Figura centrale nel panorama tecnologico mondiale, il CEO di OpenAI è diventato sinonimo di intelligenza artificiale di frontiera ma anche di dibattito acceso sulla leadership e sull’etica. L’indagine condotta dal New Yorker illumina il percorso, le scelte e le ombre di chi guida una delle aziende più influenti del nostro tempo. A emergere è un ritratto complesso: Altman viene dipinto come carismatico e visionario, ma allo stesso tempo accusato da ex colleghi e membri del board di comportamenti manipolativi, ambigui e, talvolta, di poca sincerità. Le testimonianze e i documenti raccolti riverberano una domanda centrale per società e governi: fino a che punto è lecito affidare la direzione dell’AI globale ad una singola figura tanto divisiva?
Le origini di OpenAI e la trasformazione della mission
Nel 2015, OpenAI nasce come organizzazione no-profit fondata per «sviluppare un’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità». La compagine dei fondatori includeva noti imprenditori e ricercatori come Sam Altman, Elon Musk e Ilya Sutskever. L’approccio iniziale era chiaro: privilegiare sostenibilità, sicurezza e trasparenza rispetto a ogni logica di profitto. Tuttavia, dall’analisi delle fonti, emerge che, con la crescita dell’impatto di progetti come ChatGPT, le priorità originarie hanno subito profondi mutamenti.
- Nel 2018 si verifica la scissione tra la componente no-profit, sempre più marginale, e una divisione “for profit”, creata anche per attrarre investimenti imponenti da attori come Microsoft.
- Trasformando OpenAI in un’impresa commerciale, Altman ha guidato la transizione da una visione improntata alla tutela collettiva a una spinta verso la commercializzazione accelerata delle tecnologie AI, favorendo la nuova mission basata su prodotto e ricavi.
- L’adozione dell’architettura Transformer nel 2017 rappresenta lo strappo tecnologico definitivo: da sviluppo controllato e aperto, OpenAI vira su un percorso di sviluppo proprietario orientato alla supremazia di mercato.
Questo cambio di rotta ha posto Altman e la sua azienda al centro di
un sistema economico e geopolitico dove l’AI è diventata elemento di scontro tra potenze globali, generando criticità che molti degli stessi fondatori, come Sutskever e Amodei, hanno più volte segnalato pubblicamente.
Le accuse di manipolazione, ambiguità e poca trasparenza
L’inchiesta del New Yorker è stata costruita su oltre cento interviste e una mole straordinaria di documenti interni, offrendo così una base solida per definire i contorni di personalità ritenuta allo stesso tempo geniale e controversa. Tra le accuse che emergono con più forza, spiccano:
- Mancanza di trasparenza: Ex collaboratori e membri del board citano episodi in cui Altman avrebbe presentato versioni differenti della stessa situazione a più soggetti; alcuni raccontano di decisioni prese senza coinvolgimento del consiglio, o peggio, omettendo dettagli chiave riguardanti i protocolli di sicurezza AI.
- Tendenza alla manipolazione: Documenti firmati da Sutskever e appunti di Dario Amodei riportano una “pattern di comportamento” dove la manipolazione dei fatti e la costruzione di narrative ad hoc risulterebbero pratica ricorrente.
- Ambiguità nei rapporti: Altman viene descritto come capace di adattare la propria posizione a seconda dell’interlocutore, mostrando una spiccata abilità retorica nel convincere diversi stakeholder che i suoi obiettivi coincidano con i loro.
«Non credo sia la persona giusta per avere il dito sul pulsante», scriveva Sutskever già nel 2019, segnalando la preoccupazione che una figura con tale potere potesse agire senza vincoli di verità o responsabilità verso l’esterno. Più che singole trasgressioni eclatanti, emerge una
somma di comportamenti opachi, mezze verità e promesse adattabili che, all’aumentare del potere, incrementano la percezione di rischio sistemico, soprattutto per una società impegnata nello sviluppo di tecnologie con potenziale impatto globale.
La crisi del 2023: licenziamento e ritorno al potere di Altman
Situazioni di tensione interna sfociano nel novembre 2023 in un evento mai visto nella Silicon Valley: il licenziamento lampo dell’amministratore delegato. Il consiglio di amministrazione giustifica la scelta con «mancanza di trasparenza nelle comunicazioni», dietro cui si celano mesi di documentazione interna e scontri. Il cosiddetto “the Blip” assume in poche ore tratti paradossali:
- Dipendenti e investitori insorgono, minacciando le dimissioni in massa e blocchi agli investimenti-chiave, mentre la multinazionale Microsoft, partner di grande rilevanza, si schiera apertamente con Altman.
- Una campagna social coordinata dai sostenitori riporta il CEO sulla cresta dell’onda: il board cede di fronte al rischio di evaporazione delle competenze e reintegra Altman alla guida, optando per la rimozione dei membri più critici.
L’episodio, che passerà agli annali come uno dei “
più rapidi ribaltoni nella storia tech”, ridefinisce la struttura del potere interno a OpenAI. L’indipendenza del consiglio risulta erosa e la figura del CEO ne esce
più forte e più sorvegliata che mai. In parallelo, viene avviata una (discussa) indagine interna: il New Yorker sottolinea che non produsse rapporti scritti ufficiali ma resoconti orali selezionati, alimentando
sospetti su imparzialità e metodi di gestione delle crisi.
I rapporti controversi con dipendenti, investitori e governi
Il profilo di Altman risulta fortemente influenzato da dinamiche relazionali complesse sia all’interno dell’azienda sia nei confronti di attori esterni. La gestione della leadership è segnata da relazioni controverse, che coinvolgono:
- Rapporti interni: Da Y Combinator a OpenAI, si segnalano divergenze profonde sulla gestione della trasparenza e del merito, con accuse ricorrenti di «politica del favore» e isolamento degli oppositori.
- Interazioni con investitori: L’influenza di capitali come quello di Microsoft o Thrive Capital ha contribuito ad accrescere sia la valutazione societaria che le pressioni su governance, priorità, e gestione delle risorse.
- Legami geopolitici: Le trattative riservate con governi e investitori del Golfo per la costruzione di infrastrutture AI e data center, portate avanti spesso senza informare tutti i soggetti rilevanti, sollevano interrogativi su conflitti di interesse e trasparenza.
Rapporti pubblici e privati negativamente intrecciati emergono anche nelle storie di presunte pressioni di Altman su regolatori e partner pubblici, in particolare nella negoziazione delle normative sull’intelligenza artificiale, dove le istanze pubbliche di regolamentazione
coincidono spesso con attività di lobbying riservate per attenuare possibili restrizioni operative.
Strategie di business, governance e sicurezza: priorità a confronto
L’avvento di Altman ai vertici di OpenAI ha accelerato la commercializzazione dei prodotti e gli investimenti infrastrutturali, ma al contempo ha alimentato il confronto tra due visioni:
- Spinta al business: La scelta di lanciare ChatGPT e le partnership globali hanno privilegiato rapidità di crescita, maximizzazione dei ricavi e attrazione di finanziamenti, spesso a scapito del coinvolgimento di enti regolatori e dell’osservanza dei principi no-profit originari.
- Sicurezza e governance: Ex collaboratori, tra cui Dario Amodei, lamentano come le richieste di migliorare i protocolli di sicurezza e limitare la dipendenza dagli investitori siano state sistematicamente rinviate o ridimensionate. I board ristrutturati dopo la crisi, invece di rafforzare la sorveglianza, hanno spesso consolidato il controllo del CEO.
L’inchiesta fotografa una
tensione irrisolta tra governance efficace e priorità di massimizzazione economica. L’alternanza di dichiarazioni pubbliche di supporto a regolamentazione e attività di lobbying contrarie a leggi effettivamente restrittive viene percepita come incoerente e suscita dubbi sull’allineamento tra visione pubblica e reale impegno per la sicurezza tecnica e sociale dell’AI.
Le nuove proposte sociali ed economiche e il problema della fiducia
Di recente il CEO di OpenAI ha rilanciato un manifesto su industrializzazione, occupazione e redistribuzione dei benefici dell’intelligenza artificiale. Tra le idee più discusse:
- Creazione di un fondo sovrano per redistribuire valore generato dall’AI a tutta la popolazione
- Proposta di tassazione dei processi automatizzati per finanziare welfare e istruzione
- Introduzione di una settimana lavorativa ridotta, garantendo accesso universale alle tecnologie AI
Le proposte sono recepite come
ambiziose e visionarie; tuttavia, la vicinanza temporale tra la loro pubblicazione e il lancio di OpenAI verso la Borsa non passa inosservata, sollevando dubbi sulla loro reale applicabilità rispetto agli obiettivi di mercato dell’azienda. Il nodo rimane quello della
fiducia nella leadership di chi promuove tali innovazioni, specie quando la stessa figura è oggetto di contestazioni per trasparenza e affidabilità.
Sam Altman può guidare in modo affidabile il futuro dell’AI?
L'analisi delle fonti e delle testimonianze raccolte suggerisce che la questione non ha risposte univoche. Se la visione imprenditoriale e la capacità di guidare l’innovazione vengono riconosciute anche dai detrattori, il profilo manageriale resta divisivo per ambiguità e comportamenti opachi. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale incide sulle scelte economiche, sociali e perfino morali di milioni di persone, il tema della fiducia verso la leadership non può essere eluso né liquidato come querelle interna. Nella valutazione definitiva di Altman pesano sia l’abilità nel portare OpenAI all’apice del settore sia le zone d’ombra irrisolte che attraversano le pratiche di gestione, la relazione con il potere e la coerenza tra dichiarazioni e azioni. Il dibattito su chi debba guidare le principali società AI resta aperto e centrale per la società contemporanea.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni.
In modo particolar...