Tra aste record e tradizione giapponese, la vendita di un tonno per 2,8 milioni di euro a Tokyo svela intrecci di simbolismo, marketing, rarità e impatti su turismo e ristorazione, raccontando un fenomeno unico.
L’asta di inizio anno al mercato del pesce di Tokyo rappresenta un evento che negli ultimi decenni ha assunto risonanza nazionale e internazionale. Migliaia di spettatori, giornalisti e operatori del settore gastronomico attendono ogni gennaio la vendita del primo grande esemplare di tonno rosso. In questa cornice, la battuta d’asta raggiunge ogni anno cifre sorprendenti, contribuendo a rafforzare la fama di questo rito commerciale e culturale. Il valore attribuito a questi pesci, che a volte arriva a livelli quasi incredibili, è il frutto di un intreccio tra tradizioni profondamente radicate, aspettative simboliche e strategie di mercato che rendono la manifestazione uno specchio della modernità giapponese.
L’asta del 5 gennaio 2025 al mercato di Toyosu ha fissato un nuovo record, con un esemplare di 243 chilogrammi venduto per 510,3 milioni di yen, ovvero circa 2,8 milioni di euro. Il tonno era stato pescato al largo di Oma, nella prefettura di Aomori – una zona celebre fra i gourmet per la qualità della sua fauna marina. Il protagonista di questa operazione è stata la società Kyomura Corporation, guidata da Kiyoshi Kimura, già noto nella cronaca per le sue «imprese» negli anni precedenti.
Durante l’animata sessione d’asta, l’esemplare è stato aggiudicato dopo una serie di rilanci che hanno tenuto tutti con il fiato sospeso. Il grande pesce rosso sarà affettato nella storica sede di Tsukiji, oggi centro nevralgico della distribuzione ittica sulla piazza nazionale, e offerto nei ristoranti Sushizanmai senza che vi sia alcun rincaro imposto al cliente finale. L’offerta di Kimura ha superato tutti i precedenti primati, distanziando nettamente la cifra record del 2019 e segnando così una nuova era per queste celebri aste.
La presenza all’evento di numerosi operatori, turisti stranieri e media sottolinea quanto le aste del tonno siano oggi anche fenomeni di richiamo turistico, arricchendo il tessuto economico e culturale della metropoli. Secondo le dichiarazioni rilasciate dal presidente Kimura, acquistare il primo tonno dell’anno è un gesto che «porta fortuna» e che vuole permettere a tante persone di assaggiare un prodotto straordinario. Nelle settimane successive, il gesto ha trovato ampio risalto sulla stampa, contribuendo non solo alla notorietà internazionale dell’evento, ma anche alla crescita della fiducia nei confronti della ristorazione giapponese e della sua filiera di eccellenza.
Non si tratta, come spesso si pensa, soltanto di una questione di qualità gastronomica. A determinare il valore finale di questi esemplari venduti all’asta concorrono diversi fattori. Innanzitutto vi è l’unicità dell’appuntamento:
L’usanza di puntare cifre astronomiche per il primo tonno dell’anno ha radici profonde nell’immaginario del Giappone. Il gesto di aggiudicarsi il più bel tonno non è solo un atto commerciale: porta con sé implicazioni augurali e rituali. La credenza che l’inizio dell’anno debba essere segnato da un elemento positivo permea molti aspetti della cultura giapponese, e così questa asta diventa una cerimonia collettiva in cui si manifesta la speranza di fortuna e prosperità.
Per i ristoratori, assicurarsi la vittoria nella gara significa accaparrarsi un’aura di successo che si riverbererà su tutto il proprio lavoro – si ritiene che la clientela sia particolarmente propensa a frequentare locali che mostrano queste virtù. Nella società nipponica, le tradizioni hanno peso anche nella dimensione commerciale: una vittoria all’asta offre autorevolezza e visibilità, spesso più del valore stesso della materia prima.
Kiyoshi Kimura, grazie alla sua visibilità ricorrente nelle aste di Tokyo, ha trasformato la partecipazione e la vittoria in una potente operazione di marketing e promozione aziendale per la propria catena Sushizanmai.
Acquistare sistematicamente tonni record ha garantito non solo copertura mediatica – con centinaia di citazioni su stampa, social e TV – ma ha anche consolidato la reputazione della catena come luogo dove il consumatore “ordinario” può assaggiare il pesce più pregiato del mondo senza aumenti di prezzo. Kimura viene spesso definito il re del tonno. La strategia, che va ben oltre la pubblicità tradizionale, sfrutta il racconto della gara e il valore dell’esperienza condivisa – un elemento ampiamente riconosciuto come leva commerciale formidabile nel settore della ristorazione giapponese e internazionale.
Uno dei motivi che giustificano i prezzi vertiginosi di alcuni esemplari è la qualità superiore e la rarità del tonno proveniente da zone come Oma, nella prefettura di Aomori. Questi pesci, conosciuti anche con il nome di «tonno pinna blu», si distinguono per la consistenza della carne, la ricchezza del grasso e il sapore intenso – tutte caratteristiche molto apprezzate dagli chef di alta cucina e dagli intenditori.
Il processo di selezione durante l’asta prevede una meticolosa valutazione da parte degli acquirenti: controllano il colore della carne, l’infiltrazione di grasso (il cosiddetto "toro"), la provenienza esatta e le modalità di pesca, elementi considerati indicatori chiave di qualità e sostenibilità. Tutti questi aspetti concorrono a creare un’aura di esclusività e autenticità intorno a ogni singolo pesce battuto all’asta, rendendolo non solo un alimento ma anche un simbolo di cultura gastronomica giapponese.
L’asta record al mercato di Tokyo non implica solo un fenomeno economico circoscritto: l’eco mediatica dell’evento determina significative ricadute positive su più fronti.