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L'intelligenza artificiale può essere usata per controlli fiscali dall'Agenzia delle Entrate? Facciamo chiarezza

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

L'uso dell'intelligenza artificiale nei controlli fiscali dell'Agenzia delle Entrate solleva dubbi tra limiti legali, procedure di tutela e fake news. Facciamo chiarezza su cosa può e non può fare l'IA in Italia.

Negli ultimi giorni si è diffusa una crescente preoccupazione tra cittadini e professionisti fiscali riguardo le nuove modalità di verifica e accertamento da parte degli enti fiscali italiani. L’avvento di nuove tecnologie basate sull’analisi automatizzata dei dati ha alimentato, anche a causa di molte notizie inesatte, il timore di controlli “invasivi” o totalmente automatizzati.

Per chi invia dichiarazioni fiscali o gestisce la contabilità di imprese e partite IVA, comprendere cosa cambi realmente nell’approccio alle verifiche fiscali è oggi più importante che mai. In gioco non c’è solo la propria posizione personale, ma anche la tutela dei diritti, la salvaguardia della privacy e la necessità di evitare errori che possono costare caro.

Serve una spiegazione chiara, aggiornata e tecnicamente corretta sulla reale portata dei sistemi digitali introdotti e su quanto corrisponda al vero delle tante voci circolate sui presunti «controlli social» o sulle potenzialità degli algoritmi di intelligenza artificiale.

Questo scenario chiede agli esperti del settore fiscale di distinguere tra ciò che effettivamente avviene, e può avvenire per legge, e cosa invece rimane nella sfera di fraintendimenti, fake news e paure infondate. La risposta dell’Agenzia delle Entrate, con note ufficiali e richiami precisi a fonti normative, consente finalmente di fare chiarezza e di sgombrare il campo da idee errate: nessun algoritmo governa in autonomia i controlli fiscali, nessun “grande fratello” digitale monitora ciò che postiamo sui social, e il rispetto dei diritti del contribuente resta saldo e garantito dalla legge.

Come funziona davvero l'intelligenza artificiale nei controlli fiscali: limiti, dati trattati e procedure a tutela del contribuente

Si susseguono diverse notizie ultimamente sul fatto che l'Agenzia delle Entrate può controllare con l'IA i cittadini contribuenti ma in realtà così non è. Si tratta sempre di uso possibile ma molto limitato e che, chiariamo, non può mai invadere la sfera privata personale di ogni singolo cittadino.


L’uso dell’intelligenza artificiale da parte dell'Agenzia delle Entrate rappresenta una rivoluzione nell’efficienza e nella rapidità delle verifiche. Tuttavia, la sua applicazione concreta è tutt’altro che priva di regole o senza controllo umano. Vediamo in dettaglio cosa succede realmente:

1. Raccolta dati: solo archivi legittimi

  • L’Agenzia delle Entrate attinge a banche dati ufficiali come la Superanagrafe bancaria, il Catasto, le dichiarazioni fiscali e la fatturazione elettronica.
  • Non viene effettuato data scraping dai social o da piattaforme web su vasta scala: questo tipo di acquisizione massiva di informazioni da Internet non è previsto dalla legge italiana, né mai praticato dall’Agenzia.
2. Elaborazione e incrocio: il valore aggiunto dell’IA
  • L’impiego di algoritmi avanzati consente di incrociare e comparare in pochi secondi milioni di dati.
  • L’intelligenza artificiale segnala anomalie o incoerenze tra redditi dichiarati e tenore di vita, andamento dei conti bancari, fatture emesse/riconosciute, ecc.
  • Alcuni esempi di indicatori monitorati:
    • Crescita anomala delle giacenze medie annue
    • Bonifici e movimenti bancari incoerenti con l’attività dichiarata
    • Spese effettuate mediante carte di pagamento sproporzionate rispetto ai redditi ufficiali
    • Versamenti ricorrenti di contante non giustificati.
3. Nessun automatismo sugli atti amministrativi: il ruolo del funzionario
  • Non esiste nessun avviso, comunicazione formale o atto di accertamento generato in automatico da un algoritmo: la macchina elabora, ma è sempre il funzionario dell’Agenzia a valutare caso per caso la segnalazione prodotta dal sistema.
  • La legge 132/2025 e la policy interna dell’ente vietano utilizzi automatici dell’IA nelle decisioni giuridiche, garantendo la centralità dell’operatore umano.
  • La tecnologia velocizza la raccolta e l’elaborazione, non la decisione.
4. Compliance e contraddittorio preventivo
  • Quando emerge un’anomalia, il contribuente può essere destinatario di una “lettera di compliance”: un invito a spiegare tali incoerenze o regolarizzare la propria posizione.
  • Prima di ogni accertamento definitivo il diritto al contraddittorio preventivo è tutelato: il contribuente può presentare prove, documenti e spiegazioni.
  • Molte anomalie possono derivare da situazioni lecite (donazioni, eredità, risarcimenti) non sempre “leggibili” da una macchina.
5. Errori comuni da evitare e cosa fare concretamente
  • Non ritenere che la semplice segnalazione automatica equivalga a un accertamento fiscale.
  • Conservare tutta la documentazione relativa a entrate, uscite, bonifici e spese, spiegando eventuali movimenti “anomali”.
  • Rivolgersi ad intermediari qualificati per supporto tecnico in caso di richiesta di chiarimenti dall’amministrazione fiscale.
  • Evitare di sottovalutare gli inviti alla compliance: rispondere puntualmente, fornendo giustificativi dettagliati.
Fasi della verifica Responsabilità
Segnalazione delle anomalie tramite IA Sistema (senza effetti giuridici)
Analisi caso per caso Funzionario dell’Agenzia
Eventuale invio lettera di compliance Funzionario
Valutazione delle risposte e documenti offerti dal contribuente Funzionario
Avvio di un atto amministrativo (accertamento, rettifica, ecc.) Solo dopo decisione umana
Dati tecnici: nel 2025 sono stati esaminati tramite questi processi digitali milioni di posizioni, ma solo una minima parte sfocia in veri accertamenti, quasi sempre dopo contraddittorio e analisi documentale.

Fake news, chiarimenti ufficiali e cosa non può fare l'IA nei controlli fiscali in Italia

Il recente clamore mediatico attorno a presunte attività di “controllo dei social” e a software di analisi bancaria totalmente automatizzati ha portato l’Agenzia delle Entrate a intervenire con una smentita netta.

1. “Controlli social” e scraping dati online: la verità

  • L’ordinamento italiano vieta l’estrazione automatica di dati dai social network ai fini di controllo fiscale (cd. data scraping).
  • Nessun dato presente su profili privati viene acquisito o analizzato dall’amministrazione finanziaria su base massiva, neppure tramite IA.
  • Le policy interne dell’Agenzia prevedono restrizioni ancora più severe del dettato normativo, a tutela della privacy dei cittadini.
2. Il “caso Ve.R.A.” e le ricostruzioni mediatiche
  • Secondo molte testate, era operativo un algoritmo (“Verifica Rapporti Addestrata”) in grado di accedere automaticamente a ogni movimento bancario, discriminando in tempo reale tra bonifici, spese e acquisti di beni di lusso.
  • L’Agenzia ha smentito categoricamente l’esistenza di un simile sistema: le piattaforme di analisi dati sono soltanto di supporto e sempre sottoposte a verifica da parte di operatori qualificati.
  • Nessuna comunicazione può essere generata, notificata e resa efficace senza il passaggio per la valutazione di un funzionario.
3. Privacy e limiti normativi: come sono protetti i cittadini
  • Ogni elaborazione avviene nel rispetto delle regole su protezione dei dati personali (GDPR e legge 132/2025).
  • La tracciabilità delle procedure e la trasparenza delle motivazioni rappresentano una doppia garanzia, sia per gli addetti ai lavori che per i contribuenti.
  • I dati operativi sono standardizzati e accessibili solo a personale autorizzato con obbligo di riservatezza.
4. Confronto internazionale e futuro degli accertamenti
  • In alcuni Paesi (es. Francia) è in corso una sperimentazione per integrare nei controlli anche tracce digitali pubbliche. In Italia questa ipotesi resta solo oggetto di discussione a livello politico e non riguarda le pratiche attuali.
  • Qualsiasi evoluzione futura richiederà, comunque, nuove norme di legge e adeguata valutazione dell’impatto sulla privacy.
5. Errori, equivoci e rischi reali
  • Attribuire all’IA poteri che non ha rischia di alimentare paure ingiustificate e comportamenti difensivi inutili.
  • Il rischio reale per il contribuente rimane legato alla disattenzione sui dati trasmessi, alla mancanza di chiarezza documentale, alla sottovalutazione degli inviti alla compliance.
  • Sbagliato ignorare le comunicazioni dell’Agenzia o non fornire esplicazioni chiare: ogni posizione può essere sanata se correttamente documentata prima che maturi un atto formale.
6. Cosa NON può fare, oggi, l’intelligenza artificiale nei controlli fiscali italiani:
  • Non può generare avvisi di accertamento, multe o notifiche senza il passaggio umano.
  • Non può acquisire dati privati e contenuti dai social se non espressamente previsto dalla legge e con autorizzazione dell’interessato.
  • Non può elaborare scelte discrezionali, attribuire intenzioni o generare motivazioni giuridiche valide per un provvedimento fiscale.
  • Non può raccogliere e analizzare nel dettaglio acquisti, foto, video o attività personali sui social network.
In sintesi, la compliance digitale si rafforza, ma i confini tra supporto algoritmico e decisione amministrativa rimangono molto netti. 




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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...