Un fenomeno silenzioso ma diffusissimo: milioni di italiani prestano denaro a familiari e conoscenti ogni anno, spesso con la consapevolezza che non tornerà indietro. Cosa spinge a farlo, quali sono i rischi e come tutelarsi legalmente
Prestare soldi a un familiare in difficoltà o a un amico che ne ha bisogno è uno di quegli atti che sembrano doverosi, quasi automatici. Eppure, secondo le rilevazioni più recenti, circa 1 italiano su 2 che decide di farlo sa già, in fondo, che quei soldi non li rivedrà mai più. Non si tratta di ingenuità: è una scelta consapevole, spesso motivata dall'affetto, dalla solidarietà o dal semplice desiderio di evitare conflitti. Ma le conseguenze economiche, relazionali e fiscali, possono essere notevoli e durature, ben oltre quello che ci si aspetta nel momento in cui si dice di sì.
Il tema torna ciclicamente alla ribalta ogni volta che un sondaggio o una ricerca di settore lo quantifica, e ogni volta sorprende: non per i numeri in sé, ma per la consapevolezza diffusa che li accompagna. Non stiamo parlando di persone ingannate o illuse. Stiamo parlando di milioni di italiani che aprono il portafoglio con gli occhi aperti, accettando in silenzio una perdita quasi certa.
In Italia, il prestito tra privati, che si tratti di poche centinaia di euro o di somme importanti, è una pratica radicata nella cultura familiare e amicale. Le stime indicano che ogni anno circolano miliardi di euro in trasferimenti informali di denaro tra persone fisiche, spesso senza alcuna documentazione scritta, senza interessi e senza una scadenza definita. Un sommerso finanziario che non compare in nessun bilancio ufficiale, ma che pesa eccome sui bilanci domestici.
Il dato più significativo, però, non è la frequenza del fenomeno, ma la sua natura paradossale: chi presta è spesso già consapevole che il rimborso non avverrà. Eppure lo fa comunque. Le ragioni sono diverse:
Il giro di denaro che ogni anno transita informalmente tra italiani è tutt'altro che marginale. Secondo una ricerca Doxa commissionata da Circle Pay, in Italia ogni mese si prestano circa 800 milioni di euro ad amici e parenti, tra veri e propri finanziamenti e piccole somme di emergenza.
Significa quasi 10 miliardi l'anno che circolano senza contratti, senza garanzie e spesso senza una data di restituzione concordata. Gli importi variano enormemente: si va dai pochi centinaia di euro per coprire una bolletta in ritardo fino a decine di migliaia per aiutare un figlio con l'acquisto della prima casa, saldare un debito o affrontare una separazione.
Per le cifre più rilevanti .almeno dai 500 euro in su, gli esperti raccomandano di documentare sempre l'origine e la destinazione delle somme, ma nella pratica quotidiana questo quasi non accade mai: la fiducia, o l'imbarazzo di sembrare diffidenti, prendono il sopravvento sulla prudenza. Il risultato è un volume enorme di denaro prestato che, in assenza di qualsiasi traccia scritta, espone chi presta a rischi legali, fiscali e relazionali spesso sottovalutati al momento della consegna
I dati disponibili delineano un profilo abbastanza preciso di chi tende a prestare denaro in modo ricorrente. Non si tratta necessariamente delle persone più ricche, anzi: spesso sono individui di reddito medio che faticano a dire no proprio perché si rendono conto che per l'altro la cifra richiesta è significativa.
Le donne tendono a prestare più spesso degli uomini, soprattutto all'interno del nucleo familiare. I cinquantenni e i sessantenni sono la fascia d'età più coinvolta: si trovano spesso nella posizione di dover supportare figli adulti in difficoltà economica, oppure genitori anziani con spese impreviste. Ma anche tra i trentenni il fenomeno è rilevante, soprattutto nei contesti di amicizia stretta dove la solidarietà economica è vissuta come parte del legame.
Un altro elemento caratteristico è la recidività: chi ha già prestato denaro una volta a una determinata persona, e non lo ha riavuto indietro, ha una probabilità significativa di farlo di nuovo alla richiesta successiva. Il meccanismo è sottile: smettere di prestare significherebbe ammettere che la situazione precedente non è andata bene, e questo aprirebbe un confronto che molti preferiscono evitare.
Prestare denaro senza le dovute precauzioni espone a una serie di rischi che vanno ben oltre la perdita economica. I problemi più comuni riguardano tre aree principali.
Psicologi e consulenti finanziari concordano su un punto: il momento più importante è quello della richiesta, non quello del mancato rimborso. Imparare a rispondere con un "non posso" chiaro e motivato o a proporre alternative come una somma minore, un aiuto in natura o un supporto di altro tipo è una competenza relazionale ed economica che vale la pena sviluppare. Non è egoismo: è responsabilità verso sé stessi e, paradossalmente, anche verso il rapporto che si vuole proteggere.
Esiste anche una strategia intermedia che molti trovano efficace: decidere in anticipo, a mente fredda, quale cifra massima si è disposti a "regalare" a quella persona in quella situazione, e prestare solo quella. In questo modo si aiuta concretamente, senza illusioni e senza rancori futuri.
Quando il rimborso non arriva e il rapporto rischia di deteriorarsi, le opzioni disponibili dipendono molto da come è stato gestito il prestito iniziale.
In presenza di una scrittura privata o di un bonifico tracciabile con causale corretta, è possibile inviare una diffida formale tramite raccomandata A/R o PEC, come primo passo stragiudiziale. Questo gesto spesso sblocca situazioni di stallo, perché rende la questione ufficiale senza ricorrere immediatamente a un giudice. Se la somma è inferiore a 5.000 euro, il procedimento per decreto ingiuntivo è relativamente semplice e accessibile anche senza assistenza legale. Per importi superiori, può valere la pena valutare il supporto di un avvocato, anche solo per una prima consulenza. In assenza di documentazione, il recupero è molto più difficile: senza prove concrete, anche la via giudiziaria presenta ostacoli significativi e i costi del procedimento potrebbero superare il valore del credito.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...