Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Licenziate 2 addette per larve nella pasta dei bambini in mensa: la decisione del tribunale di Treviso

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Il tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento delle due addette alla mensa di San Cipriano, a Roncade, ordinandone il reintegro e condannando Dussmann Service a risarcimento, contributi e spese legali: i motivi

Due lavoratrici licenziate per un episodio che aveva sconvolto un intero paese e che dopo quasi venti mesi tornano al loro posto per ordine di un giudice. È la vicenda delle due addette alla mensa della scuola primaria di San Cipriano, a Roncade, in provincia di Treviso. Erano state allontanate dopo il ritrovamento di larve nella pasta servita ai bambini. Il tribunale del lavoro di Treviso ha ora stabilito che il fatto contestato non sussiste e ha disposto il reintegro.

Il caso delle larve nella pasta a San Cipriano

Tutto comincia a fine febbraio 2025. Giovedì 27 febbraio alcune maestre presenti in mensa notarono dei vermi nella pasta al pomodoro servita agli scolari della scuola elementare di San Cipriano di Roncade. La scuola fa parte dell’istituto comprensivo “Einaudi”. Le insegnanti scattarono foto dei piatti per documentare quanto accaduto e avvisarono la dirigente scolastica, che a sua volta contattò il sindaco Marco Donadel e l’Ulss 2.

Le immagini delle larve tra i rigatoni fecero rapidamente il giro del web e provocarono l’indignazione di molti genitori. Il giorno dopo iniziarono i controlli dei carabinieri del Nas di Treviso nella mensa. Il Comune attivò il biologo incaricato del controllo del servizio di refezione, che prelevò i campioni da inviare al servizio di igiene degli alimenti dell’Ulss 2. 

Tra le famiglie il malcontento era già forte. Una madre scrisse in una lettera che i genitori avevano segnalato più volte al sindaco i problemi del servizio. Dopo il ritrovamento, in diversi casi si arrivò a non mandare più i figli a mensa, e nel territorio fu consentito per un periodo il pranzo al sacco come misura d’emergenza.

La multinazionale Dussmann Service, che gestiva la refezione scolastica a Roncade, non accettò di incassare il colpo. L’azienda sostenne che le analisi di laboratorio avevano identificato i corpi estranei come larve di tenebrione, un’esca facile da trovare nei negozi di pesca e di acquariofilia. Secondo la società, il fatto che le larve fossero vive al momento del ritrovamento escludeva che fossero già presenti nella pasta, perché la cottura le avrebbe uccise. Da qui l’ipotesi di un atto doloso. 

L’azienda presentò un esposto in procura ritenendo si trattasse di sabotaggio, mentre le indagini dei Nas erano ancora in corso, e licenziò poco dopo le dipendenti. I licenziamenti arrivarono il 25 marzo 2025, con l’accusa di omessa vigilanza. In sostanza, l’azienda contestava alle addette di non essersi accorte delle larve durante la distribuzione dei pasti. 

Le due lavoratrici impugnano il licenziamento e la sentenza del tribunale di Treviso

Le due donne non accettarono la decisione. Hanno impugnato il provvedimento davanti al giudice del lavoro e i procedimenti sono stati due. Una delle lavoratrici è stata assistita dall’avvocato Filippo Angonese, con il sostegno della Filcams Cgil di Treviso. Il sindacato aveva anche chiesto all’azienda, dopo il licenziamento, di attivare piuttosto la cassa integrazione, strada che non era stata seguita. 

Per le lavoratrici si è trattato di un percorso lungo e pesante, sia sul piano economico sia su quello personale. Si trovavano al centro di un caso mediatico nazionale, accusate di una mancanza che per loro non sussisteva.La svolta è arrivata a ottobre 2026. Con la sentenza pubblicata giovedì 8 ottobre il tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento disciplinare delle due addette alla mensa dell’istituto comprensivo “Einaudi”. Il giudice ha accertato l’insussistenza del fatto contestato, cioè ha stabilito che l’addebito mosso dall’azienda non reggeva.

La decisione prevede la reintegrazione sul posto di lavoro, il pagamento di una indennità risarcitoria, il versamento dei contributi previdenziali e la condanna di Dussmann Service al pagamento delle spese giudiziarie. Per la lavoratrice assistita dall’avvocato Angonese, secondo alcune ricostruzioni, il risarcimento può arrivare fino a dodici mensilità.

Non è il primo caso di reintegro e risarcimento di recente deciso dai Tribunali, basti pensare alla dipendente licenziata perchè chiedeva più educazione ai colleghi, o al dipendente licenziato per 63 ritardi ma reintegrato.

I motivi del reintegro: le larve erano difficili da vedere

Il cuore della sentenza riguarda un concetto semplice: che cosa si può ragionevolmente pretendere da chi distribuisce i pasti. Il giudice ha ritenuto che alle lavoratrici non fosse esigibile individuare le larve, perché nella teglia ne erano presenti non più di tre (due, secondo la fotografia agli atti), e in tutto non più di dieci, molto probabilmente sette, per circa 16 chili di pasta distribuiti in due teglie. 

I numeri sono il punto centrale della vicenda. Sette larve su sedici chili di pasta al sugo rappresentano una presenza minima, mimetizzata tra rigatoni e pomodoro. Chi serve centinaia di porzioni in tempi stretti, con la pasta condita e la teglia piena, non può essere considerato responsabile di un’omissione se un corpo estraneo così piccolo e poco visibile sfugge al controllo.

Il titolo che ha accompagnato la notizia sui giornali locali, «Erano solo 7 in 16 chili», riassume bene questo ragionamento. Il giudice non ha negato che le larve fossero finite nei piatti. Ha stabilito che non si poteva rimproverare alle addette di non averle notate.

Un aspetto importante è ciò che la decisione non stabilisce. L’origine delle larve è rimasta fuori dal giudizio di lavoro. Il tribunale non ha dunque detto se si sia trattato di sabotaggio, di una contaminazione accidentale o di un problema nella filiera di fornitura. La domanda su chi o che cosa abbia portato quegli insetti nel piatto resta senza una risposta definitiva in questa sede.

Il processo del lavoro verificava un’altra questione: se le dipendenti avessero commesso la colpa grave che giustificava il licenziamento. La risposta del giudice è stata no. Per questo la sentenza restituisce alle lavoratrici il posto perduto, ma lascia aperto il tema della causa dell’episodio.

Le reazioni: la soddisfazione della Filcams Cgil

Il sindacato ha accolto la decisione con favore. Alberto Irone, segretario generale della Filcams Cgil di Treviso, ha dichiarato di prendere atto con soddisfazione della sentenza. Per la categoria il caso è un esempio di come, nelle vicende che generano forte allarme sociale, il rischio sia scaricare la responsabilità sui lavoratori che si trovano all’ultimo anello della catena.

La mensa scolastica è un servizio complesso, che coinvolge fornitori, centri di cottura, trasporto, porzionamento e distribuzione. Quando qualcosa va storto, individuare il vero responsabile non è mai immediato, e il licenziamento rapido di chi opera in prima linea può rivelarsi una scorciatoia che non regge davanti a un giudice.

Il caso di San Cipriano offre alcuni spunti utili a genitori, scuole, aziende e lavoratori, come i seguenti:

  • Il licenziamento disciplinare deve basarsi su un fatto reale e provato. Se l’addebito mosso al dipendente non sussiste, il giudice può annullare il provvedimento e disporre il reintegro, con indennità e contributi.
  • La colpa del lavoratore si valuta in concreto. Non basta che un problema si sia verificato: bisogna dimostrare che il dipendente avrebbe potuto e dovuto accorgersene. Nel caso di Roncade, la quantità minima di larve ha pesato in modo decisivo.
  • La sicurezza alimentare resta una priorità. La sentenza non assolve il servizio mensa dal tema della qualità. Il ritrovamento di larve nei pasti dei bambini resta un fatto grave, che ha giustamente allarmato famiglie e istituzioni, e richiede controlli accurati su tutta la filiera.
  • La trasparenza aiuta a ricostruire la fiducia. Dopo l’episodio, la fiducia di molti genitori nel servizio mensa si è incrinata, e le famiglie chiedono controlli e informazioni chiare.

Cosa succede ora

La pronuncia è di primo grado, quindi la vicenda potrebbe non essere conclusa. Dussmann Service ha la possibilità di valutare un eventuale appello. Per ora le due addette hanno ottenuto il riconoscimento delle loro ragioni, a quasi venti mesi dal licenziamento.

Resta il tema più ampio della refezione scolastica, che negli ultimi anni è finita più volte al centro delle cronache tra appalti, costi, qualità dei pasti e proteste delle famiglie. Casi come quello di San Cipriano mostrano quanto sia delicato l’equilibrio tra la tutela della salute dei bambini e la tutela dei diritti di chi lavora nel servizio.

Il tribunale del lavoro di Treviso ha annullato il licenziamento delle due addette alla mensa di San Cipriano, a Roncade, ordinandone il reintegro e condannando Dussmann Service a risarcimento, contributi e spese legali. Il motivo è chiaro: per il giudice non era esigibile che le lavoratrici individuassero le larve, perché ne erano presenti al massimo sette o dieci in circa 16 chili di pasta. Il fatto contestato, l’omessa vigilanza, è risultato insussistente. Resta senza risposta, nel giudizio di lavoro, la domanda su come quelle larve siano finite nei piatti dei bambini.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

Puoi Approfondire