La recente multa inflitta a Cloudflare apre un nuovo capitolo nella lotta contro la pirateria online in Italia. Analizziamo la storicità della decisione Agcom, il ruolo dell'azienda e le possibili ripercussioni sull'intero sistema dei diritti d'autore.
Una delle sanzioni più rilevanti nell’ambito della tutela del diritto d’autore digitale in Italia è stata di recente inflitta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nei confronti di un noto fornitore tecnologico internazionale. L’ammenda, che supera i 14 milioni di euro, è stata decisa dopo una lunga istruttoria, ponendosi come evento di svolta per l’applicazione della Legge 93/2023, la cosiddetta legge antipirateria, e per l’intero sistema dei diritti digitali.
Negli ultimi anni, l’evoluzione normativa italiana in materia di pirateria online ha previsto non solo il potenziamento delle tutele, ma anche l’estensione delle responsabilità ai fornitori di servizi della società dell’informazione. Questa svolta legislativa si è concretizzata con l’introduzione della Piracy Shield, una piattaforma attraverso cui i titolari dei diritti possono segnalare violazioni e richiedere interventi immediati per la disattivazione dell’accesso ai contenuti illeciti. Nel panorama normativo, l’intervento dell’Agcom con il provvedimento contro Cloudflare inserisce l’Italia tra i Paesi più attivi nella lotta all’utilizzo indebito di opere audiovisive e dati digitali.
Il rapido sviluppo di nuove forme di diffusione illecita e le opportunità offerte dalla tecnologia hanno richiesto risposte normative più efficaci, soluzioni tecnologiche aggiornate e una collaborazione tra enti pubblici e privati, per conservare il valore della creatività e dei settori produttivi legati ai diritti d’autore.
L’intervento sanzionatorio dell’Agcom contro la società di servizi internet si inserisce in un contesto di crescente consapevolezza sui danni economici e culturali generati dalla pirateria digitale. L’atto conclusivo, ovvero l’adozione della sanzione di oltre 14 milioni di euro, è scaturito da un lungo processo avviato nel febbraio 2025, in seguito alla constatazione dell’inadempienza da parte di Cloudflare relativamente ad un ordine ufficiale di disabilitazione dell’accesso a contenuti piratati, trasmesso tramite la piattaforma Piracy Shield.
Le motivazioni del provvedimento sono precise e documentate. Nello specifico, la società forniva servizi che, in molti casi, hanno continuato a consentire la fruizione di contenuti illeciti, nonostante l’ordine di adottare misure tecnico-organizzative per bloccare traffico e risoluzione DNS verso nomi di dominio e indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti. L’Agcom ha sottolineato che il comportamento di Cloudflare è stato reiterato anche dopo la notifica dell’ordine, riconoscendo così un rifiuto a collaborare con le autorità secondo i nuovi standard imposti dalla normativa.
Tra i protagonisti di questa vicenda, si distingue la piattaforma Piracy Shield: introdotta nel 2024, consente l’acquisizione e la gestione rapida delle segnalazioni, coinvolgendo numerosi attori dell’industria audiovisiva e sportiva, in particolare le leghe calcistiche, broadcaster e detentori di diritti digitali. Le associazioni rappresentative delle principali industrie creative hanno espresso apprezzamento per la tempestività del provvedimento, evidenziando il danno economico annuale subito dal settore del calcio e dello sport, stimato in centinaia di milioni di euro.
L’interesse della Lega Calcio Serie A si concretizza nelle parole del suo amministratore delegato, Luigi De Siervo, che commenta la sanzione come “un passaggio storico nella lotta alla pirateria audiovisiva”, sottolineando le conseguenze positive della nuova legge 93/2023 sull’intero ecosistema dello sport e dell’intrattenimento. Secondo De Siervo non si tratta solo della perdita di ricavi, ma di una lesione complessiva degli investimenti, dei diritti dei club e del lavoro delle persone impiegate nel settore.
Il ruolo di Cloudflare emerge in modo particolarmente significativo dato che, secondo i dati dell’Agcom, una percentuale elevatissima dei siti bloccati in base alle recenti disposizioni si appoggiava proprio ai servizi offerti dalla società sanzionata, per la diffusione non autorizzata di opere protette. Questa circostanza ha reso necessario l’intervento rigoroso e tempestivo per impedire che la società potesse continuare a svolgere una funzione di facilitazione della pirateria, anche indirettamente.
La delibera dell’Agcom specifica inoltre che, in base alla normativa, le sanzioni possono raggiungere fino al 2% del fatturato globale dell’azienda coinvolta. Nel caso in esame, la multa corrisponde all’1%, rafforzando il messaggio di tolleranza zero verso inadempienze gravi a tutela della filiera dei contenuti digitali.
L’imposizione dell’ammenda segna un vero punto di svolta nelle strategie di contrasto alla pirateria online in Italia, introducendo una serie di effetti immediati e prospettici sull’intero sistema. Di seguito, una panoramica dettagliata delle principali conseguenze e ricadute della decisione:
| Entità coinvolte | Ruolo nella vicenda |
| Agcom | Autorità regolatrice e sanzionatoria |
| Cloudflare | Fornitore di servizi tecnologici, oggetto della sanzione |
| Lega Calcio Serie A | Principale parte lesa per i diritti audiovisivi |
| Piracy Shield | Piattaforma di segnalazione e gestione blocchi |
Il rafforzamento della tutela dei diritti nel contesto digitale appare oggi più che mai come un obiettivo concreto e perseguibile, grazie a soluzioni legislative e tecnologiche in continua evoluzione e a una crescente responsabilizzazione degli intermediari della rete.