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Perchè sempre più pensionati e anziani vanno al Nord Italia e lasciano il Sud come racconta il Rapport Svimez 2026?

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Il fenomeno della migrazione degli anziani dal Sud al Nord Italia è in costante crescita, come rilevato dal Rapporto Svimez 2026. Dati, motivi sanitari e familiari, impatti sociali ed economici delineano un Sud sempre più fragile.

Un nuovo volto per la mobilità interna italiana si sta delineando secondo i dati più recenti del rapporto Svimez: l’esodo degli anziani dalle regioni meridionali verso il Centro-Nord ha ormai raggiunto dimensioni importanti, modificando profondamente la struttura sociale del Paese. Non si tratta più solo della fuga di giovani e laureati in cerca di lavoro, ma di una vera migrazione silenziosa degli over 75, spesso “nonni con la valigia”, che seguono i figli emigrati o cercano condizioni di vita più adeguate ai loro bisogni. Questa tendenza, evidenziata con forza nell’analisi del 2026, porta con sé implicazioni tanto demografiche quanto economiche e sociali, e alimenta il dibattito sulla capacità del Sud di garantire servizi, assistenza e prospettive di qualità a chi invecchia nelle sue terre.

I numeri della mobilità anziana: trend e stime degli over 75 dal 2002 al 2024

L’analisi dei dati raccolti da Svimez mostra come l’emigrazione degli anziani dal Mezzogiorno sia quasi raddoppiata nel corso di poco più di vent’anni. Nel 2002, erano circa 96.000 gli over 75 formalmente residenti al Sud ma che di fatto vivevano stabilmente al Centro-Nord. Nel 2024, la stima ha superato le 184.000 unità. Questa crescita è stata costante, rispecchiando una tendenza che ha assunto carattere strutturale e non più solo occasionale o legata a motivi temporanei.

Le regioni più colpite sono quelle a maggior fragilità demografica, come il Molise, che nell’ultimo anno ha registrato una perdita di circa 1.300 residenti (–4,4 per mille), in larga parte dovuta alla mobilità degli anziani verso altre aree del Paese. L’impatto economico si manifesta anche attraverso la cosiddetta “mobilità farmaceutica”: nel solo 2024, gli over 75 meridionali hanno speso fuori regione circa 94 milioni di euro per farmaci convenzionati. Tali evidenze derivano dall’analisi puntuale delle compensazioni farmaceutiche e mostrano quanto sia significativa questa fetta di popolazione che, pur mantenendo una residenza anagrafica al Sud, vive la quotidianità nel Nord Italia.

Il quadro emerge con chiarezza:

  • Dal 2002 al 2024, la popolazione anziana “in mobilità” è quasi raddoppiata (+92%).
  • Il fenomeno ha assunto carattere trasversale: coinvolge sia aree interne che periferie urbane.
  • La mobilità sanitaria produce flussi economici rilevanti verso i territori di destinazione.
Questa dinamica è strettamente correlata allo spopolamento generale del Sud: la migrazione degli over 75 rappresenta l’altra faccia della perdita di capitale umano giovanile, delineando un quadro demografico complesso e squilibrato.

Sanità, assistenza e servizi: perché gli anziani lasciano il Sud

Dietro la scelta, spesso sofferta, di allontanarsi dalle proprie radici c’è un insieme di ragioni legate prevalentemente alle difficoltà di accesso a servizi sanitari e sociali di qualità. Secondo il rapporto Svimez, le disparità tra Nord e Sud nei livelli di assistenza e cura hanno raggiunto livelli che incidono direttamente sulla qualità della vita degli anziani e delle persone non autosufficienti.

Le principali criticità riscontrate riguardano:

  • Carenza di strutture territoriali per la medicina e l’assistenza domiciliare, soprattutto nei piccoli comuni.
  • Fragmentazione e sottofinanziamento delle reti sociosanitarie, con dotazioni infrastrutturali inadeguate (nel 2022, la spesa sanitaria pubblica è rimasta in Italia tra le più basse d’Europa, con valori inferiori di oltre il 30% rispetto a Germania e Francia).
  • Lunghe liste d’attesa per prestazioni diagnostiche e terapeutiche di base e specialistiche.
  • Difficoltà a garantire la presa in carico delle cronicità tramite l’Assistenza Domiciliare Integrata e percorsi personalizzati, causa insufficienza di MMG (medici di medicina generale), infermieri e operatori professionali.
  • Scarso raccordo tra servizi sociali e sanitari e poca integrazione con il Terzo Settore; in molti contesti manca una progettazione condivisa, lasciando alle famiglie il peso dell’accudimento.
  • Progressivo impoverimento e solitudine che caratterizzano aree rurali e interne, dove l’assenza di reti formali di supporto rende la vecchiaia più vulnerabile.
La mobilità che ne deriva non è più una mera scelta, ma una risposta a bisogni insoddisfatti. “Anziani e pensionati che si trasferiscono al seguito dei figli lo fanno per essere di aiuto nelle nuove famiglie, ma anche per ricevere accudimento e prossimità che, nei piccoli comuni, diventa difficile garantire” (Tecla Boccardo, Uil Pensionati Molise).

Il definanziamento storico del SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e la crescita della spesa sanitaria privata (out-of-pocket) aggravano la situazione: la quota di spese mediche a carico delle famiglie ha superato il 22%, accentuando le iniquità tra territori. Nel Meridione, una percentuale rilevante di anziani rinuncia alle cure o si trasferisce per ottenerle altrove. Le disomogeneità nell’offerta di cura (livelli essenziali di assistenza non garantiti in più regioni), unite ad un’assistenza domiciliare intermittente, spingono la domanda di salute e benessere verso il Nord, dove si trovano infrastrutture e servizi più accessibili, sia pubblici che privati.

Il gap sanitario e sociale, assieme alla mancanza di prevenzione e politiche attive sull’invecchiamento, alimenta uno scenario in cui il trasferimento diventa l’unica opzione per garantire qualità e dignità alla propria vecchiaia.

Il ricongiungimento familiare e il ruolo sociale dei “nonni con la valigia”

Sotto il fenomeno della migrazione degli over 75 si cela un forte legame intergenerazionale. Molti anziani scelgono di seguire figli e nipoti emigrati al Nord non solo per motivi di assistenza, ma anche per offrire a loro volta un sostegno concreto nelle nuove strutture familiari. Emerge così la figura dei “nonni con la valigia”: persone formalmente residenti nel Mezzogiorno, ma di fatto domiciliate e pienamente coinvolte nella vita quotidiana delle famiglie al Centro-Nord.

Il ricongiungimento non riguarda solo l’aspetto affettivo, ma assume un valore sociale ed economico rilevante:

  • Gli anziani diventano risorsa chiave per la gestione dei carichi di cura, aiutando figli e nipoti spesso impegnati in lavori precari e turni prolungati.
  • La presenza di parenti anziani facilita la stabilità familiare e permette a molti giovani nuclei di affrontare la complessità della vita urbana e lavorativa nelle metropoli settentrionali.
  • L’esperienza dei “nonni con la valigia” si configura anche come risposta ai limiti dei servizi italiani nel supporto ai caregiver familiari, troppo spesso lasciati soli.
Il trasferimento degli anziani genera effetti a catena: da un lato, alleggerisce la pressione sulle reti sociali del Sud; dall'altro, crea nuovi centri di coesione nel tessuto urbano del Nord. Tuttavia, questa migrazione comporta anche il rischio di spersonalizzazione delle relazioni sociali nei luoghi di origine, dove ogni partenza indebolisce il capitale relazionale e la memoria comunitaria.

L’analisi Svimez sottolinea come la doppia mobilità di giovani qualificati e anziani disegni una nuova geografia affettiva e sociale, in cui la ricerca di prossimità diventa il fattore decisivo nel determinare le scelte residenziali. Nel contesto attuale, la presenza dei “nonni con la valigia” si rivela fondamentale per arginare l’instabilità economica e la crescente precarietà dei nuclei familiari in migrazione.

L’impatto sulle comunità locali: spopolamento e fragilità dei piccoli comuni meridionali

L’uscita simultanea di giovani e anziani dal Mezzogiorno sta generando una trasformazione profonda nelle comunità locali, accentuando lo spopolamento soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne. Secondo dati Anci, circa 9,6 milioni di persone vivono in comuni italiani sotto i 5.000 abitanti; oltre la metà di questi risiedono in paesi ancora più piccoli, spesso caratterizzati da fragilità demografica e organizzativa.

I principali effetti dello spopolamento anziani sono:

  • Riduzione della popolazione residente, che in alcuni territori tocca livelli drammatici (il Molise perde circa 1.300 residenti in un anno);
  • Indebolimento del tessuto sociale: la partenza degli anziani priva le comunità di figure di riferimento, memoria storica e coesione relazionale.
  • Sofferenza degli enti locali nel mantenere i servizi essenziali e la vivibilità dei centri: l’abbandono rende difficile garantire scuole, sanità territoriale e assistenza sociale.
  • Contrazione della forza amministrativa: nei comuni fino a 5.000 abitanti si registra una diminuzione del personale pubblico stabile (–13,9% in 12 anni), con conseguente difficoltà nella gestione ordinaria e negli investimenti.
L’assenza di nuove generazioni e la fuga degli anziani accentuano le criticità legate anche al dissesto idrogeologico, alla manutenzione delle infrastrutture e alla qualità della vita urbana. Le aree più colpite sono quelle considerate maggiormente fragili (il 15,7% dei piccoli comuni è classificato come ad altissimo rischio demografico o organizzativo).

In tali contesti, lo svuotamento rurale si intreccia con un progressivo isolamento degli anziani rimasti, spesso impossibilitati a ricevere assistenza e costretti a vivere in condizioni di solitudine crescente. Il rischio che l’identità locale e le reti di solidarietà si disperdano nel tempo è sempre più concreto.

Le conseguenze economiche e sociali per il Sud e per il Nord

La crescente mobilità degli anziani dal Sud al Nord comporta effetti differenziati a livello territoriale e di sistema Paese. Sul piano economico, il Mezzogiorno si trova a fronteggiare una perdita strutturale di risorse umane e investimenti pubblici correlati sia alla sanità che alla previdenza. La stima Svimez dell’impatto netto della migrazione interna, considerando anche la fuga dei giovani qualificati, raggiunge i 6,8 miliardi di euro annui in termini di spostamento di risorse destinate ai servizi e al welfare, a vantaggio delle aree più forti.

Area Variazione residenti anziani (2002–2024) Export di spesa farmaceutica
Sud e Isole -88.000 94 milioni € (2024)
Centro-Nord +88.000 +94 milioni € (2024, afflusso)

In parallelo, si assiste a un crescente squilibrio demografico nelle regioni di partenza, dove l’abbandono genera impoverimento, desertificazione territoriale e indebolimento del sistema della solidarietà locale. Le amministrazioni si trovano spesso con bilanci in equilibrio solo grazie a tagli e riduzioni della spesa, senza la capacità di investire in sviluppo o innovazione.

Nei territori di destinazione, l’arrivo di popolazione anziana genera nuove domande e pressioni sull’offerta di cura sanitaria, sui servizi sociali e sulle reti di accoglienza; al contempo, costituisce anche una risorsa per la tenuta dei servizi e per il mantenimento di equilibri demografici favorevoli. Il fenomeno alimenta però differenze territoriali crescenti e rafforza un modello polarizzato del Paese.




Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...