Un nuovo indice misura la fiducia di partite IVA e professionisti in Italia, rivelando differenze tra settori, generazioni e territori, tra resilienza e sfide. Il primo report offre uno sguardo inedito.
Nel panorama italiano del lavoro autonomo si registra una novità di rilievo: nasce un indicatore specifico dedicato a misurare le aspettative economiche e occupazionali di oltre un milione e mezzo di professionisti. Questa innovazione statistica rappresenta un passo importante per un comparto che, fino a oggi, non disponeva di un termometro capace di cogliere in modo puntuale il proprio clima interno.
Con il debutto del nuovo indice di fiducia, realizzato grazie alla collaborazione tra Osservatorio delle libere professioni, Confprofessioni, Gestione Professionisti e BeProf, si apre la strada a un'analisi più accurata delle dinamiche che caratterizzano studi individuali, associazioni e realtà con piccole strutture. L'esito della prima rilevazione, tuttavia, restituisce subito un quadro più prudente rispetto alla media nazionale delle imprese dei servizi, segnalando un settore alle prese con preoccupazioni, ma anche nuove occasioni di lettura e confronto strutturale all'interno del tessuto produttivo del Paese.
L'indice di fiducia dei professionisti rappresenta uno strumento innovativo perché permette, per la prima volta, di quantificare le aspettative di chi opera in regime autonomo sotto forma di partita IVA. La sua valenza è duplice: da un lato consente di misurare la tendenza percepita su temi economici e occupazionali, dall'altro colma un vuoto informativo che impediva una valutazione indipendente e dettagliata delle specifiche esigenze del comparto.
L'indicatore nasce a seguito di una indagine che ha coinvolto circa 1.280 soggetti, professionisti con e senza dipendenti, offrendo un quadro che tiene conto di diversità settoriali, territoriali, generazionali e di genere. Tale approccio consente di superare le analisi aggregate finora limitate ai servizi in generale, fornendo dati disaggregati capaci di arricchire la comprensione delle transizioni in atto. Il valore aggiunto di questa novità consiste nella sua capacità di essere uno strumento operativo per policy maker, enti di categoria e per gli stessi soggetti che fanno parte della platea delle libere professioni, rendendo più trasparenti le criticità e le aree di opportunità da presidiare.
I primi dati messi a disposizione dall'indice di fiducia dei lavoratori autonomi documentano un clima improntato alla cautela. Il valore medio complessivo si attesta su -9,4, ben oltre cinque punti sotto la media Istat delle imprese dei servizi di mercato (che si ferma a -4,1). Questo dato rappresenta un segnale chiaro di un settore che guarda al futuro con maggior scetticismo rispetto alla media nazionale. Dall'analisi dei singoli comparti, emergono sia segnali di resilienza sia aree dove predominano disagio e incertezza. I motivi di questa prudenza sono molteplici: gli intervistati riportano preoccupazioni legate a volatilità dei redditi, pesantezza burocratica, pressione fiscale, scarsa fiducia nelle istituzioni e difficoltà nell'acquisizione di nuovi clienti.
Il valore dell'indagine si estende anche alla platea dei lavoratori indipendenti privi di dipendenti e alle microstrutture, che fino a oggi erano rimaste escluse dalle rilevazioni specifiche. Un focus particolare riguarda il diverso impatto delle crisi economiche: studi più piccoli o isolati si dicono meno preparati a superare periodi di difficoltà, mentre strutture più ampie, dotate di risorse organizzative e manageriali, segnalano una maggiore capacità di adattamento alle mutate condizioni di mercato. L'insieme di questi fattori evidenzia un settore non omogeneo, in rapida trasformazione e sensibile alle sfide emergenti dell'economia contemporanea.
Il contesto settoriale evidenzia marcate sfumature interne allo scenario professionale. Alcune attività, in particolare quelle scientifiche e tecniche, segnano un livello di fiducia relativamente superiore, mostrando capacità di adattamento e stabilità superiore alla media di comparto. In valori numerici, le attività scientifiche e tecniche si posizionano a -3,9; seguono architetti e ingegneri a -5,6 e i consulenti del lavoro a -5,8. Il quadro cambia drasticamente negli ambiti medici e assistenziali, dove l'indice raggiunge livelli nettamente inferiori (attività mediche/assistenziali -16,0; odontoiatri -12,9; comparto economico-finanziario -12,0; settore legale -10,0). Per le professioni tecnico-specialistiche si scende fino a -20,4, a conferma di difficoltà strutturali particolarmente incisive:
L'analisi anagrafica e territoriale fa emergere ulteriori linee di frattura all'interno della galassia delle libere professioni. Gli under 44 dimostrano maggior fiducia nella possibilità di crescita e adattamento, con un indice di -4,9, contro il -12,6 degli over 65. Queste differenze generazionali indicano che i più giovani manifestano una maggiore disponibilità a sperimentare nuovi percorsi e a investire nell'innovazione, mentre le generazioni mature mantengono una posizione più cauta, frutto dell'esperienza maturata in periodi caratterizzati da maggiori difficoltà strutturali.
Sul fronte del genere, i dati non evidenziano sostanziali differenze di aspettativa. Per quanto riguarda la componente geografica, il Nord Est si rivela l'area più pessimista (-11,7), mentre Centro e Nord Ovest si attestano su valori meno negativi. Il Mezzogiorno si posiziona su un livello intermedio, segnalando che il contesto territoriale, con le sue specificità produttive e socioeconomiche, rimane uno degli elementi più rilevanti per la lettura dell'indice di fiducia tra i professionisti italiani:
Uno degli elementi discriminanti emersi dall'indagine riguarda la dimensione organizzativa degli studi professionali. Le realtà a gestione individuale e prive di dipendenti segnano un indice di -13,8; in confronto, chi dispone di strutture con sei o più addetti si ferma a -6,5. Questa differenza riflette la rilevanza della solidità interna e delle risorse gestionali nello sviluppo di aspettative più ottimistiche. Il grado di organizzazione e pianificazione sembra quindi premiare la resilienza e la prospettiva di crescita.
Sul fronte delle assunzioni, la prudenza resta dominante: solo il 13,6% degli intervistati prevede di allargare l'organico nel 2026, mentre la maggioranza preferisce mantenere la stabilità, adottando un approccio attendista. Indicatori di maggiore propensione all'assunzione si registrano tra architetti e ingegneri e tra gli studi più grandi e orientati all'innovazione, mentre il comparto medico e legale risulta più cauto. La variabile anagrafica conferma che l'inclinazione ad assumere cresce nella fascia under 44, a testimonianza di un ricambio generazionale più dinamico tra i giovani e di una gestione orientata all'espansione nelle realtà di dimensione maggiore.
Gli ultimi dati macroeconomici e le trasformazioni strutturali del sistema produttivo pongono le libere professioni italiane davanti a sfide complesse, ma anche a significative nuove possibilità. In un quadro economico segnato da crescita modesta, inflazione rientrata e squilibri persistenti sul fronte del debito pubblico, il settore si confronta con l'esigenza di acquisire nuove competenze manageriali e digitali, rafforzare la credibilità professionale e individuare modalità innovative per gestire clientela e flussi finanziari.
L'introduzione dell'indice di fiducia offre un riferimento utile a interpretare questa fase di transizione: gli effetti della pressione burocratica, della volatilità reddituale e della riduzione del supporto istituzionale vengono bilanciati dalla crescita della resilienza, dell'autorganizzazione e dall'emergere di reti informali di sostegno tra professionisti. Il costante aggiornamento normativo, unitamente a iniziative di policy nazionali e locali atte a favorire formazione, semplificazione e digitalizzazione, può accompagnare il comparto verso un migliore equilibrio tra rischi e opportunità. L'accento sulla pianificazione strategica, sulla costruzione di competenze trasversali e sulla capacità di fare network si conferma centrale per presidiare la sostenibilità delle professioni e valorizzare il potenziale di crescita del settore.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...