti e le rispettive famiglie. Dal punto di vista sociale, la decisione ha provocato un senso di insicurezza e perdita della serenità economica che rischia di innescare nuove criticità nel tessuto urbano milanese.

La risposta sindacale e le mobilitazioni in corso

La proclamazione dello sciopero e la manifestazione di protesta davanti alla sede di Assolombarda rappresentano la più acuta reazione sindacale degli ultimi anni nel comparto farmaceutico italiano. Le sigle della Filctem-Cgil Milano, la RSU e i lavoratori della divisione Pharma hanno giudicato inaccettabile la scelta dell’azienda, sottolineando l’absence di motivazioni convincenti per giustificare l’operazione.
Sono stati organizzati presidi e otto ore consecutive di astensione dal lavoro in concomitanza con gli incontri previsti tra sindacati e azienda. Ulteriori mobilitazioni sono state calendarizzate il 14 e il 21 gennaio, con ancora 16 possibili ore di sciopero. In questa fase, le richieste principali avanzate dal fronte sindacale si concentrano su:

  • Riduzione degli esuberi previsti
  • Ricollocazione interna dei lavoratori, anche tramite percorsi di riqualificazione
  • Migliori condizioni di accompagnamento economico all'esodo
  • Attivazione di strumenti non traumatici come pensionamenti anticipati o flessibili
La vertenza ha anche visto la partecipazione di forze politiche locali e delegazioni esterne, a dimostrazione di una sensibilità sociale e civile diffusa attorno all’intera questione, che va oltre la dimensione puramente aziendale.

Le trattative e le richieste di soluzioni alternative ai licenziamenti

Nel corso degli incontri tra azienda e parti sociali, sono emerse alcune possibili aperture sulla ricerca di soluzioni condivise, ma le proposte avanzate fino a questo momento sono state giudicate "non accettabili" dalle organizzazioni dei lavoratori.
Le principali proposte in discussione sono:

  • Ricollocazione interna: riqualifica di personale esuberante in altre divisioni del gruppo, in particolare laddove si registrano nuove assunzioni o ampliamenti d’organico
  • Percorsi di uscita agevolata monetizzata: incentivazioni economiche più corpose che accompagnino i lavoratori all’esodo in condizioni meno penalizzanti
  • Accompagnamento alla pensione senza soluzioni traumatiche per chi è più vicino al termine della carriera, pur nella consapevolezza che l’età media al momento non consente accessi immediati al sistema previdenziale
I rappresentanti sindacali hanno chiesto insistentemente l’attivazione di strumenti previsti dalla normativa nazionale, come la Legge 223/1991 sulle procedure collettive, valorizzando la professionalità delle persone coinvolte e creando percorsi di riqualificazione utili non solo all’azienda ma all’intero settore.
La tensione tra le parti resta però elevata a causa dell’apparente chiusura rispetto all’utilizzo di ammortizzatori sociali o contratti di solidarietà, strumenti che avrebbero permesso di mitigare l’impatto sociale degli esuberi. Le trattative si sono pertanto aggiornate a nuove date, mantenendo vivo lo stato di agitazione e il confronto sul piano istituzionale e locale.

Conseguenze per il settore farmaceutico e responsabilità sociale d’impresa

Questo episodio va ben oltre la dimensione aziendale, coinvolgendo in pieno anche il ruolo delle imprese farmaceutiche nell’equilibrio tra efficienza economica, stabilità occupazionale e contributo alla salute pubblica. La perdita di decine di professionisti altamente qualificati indebolisce il rapporto tra industria, mondo medico e cittadini, minacciando la qualità dell’informazione scientifica trasmessa ai sanitari.
All’interno della comunità produttiva milanese e lombarda, la rigidità con cui è stata affrontata la riduzione organica apre interrogativi sulla responsabilità sociale delle multinazionali e sulla reale efficacia delle politiche di accompagnamento e ricambio generazionale. Anche il ricorso a nuove assunzioni con contratti atipici, mentre contemporaneamente si assiste al licenziamento di lavoratori esperti, alimenta il senso di precarietà e la dispersione di know-how strategico per la crescita futura.