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Perché Giochi Preziosi è in crisi, rischi licenziamenti e chiusure e possibili soluzioni

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il
Rischi licenziamenti e chiusure

Giochi Preziosi affronta una crisi che mette a rischio lavoratori e filiera dei giocattoli in Italia. Cause, conseguenze su Hamleys, timori occupazionali, richieste sindacali e scenari futuri.

Più di trecento dipendenti stanno vivendo un periodo di incertezza e difficoltà all'interno del gruppo Giochi Preziosi, nome storico del settore dei giocattoli italiano. La crisi che attraversa il gruppo non investe una singola realtà, ma coinvolge circa 30 punti vendita su tutto il territorio nazionale, oltre alla sede centrale, toccando direttamente lavoratori, famiglie e la fitta rete commerciale che ruota intorno all'azienda.

La denuncia arriva dalle principali sigle sindacali del settore, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che in questi mesi seguono da vicino gli sviluppi di una crisi diventata sempre più complessa. A differenza di altre situazioni limitate a un singolo stabilimento, qui a essere colpito è un intero gruppo societario, articolato in diverse società collegate fra loro. Questo scenario si traduce in profondi rischi occupazionali per centinaia di persone e pone seri interrogativi sul futuro di un marchio di riferimento nel mondo del giocattolo.

L'impatto sociale non si limita ai soli posti di lavoro: il venir meno di sicurezza economica, instabilità contrattuale e la prospettiva di licenziamenti si accompagnano a una crescente preoccupazione sul destino della rete commerciale e sull'effetto domino che questa crisi potrebbe avere su fornitori e territori coinvolti. In queste settimane i lavoratori attendono risposte concrete e un piano che delinei prospettive chiare per l'intero gruppo.

La situazione: chiusure, licenziamenti e gestione della crisi

Il quadro evidenzia come diversi punti vendita abbiano già chiuso i battenti. Secondo quanto riportato dalle rappresentanze dei lavoratori, ulteriori chiusure sono ritenute possibili nei prossimi mesi, mentre nella sede centrale permane l'incertezza circa gli sviluppi delle procedure di ristrutturazione. La mancanza di comunicazioni ufficiali sui dettagli del piano industriale, nonostante la crisi sia stata ormai apertamente discussa ai tavoli sindacali, aggrava la sensazione di precarietà diffusa tra il personale.

Il fronte sindacale sottolinea che le difficoltà non sono dovute a un calo della domanda, ma sono anche effetto di sfratti, criticità locative, mancati rinnovi contrattuali e trattative ancora aperte con i diversi operatori e proprietari degli spazi commerciali occupati dai negozi. Si segnala, inoltre, una parziale dismissione della rete retail, ridimensionando la presenza del marchio sul territorio italiano.

La gestione di questa fase si caratterizza per l'assenza di una visione trasparente e condivisa: nonostante la richiesta di presentare un piano di ristrutturazione, ad oggi l'azienda non ha ancora formalizzato una strategia globale. Il dialogo tra le parti si è svolto con margini di azione ristretti, senza il coinvolgimento pieno delle rappresentanze dei lavoratori nei processi decisionali. Proprio per questo motivo, le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione a livello nazionale e chiesto l'urgente apertura di un tavolo istituzionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La difficoltà di coinvolgere tutto il gruppo in un'azione coordinata nasce anche dalla presenza di una struttura societaria articolata (si stimano almeno otto società collegate), che pone ostacoli sia nella negoziazione collettiva che nell'applicazione di eventuali strumenti di sostegno o ricollocazione dei dipendenti. L'assenza di un piano definito rischia di prolungare la gestione emergenziale, esponendo lavoratrici e lavoratori, ma anche l'intero brand, a ricadute imprevedibili sia in ambito industriale sia sul versante commerciale e sociale.

Cause crisi di Giochi Preziosi: fattori aziendali e di mercato

Le cause che hanno contribuito all'attuale situazione vanno ricercate sia all'interno delle dinamiche del gruppo sia nelle trasformazioni che stanno interessando il mercato dei giocattoli. Dal punto di vista aziendale, la crisi sembra connessa a difficoltà di gestione della rete commerciale, tensioni finanziarie, problemi contrattuali con locatori e fornitori, spesso aggravate da una gestione non sempre tempestiva dei vari segnali di disagio emersi negli ultimi anni.

Tra i fattori di mercato, si registra il progressivo cambiamento nelle modalità d'acquisto delle famiglie, orientate sempre più verso l'ecommerce e le grandi piattaforme online. La concorrenza digitale ha eroso la quota di mercato dei negozi fisici, spingendo alla razionalizzazione delle superfici e alla chiusura di punti vendita meno profittevoli. Il caso di altre catene storiche attive nel comparto, come dimostrano chiusure di rivenditori internazionali in Italia, mostra come anche marchi di lunga tradizione siano stati chiamati a ridefinire i propri modelli organizzativi per sopravvivere agli shock competitivi.

A ciò si aggiungono problematiche specifiche della gestione multibrand e multisocietaria tipica del gruppo, con difficoltà di coordinamento tra le diverse unità operative e poca prontezza nell'adattare le strategie alle nuove condizioni di mercato:

  • Sovrapposizioni societarie e dispersione gestionale
  • Difficoltà di investimento in innovazione e nuovi format di vendita
  • Scarsa trasparenza nella comunicazione ai dipendenti sulle reali condizioni economico-finanziarie
Completano il quadro le tutt'altro che trascurabili criticità locative e la presenza di procedure giudiziarie legate agli sfratti, che hanno inciso sulla continuità operativa di diversi negozi. In assenza di interventi risolutivi o misure di sostegno pubblico, queste criticità rischiano di compromettere la continuità aziendale di una delle realtà simboliche dell'infanzia e del tempo libero in Italia.

Le ricadute sulla rete commerciale e sui dipendenti

Il progressivo ridimensionamento del gruppo si riflette in modo diretto sulla rete dei punti vendita Giochi Preziosi, che negli anni aveva consolidato una presenza capillare, spesso diventando riferimento nei quartieri delle città e nei centri commerciali. Molti dipendenti, alcuni dei quali presenti da decenni, si sono trovati all'improvviso a gestire una situazione di incertezza lavorativa senza precedenti. Le principali ricadute avvertite:

  • Perdita sicura del posto di lavoro per chi ha già visto il proprio negozio chiudere, senza alcun percorso di ricollocazione strutturato.
  • Senso di precarietà crescente per chi attende ancora di conoscere l'esito delle trattative su altre filiali e per i lavoratori della sede centrale rimasti coinvolti nei processi di riorganizzazione.
  • Discontinuità contrattuale, inclusa la sostituzione dei contratti a tempo indeterminato con formule più deboli, laddove il gruppo abbia mantenuto alcune attività residue.
  • Impoverimento del potere d'acquisto dei dipendenti in cassa integrazione o lasciati sospesi in attesa di decisioni definitive.
L'impatto sulla tenuta sociale delle comunità locali è significativo, soprattutto nelle aree dove le filiali rappresentavano un generatore di occupazione stabile. Spesso, la chiusura dei negozi comporta anche una perdita di servizi, di animazione territoriale e un colpo ai piccoli commercianti che, direttamente o indirettamente, beneficiavano delle attività di Giochi Preziosi.

In parallelo, la carenza di strumenti di protezione sociale, dai fondi di solidarietà agli ammortizzatori sociali, e di strumenti di politiche attive del lavoro rende la posizione dei lavoratori più fragile, rischiando di amplificare la precarizzazione e la marginalizzazione delle figure professionali meno tutelate.

Misure richieste dai sindacati e il ruolo delle istituzioni

Le organizzazioni dei lavoratori hanno messo in campo richieste precise rivolte sia all'azienda sia alle autorità pubbliche. L'obiettivo comune resta quello di salvaguardare il perimetro occupazionale e impedire una gestione unilaterale e opaca dei processi di ristrutturazione. Tra le principali misure avanzate:

  • Attivazione urgente di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, al fine di coinvolgere anche le istituzioni territoriali e valutare ogni possibile soluzione alternativa ai licenziamenti.
  • Confronto trasparente e continuo sui dati aziendali, con obbligo per il gruppo di condividere informazioni puntuali sulla reale situazione economico-finanziaria e sugli scenari industriali.
  • Valutazione di strumenti di protezione sociale, tra cui il ricorso agli ammortizzatori, tempi determinati a rotazione, ricollocazione interna ed eventuale accesso a incentivi pubblici dedicati alle aziende in difficoltà.
  • Un piano per la tutela della qualità occupazionale, che eviti il ricorso ad accordi individuali poco trasparenti o incentivi all'esodo proposti unilateralmente senza il coinvolgimento dei lavoratori.
I sindacati ribadiscono inoltre come non sia ammissibile scaricare interamente il peso della crisi sui lavoratori, in assenza di un percorso di confronto serio, trasparente e partecipato.

Il coinvolgimento delle istituzioni è percepito dalle sigle sindacali come non più rinviabile. La convocazione di un tavolo nazionale serve a garantire il rispetto della normativa in materia di licenziamenti collettivi (cfr. Legge 223/1991) e a valutare la possibilità di accompagnare la ristrutturazione con politiche attive e incentivi mirati al mantenimento o alla ricollocazione delle professionalità presenti nel gruppo.

Possibili soluzioni e prospettive per il futuro del gruppo

Le possibili soluzioni e le prospettive di rilancio passano da una serie di scelte strategiche che richiedono il coinvolgimento congiunto di proprietà, management, lavoratori e istituzioni. Un passaggio nodale resta la presentazione di un piano industriale chiaro e credibile, capace di definire in modo trasparente:

  • Il perimetro preciso delle attività da salvaguardare
  • Le modalità di gestione degli esuberi, privilegiando percorsi non traumatici e favorendo la ricollocazione
  • Le strategie di investimento in innovazione, canali digitali e format ibridi di vendita
  • La ricerca di nuove partnership commerciali e industriali, funzionali al riposizionamento del marchio
  • Il supporto mediante strumenti pubblici di sostegno, inclusa la possibilità di accesso a fondi nazionali ed europei destinati alla salvaguardia dell'occupazione e al rilancio delle PMI
In quest'ottica, l'esempio di altri settori in cui si sono attivati percorsi partecipativi di confronto sindacale per la gestione delle crisi (vedi procedure di ricollocazione, incentivazione all'esodo non coercitiva, mobilità interna al gruppo o alle società collegate) può offrire spunti utili per la negoziazione di soluzioni eque e sostenibili:

Possibili leve di intervento

Obiettivi attesi

Presentazione piano industriale condiviso

Trasparenza, chiarezza e confronto vero tra le parti

Ammortizzatori sociali e politiche attive

Sostenere i lavoratori nella fase di transizione

Investimento in innovazione digitale

Recuperare competitività sul mercato

Ricerca di nuove partnership

Rafforzare la rete commerciale e distributiva

Affinché la crisi non si traduca in una perdita irreversibile di competenze e posti di lavoro, serviranno sforzi coordinati, trasparenza decisionale e un approccio partecipato alla gestione delle trasformazioni aziendali. Solo così, il gruppo storico del giocattolo potrà tentare di riconquistare la fiducia di lavoratori, famiglie e clienti.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...