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Problemi servizi online (spesso della PA): l'84% degli italiani ha smesso almeno una volta un'operazione (perché è molto grave)

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di Marcello Tansini pubblicato il

L'abbandono dei servizi digitali, specie nella PA, coinvolge l'84% degli italiani a causa di complessità, disservizi e sfiducia. Ostacoli, impatti sociali ed economici, esigenze degli utenti.

Una fetta consistente di cittadini si trova spesso costretta ad abbandonare i processi online a causa di ostacoli tecnici o esperienze d'uso insoddisfacenti. Non si tratta di semplici disservizi occasioni, ma di un fenomeno strutturale che minaccia il percorso verso una società digitale realmente inclusiva. Le difficoltà incontrate nell'utilizzo di servizi essenziali - come quelli gestiti dalla pubblica amministrazione, il sistema sanitario digitale e i portali bancari - segnalano una fragilità sistemica nell'accessibilità e nell'affidabilità delle piattaforme.

Questo scenario evidenzia come la diffusione delle tecnologia, pur essendo teoricamente capillare, soffra ancora di importanti lacune nei processi di digitalizzazione. In particolare, la percezione diffusa tra i cittadini è che i miglioramenti apportati restino insufficienti rispetto alle aspettative e alle esigenze quotidiane, tanto che l'accesso ai servizi online viene vissuto spesso come fonte di stress, incertezza e frustrazione.

La gravità di questo quadro risiede nelle implicazioni profonde per la partecipazione sociale, l'inclusione e la competitività economica, rendendo urgente una riflessione ampia sulla necessità di garantire a tutti un accesso realmente equo e affidabile al digitale.

L'84% degli italiani interrompe operazioni online

Il dato che emerge dalle indagini, tra cui quella condotta da AccessiWay, è difficile da sottovalutare: l'84% degli italiani ammette di aver abbandonato almeno una volta un'operazione digitale per cause connesse a barriere di accessibilità o malfunzionamenti. Si parla di una percentuale superiore rispetto a quella di altri importanti paesi europei come Germania e Austria, segnando per l'Italia la posizione di vertice - in negativo - nel confronto continentale.
Le ragioni di interruzione sono eterogenee e riguardano spesso:

  • Difficoltà nell'autenticazione e nell'accesso ai portali con strumenti come SPID o CIE;
  • Step troppo complessi e poco intuitivi nella compilazione di moduli digitali;
  • Messaggi d'errore poco chiari o blackout improvvisi del servizio;
  • Tempi di caricamento lunghi o interfacce poco leggibili e confusive;
  • Scarsa comprensibilità degli iter e delle istruzioni, specialmente in ambito amministrativo e sanitario.
Questi ostacoli colpiscono tutte le fasce d'età, ma risultano particolarmente penalizzanti per over 55 e per i cittadini meno esperti, come evidenziato da numerose testimonianze. Tuttavia, anche le nuove generazioni sono meno tolleranti verso la bassa usabilità, scegliendo di abbandonare subito servizi digitali poco efficienti.

L'impatto di queste barriere non è solamente personale ma ha forti ripercussioni economiche e reputazionali per gli enti pubblici e le aziende: ogni accesso interrotto rappresenta una perdita di fiducia e un mancato compimento di operazioni potenzialmente sensibili o fondamentali.

Ostacoli e barriere all'accesso dei servizi digitali della PA

L'utilizzo dei portali della pubblica amministrazione è ostacolato da una serie di problematiche che vanno ben oltre la semplice complessità tecnica. Analizzando le risposte degli utenti, emergono criticità comuni che coinvolgono sia la fase d'accesso sia la navigazione all'interno dei portali. Le principali barriere segnalate sono:

  • Percorsi di autenticazione articolati che richiedono più passaggi e spesso il ricorso a credenziali dimenticate, SMS o app aggiuntive;
  • Linguaggio burocratico difficile da interpretare per chi non possiede familiarità con terminologia tecnica o normativa;
  • Difficoltà a localizzare informazioni specifiche a causa di menu ramificati e pagine poco strutturate;
  • Disparità di accesso legata all'obbligo di usare determinati metodi di autenticazione (ad es. alcuni portali accettano solo SPID, altri solo CIE, violando il Codice dell'Amministrazione Digitale);
  • Mancanza di risposte tempestive o informative chiare sugli esiti delle operazioni online;
  • Navigazione difficoltosa da dispositivi mobili.
Gli over 75 e chi presenta basso livello di alfabetizzazione digitale risultano maggiormente penalizzati, spesso costretti a delegare oppure a rinunciare ai servizi digitali. Persiste inoltre la tendenza, confermata dalle esperienze dei figli, ad affidarsi ai familiari per superare passaggi critici, in assenza di un supporto pubblico diffuso e preparato.

Blackout SPID, sanità digitale e home banking

L'esperienza dello stop al sistema SPID, in particolare durante il blackout del 6 febbraio 2026, ha portato alla luce le fragilità delle infrastrutture centrali. Un guasto improvviso al nodo gestito da Poste Italiane ha privato milioni di cittadini dell'accesso simultaneo a portali della pubblica amministrazione, alla sanità digitale e alle piattaforme di home banking. I principali effetti rilevati sono stati:

  • Interruzione dei servizi fiscali e amministrativi, con impossibilità di inviare pratiche, consultare dati o completare pagamenti;
  • Blocco degli accessi a referti, prenotazioni ed esiti clinici nell'ambito sanitario digitale;
  • Progressivo aumento di segnalazioni, da Nord a Sud, con disagi che hanno coinvolto famiglie, professionisti e imprese;
  • Mancata comunicazione tempestiva dagli enti responsabili, generando incertezza e ulteriore sfiducia nell'utenza.
Situazioni simili si replicano in occasione di manutenzioni programmate o di migrazione a nuovi sistemi cloud, laddove la comunicazione non viene gestita in modo trasparente e preventivo. Anche nelle banche online, difetti nelle interfacce o blocchi di sicurezza portano spesso all'abbandono delle operazioni da parte dell'utente, soprattutto quando sono in gioco movimenti di denaro o procedure già percepite come rischiose.

Le ragioni del blocco: complessità, paura di sbagliare, sfiducia

Le motivazioni che spingono le persone a lasciare incompleta un'operazione digitale affondano le radici in diversi fattori. I dati raccolti da ricerche e indagini mettono in luce le seguenti cause prioritarie:

  • Percezione di eccessiva complessità dei passaggi, specialmente nelle procedure amministrative e sanitarie: moduli articolati, richieste di dati spesso ripetitive o poco chiare, pagine eccessivamente dettagliate;
  • Timore di commettere errori che potrebbero avere conseguenze negative, come sanzioni, perdita di denaro o mancata ricezione di servizi;
  • Sfiducia nella sicurezza dei dati e nell'efficacia del servizio, anche a causa di black-out o mancata trasparenza nelle comunicazioni istituzionali;
  • Scarsa familiarità con la terminologia tecnica, che genera ansia e rallenta ogni fase operativa.
Questi motivi sono spesso aggravati dall'assenza di un supporto immediato umano, di tutorial accessibili o di soluzioni che permettano il recupero semplice dei passaggi errati. Nei casi più complessi, l'intera operazione viene rimandata oppure delegata a familiari più esperti.

Conseguenze economiche e sociali dell'inaccessibilità digitale

Le barriere nei servizi digitali non sono soltanto una questione di disagio temporaneo, ma incidono sull'intero ecosistema sociale ed economico.

A livello economico, ogni transazione abbandonata equivale a mancati ricavi per imprese e amministrazioni pubbliche, influendo negativamente sui tassi di conversione, fidelizzazione e sulla reputazione dei servizi. Le ripercussioni sociali risultano altrettanto rilevanti:

  • Esclusione di ampie fasce di popolazione - anziani, cittadini con disabilità, utenti con scarsa alfabetizzazione digitale - dal pieno accesso a prestazioni sanitarie, amministrative e bancarie;
  • Crescita delle disparità territoriali: aree rurali e Sud Italia rimangono spesso più indietro nell'adozione e nell'uso efficace dei servizi online;
  • Sovraccarico dei servizi fisici, con code e ritardi agli sportelli che potrebbero essere evitati con un digitale più accogliente e funzionale.
Di fatto, l'inaccessibilità digitale genera un costo invisibile e sistemico che colpisce sia i cittadini sia le aziende, alimentando una sfiducia diffusa nei confronti delle nuove tecnologie e dei processi innovativi.

Necessità di migliorare accessibilità e supporto

Dalle testimonianze dirette e dalle indagini emerge con chiarezza una serie di esigenze ricorrenti, condivise sia dagli utenti sia dai familiari che li supportano. Le priorità individuate per migliorare l'accessibilità digitale possono essere sintetizzate come segue:

  • Semplificazione dei percorsi e delle interfacce, con riduzione dei passaggi inutili e maggiore chiarezza nei messaggi;
  • Potenziale di assistenza personalizzata, almeno telefonica o via chat in tempo reale, per risolvere tempestivamente dubbi e blocchi operativi;
  • Rafforzamento della formazione digitale, in particolare per anziani e categorie fragili;
  • Garanzia di sistemi stabili e affidabili, capaci di gestire picchi di accesso e minor rischio di blocchi improvvisi;
  • Piena trasparenza sulle tempistiche e gli esiti delle operazioni digitali svolte.
Anche i figli sottolineano la necessità di strumenti di supporto che alleggeriscano il carico familiare e promuovano l'autonomia digitale. Solo così sarà possibile evitare di lasciare intere fasce della popolazione ai margini dell'innovazione.


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...