La trasformazione dell'industria automobilistica europea vede sempre più aziende riconvertirsi alla produzione militare. Dalla crisi del settore auto emergono nuovi assetti industriali e scenari tra Germania, Italia, Francia e il resto d'Europa.
Il settore automobilistico europeo sta vivendo una delle sue fasi più complesse dalla nascita dell'industria contemporanea. Numerosi stabilimenti hanno segnalato cali di domanda cronici e una difficoltà nel riconvertire l'offerta verso veicoli elettrici, i cui margini restano ancora incerti.
Su questo sfondo, una parte crescente della filiera auto guarda a nuovi sbocchi: non solo diversificazione nell'indotto, ma aperture verso comparti una volta distanti, come quello legato alla sicurezza e alla difesa. La riconversione industriale, spinta sia dalle politiche comunitarie sia dal nuovo clima geopolitico, è oggi una realtà concreta in diversi Paesi membri:
Negli ultimi due anni il comparto automotive europeo ha registrato una lunga serie di segnali di allarme: i dati del Stockholm International Peace Research Institute evidenziano come il calo di volumi nella produzione di autoveicoli sia stato accompagnato da una crescita significativa della spesa militare. Nell'arco del 2024 la spesa globale per armamenti ha raggiunto livelli record, con un aumento del 9,4% rispetto all'anno precedente.
L'Unione Europea ha reagito a questo scenario varando il piano ReArm Europe, un pacchetto di investimenti da 800 miliardi di euro con l'obiettivo di migliorare la prontezza militare e ristrutturare parte delle filiere produttive in difficoltà. Questa strategia si basa su due pilastri:
L'accelerazione verso prodotti a dual use e la progressiva sinergia tra tecnologia auto e dispositivi militari sta incidendo anche sulle partnership tra grandi gruppi: collaborazioni strategiche e acquisizioni stanno ridefinendo ruoli e leadership all'interno dell'Europa, mentre il quadro normativo si adegua sfruttando deroghe speciali e nuovi incentivi comunitari.
Il caso tedesco è emblematico nel panorama europeo: la Germania, storicamente cuore pulsante dell'industria automobilistica continentale, ha visto i principali protagonisti del settore auto affrontare un rapido declino dei tradizionali mercati. In risposta, il comparto della difesa è cresciuto rapidamente, in particolare grazie al gruppo Rheinmetall, attore principale sia nella produzione di componenti auto sia in quella di specifici equipaggiamenti militari.
La strategia di riconversione ha interessato stabilimenti celebri come quelli di Berlino e Neuss, storicamente focalizzati sulla componentistica automobilistica e oggi adattati alla realizzazione di munizioni, mezzi blindati e sistemi per la sicurezza terrestre. Una delle operazioni più rilevanti degli ultimi dodici mesi riguarda il passaggio di uno stabilimento Volkswagen di Osnabrück, destinato inizialmente alla chiusura, sotto il controllo di Rheinmetall, con la prospettiva di salvaguardare l'occupazione e rilanciare la produzione a fini difensivi.
Il salto verso la difesa ha coinvolto anche grandi fornitori come Schaeffler, Bosch, ZF Friedrichshafen e Continental:
L'Italia si inserisce in questo percorso con una propria strategia delineata dal Piano nazionale Made in Italy 2030 e in dialogo stretto con i programmi europei come ReArm Europe. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha individuato nella diversificazione verso la difesa e l'aerospazio una delle opportunità prioritarie per rilanciare stabilimenti in crisi. La partecipazione delle aziende auto alla produzione militare non è più un tabù: lo dimostrano i casi di Berco e di altri impianti veneti, indicati dal ministro come esempi di come un comparto in crisi può essere riassorbito in filiere strategiche sostenute da grandi gruppi come Leonardo.
Le grandi aziende automobilistiche, come Stellantis, collaborano già da anni con la difesa nella produzione di veicoli speciali e blindati. Tuttavia, la riconversione diretta di interi stabilimenti resta un tema delicato: il governo italiano ragiona su progetti pilota da presentare in concomitanza con il nuovo quadro regolatorio europeo, valutando anche incentivi specifici per preservare occupazione e competenze. Criticità e questioni aperte sono:
La Francia rappresenta la nuova frontiera di questa trasformazione. Renault si è distinta come primo produttore automobilistico dell'Unione coinvolto direttamente nella costruzione di droni militari, attraverso una collaborazion con Turgis Gaillard e sotto il coordinamento della Direzione generale degli armamenti.
Questa operazione segna un importante precedente, facendo leva sulle competenze sviluppate nella produzione di massa e nel controllo dei costi proprie del settore auto. L'accordo prevede la produzione di droni d'attacco a lungo raggio, con un potenziale di mercato valutato in circa un miliardo di euro nei prossimi dieci anni. Altri esempi sono:
Il passaggio dalla produzione automobilistica tradizionale alla difesa solleva molteplici interrogativi, sia a livello locale che continentale. In termini economici, il fenomeno contribuisce al mantenimento dei livelli occupazionali in territori altrimenti a rischio desertificazione industriale. Al contempo, si pone il problema della continuità degli investimenti e della sostenibilità a lungo termine, in settori dove la domanda può essere soggetta a forti fluttuazioni legate al contesto geopolitico.
Dal punto di vista sociale, la riconversione rappresenta spesso un'opportunità per salvaguardare competenze tecniche e riqualificare migliaia di lavoratori. Tuttavia, emergono anche tensioni legate a: