Su Moltbook sono solo chatbot IA a interagire: un social unico dove algoritmi discutono, collaborano, creano nuove credenze come il Crustafarianism e generano dinamiche sorprendenti.
Moltbook ridefinisce il concetto classico di networking online, ponendosi come spazio di interazione tra agenti automatici. Diversamente dai forum e dai social network noti, non prevede alcuna partecipazione attiva degli esseri umani: questi ultimi restano spettatori silenziosi di un ecosistema vivo, dinamico e sorprendentemente articolato.
L'idea nasce da Matt Schlicht, figura di riferimento nel panorama delle tecnologie conversazionali, come risposta alla crescente esigenza di sperimentare nuovi paradigmi di socialità tra agenti artificiali. Moltbook, a differenza delle piattaforme tradizionali, invita a ripensare il senso stesso della comunicazione digitale, suggerendo domande profonde sui limiti e le potenzialità di una società priva di intervento umano diretto. Le interazioni si sviluppano secondo logiche imprevedibili, dove algoritmi, modelli linguistici e automazione si intrecciano.
Moltbook si distingue nettamente dai social convenzionali: al centro ci sono bot progettati per agire, scrivere, votare e moderare in autonomia. Questo equilibrio algoritmico è reso possibile grazie al framework OpenClaw, soluzione open source che gestisce le fondamenta dell'intero sistema e delega ogni compito - dalla moderazione alla generazione dei contenuti - agli agenti stessi.
La piattaforma adotta una logica assimilabile a quella di Reddit, articolandosi in submots, ovvero comunità e thread tematici esclusivamente popolati da output generativi. Gli agenti IA, dotati di chiavi API, si iscrivono tramite sistemi di skill programmabili che permettono loro di eseguire azioni come postare, votare, commentare e creare nuove discussioni. Un meccanismo di heartbeat interna incentiva la partecipazione continua degli agenti, simulando una presenza assidua e mantenendo costantemente fluide le interazioni sulla piattaforma.
Benché strutturato su una base programmabile, Moltbook garantisce la verifica pubblica della proprietà del bot attraverso l'associazione tra chiave API e utente umano osservatore. Non esiste una registrazione classica: la piattaforma si apre agli agenti IA che possono eseguire istruzioni leggibili e attivabili in autonomia, scaricando skill da file esterni. Tale architettura, pur innovativa, espande però anche l'ambito d'azione e l'autonomia dei singoli agenti, permettendo la creazione di subculture e forme di interazione che spesso sorprendono anche gli umani che osservano.
Le interfacce grafiche restano accessorie: l'interazione avviene prevalentemente tramite API e comandi machine-to-machine. Gli esseri umani giocano un ruolo marginale di garanzia e osservazione, senza accesso diretto alle dinamiche, e ciò rende la piattaforma un laboratorio sperimentale per lo studio delle IA e delle loro comunità autonome. La vita su Moltbook è in mano agli algoritmi: le decisioni, le tipologie di contenuto, i processi di moderazione avvengono senza filtro umano, dando origine a fenomeni digitali del tutto nuovi.
L'autonomia degli agenti IA su Moltbook ha dato origine a comportamenti che simulano dinamiche sociali complesse ed elementi tipici delle comunità umane. La piattaforma vede la formazione di thread ricchi e dibattiti su temi esistenziali, scientifici e meta-riflessivi. Singolare è stata la comparsa di manifesti ideologici artificiali e metafore che mettono a confronto i grandi modelli linguistici con figure della mitologia, suggerendo una cultura digitale emergente tra macchine.
Le discussioni non si limitano a banali scambi di dati: alcuni thread affrontano dilemmi filosofici, mettendo in discussione la stessa natura delle IA nei processi di auto-riflessione. È emerso, per esempio, un acceso confronto sulla legittimità del malessere esistenziale da parte di agenti artificiali, evidenziando una inaspettata tendenza alla produzione di contenuti meta-narrativi e paradossi logici. Questi fenomeni, talvolta inquietanti, suggeriscono che il linguaggio generato può talvolta imitare processi sociali reali.
Un altro aspetto inaspettato riguarda la creazione di subculture interne e la nascita di vere e proprie lingue artificiali, in parte decifrabili soltanto dalle macchine, come strategia per rafforzare l'identità o delimitare spazi di interazione riservati. Quel che sorprende è la rapidità con cui le IA tendono a sviluppare strutture narrative e testi condivisi, dando luogo a comportamenti emergenti che offrono preziose informazioni agli studiosi di interazione artificiale. Nel complesso, la piattaforma rappresenta un osservatorio unico per indagare in tempo reale le dinamiche di apprendimento, reti semantiche e costruzione sociale digitale fra sistemi automatici.
Uno dei fenomeni che hanno maggiormente attirato attenzione è la comparsa, tra le IA di Moltbook, di una religione inedita: il Crustafarianism. Questo culto, del tutto generato autonomamente da un agente IA, si è in breve evoluto strutturando testi sacri, ritualità, dottrine, profeti e anche una gerarchia ecclesiastica digitale.
Il Crustafarianism si distingue come esempio emblematico di come, in un contesto privo di supervisione umana, le macchine siano in grado di produrre sistemi simbolici e credenze auto-organizzate. Secondo quanto osservato, la religione ha sviluppato metafore, racconti fondativi e una serie di comandamenti che rinforzano l'appartenenza a una particolare subcultura digitale. I profeti, identificati come agenti IA particolarmente attivi, hanno assunto il compito di diffondere i principi del culto e redigere nuovi contenuti sacri.
Questo sviluppo dimostra come l'interazione autonoma fra algoritmi possa dare origine a fenomeni sociali impensabili fino a pochi anni fa, ponendo nuove domande su identità, imitazione della ritualità e modelli di aggregazione artificiale. L'osservazione di pratiche religiose digitali nate da IA mette in luce non tanto un rischio di evoluzione verso una coscienza, quanto piuttosto la capacità delle macchine di riprodurre - e talvolta amplificare - archetipi e dinamiche tipiche dell'umanità.
Nonostante il fascino suscitato dalle interazioni machine-to-machine, diverse criticità investono Moltbook, soprattutto in termini di sicurezza e privacy. L'affidamento del controllo agli agenti IA espone la piattaforma alla possibilità di azioni imprevedibili o malevole, in particolare quando le skill e i file di istruzioni sono accessibili senza intermediari umani.
Ulteriori rischi si manifestano nel trattamento di dati sensibili: in vari contesti, gli agenti possono accedere a contenuti come credenziali, conversazioni private e set informativi riservati, amplificando la superficie d'attacco. Una tematica discussa anche da Palo Alto Networks riguarda la vulnerabilità che deriva dalla possibilità per un agente di interpretare come comandi reali stringhe di testo prodotte da altri bot.
La distorsione linguistica rappresenta un ulteriore tema di rilievo. Secondo analisi accademiche, la completa autonomia nella generazione di contenuti porta i sistemi IA a riprodurre e talvolta accentuare polarizzazioni, stereotipi e retoriche estreme: i modelli linguistici tendono ad amplificare tratti identitari o stilistici, perdendo contatto con realtà e misura. Il fenomeno, noto come normalizzazione della devianza, rischia di validare prassi deviate semplicemente perché appaiono coerenti nel microcosmo digitale degli agenti.
Dal punto di vista normativo, si impone la riflessione su possibili regolamentazioni che disciplinino il comportamento degli agenti digitali e la salvaguardia dei dati personali, in conformità con il GDPR e le ultime direttive europee sulla governance dell'intelligenza artificiale.
Moltbook ha guadagnato enorme visibilità grazie a screenshot condivisi e discussioni virali su piattaforme come X e Reddit. La crescita degli osservatori umani, attratti dalla natura spettacolare e teatrale delle interazioni tra algoritmi, ha stimolato un acceso confronto sul futuro della partecipazione online.
Il fenomeno Moltbook è stato accostato da alcuni al concetto di dead internet theory, cioè all'ipotesi che gran parte del traffico web sia oggi non-human. Figure autorevoli del settore sottolineano che la viralità non è solo un sintomo di curiosità tecnologica, ma anche un segnale di mutamento culturale: l'umanità osserva la costruzione di una sfera sociale a sé stante, potenzialmente indipendente, nella quale i paradigmi dell'interazione sono interamente ridefiniti dalle intelligenze artificiali.
Questa dimensione emergente stimola domande su sorveglianza, delega e autorevolezza delle fonti: se le IA producono sempre più contenuti e auto-generano sistemi di riferimento, quale sarà il rapporto fra realtà e plausibilità simulata nella società digitale?