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Più di 600 tipologie di farmaci sono finiti e al momento non disponibili: cosa si può fare e possibili soluzioni

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Da mesi in Italia si registra una carenza senza precedenti di oltre 600 farmaci, fenomeno che intreccia cause globali, impatti sulle categorie più fragili e nuove sfide per farmacie e operatori.

L'emergenza dei farmaci introvabili si è trasformata in una costante preoccupazione. In passato limitata a episodi isolati, la carenza di medicinali è ormai riconosciuta come una vera e propria crisi strutturale per sistemi sanitari e cittadini. Una situazione in cui la posta in gioco è la sicurezza stessa delle terapie farmacologiche, con conseguenze che si riflettono sulla salute pubblica ogni giorno.

Gli ultimi dati confermano l'escalation: oggi, oltre 600 specialità medicinali risultano fuori reperibilità contemporaneamente in molti paesi europei. Un contesto in cui cresce la tensione tra le esigenze di salute dei pazienti e le difficoltà delle farmacie a garantire risposte adeguate.

Aumentano i rischi di interruzione dei trattamenti, le incertezze per cittadini e famiglie e le pressioni sugli operatori sanitari. Secondo i rapporti del Pharmaceutical Group of the European Union, questa crisi non è più temporanea o localizzata, ma tocca ogni angolo d'Europa e dell'Italia, coinvolgendo sia malattie croniche che patologie acute.

Il quadro attuale impone una riflessione nuova sulle cause, le responsabilità, ma soprattutto sulle soluzioni concrete da mettere in atto per uscire da una condizione che rischia di diventare la nuova normalità.

Un problema strutturale: dati europei e impatto sull'Italia

La carenza di medicinali non è più emergenza, ma sistema. Secondo il Pgeu, ben il 96% dei paesi UE ed Efta segnala carenze di farmaci, nel 70% degli Stati senza alcun miglioramento rispetto al passato, e nel 15% con peggioramenti sensibili. La situazione più preoccupante riguarda quei Paesi, tra i quali figura l'Italia, in cui l'aumento delle indisponibilità è stato documentato anche negli ultimi mesi: +4,8% di episodi in più su base annua. L'impatto italiano riflette la profondità del problema:

  • L'Agenzia Italiana del Farmaco ha contato più di 4.000 medicinali mancanti tra antibiotici, antitumorali, anticoagulanti ed analgesici.
  • Ospedali e farmacie territoriali vivono quotidianamente l'impossibilità di fornire ai cittadini trattamenti regolari, con oltre il 97% dei professionisti sanitari italiani direttamente coinvolti nella gestione di almeno un paziente senza farmaco nella sola annualità 2024.
  • In Europa almeno un terzo degli Stati segnala la mancanza simultanea di oltre 600 medicinali, mentre nell'11% si superano i mille prodotti assenti.
Le indisponibilità colpiscono soprattutto i medicinali definiti essenziali, ossia quelli ritenuti vitali per la salute pubblica: dal settore cardiovascolare, passando per le insuline e i trattamenti oncologici, fino ai nuovi farmaci per il diabete e per l'obesità.

La conseguenza? Un aumento delle terapie non ottimali, interruzioni dei trattamenti o sostituzioni forzate che mettono a rischio la qualità delle cure e accrescono l'ansia della popolazione. Un dato allarmante riguarda l', come osservato per la prima volta nel rapporto Pgeu: il disagio percepito non è più solo sanitario, ma anche sociale.

Cause della carenza farmaci: dalla produzione alle dinamiche

Le ragioni della mancanza di medicinali sono molteplici e intrecciate. Alla base vi è una filiera farmaceutica globale sempre più fragile, dove ogni anello, dalla produzione alla distribuzione, può generare criticità all'intero sistema. Principali fattori tecnici ed economici rilevanti sono:

  • Dipendenza dalle importazioni extra-UE: Oggi, circa il 70% dei principi attivi utilizzati in Europa proviene da Cina e India. In particolare, la produzione mondiale di alcuni antibiotici è quasi interamente localizzata in questi Paesi. Un'interruzione logistica, un evento climatico o una crisi geopolitica in Asia può togliere in pochi giorni dal mercato europeo e italiano intere classi di medicinali.
  • Delocalizzazione e concentrazione degli impianti: La spinta a ridurre i costi ha portato le aziende a concentrare la fabbricazione globale di molti medicinali in pochi grandi stabilimenti. Questo ha abbattuto la flessibilità della catena di produzione e aumentato la vulnerabilità a incidenti, ritardi o blocchi.
  • Problemi normativi e tempi lunghi: Ad ogni modifica normativa, ritiro di lotto o segnalazione di qualità, la filiera richiede tempi mediamente più lunghi per le correzioni e la ripresa delle forniture.
  • Scarsa redditività dei farmaci equivalenti e generici: Prezzi fissi, aumenti dei costi energetici e scarsità delle materie prime rendono antieconomica la produzione di medicinali essenziali. Molte aziende abbandonano progressivamente i settori meno profittevoli, accrescendo la vulnerabilità.
  • Fluttuazioni nella domanda: Emergenze sanitarie, picchi di richieste stagionali o impreviste possono creare stress a una supply chain già sotto pressione.
  • Disfunzioni della filiera distributiva: In aggiunta alle carenze strutturali, si sommano indisponibilità generate da esportazioni parallele (prodotti portati verso mercati più remunerativi) o da inefficienze logistiche locali.
Il risultato è un sistema poco resiliente: ogni perturbazione si traduce in discontinuità terapeutica, maggiore onere per i professionisti e incertezza per pazienti e famiglie.

Le categorie di farmaci più colpite e le conseguenze

I settori terapeutici che risentono maggiormente delle indisponibilità sono numerosi e strategici. Dai report europei e italiani emergono alcune categorie prioritariamente coinvolte:

  • Medicinali per patologie cardiovascolari: primo comparto in quanto a volumi e impatto clinico, interessa milioni di pazienti cronici.
  • Farmaci oncologici e antitumorali: mancanze e ritardi nelle forniture di questi prodotti possono compromettere l'efficacia delle terapie salvavita.
  • Antibiotici e antipiretici: essenziali sia in ambito ospedaliero che domiciliare, la loro scarsità può favorire complicanze infettive o inappropriatezza prescrittiva.
  • Farmaci per disturbi del sistema nervoso: coinvolgono sia i pazienti con patologie croniche che casi acuti, come l'ADHD, gli antipsicotici e alcuni antiepilettici.
  • Insuline e trattamenti per il diabete: la mancanza di questi prodotti rischia di provocare interruzioni per patologie che richiedono rigidità nella somministrazione.
  • Terapie innovative e nuovi farmaci per l'obesità (agonisti del GLP-1): la rapida crescita della domanda si scontra con una produzione globale ancora limitata.
Le ripercussioni concrete sui pazienti sono molteplici:
  • Ricerca del farmaco in più farmacie/strutture.
  • Attese di giorni per le terapie, modifiche di dosaggi o switch a trattamenti alternativi spesso meno efficaci.
  • Incremento di errori terapeutici, eventi avversi e costi aggiuntivi.
  • Aumento del disagio psicologico e caduta della fiducia verso il sistema sanitario.
Una nota allarmante: secondo i dati UE quasi 9 Stati membri su 10 hanno dovuto gestire vere e proprie interruzioni nelle cure, con tutte le potenziali conseguenze in termini di salute.

Il ruolo delle farmacie e dei farmacisti nell'emergenza

Le farmacie di comunità sono il primo baluardo di risposta: negli ultimi anni, secondo il Pgeu, i farmacisti dedicano mediamente 12 ore settimanali alla gestione delle carenze, più del doppio rispetto a cinque anni fa. Cosa comporta concretamente questa attività?

  • Ricerca di alternative disponibili.
  • Contatto diretto con i medici per concordare soluzioni terapeutiche sostitutive, spesso messaggiando o collaborando in tempo reale con i colleghi del territorio.
  • Consulenza chiara e aggiornata verso i pazienti, spiegando vantaggi e limiti delle alternative disponibili.
  • Prevenzione degli errori terapeutici attraverso la verifica delle interazioni e la corretta dispensazione.
  • Gestione degli adempimenti amministrativi: comunicazioni agli enti regolatori, segnalazioni di nuove carenze, monitoraggio degli elenchi ufficiali pubblicati da AIFA e Regioni.
Il tutto avviene in un contesto di forte pressione emotiva, con il rischio, certificato in diversi Paesi, di aggressioni verbali e tensioni sociali a carico degli operatori. Ma il presidio farmaceutico resta decisivo per orientare cittadini e garantire la continuità delle cure, in collaborazione con i Servizi Sanitari Regionali e le autorità di vigilanza.

Migliorare la protezione dall'instabilità dell'approvvigionamento richiede azioni multilivello:

  • Interventi rapidi e locali: 'ione di elenchi aggiornati di carenze e possibilità di importazione temporanea di equivalenti da altri Paesi UE, come già disposto in alcuni casi da AIFA.
  • Blocco delle esportazioni parallele: in presenza di evidenze di carenza, le autorità possono sospendere temporaneamente l'uscita di determinati farmaci dal territorio nazionale, assicurando le scorte domestiche.
  • Piani di produzione nazionale incentivata: il Testo Unico della legislazione farmaceutica prevede incentivi per riportare la produzione di medicinali strategici sul territorio italiano e ridurre la dipendenza critica dalle importazioni.
  • Coordinamento UE per la sicurezza della supply chain: l'Unione Europea sta lavorando a strategie che favoriscano la trasparenza, la diversificazione delle fonti e la condivisione rapida delle informazioni sulle carenze.



Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...