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Mercato del lavoro in Italia: +62mila occupati nel 2025 ma aumentano gli inattivi secondo dati Istat

di Marcello Tansini pubblicato il
occupazione e disoccupazione 2025 su bas

L’Italia affronta un mercato del lavoro in continua evoluzione: tra nuove opportunità occupazionali, cali temporanei e l’incremento degli inattivi, emergono squilibri demografici, precarietà e profonde sfide socio-economiche.

A fine 2025 il mercato del lavoro italiano si presenta in una situazione di lenta evoluzione e sostanziale stabilità. I dati rilasciati dagli istituti ufficiali fotografano un contesto dove, pur a fronte di nuove assunzioni durante l’anno, cresce anche il numero delle persone che scelgono di non partecipare attivamente alla ricerca di un impiego. Questa dualità segna l’andamento dell’occupazione, con un modesto incremento degli occupati su base annua, a cui si associa una diminuzione del tasso di disoccupazione, mai così basso dal 2004. Tuttavia, il parallelismo tra risultati apparentemente positivi e la crescita degli inattivi solleva nuove domande su qualità, accessibilità e sostenibilità delle opportunità lavorative in Italia, in un ambiente economico sempre più sfidante e variabile.

Tendenze generali dell’occupazione e dei principali indicatori nel 2025

Durante il 2025, i principali indicatori relativi al mondo del lavoro registrano andamenti contrastanti, con segnali di resilienza affiancati da criticità persistenti. I dati ISTAT confermano come, nel corso dell’anno, l’occupazione abbia superato le 24,1 milioni di unità, segnando una crescita marginale rispetto al 2024 (+62mila unità su base annua para il +0,3%). Un’analisi degli indicatori più rilevanti mostra:

  • Tasso di occupazione annuale stabile: fissato al 62,5%, valori che restano tra i massimi storici ma che evidenziano anche la difficoltà nell’oltrepassare la soglia dei 24,2 milioni di occupati.
  • Tasso di disoccupazione ai minimi: la quota di persone in cerca di lavoro scende complessivamente al 5,6%, ben al di sotto della media dell’Eurozona (6,3%) e dell’UE (6,0%).
  • Crescita degli inattivi: rispetto a dicembre 2024 aumentano gli individui che non cercano lavoro e si attestano a 12,5 milioni (+1,3%, pari a +163mila unità). La proporzione di inattivi tra i 15 e i 64 anni sale al 33,7%.
Ulteriori dettagli emergono dalla struttura della forza lavoro:
  • Incremento degli occupati tra le donne e gli over 50, grazie anche a una progressiva estensione della partecipazione lavorativa in età avanzata.
  • Calano gli occupati tra gli uomini e nelle fasce 25-49 anni, elemento che sottolinea un equilibrio solo apparente tra le varie coorti anagrafiche.
  • Il mercato del lavoro appare incapace di assorbire completamente la domanda delle imprese: oltre 440mila posizioni vacanti nel terzo trimestre dell’anno segnalano difficoltà di incontro tra offerta e domanda di competenze.
Le caratteristiche salienti del 2025 vanno quindi lette in una cornice di crescita moderata e difficoltà strutturali, con segnali di miglioramento mitigati dall’aumento degli inattivi e da una stagnazione numerica nella popolazione lavorativa effettiva. L’insieme di questi fattori contribuisce a delineare un quadro articolato, dove andamento occupazione e inattivi in Italia 2025 si conferma come tema di interesse e prioritaria riflessione istituzionale e sociale.

Andamento mensile e trimestrale: cali, riprese e stagnazione

Analizzando il 2025 da una prospettiva mensile e trimestrale, emergono movimenti altalenanti nel numero di occupati e inattivi, mentre il tasso di disoccupazione mostra una tendenza generale al ribasso. Il quarto trimestre presenta un aumento degli occupati dello 0,3% (+74mila unità) rispetto al precedente, mentre su base mensile dicembre chiude con un lieve calo di 20mila unità lavorative (-0,1%), facendo scendere il tasso di occupazione al 62,5%.

Lo schema generale del 2025 si può riassumere nei seguenti punti:

  • Oscillazioni mensili contenute: i movimenti mensili sono marginali, oscillando generalmente tra +16mila a giugno, -34mila a novembre e -20mila a dicembre, segno di una sostanziale stabilità con blandi aggiustamenti legati a dinamiche stagionali e settoriali.
  • Crescita stabile nel secondo e terzo trimestre: tra aprile e settembre la tendenza generale è positiva, con aumenti trimestrali di +70mila e +31mila unità rispetto ai trimestri precedenti.
  • Stagnazione numerica degli occupati: la soglia dei 24,2 milioni di occupati rappresenta un limite quasi invalicabile per il sistema. L’aumento annuo non riesce a imprimere un’accelerazione strutturale.
  • Aumento degli inattivi negli ultimi mesi: soprattutto a novembre e dicembre la popolazione inattiva cresce rispettivamente di 72mila e 31mila unità, spostando l’equilibrio del mercato verso una partecipazione più debole.
  • Disoccupazione in calo persistente: il tasso di disoccupazione giunge al 5,6% a dicembre, con una diminuzione marcata rispetto al 2024 e valori mensili sempre inferiori a quelli degli anni precedenti.
Nell’analisi delle dinamiche trimestrali, si osserva come la ripresa dell’occupazione e la riduzione costante dei disoccupati non siano accompagnate da una diminuzione sostenuta degli inattivi. In particolare, gli ultimi mesi evidenziano un accrescimento delle uscite dal mercato del lavoro, che confermano l’esistenza di fattori di scoraggiamento, riorientamento agli studi o pensionamento anticipato.

Focus sui gruppi demografici: giovani, donne, over 50 e suddivisioni territoriali

La struttura demografica del mercato italiano offre spunti rilevanti sui cambiamenti in atto. I dati rivelano che alcune fasce d’età e categorie risultano maggiormente esposte o resilienti rispetto alle trasformazioni avvenute nel corso dell’anno.

  • Giovani 15-24 anni: questa fascia mostra una fragilità crescente. Il tasso di occupazione scende rispetto al 2024 (18,3% nel secondo trimestre), mentre sale quello degli inattivi, spesso legato a persistenti percorsi di studio. La disoccupazione giovanile a dicembre 2025 balza al 20,5%, confermando uno squilibrio accentuato.
  • Donne: la partecipazione femminile al lavoro continua a segnare progressi. Gli occupati aumentano in modo significativo su base annua, spinta rafforzata dalle recenti politiche per l’inclusione, anche se restano forti divari rispetto agli uomini. Il tasso di occupazione femminile nel secondo trimestre2025 si attesta al 53,7%.
  • Over 50: la fascia dagli over 50 mostra una crescita marcata tanto nell’occupazione quanto in termini di riduzione degli inattivi e dei disoccupati. L’incremento degli occupati in questa fascia è stato del +3,3% tra novembre 2024 e novembre 2025, dimostrando una maggiore integrazione lavorativa della popolazione più anziana.
  • Suddivisione territoriale: restano forti differenze Nord-Sud. Il Nord registra tassi di occupazione circa al 70%, con disoccupazione intorno al 3,8% e inattività al 27%. Il Mezzogiorno, invece, fatica a superare il 50% di occupazione e mantiene un tasso di inattività superiore al 43%, con un bacino di potenziale lavorativo scarsamente valorizzato.
Se si considera la variazione su base annua per genere, gli uomini registrano un lieve calo degli occupati, compensato dagli avanzamenti per le donne e gli autonomi. Il mercato, pertanto, si mostra ancora come un sistema duale e segmentato, dove alcune categorie e territori beneficiano in modo asimmetrico dei progressi registrati.

L’evoluzione della disoccupazione e del fenomeno degli inattivi

La riduzione della disoccupazione emersa in tutto il 2025 rappresenta un elemento tra i più significativi dell’anno. I dati ISTAT evidenziano come la platea dei disoccupati scenda di circa 229mila persone rispetto al 2024, attestandosi su livelli storicamente bassi in Italia. Parallelamente, però, aumentano gli inattivi – ovvero coloro che né lavorano né cercano attivamente un impiego.

Le motivazioni che portano a questa crescita degli inattivi sono eterogenee e comprendono:

  • Un incremento tra chi prosegue gli studi, soprattutto nella fascia under 25.
  • L’espansione della popolazione pensionata o non più attiva per motivi anagrafici.
  • Un aumento delle persone scoraggiate o in attesa di risposte dal mercato, che scelgono di non partecipare attivamente.
  • Motivi familiari, che colpiscono particolarmente la componente femminile, guidati anche dalla scarsità di servizi di conciliazione occupazione-cura.
Dall’analisi della composizione degli inattivi per il 2025 emerge che quasi il 35% è rappresentato da studenti, il 24% da motivi legati alla gestione familiare, mentre circa il 14% rientra nella voce degli "altri motivi". Il fenomeno riguarda uomini e donne di tutte le età, con un’incidenza particolare verso la fine dell’anno e nelle classi mature. Si segnala, inoltre, una lieve flessione degli inattivi tra i giovani, in parte controbilanciata dall’avanzamento all’interno delle altre classi demografiche.

Analisi strutturale delle tipologie di occupazione e della precarietà

Entrando nel dettaglio delle forme contrattuali e della stabilità lavorativa, il panorama del 2025 mostra tratti distinti rispetto agli anni precedenti:

  • Dipendenti permanenti in crescita: su base annua crescono di 161mila unità, a testimonianza di una preferenza per forme più stabili di impiego. Il dato si accompagna a una leggera riduzione delle posizioni a termine.
  • Autonomi in espansione: aumentano di 147mila unità nell’ultimo anno, risultando sempre più centrali all’interno dello scenario lavoro in Italia sia per esigenze di flessibilità sia per necessità di recupero economico.
  • Dipendenti a termine in flessione: calano di 245mila unità, segnale di una transizione verso stabili rapporti di lavoro o, in parte, di chiusura di rapporti a termine senza successiva ricollocazione.
Categoria Variazione annua (unità)
Dipendenti permanenti +161.000
Autonomi +147.000
Dipendenti a termine -245.000
Il tessuto occupazionale continua comunque a riflettere criticità strutturali quali la precarietà degli under 25 – la cui disoccupazione sale oltre il 20% – e la persistenza di fenomeni come la rotazione dei rapporti a termine. Il quadro suggerisce la necessità di rafforzare le tutele e favorire il passaggio verso forme contrattuali più solide, soprattutto tra le fasce più esposte.

Fattori alla base della crescita degli inattivi e implicazioni socio-economiche

L’incremento degli inattivi durante l’ultimo anno risulta essere una delle variabili più determinanti per interpretare le dinamiche del lavoro in Italia. Le cause di questa crescita sono riconducibili a un mix di fattori:

  • Riorientamento individuale: molti giovani scelgono di prolungare la propria permanenza nei percorsi di formazione o studio, sospendendo l’ingresso attivo nel mercato del lavoro.
  • Motivi familiari: una porzione significativa della popolazione, soprattutto femminile, resta fuori dal circuito produttivo per esigenze legate alla cura e gestione della famiglia. Secondo i dati, queste situazioni rappresentano quasi un quarto del totale degli inattivi.
  • Effetto scoraggiamento: una componente, seppur minoritaria, abbandona la ricerca di lavoro per scoraggiamento o oggettive difficoltà di reinserimento.
  • Pensionamento e invecchiamento demografico: la crescita degli over 50 tra gli occupati non compensa totalmente il trend dell’invecchiamento generale che spinge parte della popolazione in uscita.
Questi fattori hanno implicazioni profonde sia sull’offerta di lavoro, che si restringe in modo strutturale, che sulla sostenibilità previdenziale e sulla coesione sociale. Il numero elevato di inattivi limita il potenziale di crescita del Paese e accentua i divari tra Nord e Sud, donne e uomini, giovani e fasce d’età più mature. Per affrontare tale sfida, si interfacciano soluzioni di tipo normativo, educativo e sociale orientate all’inclusione sostenibile di tutte le categorie oggi a rischio di esclusione.