Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Perché gli stipendi dei neolaureati in Italia sono più bassi di quelli all'estero? E quale è la reale differenza di importo?

di Marcello Tansini pubblicato il

In Italia i neolaureati percepiscono stipendi sensibilmente inferiori rispetto ai coetanei europei. Il divario retributivo considerando settori, aree geografiche, genere, cause fiscali e sociali.

Rimani aggiornato con BusinessOnline
Aggiungi come fonte
preferita su Google
X Instagram

Negli ultimi anni, numerose analisi hanno evidenziato che il reddito medio d'ingresso dei giovani laureati italiani si posiziona tra i valori più bassi a livello comunitario. Questa differenza, largamente percepita come ostacolo per la valorizzazione del capitale umano nazionale, spinge molti giovani a considerare opportunità lavorative oltreconfine.

La perdita di competitività del sistema retributivo italiano alimenta fenomeni quali la mobilità interna ed estera dei talenti, suscitando ampio dibattito sia a livello economico che sociale.

Stipendi medi dei neolaureati in Italia: situazione e confronto

Le retribuzioni dei neolaureati italiani hanno segnato, nel 2024, un lieve aumento rispetto agli anni precedenti, raggiungendo una media di circa 30.500 euro annui al primo impiego. Questo incremento del 5,4% rispetto al 2021 è il risultato di una lenta dinamica di recupero che, tuttavia, rimane ben al di sotto degli standard osservati in altri Paesi europei. Secondo l'ultima Total Remuneration Survey e i dati comparativi OCSE, i giovani selezionati per posizioni in aziende italiane continuano a percepire retribuzioni nettamente inferiori rispetto ai coetanei di Svizzera (media di 86.700 euro di ingresso), Germania (oltre 53.000 euro), Austria (circa 51.100 euro). Addirittura nazioni tradizionalmente considerate meno attrattive come la Spagna superano oramai l'Italia con stipendi medi di ingresso di 28.500 euro, mentre la Polonia si attesta su valori ancora più bassi (16.700 euro), ma mostra tassi di crescita maggiori.

La classifica europea, inoltre, pone l'Italia al fondo tra le principali economie per quanto riguarda il salario netto medio annuo, con 41.438 dollari contro una media OCSE di 45.123 dollari. Questo dato non solo influenza la capacità di spesa dei neolaureati, ma anche le prospettive di carriera e la stabilità economica sul lungo periodo. I livelli retributivi medi per i ruoli più avanzati, come professional e executive, rimangono anch'essi inferiori rispetto alla media europea, evidenziando una compressione salariale che penalizza l'intera fascia dei laureati:

Paese

Stipendio Medio di Ingresso neolaureati (€)

Svizzera

86.722

Germania

53.300

Austria

51.100

Italia

30.500

Spagna

28.500

Polonia

16.675

L'impatto di tale differenza stipendi neolaureati Italia estero si riflette direttamente nella crescente tendenza all'emigrazione dei giovani altamente qualificati, che vedono in altri contesti maggiori opportunità economiche e possibilità di crescita professionale.

Le differenze per settore, area geografica e genere

In Italia la variabilità degli stipendi per i neolaureati è influenzata in modo significativo dalla scelta del settore d'impiego, dall'area geografica in cui si lavora e dal genere. La retribuzione media netta mensile per i neolaureati si attesta, secondo le rilevazioni Almalaurea, attorno ai 1.385 euro per le donne e ai 1.613 euro per gli uomini, segnando un gap di circa il 14,1%. Il valore di partenza tende dunque a essere più basso nelle aree meridionali o in specifiche discipline di studio e più alto nei settori tecnologici, ingegneristici e in alcune regioni settentrionali. Nelle regioni del Sud, uno stipendio medio per un giovane laureato scende spesso sotto i 1.500 euro mensili, mentre nel Nord-Ovest può salire fino a 1.735 euro, in particolare in presenza di titoli di studio STEM.

Esistono inoltre differenze legate all'ateneo di provenienza e alla classe di laurea scelta. Tra i laureati delle scienze pedagogiche, dove la presenza femminile sfiora il 93%, le retribuzioni sono le più basse, mentre nei settori ingegneristici e informatici, dove prevalgono i laureati di genere maschile, si registrano i valori più elevati. Nonostante una rappresentanza femminile maggioritaria tra i neolaureati (58%), le donne risultano più spesso impiegate in settori meno remunerativi e con frequenza maggiore di contratti part-time o a termine, fattori che pesano sulla forbice salariale:

Regione

Retribuzione Media Neolaureati (€)

Mezzogiorno

1.579 mensili

Nord-Ovest

1.735 mensili

Estero (laureati italiani)

+613/650 euro vs Italia

Settori lavorativi: quali lauree e quali aree garantiscono stipendi più alti

La scelta del percorso di laurea resta determinante nella definizione delle prospettive retributive. I giovani qualificati attivi in campi come Life Science (scienze della vita), Energy, Ingegneria e Informatica possono contare su stipendi di ingresso tra i più elevati, spesso superiori anche del 5-8% rispetto alla media nazionale. Ad esempio, nei settori delle scienze infermieristiche e delle discipline ingegneristiche i neolaureati raggiungono anche 1.852 euro netti al mese, mentre nelle scienze pedagogiche, psicologiche, storiche o artistiche le retribuzioni iniziali oscillano anche sotto i 1.200 euro mensili:

  • Life Science: media di 33.000 euro (+8%)
  • Energy: media di 32.167 euro (+5%)
  • Ingegneria informatica e gestionale: fino a 1.850 euro netti/mese
  • Scienze pedagogiche, storiche e psicologiche: minimi anche di 1.055/1.200 euro
La disaggregazione per ateneo evidenzia inoltre come la specializzazione offerta dagli istituti universitari del Nord renda ancora più marcate le opportunità di accesso a lavori meglio retribuiti e a percorsi di carriera più rapidi anche nella fase post-laurea.

Il gender pay gap tra i neolaureati italiani e all'estero

Il divario retributivo tra uomini e donne, già presente al momento dell'ingresso nel mercato, risulta marcato non solo per la scelta dei percorsi universitari, ma anche per le caratteristiche del primo impiego. In Italia le laureate guadagnano mediamente il 14,1% in meno dei colleghi, nonostante la percentuale di donne laureate sia superiore. In alcune discipline il gender pay gap si riduce (scienze economiche e aziendali: 6,1%) o si annulla, ma nella maggior parte delle aree rimane considerevole. È emblematico che nelle discipline meglio retribuite la componente femminile scenda spesso sotto il 20%.

Anche negli altri Paesi europei è presente un gender pay gap, ma le differenze si mostrano spesso attenuate grazie a maggiore diffusione di contratti stabili, parità di accesso alle professioni tecniche e valorizzazione della carriera femminile. La permanenza del gap in Italia è dovuta non solo alla concentrazione femminile in settori meno pagati, ma anche a minori tutele contrattuali e una minore diffusione di strumenti di welfare aziendale rispetto all'estero. Questi elementi, congiuntamente, contribuiscono ad alimentare la differenza negli stipendi di ingresso e a ridurre la competitività del mercato del lavoro nazionale.

Il peso del cuneo fiscale e delle politiche sul lavoro

Il cuneo fiscale - cioè la differenza tra il costo del lavoro a carico delle imprese e quanto effettivamente percepito dal lavoratore - rappresenta uno dei fattori chiave che contribuisce a comprimere i salari in Italia. Secondo le più analisi OCSE, il cuneo fiscale italiano non solo è superiore alla media degli altri Paesi avanzati, ma negli ultimi anni ha anche subito un incremento (+1,61 punti percentuali rispetto al periodo precedente), influendo negativamente sulla capacità di spesa dei lavoratori. Questo fenomeno, sommato alla bassa crescita della produttività e a un mercato del lavoro frammentato, si riflette in una scarsa crescita reale dei salari, soprattutto per i neolaureati.

I effetti negativi sono amplificati:

  • Dalla presenza di numerosi contratti a termine e dall'elevata instabilità lavorativa tra i giovani.
  • Da un sistema di tassazione che disincentiva le assunzioni e la permanenza di figure qualificate.
  • Dalla scarsa diffusione di politiche di welfare integrato e incentivi specifici per la crescita retributiva.
Anche le riforme e le detrazioni introdotte dalla legge di bilancio non sono risultate sufficienti a colmare il divario retributivo con Germania, Francia e Spagna, Paesi che, grazie a una pressione fiscale più contenuta sul lavoro e a un sistema di premi e formazione continua, riescono ad offrire salari netti sensibilmente più elevati. La competitività del sistema italiano, sotto questa lente, necessita di una revisione strutturale delle politiche retributive e fiscali per sostenere davvero i giovani nel primo ingresso.

Perché i giovani italiani scelgono di lavorare all'estero

La tendenza alla mobilità internazionale tra i laureati italiani, rafforzata negli ultimi anni, trova solide basi nelle condizioni di inferiorità salariale e nelle limitate prospettive di sviluppo professionale offerte dal mercato nazionale. Nel 2024 sono stati quasi 200.000 gli italiani che hanno scelto di trasferirsi oltreconfine, attratti da stipendi più elevati, migliori welfare pubblici e opportunità di carriera più rapide. Tra le mete preferite: Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera e Paesi scandinavi, che garantiscono non solo retribuzioni più alte, ma anche condizioni lavorative stabili, formazione continua e avanzamenti concreti.

Le ragioni che spingono i giovani a lasciare l'Italia possono essere riassunte nei seguenti punti:

  • Salari inferiori a parità di qualifiche e responsabilità.
  • Maggiori possibilità di mobilità e meritocrazia nei sistemi esteri.
  • Sistemi di welfare più sviluppati per supporto alla famiglia e alla carriera.
  • Avanzamenti di carriera meno legati a fattori relazionali o seniority.
  • Investimento pubblico percepito come non valorizzato dal contesto produttivo nazionale.
Il dato più significativo è la differenza retributiva a tre anni dal conseguimento del titolo: per chi lavora all'estero il vantaggio mensile si attesta attorno ai 600-650 euro netti. Le migrazioni coinvolgono sempre più spesso laureati STEM e giovani provenienti anche dal Nord industrializzato, segno di una crisi strutturale del modello retributivo italiano e della scarsa valorizzazione delle competenze innovative.


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

Puoi Approfondire