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Programmatori scomparsi per l'IA: la realtà al momento è molto diversa con maggiori stipendi e più assunzioni

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Contrariamente ai timori sull'estinzione dei programmatori a causa dell'IA, il mercato IT italiano vive oggi una nuova vitalità, con domanda crescente di sviluppatori, stipendi in aumento e ruoli.

Negli ultimi anni, l'idea che i programmatori potessero essere sostituiti dall'intelligenza artificiale ha alimentato discussioni e preoccupazioni trasversali in tutto il settore tecnologico. Appariva un futuro in cui un solo clic avrebbe generato soluzioni software complete, facendo sembrare superfluo l'apporto umano nella fase di sviluppo. Tuttavia, l'esperienza quotidiana delle aziende e degli sviluppatori racconta una storia ben più articolata: produrre codice è diventato più semplice, ma creare valore reale rimane una sfida sempre più sofisticata.

La digitalizzazione costante dei processi impone la presenza di competenze tecniche di alto livello, mentre le imprese necessitano di figure in grado di governare e integrare sistemi complessi. Nel 2026, la realtà del mercato IT non è segnata da una scomparsa di chi scrive codice, bensì dalla ricerca e valorizzazione di profili che sappiano guidare l'innovazione nell'era delle tecnologie intelligenti.

La domanda di sviluppatori e informatici: dati e tendenze

L'industria digitale nazionale continua a mostrare trend di assunzione. Secondo le rilevazioni, sono più di 136.000 ogni anno gli annunci professionali che richiedono competenze IT solo sulle piattaforme online, mentre il fabbisogno stimato supera i 236.000 specialisti, ancora ben lontano dagli standard europei. La quota di occupati ICT in Italia, pari al 4%, rimane inferiore alla media continentale (5%), sintomo di uno squilibrio che alimenta il cosiddetto ritardo strutturale rispetto ai partner UE.

Un'analisi dei dati fra 2024 e il terzo trimestre del 2025 evidenzia che rispetto a più di 222.000 posizioni ICT aperte, solo 73.000 sono state coperte da nuovi professionisti. Questa dinamica sottolinea come il problema principale sia legato non alla contrazione delle opportunità, ma alla difficoltà di reperire talenti adeguatamente formati:

Città

Quota domanda IT

Milano/Roma

~30%

Napoli/Bologna

in crescita

Le grandi aziende guidano questa evoluzione grazie a processi di digitalizzazione avanzata, mentre le PMI faticano a tenere il passo. L'attrattività delle lauree STEM rimane centrale per colmare il gap e guidare sinergie tra università e imprese. Dati Excelsior di Unioncamere rafforzano il messaggio che il mercato IT italiano continua a offrire possibilità concrete agli specialisti digitali, smentendo il timore che la rivoluzione AI abbia ridotto le occasioni lavorative nel settore.

Le trasformazioni del lavoro: tra automazione e competenze

L'impatto dell'AI varia a seconda del livello di complessità e di specializzazione dei compiti. Automazione e sistemi intelligenti, supportati da LLM (Large Language Model), hanno moltiplicato l'autonomia delle applicazioni nel risolvere task ripetitivi, generare codice o testare software, ma l'evoluzione vera riguarda il riposizionamento delle competenze pratiche e trasversali.

Stando ai più autorevoli rapporti di settore:

  • I ruoli standardizzati e entry-level risultano più esposti al rischio di automazione.
  • Le figure senior, progettisti, architetti di sistemi e gestori di progetti complessi assumono un peso crescente.
  • Le competenze ibride, come coding avanzato, AI, cloud, data science e UX/UI, sono ormai imprescindibili.
  • La capacità di lavorare in team multidisciplinari, comunicare efficacemente e risolvere problemi costituisce un nuovo criterio di selezione
Il mercato non si orienta più solo verso chi esegue, ma privilegia chi sa governare processi, validare soluzioni e integrarli nel business. Le aziende cercano specialisti in grado di lavorare con algoritmi generativi, supervisionare output e garantire aderenza a standard di qualità e sicurezza.

Automazione non significa fine del lavoro IT, ma ridefinizione continua delle sue frontiere.

L'impatto dell'IA sulle assunzioni: chi rischia, chi guadagna

L'intelligenza artificiale sta ridisegnando le strategie di selezione, con effetti differenziati tra livelli professionali e settori. I maggiori rischi si concentrano sui ruoli a basso valore aggiunto, dove la ripetitività delle mansioni rende facile l'automazione:

  • Addetti al data entry
  • Operatori di customer service e back office
  • Contabili di base e figure amministrative junior
Per questi profili, il rischio di sostituzione, secondo l'AI Shock Index, raggiunge i livelli più alti. Il segmento maggiormente protetto è invece quello degli specialisti di AI generativa, ingegneri di machine learning e MLOps, AI Ethicist e project manager high-tech, la cui domanda cresce a ritmi sostenuti e con retribuzioni superiori alla media.

Il fenomeno va letto nell'ottica di una polarizzazione: da un lato le assunzioni junior calano, soprattutto nelle startup, dove sono diminuiti del 73% nell'ultimo anno; dall'altro, aumentano le posizioni intermedie e senior, con i primi che diventano sempre più selettivi.

Le aziende, in particolare quelle con oltre 1.000 dipendenti, attribuiscono ora la massima priorità alle competenze AI, una vera discriminante nell'accesso alle migliori opportunità lavorative. Ne deriva un panorama nel quale il valore dell'esperienza e delle competenze verticali cresce in parallelo alla diffusione dell'automazione.

Stipendi e carenza di talenti: il nuovo valore delle competenze

La carenza di talenti informatici si traduce in livelli retributivi distintivi per i profili avanzati. A Milano, il reddito annuo lordo medio per i professionisti IT di media esperienza si aggira sui 53.750 euro; a Roma e Padova i valori restano competitivi, mentre il Sud continua a segnare una crescita lenta ma costante. Il disallineamento tra domanda e offerta innesca una dinamica salariale a premio per chi può offrire specializzazione in AI, cybersecurity, data science o cloud architectures:

Competenza

Premio stipendio medio

AI/Machine Learning

+9,5% rispetto alla mediana

Cloud/Cybersecurity/Data Science

+12-15%

Nel segmento dell'AI, gli stipendi per profili junior partono da circa 34.700 euro, ma per le figure specializzate e senior la crescita è rapidissima, con punte che superano i 120.000 euro a livello internazionale. Le aziende, inoltre, offrono benefit legati a formazione, possibilità di smart working e crescita di carriera.

Nonostante queste attrattive, oltre il 74% degli annunci non esplicita il salario: un fattore che mantiene una certa opacità e contribuisce al mismatch formativo e alle difficoltà di attrazione tra le giovani generazioni.

Il problema dei ruoli entry-level e il paradosso dei giovani

Le posizioni per neolaureati sono quelle che risentono della pressione delle tecnologie intelligenti. Dal 2024 si registra una diminuzione del 25% delle assunzioni di giovani nelle grandi aziende IT, mentre nelle startup il calo si attesta intorno all'11%. Questo trend dipende dalla capacità dell'AI di eseguire attività di base (ad esempio codifica e debug semplici), storicamente affidate ai junior per apprendere e acquisire esperienza pratica.

L'effetto paradosso è evidente: le aziende desiderano collaboratori con esperienza, ma la stessa automazione impedisce ai neolaureati di maturarla. Un problema già denunciato dai principali osservatori internazionali, che notano come sia rimasta invariata la necessità di nuove idee e approcci freschi dei giovani, ma con una soglia d'accesso più elevata e sbilanciata verso le competenze trasversali e l'auto-formazione.

Nonostante i segnali negativi, alcuni studi sottolineano come l'adozione diffusa dell'AI non abbia, almeno finora, causato un'erosione netta delle ore lavorate o dei guadagni nei ruoli ICT, ma piuttosto una ridefinizione delle aspettative e dei criteri di ingresso.

Dalla progettazione all'integrazione: il ruolo degli sviluppatori

La vera rivoluzione non riguarda la fine del lavoro IT, ma la sua metamorfosi. I programmatori più esperti vedono crescere la loro centralità all'interno dei progetti aziendali: se l'AI accelera le fasi di esecuzione del codice, è la progettazione, ovvero la definizione delle architetture digitali e il controllo dei flussi dati e della sicurezza, a rappresentare il nodo strategico.

Il fenomeno noto come painted door problem mostra come le soluzioni prototipali generate dall'AI solo all'apparenza siano pronte per la produzione: la transizione richiede interventi approfonditi di validazione, mantenimento e integrazione. Le competenze senior diventano così irrinunciabili per far sì che il software possa creare valore concreto, garantendo affidabilità e scalabilità.

Le retribuzioni per questi profili sono cresciute fino al 15-30% oltre la media, confermando la scarsità di professionisti davvero qualificati come leva competitiva per le imprese.

Guardare al futuro significa puntare su formazione continua e strategie di adattamento proattivo. Il mismatch tra domanda e offerta resta il nodo risolutivo del mercato italiano, ma anche la chiave di una rinascita sostenibile. Proposte consolidate, come l'introduzione di laboratori pratici, la co-progettazione di percorsi tra imprese e università e l'incremento della didattica nelle STEM, sono accompagnate da nuove tendenze.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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