Il boom degli accertamenti legati agli ISA fotografato dalla Corte dei Conti segna un cambio di passo nell'attività di controllo dell'Agenzia delle Entrate nei confronti di partite IVA e professionisti. Quando scattano e cosa fare per difendersi.
Il numero degli accertamenti fiscali da parte dell'Agenzia delle Entrate collegati agli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) ha registrato un'impennata senza precedenti. A certificarlo è la Corte dei Conti, che nella relazione sul rendiconto generale dello Stato ha fotografato un fenomeno tanto rapido quanto significativo per le partite IVA e i professionisti italiani: da poche centinaia di controlli si è passati, in soli due anni, a quasi 200mila accertamenti. Un salto che cambia le regole del gioco per imprese, autonomi e liberi professionisti, chiamati oggi a prestare molta più attenzione al proprio punteggio ISA rispetto al passato.
I dati contenuti nella relazione della magistratura contabile parlano chiaro. Gli accertamenti innescati da un basso punteggio ISA sono passati da 213 interventi nel 2023 a zero nel 2024, per poi esplodere fino a 198.746 nel 2025. Un andamento così discontinuo si spiega con una fase di riorganizzazione dei criteri di selezione avvenuta nel 2024, seguita da una ripartenza su larghissima scala l'anno successivo.
Parallelamente sono cresciuti anche gli accessi brevi, ovvero le verifiche rapide che i funzionari dell'Agenzia delle Entrate svolgono direttamente presso la sede del contribuente per controllare la corrispondenza tra i dati dichiarati nel modello ISA e la realtà operativa dell'attività. Anche in questo caso i numeri sono in forte crescita: da 1.140 accessi nel 2023 a 7.806 nel 2025.
Un incremento che, secondo la stessa Corte dei Conti, non è destinato a fermarsi. L'organo di controllo, pur riconoscendo l'aumento complessivo degli accertamenti ordinari, sottolinea che i controlli sostanziali sui contribuenti soggetti a ISA restano ancora su percentuali contenute in diversi comparti, con margini di intervento particolarmente ampi in settori come gli studi medici e le locazioni immobiliari. Questo significa che il trend dei controlli, lungi dall'essere un episodio isolato, è destinato a consolidarsi nei prossimi anni.
Il punto centrale sollevato dalla Corte dei Conti riguarda il ruolo che gli ISA devono avere nel sistema dei controlli fiscali. Secondo la magistratura contabile, un punteggio basso non costituisce di per sé la prova di un'evasione, ma rappresenta un segnale, una vera e propria spia di una possibile situazione anomala che merita di essere approfondita con ulteriori verifiche.
Questa impostazione è stata ripresa anche dalla giurisprudenza tributaria di merito, in particolare dalle corti di giustizia tributaria del Veneto. In una pronuncia della Corte di giustizia tributaria di Padova, depositata nel 2026, i giudici hanno chiarito che il risultato ISA ha una valenza indiziaria e da solo non può sorreggere un accertamento fiscale. Deve trattarsi, appunto, di uno scostamento che l'Agenzia delle Entrate è tenuta a indagare ulteriormente, individuando elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti.
In altre parole, l'ufficio non può limitarsi a citare il voto ISA basso per motivare una rettifica: deve costruire un quadro indiziario più ampio, fatto di incongruenze contabili, movimentazioni bancarie non giustificate, un tenore di vita incompatibile con i redditi dichiarati o ricarichi anomali rispetto alla media del settore. Solo la somma di questi elementi, valutata nel suo insieme, può reggere davanti a un giudice tributario.
Gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale sono stati introdotti dall'articolo 9-bis del decreto legge n. 50 del 2017, in sostituzione dei vecchi studi di settore e dei parametri, a partire dal periodo d'imposta 2019. Si tratta di un sistema che assegna a imprese e lavoratori autonomi un voto da 1 a 10, calcolato incrociando i dati contabili e strutturali dichiarati dal contribuente (ricavi, costi, beni strumentali, dipendenti, magazzino) con modelli statistici che stimano quale dovrebbe essere, in condizioni normali, il risultato economico di quella specifica attività.
Un punteggio elevato colloca il contribuente in un'area di regolarità presunta e apre la strada a numerosi vantaggi. Un punteggio basso, al contrario, segnala uno scostamento tra quanto dichiarato e quanto l'indice si aspetterebbe. È proprio su questo meccanismo che l'Agenzia delle Entrate ha cambiato strategia negli ultimi anni: se in passato il voto ISA restava per lo più un dato interno, utile soltanto per accedere ai benefici premiali, oggi viene utilizzato in modo attivo e sistematico come criterio per costruire le liste dei soggetti da controllare.
Quando l'ufficio decide di procedere, lo fa quasi sempre tramite lo strumento dell'accertamento analitico-induttivo, che consente al Fisco di rettificare il reddito dichiarato anche in presenza di una contabilità formalmente regolare, quando l'esistenza di ricavi non dichiarati o di costi gonfiati può essere desunta da presunzioni gravi, precise e concordanti.
Il basso punteggio ISA offre quindi lo spunto iniziale dell'indagine, ma non ne rappresenta la conclusione. È il punto di partenza da cui l'Agenzia delle Entrate costruisce, se ne trova gli elementi, un quadro più solido su cui fondare la pretesa fiscale.
Un altro elemento che spiega il salto quantitativo registrato dalla Corte dei Conti riguarda le modalità con cui vengono individuate le posizioni a rischio. L'Agenzia delle Entrate ha infatti investito in tecniche di intelligenza artificiale e in un'analisi incrociata di centinaia di banche dati fiscali, previdenziali e bancarie, per individuare in modo automatizzato i profili più anomali e concentrare su di essi le risorse disponibili per i controlli.
Questo mix, fatto di selezione informatizzata e accessi sul campo mirati, ha reso possibile un incremento dei controlli che sarebbe stato impensabile con metodi di lavoro tradizionali, e conferma che il tema degli ISA non riguarda più soltanto la dichiarazione dei redditi, ma è diventato uno degli strumenti chiave dell'intera strategia di contrasto all'evasione fiscale.
Di fronte a questo scenario, la migliore difesa comincia prima che arrivi qualsiasi accertamento. I punti principali su cui concentrare l'attenzione:
Il Dott. Ugo Terenzi è un esperto consulente senior con oltre 15 anni di esperienza nel campo della gestione delle Partite IVA. Attualmente opera a Roma, dove supporta professionisti e imprenditori nell’organizzazione delle loro attività fiscali e nella pianificazione finanziaria. Nel corso della sua carriera ha affiancato numerosi clienti, offrendo indicazioni pratiche per affrontare le normat...